Titane

Film 2021 | Drammatico, V.M. 18 108 min.

Regia di Julia Ducournau. Un film Da vedere 2021 con Vincent Lindon, Agathe Rousselle, Garance Marillier, Lais Salameh, Dominique Frot. Cast completo Genere Drammatico, - Francia, Belgio, 2021, durata 108 minuti. Uscita cinema venerdì 1 ottobre 2021 distribuito da I Wonder Pictures. Oggi tra i film al cinema in 16 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18 - MYmonetro 3,34 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un film controverso e audace che ha conquistato la giuria di Cannes. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office Titane ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 126 mila euro e 63,7 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,34/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 2,75
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Una favola nera di carne e metallo. Una bomba che partorisce il cinema di domani.
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 18 luglio 2021
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 18 luglio 2021

Alexia ha una placca di titanio conficcata nel cranio a causa di un incidente passato. Ballerina in un 'salone di automobili', le sue performance erotiche la rendono preda facile degli uomini, che l'approcciano senza mezze misure. Ma Alexia uccide con un fermaglio chi si avvicina troppo e colleziona omicidi che la costringono a fuggire e ad assumere l'identità di un ragazzo, Adrien, il figlio scomparso dieci anni prima di un comandante dei pompieri. Lei è una macchina programmata per uccidere che cerca un rifugio, lui una divisa programmata per salvare vite che ha disperatamente bisogno di prenderla per qualcun'altro. Tutto li separa ma poi qualcosa improvvisamente li unisce per sempre.

Cinque anni dopo Raw, debutto 'incisivo' e oggetto insolito che giocava beatamente con le attese del genere horror, Titane le riduce in cenere, superando ogni limite e cortocircuitando codici e stereotipi.

Titanio è il nome del metallo che serve per fare le protesi ma è anche la resistenza che la protagonista oppone al mondo. Perché Alexia non ama gli umani e li uccide meccanicamente come un Terminator. Bionda e implacabile, si avvicina e si struscia (fino all'orgasmo) soltanto contro le carrozzerie fredde delle vetture.

Julia Ducournau, autrice che conferma il suo stordente talento visivo e la singolarità del suo universo, al confine con la serie B, accompagna la sua eroina con un uomo che ha il corpo di Rambo e si fa di dolore e steroidi. Due 'mostri' del cinema (anni Ottanta) si incontrano e generano una nuova umanità, un nuovo film di carne e metallo che evoca le sperimentazioni organiche del primo Cronenberg e, dall'altra parte dello spettro cinefilo, il gesto per il gesto di Leos Carax, soltanto più triviale. 'Alla guida' c'è addirittura Bertrand Bonello, il regista francese interpreta nel film il padre atono di Alex che provoca involontariamente il suo incidente.

La sua presenza silente incide su la seduzione ipnotizzante del suo cinema, restituendo la lucentezza vana ma erotica degli oggetti, la concretezza dei suoni, la bellezza dei corpi in movimento. Eppure Titane non assomiglia a nessun altro, meglio, assomiglia ad altri ma combinati in una maniera mai vista. Masticando gore e furore, Julia Ducournau assume la referenza dei suoi antenati ma poi scava, impasta, scolpisce, innova e si inventa. Inventa una dialettica orrorifica barocca e delirante, che travolge tutto, convenzioni, buon gusto, verosimiglianza per dispiegarsi furiosamente a immagine della sua eroina. Una fanciulla che ha incassato fino alla carne la sua misera infanzia e nell'età adulta eccede, eccede per meglio esistere, non importa a quale prezzo.

Il successo folgorante di Raw ha tolto ogni inibizione a Julia Ducournau che traccia una via originale nel cinema di genere francese e nel quadro ordinario della fiction francese. Come per il suo film precedente, Titane è una bomba metaforica. Più che un film d'orrore destinato a far tremare i velluti dei multiplex, è una fantasia sulla mutazione dei corpi e delle identità che pratica l'arte della messa in scena come una fede. Ogni sequenza fonde materie contrarie, metallo e olio motore, fiamme e lacrime, partorendo (letteralmente) un genere nuovo e non identificato.

