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![]() ti droghi per giocare a calcetto con tuo figlio e prendi il viagra per farti le sue amiche
dal film Amore, bugie e calcetto (2007)
Claudio Bisio è Vittorio
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Non è un comico, è un attore. Non è un film, non è un palco: è una vita. Colui di cui parliamo non è un attore relegato nei soliti generi, ma un interprete che ha speso tutta la sua vita a creare qualcosa di contaminato fra teatro, cinema, musica e televisione. Da ragazzo era un combattente appassionato, oggi è uno dei capolavori del nostro cinema, uno dei più grandi attori della settima arte italiana che, però, sembra volerlo relegare in una facile catalogazione (ahinoi)! Eppure nei suoi occhi si nasconde la magia della bellezza e dell'emozione, nella sua voce dura e intensa si cela quel magnifico filo rosso che lo fa correre e saltare dal palco al set, unendoli in un unico piano. Diversi personaggi, diverse storie ma, sempre, l'intreccio tra ironia recitativa e passione civile. La base grazie alla quale ha costituito il senso della sua vita. Claudio Bisio è un uomo che ama l'esistenza (non soffre della sindrome del pagliaccio triste, grazie a Dio). Gli piace la libertà, quella di tutti, quella per la quale da ragazzo aveva scelto di difendere nelle contestazioni del '68 e alla quale ancora oggi rende omaggio.
Un'esplosione di comicità fin dalla nascita
La vita di Claudio Bisio comincia già con il piede sbagliato, per difficoltà nel parto, nasce con il cordone ombelicale attorno al collo che rischia di strangolarlo (motivo che lo spingerà a non usare cravatte né colletti abbottonati, come ammette ironicamente lui stesso). Trascorre i primi mesi di vita nel paese piemontese di Novi Ligure, poi la sua famiglia si trasferisce a Milano dove, con l'arrivo del '68 e delle contestazioni giovanili, lascia lo studio in arti figurative per dedicarsi alla politica. Cintura marrone di arti marziali, quando sta preparando l'esame per cintura nera, arriva il servizio militare obbligatorio che lo condurrà a Macomer, in Sardegna. Con il rientro a Milano, prende la decisione di girare il mondo e finalmente trova la sua strada: il teatro. Senza grandi aspettative prepara la prova d'esame per l'ammissione alla civica scuola del Piccolo teatro di Milano, portando un brano tratto da "Look back in anger" di John Osborne e cantando al pianoforte "Vedrai vedrai" di Luigi Tenco. Le sue performances raggiungono i risultati sperati e viene ammesso. Così, negli anni a venire, affronterà Brecht, Pirandello, Feydeau, Shakespeare, Dostojevski, ma soprattutto il musical trasgressivo "The Rocky Horror Picture Show".
Il Bisio sconosciuto degli esordi teatrali
La sua attività teatrale proseguirà con "Amor giovane, amor vecchio", "Antigone" di Sofocle, "La mosca", poi entra nel Teatro dell'Elfo a opera del regista Gabriele Salvatores (che lo aveva notato in una replica del "Rocky Horror") che gli affiderà anche una parte nel cinematografico Sogno di una notte d'estate (1983) da lui diretta, con la partecipazione di Flavio Bucci, Erika Blanc, Luca Barbareschi, Alessandro Haber e la cantante Gianna Nannini. Dal loro sodalizio artistico nasce una profonda amicizia che li condurrà a lavorare gomito a gomito sul palcoscenico ne "Nemico di classe", "Amanti", "Comedians", "Ubu re" e "Cid", ma che lo indurrà a spingersi nei primi approcci alla macchina da presa con i cortometraggi "Film Fetore", "Beneath the death" e "Incubi catodici". Si dà perfino al cabaret (genere teatrale di cui diverrà presto re), in coppia con l'attore Antonio Catania al mitico Derby Club, tempio e fucina di tutti i talenti comici italiani.
