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martedì 28 giugno 2016

Valentina Lodovini

Della generazione 1000 euro

Data nascita: 1979, Umbertide (Italia)
occhiello
Daniela: Ma le piacerà il caffè alla cinese?
Rico: Latte di mandorla.

dal film Fortapàsc (2008) Valentina Lodovini è Daniela
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Valentina Lodovini
David di Donatello 2011
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Benvenuti al Sud di Luca Miniero

David di Donatello 2011
Premio miglior attrice non protagonista per il film Benvenuti al Sud di Luca Miniero

Nastri d'Argento 2009
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari

Nastri d'Argento 2009
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Generazione 1000 euro di Massimo Venier

David di Donatello 2008
Nomination miglior attrice per il film La giusta distanza di Carlo Mazzacurati



Marco Risi, regista di Tre tocchi, è un autore di forte impegno civile (Fortapàsc), capace di generare scandalo invece che consolazione.">
Valentina Lodovini, tra i protagonisti di Tre tocchi, è l'oggetto del desiderio di Emiliano, doppiatore che sogna il cinema.">
I milionari, Alessandro Piva racconta trent'anni di storia di una delle città più belle e discusse del mondo, il sogno di un ragazzo che si fa travolgere dalla brama di un potere fine a se stesso, per diventare l'incubo di un uomo e di chi gli vive accanto. Nel cast, tra gli altri, Francesco Scianna e Valentina Lodovini.">
I milionari di Alessandro Piva.">
Altre foto di Valentina Lodovini »

Ospite al GFF, l'attrice umbra parla degli inizi e dei suoi sogni.

Valentina Lodovini, il cinema e la dignità delle donne

martedì 19 luglio 2011 - Giovanni Bogani cinemanews

Valentina Lodovini, il cinema e la dignità delle donne Bella, e non solo. Preparata, colta, innamorata del cinema d’autore. E per favore, non ditele che è l’erede della Magnani. Non si sente all’altezza. Però, un po’ di quel piglio, di quella libertà, di quella dolce malinconia appassionata sono, evidenti, nel suo viso.
Valentina Lodovini, trent’anni e spiccioli, frontaliera tra Toscana e Umbria – è nata a Umbertide, vive a Sansepolcro – è una delle realtà belle del cinema di oggi. Un David di Donatello come miglior attrice non protagonista, vinto per la sua interpretazione in Benvenuti al Sud. E molti progetti. Che racconta a Giffoni, dove è stata ospite del Giffoni film festival, la più grande manifestazione al mondo dedicata al cinema per ragazzi. Arriva con un vestito di Stella McCartney, la figlia di Paul. Fiori neri su fondo beige, maniche a pipistrello, gambe chilometriche, tacchi vertiginosi.

Valentina, ma è vero che hai iniziato a fare cinema perché, alla Mostra di Venezia, hai sbattuto la faccia contro De Niro?
“No, non è andata così”, ride. “È vero che andavo alla Mostra del cinema di Venezia, è vero che quella volta ero andata a vedere Sleepers, è vero che ho incontrato De Niro a pochi centimetri di distanza. Ma, semmai, il mio mito era ed è Al Pacino. E poi, ho cominciato a studiare cinema dopo, e per strade tutte differenti”.

Avevano accostato il tuo nome, a lungo, ad un progetto di biografia di Anna Magnani. Ma non lo farai?
“Non io. Ho detto di no, proprio perché Anna Magnani, per me, è una divinità. Non sono, in assoluto, contraria alle biografie. Ma ci vuole un grande progetto, per affrontare una donna così immensa. E non ero del tutto convinta di quello che mi veniva proposto”.

Hai accettato, invece, di girare Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno, con Diego Abatantuono e Valerio Mastandrea che uscirà il prossimo settembre. Di cosa si tratta?
“È un film che parla dell’immigrazione, in modo intelligente. Siamo nella provincia veneta, profondo Nordest italiano. Il film racconta il rapporto che differenti persone hanno con gli immigrati. E mette in scena le conseguenze della loro scomparsa, per ciascuno dei personaggi. Così, vengono fuori le ipocrisie, l’incoerenza di tutti, in questo mondo occidentale dove ci lamentiamo della presenza dell’ ‘altro’, ma ne abbiamo bisogno”.