La Ducournau non si nega niente e osa tutto, imbarcando lo spettatore sulle montagne russe di una narrazione a tutti i costi. La progressione orrorifica funziona a meraviglia e può contare su un corpo d'attore reinventato, Vincent Lindon, incarnazione tellurica e glutei nudi in primo piano, siringati di steroidi per restare potente. Ma è l'Alex di Agathe Rousselle, bellezza androgina che sopravvive grazie a una protesi tatuata sul cranio, a fare di Titane un film di genere e 'transgenere'. Ragazzaccia in divisa virile che danza sinuosa sul tetto del camion dei pompieri, si fa uomo per necessità non per desiderio.

Dopo la violenza mortale dei suoi atti, per Alexia viene il momento dell' 'addestramento' alla vita nella caserma diretta dal pompiere di Lindon. La regista li allaccia nella danza, unisce dentro il quadro due 'organismi' danneggiati dal mondo e boicottati da se stessi, due 'animali' che si annusano, si riconoscono, si avvicinano per affrontare meglio la vita che resta. Rousselle e Lindon sono corpi tesi al massimo, come il ventre gravido di Alexia, punto di incontro foriero e luogo di salvezza, qualunque sia il risultato. Julia Ducournau li segue raso pelle, raso muscoli, raso ossa fino al nucleo di dentro che li incendia e poi li estingue con acqua rigenerante. Coppia di Titani, concepiscono insieme un film sul potere dell'amore, che deborda nell'epilogo dalla pelle e dal metallo.

Titane è la favola nera di una psicopatica mutante e di un pompiere spezzato alla ricerca ostinata di un legame affettivo e di una trasmissione (finalmente) possibile. Titane è soprattutto uno choc che lascia storditi e abbagliati, perché il cinema della Ducournau non è una 'passeggiata' ma una traversata nel bosco oscuro delle fiabe a cui non sfuggono né i personaggi né lo spettatore. Come in una vecchia canzone di Battiato, Titane trova "l'alba dentro l'imbrunire" e adopera il genere come combustile infinito per raccontare il mondo, un mondo nuovo, ibrido di amore e metamorfosi. Il bisogno di cambiare (ri)comincia dal mito, dal risveglio di Titania attraverso l'amore.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 7 ottobre 2021
angelo umana

 Una bambina determinata e dispettosa disturba il padre alla guida di un'auto, lei è sola e seduta nel sedile posteriore, simula il rumore dell'auto in tono crescente, man mano che il papà a sua volta aumenta il volume della radio. La rivediamo, lo sguardo sempre deciso e severo, in un'operazione con cui le pongono una placca di titanio nella tempia dopo l'incidente [...] Vai alla recensione »

sabato 2 ottobre 2021
thomas

Cosa c’è nel futuro dell’umanità? L’ibridazione con animali o addirittura cose, oppure l’autopotenziamento grazie allo sfruttamento delle risorse ancora inesplorate della mente?“Titane” opta per la prima risposta e non vi è dubbio che, se questo è il nostro futuro, il film merita già solo per questo un apprezzamento perché ha la capacità di guardare avanti, se non addirittura oltre.

FOCUS
FOCUS
sabato 2 ottobre 2021
Pedro Armocida

Titane, titanio, Titano. Ossia, in ordine, il sorprendente film di Julia Ducournau, il metallo resistente e leggero usato anche nelle protesi mediche, i primordiali dei della mitologia greca. Niente è casuale nell’opera seconda dell’unica donna regista a vincere la Palma d’Oro al festival di Cannes dopo Jane Campion per Lezioni di piano nel lontanissimo 1993. 
 