Risi, Monicelli e Bertolucci per cominciare
A metà degli anni Ottanta, la sua carriera si intreccia alternativamente fra palco e set. Nel primo, con la collaborazione dei drammaturghi Edoardo Erba e Roberto Traverso, mette in scena "Black out", "Un cm ogni 80 battiti" e "Favola calda", e la visibilità acquistata spingerà il premio Nobel Dario Fo a proporgli la partecipazione in una riedizione de "Morte accidentale di un anarchico", nonché a diventare il vero e proprio padrone di casa in un altro storico locale del cabaret italiano, lo Zelig. Mentre nel secondo, si metterà in luce diretto da Dino Risi ne Scemo di guerra (1985), Mario Monicelli ne I picari (1987), Strana la vita (1987) e I cammelli (1988) entrambi di Giuseppe Bertolucci. Cinematograficamente, sarà così compagno di set dei grandi nomi della commedia: Bernard Blier, Beppe Grillo, Monica Guerritore, Diego Abatantuono, Lina Sastri, Amanda Sandrelli, Massimo Venturiello, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti, Ugo Conti e come non citare i pilastri Manfredi, Montesano, Giannini, Gassman e il collega e amico Hendel?
Il lungo sodalizio con Salvatores
La sua carriera filmica avanza diretta da Salvatores nelle pellicole Kamikazen – Ultima notte a Milano (1987) e Turné (1990), mentre a teatro porta "Café Procope", "Faust" e dall'incontro con Rocco Tanica, "Guglielma" e "Aspettando Godo". La conquista del tubo catodico è invece più lenta. Fra il 1988 e il 1990 partecipa al programma "Una notte all'Odeon" e poi entra nel cast della serie televisiva "Zanzibar", plurireplicata. Appare anche nel videoclip "Megu megun" di Fabrizio De Andrè e canta lui stesso la canzone "Rapput" nel 1991.
Mediterraneo (1991), Puerto Escondido (1992) e Sud (1993) sono i primi film (tutti con la regia di Salvatores) dei ruggenti anni Novanta, seppur continua a furoreggiare in teatro ("Le nuove mirabolanti avventure di Walter Ego", "Tersa Repubblica", "Gritistizz" e "Random") e in televisione ("Cielito lindo" e "Striscia la notizia"). Dimostra di essere anche un ottimo scrittore comico firmando "Romanzo d'appendicite", "La toga di Sara", "Quella vacca di Nonna Papera" e "Prima comunella poi comunismo", collaborando fra l'altro con Smemoranda.
Testimonial della Mayò, dell'Eni, Seat Pagine gialle, torna al cinema diretto per l'ennesima volta dall'amico Salvatores nel fantascientifico Nirvana (1996), ma anche da Rosi (La tregua, 1997) e Grimaldi (Asini, 1997, del quale è anche sceneggiatore). Non abbandona né il teatro né la televisione. Anzi, dall'incontro con l'autore Daniel Pennac nascerà "Monsieur Malaussène", mentre per le Reti Mediaset sarà il conduttore de "Facciamo cabaret", "Mai dire gol", "Teatro 18", "Le iene show", ma principalmente dell'edizione televisiva di "Zelig", che poi si protrarrà nelle costole "Zelig Off" e "Zelig Circus", accanto a Michelle Hunziker e Vanessa Incontrada.
Con il Duemila è ancora sul palco con "La buona novella", "Appunti di viaggio", "I bambini sono di sinistra", "Grazie" e "Coèsi se vi pare", spettacolo a cavallo fra musica e cabaret scritto in collaborazione con la band Elio e le Storie Tese. Al cinema, viene affiancato da Stefania Rocca e il premio Oscar Ernest Borgnine nel noir La cura del gorilla (2005) di Carlo A. Sigon e da Christian De Sica e Fabio De Luigi nel cinepanettone Natale a New York (2006) di Neri Parenti, mentre i più piccoli potranno riconoscere la sua voce come doppiatore nei film d'animazione: Atlantis (2001) L'era glaciale (2002) e il suo sequel, e il politicamente scorretto Terkel (2006).
