| Titolo originale | Anul nou care n-a-fost |
| Titolo internazionale | The New Year that Never Came |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Romania, Serbia |
| Durata | 138 minuti |
| Regia di | Bogdan Muresanu |
| Attori | Adrian Vancica, Nicoleta Hâncu, Emilia Dobrin, Iulian Postelnicu, Mihai Calin Andrei Miercure, Marian Adochitei, Virgil Aioanei, Afrodita Andone, Mircea Andreescu, Iulian Burciu, Florin Calbajos, Doru Catanescu, Sorin Cocis, Elvira Deatcu, Ioana Flora, Ada Gales, Floriela Grapini, Ilinca Harnut, Alice Cora Mihalache, Vasile Muraru, Vlad Ionut Popescu, Gabriel Radu, Victoria Raileanu, Marian Râlea, Ion Sapdaru, Theodor Soptelea, Gabriel Spahiu, Claudia Susanu, Nicodim Ungureanu, Razvan Vasilescu, Dana Voicu. |
| Uscita | giovedì 4 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Trent Film |
| MYmonetro | 3,99 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 dicembre 2025
Il dramma di alcune famiglie che affrontano la rivoluzione in Romania del 1989. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, In Italia al Box Office L'anno nuovo che non arriva ha incassato 170 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Bucarest, dicembre 1989. Il regime di Ceausescu sta per crollare. Mentre l'esercito reprime le rivolte a Timisoara che i media cercano di camuffare, il regista Stefan deve salvare lo spettacolo di Capodanno della TVR: l'attrice principale fuggita va rimpiazzata con l'attrice teatrale Florina, che però detesta il dittatore. Laurentiu, intanto, figlio del regista, medita di scappare in Jugoslavia a nuoto. Ionut, agente segreto della Securitate, deve sorvegliare lui e i suoi amici, ma è incapace di allontanare la madre Margareta dalla sua casa prossima alla demolizione. Intanto Gelu, operaio traslocatore dello stabile, è in ambasce: il figlioletto ha imbucato la letterina a Babbo Natale in cui chiedeva la morte di "zio Nicolae" come regalo per il papà.
Mungiu. Mihaileanu. Puiu. Porumboiu. Jude. Il cinema romeno tra i secoli pullula di indagini su speranze di rivoluzione e promesse tradite dal regime. Il debuttante Muresanu, schivando il compendio storico, trasfigura questo patrimonio in una tragicommedia corale, sospesa, traboccante d'ironia, che consegna allo spettatore l'onere di costruire un mondo migliore.
Ex giornalista, pubblicitario e letterato di formazione britannica (della London Film Academy prima della NFTS di Beaconsfield), il regista di Bucarest nel 2018 realizzò The Christmas Gift. Fu European Film Award per il miglior corto e candidatura all'Oscar nella stessa categoria. Sei anni dopo, il film breve è diventato canovaccio per questo lungometraggio fregiato del meritatissimo premio per il Miglior Film a Venezia 81, sezione Orizzonti.
Campionando un'umanità varia, prostata ma speranzosa, in bilico tra un presente che è sofferenza e un futuro di liberazione che tarda a schiudersi, elevandone ferite, traumi, slanci di cambiamento, alleggerendone psicosi, nevrastenie e isterie nel registro farsesco, Muresanu confeziona un'irresistibile J'accuse civile mettendo alla berlina la forza micidiale e onnipervasiva del regime rumeno di allora, ma applicabile a tutti quelli attuali (si veda Kafka a Teheran per conferme).
Unità di tempo, partitura corale, trama multicentrica, tono popolare che non cede alla banalizzazione né al pietismo, L'anno nuovo che non arriva sgomenta, indigna e conquista alla distanza con un finale indimenticabile sulle note del Bolero.
Il regista esordiente sa già saccheggiare l'archivio per periodizzare e sostanziare la drammaturgia, nobilitandola con una dimensione sonora quanto mai espressiva: le musiche, sia diegetiche che extradiegetiche, si fanno qui autentiche giunture narrative per mettere a profitto la classica "narrazione reticolare": Muresanu calca sul paradosso etico e segue, senza annodare, i legami che affiorano casualmente tra i vari protagonisti, tutti tormentati e scissi, uniti solo dal terrore e dall'attesa sempre più spasmodica mentre su Bucarest spirano i venti di rivoluzione che arrivano da Timisoara: il giovane che medita la fuga in Jugoslavia ma ne è tormentato; l'anziana che non vuole rinunciare alle radici legate alla casa per l'incognita del nuovo appartamento; l'attrice di teatro, con tanto di poster di "La passione di Giovanna d'Arco" in casa, disposta a tumefarsi il volto e perdere la voce per sabotare lo show televisivo; il regista costretto a rinnegare in pubblico il figlio; l'operaio che detesta il dittatore ma deve partecipare alla manifestazione a suo sostegno.
Tra il crepuscolo di un'epoca disgraziata e un'altra che tarda ad arrivare, Muresanu armonizza la questione privata nella macchinazione pubblica, la vita nella Storia, le parabole individuali schiacciate dal rullo compressore della Storia. Satira del potere, denuncia sociale attualizzante, romanzo popolare, umanità dei vinti. C'è tutto questo nelle due ore abbondanti di film, sublimato e regolato dal filtro intellettualizzante dell'ironia.
Un film talmente spregiudicato nel suo coraggio civile da farsi perdonare più battute puramente informative (soprattutto in apertura), ma capace, pur nella foga espressiva, di denunciare quanto una repressione, anche solo potenziale, possa pietrificare quotidianità, scelte, passioni, perfino pensieri individuali: i sei personaggi, si capisce, hanno qui valore esemplare.
Forza repressiva che sfrutta la devastante pervasività del sistema mediatico (tv e radio), autentico narcotico di massa, efficacissimo nell'indirizzare consenso, deformare il reale, perpetuare il potere, negare il diritto stesso di immaginare un'altra società. Ma poi tutto questo è così lontano dalla censura inconscia che pende sulla nostra tv di Stato e dintorni?
S'inizia lentamente, in maniera apparentemente caotica, confusa, coadiuvata anche dalla macchina da presa a spalla sempre in movimento, che delinea però, lo stato d'animo dei sei protagonisti, piccole storie di quotidiane paure, di disillusioni e impotenza , volti e voci che rappresentano un popolo sfinito dopo 24 anni di dittatura.
Inizio sulle note malinconiche di un blues, finale sul ritmo incalzante del Bolero. In questa parabola sonora vibra tutto il potenziale del film che Bogdan Mure?anu ha dedicato alla Rivoluzione Rumena, riuscendo a rendere l'idea delle tensioni sociali accumulatesi durante il regime di Nicolae Ceausescu e giunte all'apice alla fine del 1989. Premiato nella Sezione Orizzonti del Festival di Venezia, [...] Vai alla recensione »
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