Titane è un affascinante e sontuoso teorema, non cerebrale ma molto corporale, sul “ritorno a casa, a trovare mio padre” della protagonista, proprio come suonano le parole del brano tradizionale bluegrass che apre e chiude il film, “Wayfaring Stranger”, rivisitato da David Eugene Edwards.

Il ‘primo’ padre della protagonista Alexia è quello naturale ma da lei non accettato e ha il volto del regista Bertrand Bonello, quasi una chiamata in correità di una certa tendenza del cinema francese. È lui alla guida dell’auto quando, da piccola, Alexia rimane coinvolta in un incidente e viene salvata dai medici grazie all’inserimento nella testa di una placca di titanio all’origine della sua metamorfosi tra donna e macchina. 

Da grande Alexia, interpretata da una strepitosa Agathe Rousselle, è una ballerina che si muove sensuale sulle macchine nei saloni dell’auto e sa come tenere a bada i bollori dei fan che non esita, nel caso, a eliminare fisicamente. Mentre, di fronte a una Cadillac di fiammante bellezza, si concede completamente in un atto sessuale che la farà rimanere incinta. Questa è la parte che, estrapolata dal contesto, può suonare ridicola e spiace che un regista serio come Nanni Moretti, in concorso anche lui a Cannes con Tre piani, si sia prestato su Instagram a una facile ironia. 

Perché Titane è tutt’altro. Titane è carne/sangue e metallo/olio avanti anni luce rispetto al cinema contemporaneo, infatti divide esattamente in due critica e pubblico. Titane è un oggetto non identificato che arriva dal futuro per parlarci della vita e dell’amore. Dove il titanio è quello che ormai ci porteremo sempre di più nei nostri corpi, così come l’identità di genere, la sessualità e i tabù (che i titani greci non avevano) sono liquidi alla stregua di Alexia che, ricercata per i suoi vari assassinii, nel tentativo di fuggire dalla polizia, si cambia i connotati per assomigliare a un ragazzo apparso sui cartelloni alla “Chi l’ha visto”. 

Ecco l’introduzione del personaggio del forzuto comandante dei vigili del fuoco Vincent, stesso nome dell’attore straordinario che lo interpreta, Vincent Lindon, che vuole vedere in lui (lei) il figlio scomparso. Alexia lo sceglie come padre. Le affinità sono elettive. Prende così forma una sorta di straziante melodramma tecno e punk portato dalla regista alle sue estreme conseguenze esattamente come tutta la prima parte del film con la sua ultraviolenza virata in chiave ultrapop quando, ad esempio, fa commettere una strage ad Alexia al ritmo di "Nessuno mi può giudicar"e di Caterina Caselli. Il cinema di Cronenberg, apparentemente così vicino, è già così lontano. 

Julia Ducournau si concentra sul racconto di un certo cameratismo dei pompieri che non è solo maschilismo ma espressione di chiusura di interi pezzi della società. Titane e Alexia sono invece molto aperti, fluidi, pronti ad accogliere la vita e l’amore in qualsiasi forma essi si presentino. Ecco la forma (‘muscolare’ dirà qualcuno, anche se è un termine fuorviante già da quando veniva utilizzato per Kathryn Bigelow), i corpi, la messa in scena. 

FOCUS
venerdì 24 settembre 2021
Giovanni Bogani

Ha vinto, a sorpresa e fra le polemiche – oscurate dalla gaffe del presidente di giuria Spike Lee che ha annunciato il premio al momento sbagliato – la Palma d’oro a Cannes. Ha sbigottito e indispettito Nanni Moretti, che si è sentito dare dal film, come dicono i francesi, un “coup de vieux”. 

È Titane di Julia Ducournau: psycho horror, gender fluid, con scene di sesso lesbico e altre sul crinale dell’incesto. E con una scena di sesso fra una donna e una Cadillac. Ce n’è a sufficienza per chiedersi se Titane sia in ritardo su Cronenberg e Lynch, o in anticipo sul futuro.