Sei anche molto attiva nel movimento “Se non ora, quando?”, che difende i diritti delle donne. Pensi che davvero le donne, oggi, siano discriminate?
“Sì. Penso che ancora l’uguaglianza tra donne e uomini non esista. Penso, anzi sono sicura, che l’unico lavoro in cui le donne sono in maggioranza, nella nostra società, è quello di casalinga. In tutti gli altri ruoli, ci sono più uomini. Anche nel cinema. Persino per noi attrici – privilegiate, comunque – è difficile trovare ruoli che non siano subordinati al maschio: la moglie, l’amante, la figlia… Sempre legate a una presenza maschile. Per non parlare degli altri ruoli. Quanti direttori della fotografia, quanti tecnici del suono, quanti sceneggiatori donna conosciamo?”.

Beh, Suso Cecchi d’Amico ha fatto la storia del cinema italiano, ed era donna. E Cristina Comencini, Francesca Archibugi, Cinzia Torrini…
“Sì, ma moltissime altre sceneggiatrici brave, oggi, fanno fatica. Come la mia compagna di studi al Centro sperimentale, Ilaria Ravarino… Io non mi lamento. Sono strafortunata. Ma è vero che, in generale, c’è tanto maschilismo, ancora, e c’è tanta misoginia nel lavoro”.

Che cosa è cambiato, nella tua vita, dopo il David?
“Nulla. Il David è la ciliegina, non la torta. È bello vedere la statuetta in casa. Ma non cambia niente. Non sono i premi che ti fanno lavorare. Semmai è il pubblico che ti aiuta, che ti premia, che ti spinge”.

Tre titoli di film da rivedere, da riscoprire, questa estate.
“Io rivedrei sempre Nel nome del padre, con Daniel Day Lewis. Perché è un film che ti lascia risuonare nella testa delle domande, e non ti dà risposte. Poi, Quel pomeriggio di un giorno da cani, e Paisà. Ma… ah, no, dovrebbero essere almeno quattro! Bellissima di Visconti va rivisto per forza. La scena in cui la Magnani sente il regista ridere, al provino di sua figlia, dice tutto. Dice che cosa è l’amore di una madre, che cosa è la dignità, e che immenso potere ha il cinema di raccontare le cose”.

Un’ultima riflessione. Tu che sei molto attenta alla dignità delle donne, che cosa pensi delle vicende legate al nostro premier?
“Mi fa tanta tristezza la sua solitudine. La compagnia non ha un valore. Non è qualcosa che puoi comprare. Mi fa tristezza, in generale, chi paga per la compagnia di un altro essere umano, e chi vende questa compagnia. Ma ciò che mi ha scioccato di più è il ruolo della madre di una di queste ragazze. Perché stare in silenzio di fronte a certi racconti, o spingere la propria figlia a fare certe cose, è la cosa che trovo più inquietante, più vergognosa”.

   

Presentato a Roma La donna della mia vita, con Gassman e Argentero.

Le donne cambiano il mondo alzando un ditino

venerdì 19 novembre 2010 - Marianna Cappi cinemanews

Le donne cambiano il mondo alzando un ditino Uscirà il 26 novembre, su 250 schermi italiani, la nuova commedia di Luca Lucini, tratta da un soggetto di Cristina Comencini, sceneggiata dalla figlia della regista, Giulia Calenda, con Teresa Ciabatti e prodotta da Cattleya con la Universal Pictures International. La donna della vita, che dà il titolo al film, è contesa tra due uomini, in questo caso due fratelli, Leonardo (Luca Argentero) e Giorgio (Alessandro Gassman), ma in fondo è anch'essa sdoppiabile in due figure, la giovane Sara (Valentina Lodovini) e la mamma Alba (Stefania Sandrelli), entrambe burattinaie dei destini maschili, in modo più o meno attivo. All'indomani della partecipazione alla trasmissione Anno Zero delle rappresentanze dello spettacolo che protestano contro i tagli dei fondi destinati alla cultura e il mancato rinnovo dei provvedimenti fiscali che sostengono il cinema, il produttore del film, Marco Chimenz apre la conferenza stampa con una dichiarazione di parte.

Chimenz: Nonostante gli attori qui presenti né noi come Cattleya non risentiamo tanto quanto altre categorie della crisi, vorrei qui assicurare il nostro sostegno incondizionato alla manifestazione e allo sciopero generale previsti per il 22 novembre. Il fatto che tax credit e tax shelter non siano già stati rinnovati, anche se contiamo che ciò avverrà, ha già provocato un grande sconquasso a tutti i livelli: film rimandati, troupes senza lavoro, giovani ai quali non è data la possibilità di esordire. La situazione è grave, è bene che si capisca che non si tratta della protesta di una categoria di parassiti ma di centinaia di persone che non vengono messe nelle condizioni di lavorare.

Il discorso si sposta poi sul film in questione, ma non senza qualche curiosità di natura più personale, riguardo agli attori.

