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L'amico di famiglia
Un film di Paolo Sorrentino.
Con Giacomo Rizzo, Fabrizio Bentivoglio, Laura Chiatti, Gigi Angelillo, Clara Bindi.
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Drammatico,
durata 110 min.
- Italia 2005.
uscita venerdì 10 novembre 2006.
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![]() Sorrentino porta alla luce una società corrotta con mano ferma sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quello della regia
Giancarlo Zappoli
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Favola rovesciata
sabato 31 marzo 2007
di Darjus
“Tutti rubano, Geremì, e tutti sono infelici” dice la madre, dolente e distesa sul letto, al figlio usuraio. Non v’è speranza né redenzione in questa terra, dove sono il calcolo e la violenza della disperazione a dominare. Non v’è redenzione per un uomo come Geremia: repellente alla vista, arido e cinico dentro, ma in fondo umano, perché coartato dall’istinto di sopravvivenza che rende «cattivi» i «buoni», che altrimenti “morirebbero bambini”. E non v’è speranza, né salvezza per gli altri personaggi: continua » |
Tecnica da brivido
mercoledì 25 aprile 2007
di NICOLA CAPPAI
tecnica da brivido,inquadrature studiate alla perfezione ed elaborate in maniera chirurgica,la telecamera e' sempre posizionata non nel punto migliore ma nel punto che rende l'immagine piu interessante,il pianosequenza iniziale sulla suora e'un microcapolavoro( se notate bene la telecamera trema)reso ancora piu inquietante dalla musica magistrale.il film non perde mai di ritmo,dialoghi frizzanti ed intelligenti("il mio ultimo pensiero sara' per te"),montaggio eccezionale,semplice e non convenzionale continua » |
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Mangiare cioccolatini fa male (al mondo intero)
venerdì 24 novembre 2006
di Mario Conti
Non è propriamente vero che un usuraio abbia quale suo ultimo pensiero un afflato verso coloro che vessa. Questo è in realtà il suo unico pensiero, il filo rosso di una vita spesa a far denaro (e a non spenderlo) ed a mangiare cioccolatini con autistica voracità. Chi ha detto poi che la bellezza debba necessariamente essere angelica e angelicata? Chi può permettersi di ridere di fronte al beota esaltato ed alla sua Nashville strapesana, là dove il male finisce per entrare e comodamente allignare, continua » |
Correlativi oggettivi
lunedì 13 novembre 2006
di blogger
La sequenza finale di Le conseguenze dell’amore, il penultimo film di Sorrentino, uno dei talenti più originali del rinato cinema italiano, è speculare a quella iniziale de L’amico di famiglia, l’ultima fatica del regista 36enne: là un uomo in tuta da operaio sta sospeso in alto fra i tralicci dell’Enel in mezzo alle montagne, il cielo terso sullo sfondo, qui in riva a un mare piatto una donna dal volto rugoso con il velo da suora, il corpo sepolto nella sabbia, bisbiglia il rosario. Vengono in continua » |
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| Geremia | |
| Non confondere l'insolito con l'impossibile… | |
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| Geremia | |
| Quando uccidi una persona muori con lei… | |
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| Geremia | |
| I buoni muoiono bambini… noi abbiamo deciso di essere cattivi… ma non abbiamo mai avuto limiti… | |
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Altre frasi celebri del film L'amico di famiglia
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DVD | L'amico di famigliaUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 4 aprile 2007
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SOUNDTRACK | L'amico di famigliaLa colonna sonora del film
Disponibile on line da venerdì 17 novembre 2006
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di Aldo Fittante Film TV
La crisi incombe, ma i migliori registi italiani sono tutti al lavoro. Amelio, Moretti, Olmi, Bellocchio, Tornatore, Archibugi, Virzì, Torre sono sui set o in fase di post produzione. Tra questi, anche Paolo Sorrentino, dallo scorso 30 settembre a Latina (in seguito si sposterà a Sabaudia, Napoli e Roma) per L’amico di famiglia, titolo chabroliano, terza fatica nel lungometraggio dopo il fulminante esordio con L’uomo in più e le essenziali, geometriche Conseguenze dell’amore. Uno scenario razionalista per non perdere il controllo di uno sguardo netto, guidato dalle rarefatte luci di Luca Bigazzi (oggi tra i più grandi direttori di fotografia) e abitato da Fabrizio Bentivoglio, l’emergente Laura Chiatti (la giovane ballerina di Passo a due), Gigi Angelillo, Emilio De Marchi e soprattutto Giacomo Rizzo, straordinaria faccia cineteatrale di scuola napoletana (qualcuno lo ricorderà nella parte del gobbo nel Novecento di Bertolucci) che consente a Sorrentino di continuare il recupero di attori e attrici dimenticati (come il Raffaele Pisu delle Conseguenze. » |
di Mariarosa Mancuso Il Foglio
Si stenta a crederci: due film italiani da vedere senza noia nel giro di due mesi. A Venezia c'era Nuovomondo di Emanuele Crialese (ora in marcia verso gli Oscar). A Cannes c'era L'amico di famiglia, che ora esce nelle sale con qualche minuto in meno e un finale tutto nuovo: se ti invitano al più grande festival del mondo, non sta bene ostentare vezzi d'artista, e rimanere pensosi davanti alla moviola, uno fa quel che può. Paolo Sorrentino ha trovato – nel senso di costruito, sono la sceneggiatura e i dialoghi a compiere il miracolo – un personaggio straordinario, appartenente alla grande tradizione italiana dei "brutti sporchi e cattivi". » |
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L'amico di famiglia che Sorrentino mostra perfido e cupo
di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Paolo Sorrentino ha sempre mostrato di voler privilegiare dei personaggi negativi, pronti a respingere qualunque simpatia. In Un uomo in più ha esordito con due perdenti coinvolti in realtà sordide, «Le conseguenze dell'amore» ci ha detto di un gelido contabile della mafia che alla fine non riscattava nemmeno una morte voluta. Oggi ci propone il suo personaggio più nero, un laido usuraio, Geremia, che vive, sul litorale, in un lurido tugurio, pur essendo ricchissimo, insieme con una madre sempre a letto, viscida e lercia, intenta a vedere sui teleschermi solo documentari in cui gli animali si mangiano tra loro. » |
Il Nosferatu dell'Agro Pontino
di Valerio Caprara Il Mattino
Un impegno forte e coraggioso. Questo servirà a Paolo Sorrentino per far sedimentare il terzo film e, soprattutto, confrontarsi con il respiro e la coerenza del suo score creativo senza infingimenti. Il regista napoletano sa, infatti, che tocca solo a lui capire perché L'amico di famiglia non può accontentarsi d'inseguire gli umori imprevedibili dell'arena internazionale degli esperti né di essere consegnato a cuor leggero all'asettico referto di un festival. A nostro parere, intanto, sono tre le considerazioni essenziali da fare a schermi spenti: l'autore conferma di essere dotato di un dna artistico e di una padronanza del racconto audiovisivo fuori da ogni meschino (italico) standard; il protagonista Giacomo Rizzo scolpisce un ritratto a tuttotondo cattivista dalle sublimi tonalità gogoliane; il film alterna momenti di straordinario pathos visionario e affondi grotteschi all'acido muriatico a numerosi orpelli estetizzanti, passaggi oscuri e irrisolti e troppi controcanti concettuali. » |
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