La prima volta, l’abbiamo visto a Cannes, in una sala piena di critici molto critici, in alcuni casi apertamente ostili. Adesso Titane ci riappare davanti agli occhi. E forse riusciamo a capire meglio che è un film terribile ma anche tenero, con la sua visione selvaggia, ma mai banale. Con i suoi corpi in transizione, con le sue fughe repentine verso la violenza, o l’amore.

Due righe per riassumerne la trama: una bambina vittima di un incidente d’auto, complice una lite col padre, viene operata alla testa. Ne esce con una placca al titanio e un tatuaggio di cicatrici intorno all’orecchio. E, cosa più significativa, con un equilibrio psicologico fortemente compromesso. La rivediamo adulta, interpretata dall’esordiente Agathe Rousselle, formidabile in un ruolo quasi muto. Alexia si esibisce come ballerina alle fiere di automobili, ha una rabbia interiore pronta a esplodere, a scatenarsi in un attimo. Le basta una forcina per i capelli. 

Il resto è una fantasia selvaggia, che ricorda le provocazioni di Gaspar Noè, le atmosfere gelide, al neon, di Nicolas Winding Refn, le violenze coreografate, i balletti assassini di Quentin Tarantino: una scena con una seggiola da bar rischia di divenire un cult, così come la faccia di Alexia, serial killer quasi senza motivo, che prima di uccidere dice sfinita “ma quanti siete in questa casa?”. È una delle sequenze più terrificanti e insieme divertenti del film, con Caterina Caselli che canta gridando “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu”, seconda popstar degli anni ’60 italiani ad apparire in un film premiato ai festival internazionali, dopo “In ginocchio da te” di Gianni Morandi che dominava una scena di Parasite di Bong Joon-ho. Chissà se, come Bong Joon-ho e Morandi che si sono ritrovati e abbracciati a Venezia, si incontreranno anche Julia Ducourneau e Caterina Caselli, prima o poi. 
 
Seguono corpi che si trasformano, corpi che si legano in misteriosi rapporti con automobili, come in Crash di Cronenberg, esseri mostruosi che si agitano nel ventre di Alexia, con olio da motore che le esce dai seni e dalla vagina. Dopo la prima parte tutto vira, in una direzione inattesa. In una storia di salvezza reciproca fra due anime perse: Alexia che cambierà nome e identità sessuale, e un vigile del fuoco macho che si inietta steroidi, interpretato da Vincent Lindon

Allora: prima indicazione. Inutile cercare la verosimiglianza, la logica, negli eventi del film. Occorre mettere la sospensione dell’incredulità su “on”, dall’inizio alla fine, e godersi il viaggio. 

Seconda indicazione: Titane si è visto gettare addosso tutti i riflettori possibili, come quelli della Cadillac contro gli occhi dello spettatore in una delle scene cult del film. Se li è visti gettare addosso perché non ha vinto un premietto in un festival marginale, ma il premio dei premi, la Palma d’oro a Cannes. La prima vinta da una donna dopo quella storica conquistata da Jane Campion per Lezioni di piano. E dunque, niente è stato perdonato alla Ducournau. C’è chi ha visto nella sua vittoria un tributo al politicamente corretto: si parla di una regista donna che racconta la storia di una protagonista donna, con una storia in cui le categorie di maschile e femminile vengono rivisitate e ridefinite. Molto, molto “cool”. 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 8 ottobre 2021
Valerio Caprara
Il Mattino