E voi, l'avete trovata la donna della vostra vita?
Argentero: Io si, l'ho trovata, me la sono presa, sposata, più di così che devo fare? Per me la fede è un simbolo tutt'altro che vuoto di significato, oltretutto sono cattolico e ho trovato una donna che la pensa come me anche su questo, abbiamo fatto un bel percorso insieme, ma non vuol dire che è tutto rosa e fiori, mantenere un rapporto è un impegno quotidiano e io mi faccio un "mazzo" così.
Gassman: Io anche. Vengo sopportato da 16 anni dalla stessa donna. Ma nella mia famiglia diciamo che crediamo molto in molti matrimoni...

Raccontateci i vostri personaggi. Cosa vi ha attratto di loro?
Argentero: Il mio personaggio, Leonardo, attraversa una trasformazione radicale: parte come un nerd e finisce come un latin lover. Per un attore è sempre bello quando capita la possibilità di fare personaggi così.
Lodovini: La cosa più bella per me è stata il copione, perché era simile a un testo, fatto tutto di relazioni. Il comune denominatore è che tutti dicono bugie ma le dicono in primis a se stessi, per cui anche lo spettatore ci crede, almeno fino ad un certo punto.
Gassman: Non so perché mi fanno fare sempre il "figlio de 'na mignotta" ma in questo caso il mio Giorgio alla fine si ritrova migliore di come era partito. Avere la Sandrelli come madre, dopo che è stata tante volte moglie e madre di mio padre nei grandi film del passato, è stata un'emozione e allo stesso tempo un'esperienza molto naturale.
Sandrelli: Io su un set o mi sento in famiglia o niente e qui mi sono sentita così, perché questi attori mi hanno fatto sentire a casa. Per quel che riguarda il lavoro accanto ad Alessandro, io credo che i figli spesso abbiano anche qualcosa in più dei padri e Alessandro può farcela, perché non mi ha fatto rimpiangere Vittorio.
Colangeli: Lucini ha la mano leggera, è discreto ma lungimirante, il che non è da tutti. Il mio personaggio mi attirava per la sfida di parlare in milanese e poi perché è un personaggio complesso, ha un bel rumore di fondo e, anche se non cambia completamente, ad un certo punto ingrana una marcia in più in famiglia.

Com'è stato assortito il cast?
Lucini: Quando ho letto il copione ho capito subito che era un film che aveva bisogno di un super cast. Ho immaginato questo film come un brano di jazz, dove ognuno ha il suo assolo ma è l'insieme che fa la forza del brano. Ogni attore ha dato tanto al rapporto con gli altri e ha aggiunto delle chicche al suo personaggio, che fanno di La donna della mia vita un film fondamentalmente di attori.
Tozzi (Cattleya): Ricordo il giorno in cui Cristina, dopo aver incontrato Argentero e Gassman, ha detto: devo assolutamente scrivere qualcosa con quei due, e la Sandrelli sarà la loro mamma.
Calenda: Scrivere, come abbiamo fatto noi, con due facce come le loro già in mente è il sogno di ogni sceneggiatore.

Nel film gli uomini tradiscono ma sono le donne che tessono le vere trame...
Sandrelli: La storia la scrivono gli uomini ma alle donne basta alzare un ditino e cambiano il mondo. Bisognerebbe che lo facessero più spesso.

Ancora una volta al centro della scena c'è una famiglia upper class...
Lucini: Volevo raccontare una classe che da milanese io riconosco bene, vale a dire la borghesia industriale, che è una classe sociale con delle dinamiche interne, di sofferenza, di genialità, di devastazione psicologica, che, se trattate col filtro della commedia, possono essere molto interessanti.

Come ti senti, Valentina, dopo aver contribuito ai maggiori incassi mai registrati da un film italiano al botteghino con Benvenuti al sud?
Lodovini: Mi sento una rockstar. Davvero. Credo nel valore delle scelte, per cui leggo copioni, aspetto di vedere cosa arriverà, quali personaggi, quali registi. Ma intanto mi sento una rockstar.

Prima si è parlato della crisi. Vittorio Gassman la vedeva arrivare all'orizzonte già 40 anni fa e così Steno, il padre dei Vanzina. Com'è possibile?
Gassman: La generazione di mio padre aveva subodorato la crisi, perché aveva vissuto il momento di massima importanza della macchina culturale del nostro paese, la stessa che adesso è considerata quanto un peso morto. Io vivo la crisi doppiamente da attore e da direttore di un teatro stabile, perché anche il teatro è in ginocchio, per i tagli al Fondo Unico dello Spettacolo, e soprattutto le maestranze.