Scandali. Adesso che il pubblico sta riscoprendo il piacere di vedere i film in sala, aiutano non poco l' appassionato e il cassiere un po' di clamore tematico, spruzzate di polemica e ancora meglio voci di turbamento, indecenza o provocazione a corredo dei titoli in uscita. In questo scorcio di stagione il primato, che ci sta a cuore perché riecheggia l' orgia di rappresentazioni sensoriali come Ejzenstejn [...] Vai alla recensione »

sabato 2 ottobre 2021
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Com' è il film che ha vinto la Palma d' oro a Cannes? Uno scherzo di Spike Lee, che avendo girato spot pubblicitari per la Cadillac non pensava che le automobili avessero una vita sessuale. "Auto erotic" è il titolo della recensione sul New York Times: la macchina - color tartaruga - sussulta e poi saltella, fa le lucette e le lucione. Dentro, le braccia strizzate in un bondage con le cinture di sicurezza, [...] Vai alla recensione »

giovedì 30 settembre 2021
Giona A. Nazzaro
Il Manifesto

Rivelatasi con il precedente Grave, uno degli horror più interessanti e originali degli ultimi anni, un' opera in grado di rilanciare «pericolosamente» il genere, Julia Ducournau ha dimostrato di sapere rielaborare in chiave molto personale una serie di ossessioni (di matrice soprattutto cronenberghiana) e di presentarle con una frontalità che deve sia al cinema italiano che all' exploitation statunitense. [...] Vai alla recensione »

giovedì 30 settembre 2021
Francesco Alò
Il Messaggero

Alexia (Agathe Rousselle) è una serial killer francese ventenne con placca di titanio in testa e le macchine nel cuore. Da piccola fece sbandare il padre alla guida, mentre ora prende una sbandata per una cadillac, farci l' amore, rimanere incinta e poi scappare di fronte all' ennesimo omicidio sgangherato. Troverà riparo, e forse anche un nuovo padre, in una caserma dei pompieri dopo essersi spacciata [...] Vai alla recensione »

mercoledì 29 settembre 2021
Natalia Aspesi
La Repubblica

During the first half of Julia Ducournau's "Titane," it's hard to tell if you're watching the most fucked up movie ever made about the idea of found family, or the sweetest movie ever made about a serial killer who has sex with a car, poses as the adult version of a local boy who went missing a decade earlier, and then promptly moves in with the kid's still-grieving father.

martedì 28 settembre 2021
Emanuela Martini
Film TV

Comincia come uno psyco thriller, prosegue come un cyber horror, per andare poi a impastoiarsi in un mélo familiare ad alta carica di sofferenza. La protagonista, da bambina ferita (in ogni senso) a causa di padre sgarbato e anaffettivo, diventa serial killer e auto dancer (fa la lap in un motor show) e, eliminati finalmente i genitori, fugge. In panni maschili, si fa "riconoscere" da un comandante [...] Vai alla recensione »

martedì 28 settembre 2021
Eddie Bertozzi
Film TV

Alexia, una placca di titanio nel cranio, è una lap dancer e serial killer con un'attrazione fatale per il metallo. Incinta di una Cadillac, cambia i connotati e trova rifugio da un comandante dei pompieri convinto di aver ritrovato il figlio scomparso. Prove generali di cult: un amplesso motorizzato, una mattanza durante un'orgia, una rianimazione a ritmo di macarena, una serata danzante in caserma. [...] Vai alla recensione »

martedì 21 settembre 2021
Giovanni Spagnoletti
Close-up

C'è una curiosa ma forse indicativa coincidenza da segnalare. Sia al Festival di Cannes che a quello di Venezia di questo 2021 hanno vinto due cineaste, entrambe francesi, entrambe che parlano della condizione primaria dell'essere donna e del rapporto con la maternità: L'Evénement (https://close-up.info/levenement/) della scrittrice e sceneggiatrice Audrey Diwan e Titane di Julia Ducournau, per di [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 settembre 2021
Michele Anselmi
Cinemonitor.it

Neanche un applauso, anzi un desolato silenzio, alla fine della proiezione stampa di "Titane", il controverso film di Julia Ducournau che domani, martedì 21 settembre, apre le danze al rinato Cinema Troisi di Trastevere. Significherà qualcosa? Premiato a Cannes con la Palma d'oro, nella sorpresa di molti osservatori, "Titane" è distribuito in Italia da I Wonder Pictures, e naturalmente si spiega bene [...] Vai alla recensione »

mercoledì 8 settembre 2021
Kristy Puchko
IGN

Are you ready for a serial killer tale that is not just gory and vicious, but also wickedly funny and slyly sweet? Ready or not, Titane has arrived like a blow to the head, violent, nauseating, and deliriously dizzying. Fitting, since a blow to the head is the start of its anti-heroine's tale, leaving her with the titular titanium plate embedded in her skull.

venerdì 23 luglio 2021
Karelle Fitoussi
Paris Match

Nel mondo di Julia Ducournau, si portano il proprio corpo e le proprie pulsioni autodistruttrici come si porta una croce. La carne è ammaccata, bruciata, violentata, divorata, abortita. La famiglia è il luogo di tutte le nevrosi, soffocate nelle comodità di un divano borghese. Sei anni dopo Raw. Una cruda verità, opera prima sulle compulsioni alimentari - in cui, prima del #MeToo, aveva affrontato [...] Vai alla recensione »

mercoledì 21 luglio 2021
Natalia Aspesi
La Repubblica

Sono quasi sicura, diciamo al 98%, che correrò come un fulmine a vedere, quando arriverà nelle nostre sale, il film Palma d' Oro del 74° Festival di Cannes, non tanto per masochismo, quanto per cercare di capire il putiferio attorno a un film giudicato dalla critica sia orribile che grandioso, sia ridicolo che epocale, essendo, pare, la prima cineopera ad affrontare la contemporanea confusione gender, [...] Vai alla recensione »

lunedì 19 luglio 2021
Giampiero Raganelli
Cineclandestino

C'è qualcosa di demoniaco in quel bambino che, già indisciplinato in macchina, provoca un grave incidente, distogliendo l'attenzione del padre alla guida. Miracolosamente i medici riescono a salvarlo, con l'ausilio di apparecchiature metalliche che gli vengono inserite in testa, segnando così un ulteriore innesto nella sua psiche già disturbata e un'altra ibridazione di generi cinematografici del film. [...] Vai alla recensione »

domenica 18 luglio 2021
Raffaele Meale
Quinlan

"Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu" canta a squarciagola Caterina Caselli in una delle sequenze più spassose e sorprendenti di Titane, quella in cui la natura della protagonista emerge per la prima volta in modo compiuto, e a seguito della quale la trama svolta in maniera decisa, e definitiva. Eppure in molti si stanno lanciando nell'arte del giudizio nei confronti dell'opera seconda di Julia Ducournau [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 luglio 2021
Andrea Chimento
Il Sole-24 Ore

Un'altra delusione a stelle e strisce nel concorso di Cannes: dopo il debolissimo «Flag Day» di Sean Penn, arriva un'altra pellicola americana ben al di sotto delle aspettative della vigilia. Si tratta di «Red Rocket», nuovo lungometraggio del talentuoso Sean Baker, regista che si era messo in luce con «Tangerines» e «Un sogno chiamato Florida». Protagonista di «Red Rocket» è un attore e produttore [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 luglio 2021
Eugenio Renzi
Il Manifesto

Julia Decournau è passata rapidamente dall'anonimato alla celebrità quando, cinque anni fa, il suo primo film Grave è stato accolto con entusiasmo alla Semaine de la critique. In rete gira una storia secondo la quale alcuni spettatori, rivoltati dalle scene più crude, avrebbero vomitato in sala. Chi c'e-ra giura di non ricordarsi nulla di tutto ciò, ma la leggenda rende giu-stizia al tipo di impressione [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 luglio 2021
Massimo Causo
Duels.it

La placca di titanio saldata al cranio se l'è procurata dando il tormento al padre al volante e causando il testacoda che l'ha ferita. Il suo nome è Alexia e nasce così al film di cui è protagonista, Titane, opera seconda della francese Julie Julia Ducournau improvvidamente posta nel Concorso di Cannes 74 nella sovrabbondante quota francese. Alexia, che ha la presenza scenica spigolosa di Agathe Rousselle, [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 luglio 2021
Federico Pedroni
Cineforum