Gli attori classici, per le commedie, indossavano una maschera. Quanto una maschera cambia una persona?
Colangeli: Per un periodo di tempo, il tempo del film o della rappresentazione teatrale, si dà maggior spazio a quell'aspetto di sé che incontra di più il personaggio. Funziona così.
Sandrelli: Per questo film io mi sono nascosta dietro una parrucca color melanzana e ci sono stata molto comoda. Ci si attacca anche alle piccole cose.
Gassman: Allora ringrazio anch'io Gabriella Pescucci, che mi ha permesso di indossare il capo d'abbigliamento che odio di più: il cardigan.
Lodovini: Io mi affido molto all'istinto. La mia fortuna è che non stavo solo facendo una commedia ma una buona commedia, circolava un'empatia che è stata di grande aiuto per tutti.
Sandrelli: è vero, "empatia" è la parola giusta.
Gassman: io che sono il più teatrante fra gli attori qui, posso dire che il clima era tale che giocavamo spesso dimenticando la macchina cinema.

Più volte avete ammesso l'impianto teatrale della sceneggiatura. Avete fatto una preparazione in linea, con prove o altro?
Lucini: Abbiamo girato quasi un mese nella casa di Alba (Sandrelli), quasi in sequenza, per cui sì, questo ci ha dato la possibilità di lavorare sul set quasi in modo teatrale.

Lucini, ti sei messo al servizio del copione e degli attori ma la tua presenza in questo film è meno incisiva e meno autoriale rispetto, per esempio, a Solo un padre. Non credi di esserti defilato troppo?
Lucini: Sono film diversi, che comunque mi rappresentano entrambi. Qui volevo essere il meno invadente possibile, in questo caso l'autorialità sarebbe stata gratuita, la macchina da presa non si doveva sentire per nulla, era l'insieme degli strumenti che andava lasciato suonare nella maniera più neutra possibile.

Massimo Venier traduce per il cinema un libro-fenomeno allestendo una commedia articolata e godibile.

Generazione mille euro: la realtà sfaccettata e colorata dei "milleuristi"

martedì 21 aprile 2009 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Generazione mille euro: la realtà sfaccettata e colorata dei Dopo Santa Maradona e Tutta la vita davanti arriva Generazione mille euro (in uscita il prossimo 24 aprile in trecento sale italiane) che esplora l'universo precario dei neolaureati. Affetti dalla frustrazione causata dall'incertezza del futuro lavorativo, i protagonisti del film sono altrettanto intenzionati a trovare una possibile via d'uscita dalla sospensione d'animo. Tuttavia, il regista Massimo Venier non cerca di dare risposte o possibili soluzioni, piuttosto il tentativo (riuscito) è di raccontare con lucidità - e attraverso la commedia - il fragile stato in cui si trovano i giovani (e meno giovani) d'oggi.

La Lodovini al fianco di Libero De Rienzo in Fortapàsc.

Un'attrice di nome Valentina

venerdì 20 marzo 2009 - Stefano Cocci cinemanews

Un'attrice di nome Valentina Ha stupito ne La giusta distanza. Valentina Lodovini è il giusto mix italiano di fascino e talento, bravura e sex appeal. Nel suo curriculum sempre scelte molto azzeccate, anche quando ha sterzato per la televisione in fiction garbate. Il 2009 è all'insegna di Fortapàsc di Marco Risi, film sulla vita e la morte di Giancarlo Siani, e, presto, sarà diretta da Massimo Venier in Generazione Mille euro.

Valentina, cosa ti ha convinta ad accettare la parte di Daniela, la fidanzata di Siani?
Mi interessava lavorare con Marco Risi. Ho seguito con attenzione il suo percorso, in bilico tra documentario e fiction. Mi intrigava il suo metodo e ho pensato che sarebbe stato divertente esserci dentro. E poi, alla fine, quando ho letto la sceneggiatura mi piaceva la storia.
Il titolo del film rievoca una città sotto assedio. È questo l'obiettivo?
Sì, a un certo punto Napoli è come un campo di battaglia, con delle sparatorie eccessive. Credo che il titolo Fortapàsc dica tutto.
Racconta qualcosa di Daniela, il tuo personaggio?
Mi sono sentita molto coinvolta in questo film perché è una storia triste e vera che mi ha appassionata in maniera molto diretta, perché sentivo una certa responsabilità. Ero preoccupata per le scelte che dovevo prendere perché non volevo ferire o offendere nessuno. È un ruolo piccolo a cui sono molto legata.
Parlavi di scelte da fare. Qual è la più difficile che hai affrontato?
Capire com'era Daniela nel momento che si stava raccontando, interpretare il rapporto con Giancarlo, a che punto erano tra loro come coppia e individualmente. Ho pensato di dover vivere e rappresentare il lato umano della vicenda. Anzi, forse il mio compito è di rendere umano Giancarlo, coraggioso nel lavoro ma impacciato e spaventato nella vita privata come tanti ragazzi.