Automobile, interno giorno. Un padre nervoso e una figlia irrequieta che mugugna e scalcia. L'autoradio a volume altissimo, per silenziare la ragazzina. Un improvviso incidente lascia l'uomo incolume, la piccola no: dovrà convivere con una placca di titanio nel cranio, cicatrice che si farà memoria. Anni dopo, Alexia si esibisce in una sorta di lap dance con lucenti automobili in una versione meccanica [...] Vai alla recensione »

mercoledì 14 luglio 2021
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Una bambina infastidisce il papà che sta guidando. L'incidente stradale provoca gravi ferite alla ragazza, sottoposta a un intervento con titanio. Anni dopo inspiegabili delitti la vedono protagonista, mentre per sfuggire alla cattura si spaccia per un figlio di un pompiere scomparso anni prima. Ducourneau gioca con il fuoco (e il metallo). Ne esce un film abbondantemente furibondo e chiassoso, violento [...] Vai alla recensione »

mercoledì 14 luglio 2021
Teresa Marchesi
Huffington Post

Ecco un film da scansare con cura, ma che ha fornito una rilassante parentesi di ilarità incontenibile. "Titane" è il secondo film di una trentasettenne rampante categoria horror, Julia Ducorneau. Autorevolmente raccomandata dai "Cahiers du Cinéma", la regista si assicura il favore dei social scegliendo come protagonista l'influencer Agathe Rousselle, titolare di una linea di lingerie, fondatrice del [...] Vai alla recensione »

martedì 13 luglio 2021
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Cinque anni dopo Raw - Una cruda verità, il teen movie antropofago alla Semaine 2016, la francese classe 1983 Julia Ducournau approda alla competizione di Cannes, edizione 74, con Titane. Acclamata enfant prodige del genere (horror) in patria, consacrata internazionalmente dai due episodi di Servant firmati per M. Night Shyamalan, guarda soprattutto a Crash di David Cronenberg per l'opera seconda, [...] Vai alla recensione »

martedì 13 luglio 2021
Jessica Kiang
The Playlist

We can all stop wishing it a long life: the new flesh is thriving, living rent-free in Julia Ducournau's fucked-up titanium brain, oozing from every frame of her bizarrely beautiful, emphatically queer sophomore film, and thence seeping in through your orifices, the better to colonize your most lurid, confusing nightmares, as well as that certain class of sex dream that you'd be best off never confessing [...] Vai alla recensione »

martedì 13 luglio 2021
David Ehrlich
IndieWire

During the first half of Julia Ducournau's "Titane," it's hard to tell if you're watching the most fucked up movie ever made about the idea of found family, or the sweetest movie ever made about a serial killer who has sex with a car, poses as the adult version of a local boy who went missing a decade earlier, and then promptly moves in with the kid's still-grieving father.

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venerdì 27 agosto 2021
 

Un vero manifesto della nostra contemporaneità fluida e del cinema del futuro, materia pulsante densa di risonanze. Palma d'Oro a Cannes. Vai all'articolo »

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venerdì 30 luglio 2021
 

Un film unico che attraversa l’immaginario techno-rock-pop. Dal 30 settembre al cinema. Guarda il trailer e il poster »

CANNES FILM FESTIVAL
lunedì 19 luglio 2021
Marzia Gandolfi

L’inaspettata Palma d’Oro è una bomba metaforica di Julia Ducournau che traccia una via nuova nel cinema di genere. Vai all'articolo »

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mercoledì 14 luglio 2021
 

Applausi per il film A Hero di Ashgar Farhadi. Riflettori puntati anche sulla premiere di Aline di e con Valérie Lemercier. Vai all'articolo »

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miglior film
Festival di Cannes
2021
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