Il nuovo film di Daniele Vicari al Festival del Cinema di Roma.

Il passato è una terra straniera, un inusuale thriller di formazione

domenica 26 ottobre 2008 - Gabriele Niola cinemanews

Il passato è una terra straniera, un inusuale thriller di formazione Ancora un film di genere per il Festival del Film di Roma ma questa volta insospettabilmente italiano. È infatti lo stesso Vicari che ha definito il suo Il passato è una terra straniera come film di genere, anche se non crede molto nell'utilità di tale definizione: "I generi ormai si mescolano in maniera inestricabile, le denominazioni thriller psicologico o romanzo di formazione sono definizioni di comodo utili a discutere".
E la discussione c'è stata come avviene ogni qualvolta un film italiano tenta di avventurarsi nel territorio del thriller e del poliziesco senza guardare ai modelli americani più scontati e nemmeno a quelli nostrani.
Con dietro le spalle l'omonimo libro di Gianrico Carofiglio (di cui hanno ammesso tutti è stata usata solo una parte) Daniele Vicari ha orchestrato assieme ai suoi sceneggiatori una storia dall'impianto molto simile a quello di un altro suo film Velocità massima: due uomini che collaborano "professionalmente" nel cui rapporto si inseriscono anche i legami personali che stringono con altre persone.

Il film di Carlo Mazzacurati che riflette sulla giusta distanza da tenere tra le persone.

La giusta distanza esplora il male banale nella provincia italiana

venerdì 19 ottobre 2007 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

La giusta distanza esplora il male banale nella provincia italiana Hassan è un tunisino che vive in Italia e che dopo tanti anni di duro e onesto lavoro ha aperto un'officina dove fa il meccanico. Mara è una giovane maestra supplente che si è trasferita nello sperduto paesino veneto in attesa di partire per il Brasile con un progetto di cooperazione. La storia che nasce tra Hassan e Mara non comincia bene. L'uomo inizialmente la spia, viene scoperto, rifiutato e solamente dopo il chiarimento viene accettato dalla ragazza. A essere attratto da Mara c'è anche Giovanni, un giovane aspirante giornalista che passa molto tempo nell'officina del tunisino. Anche lui spia la ragazza leggendole di nascosto la corrispondenza, e quando la vicenda assume inaspettatamente aspetti tragici volta le spalle a Hassan. "La giusta distanza è quella che un giornalista dovrebbe saper tenere tra sé e la notizia: non troppo lontano da sembrare indifferente, ma nemmeno troppo vicino, perché l'emozione, a volte, ti può abbagliare". Parole di Carlo Mazzacurati che per la terza volta torna a posare il suo sguardo su "quel lembo di terra che nelle cartine geografiche sembra sprofondare nel Mar Adriatico assieme alle ramificazioni arteriose del Po nel suo stadio di Delta". Ne La giusta distanza il tema principale è il male, "che avvolge tutti, compresa la voce narrante. E, come sempre, gli innocenti pagheranno per primi".

Milionari

* * - - -
(mymonetro: 2,00)
Un film di Alessandro Piva. Con Francesco Scianna, Valentina Lodovini, Carmine Recano, Francesco Di Leva, Salvatore Striano.
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Genere Drammatico, - Italia 2014. Uscita 11/02/2016.

Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,50)
Un film di Francesca Marra. Con Vincenzo Amato, Andrea Osvart, Giorgio Lupano, Valentina Lodovini
Genere Thriller, - Italia 2015. Uscita 25/06/2015.

Ma che bella sorpresa

* * - - -
(mymonetro: 2,46)
Un film di Alessandro Genovesi. Con Claudio Bisio, Frank Matano, Valentina Lodovini, Chiara Baschetti, Ornella Vanoni.
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Genere Commedia, - Italia 2015. Uscita 11/03/2015.

Buoni a nulla

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,83)
Un film di Gianni Di Gregorio. Con Gianni Di Gregorio, Marco Marzocca, Valentina Lodovini, Daniela Giordano, Gianfelice Imparato.
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Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 23/10/2014.

Una donna per amica

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,68)
Un film di Giovanni Veronesi. Con Fabio De Luigi, Laetitia Casta, Valentina Lodovini, Adriano Giannini, Valeria Solarino.
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Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 27/02/2014.
Filmografia di Valentina Lodovini »
Milionari (2014) Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto (2015)
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