La commedia in tutte le salse
Il tornado Bisio non si placa: il 2007 è l'anno di due ottime pellicole, prima Amore, bugie e calcetto di Luca Lucini, poi Manuale d'amore 2 (capitoli successivi) in cui Bisio è il dj-narratore che ci introduce all'amore secondo Veronesi, nel nuovo appuntamento con il suo manuale. Dopo la parentesi televisiva nella fiction Mediaset Due imbroglioni e mezzo, accanto alla vecchia amica Sabrina Ferilli, lo ritroviamo agli inizi del 2008 in Si può fare di Giulio Manfredonia, nei panni di un sindacalista infervorato che, gestendo un'associazione di malati di mente, sceglie di reinventare per loro una nuova esistenza. Abbandonando per un attimo un cinema italiano coraggioso come quello di Manfredonia, torna alla commedia all'italiana ne I mostri oggi, dove ritrova due ottimi compagni di set come Diego Abatantuono e Sabrina Ferilli, mostrando in sedici episodi le ipocrisie dell'Italia di oggi, come avevano fatto precedentemente grandi registi come Risi, Monicelli e Scola nei due precedenti episodi "mostruosi". La sua predilezione per i film corali e le storie a puntate viene confermata anche con Ex, la commedia di Fausto Brizzi che ha ricevuto un grande successo di pubblico.
Sposato alla press agent Sandra Bonzi, dalla quale ha due figlie, Claudio Bisio, è un esploratore del campo artistico a tutto tondo (appassionato com'è di musica e di arte), innamoratissimo del suo mestiere e un vero e proprio orgoglio per il teatro e il cinema italiano. Poco importa se è ancora cintura marrone di arti marziali, il pubblico e la critica gli hanno conferito già da tempo quella nera per la comicità.
David di Donatello 2009
David di Donatello 2009
Nastri d'Argento 2009
Semplice ed equilibrato, delicato e gradevole, il film di Giulio Manfredonia presentato questa mattina al Festival di Roma - e distribuito da Warner nelle sale a partire da domani in cento copie - è stato accolto dalla stampa con un lungo applauso. Nata dalla penna di Fabio Bonifacci (autore del soggetto e della sceneggiatura scritta a quattro mani con il regista), Si può fare è una commedia umana che, senza pretese, ha messo d'accordo tutti i giornalisti. "Perché, ci chiediamo, non è stato presentato in concorso?". "A dire il vero se ne era parlato", ha risposto Manfredonia, ma poi si è deciso così. Non mi ritengo Manoel De Oliveira e quindi va bene lo stesso".
Dopo vagonate di celluloide consumate in nome dell'amore giovanile - da quello "moccioso" a quello prima e dopo gli esami passando per le 'ricercatezze' stilistiche dei Muccino Bros. – è giunto il momento dell'amore un tantino più adulto, quello dai trenta in su e dai cinquanta abbondanti in giù, quello in crisi per via del sesso (quando troppo e quando niente), del lavoro, dei figli che cambiano tutto e non sempre in meglio, dei conti da far quadrare e di quelle interminabili, odiatissime (dal gentil sesso, ovvio), sudatissime ma allo stesso tempo irrinunciabili partite di calcetto del giovedì sera, unico giorno in cui il dio Calcio, quello vero, riposa in pace. Troppo complicato e spinoso sarebbe stato fare un film sullo sport più amato dagli italiani e allora ecco una divertente commedia sentimentale sul suo surrogato di più largo consumo, una sorta di manuale d'amore per uomini (e soprattutto per donne) sull'orlo di una crisi di nervi che usa la brillante metafora del calcetto e la conseguente divisione in ruoli per raccontare tanti modi diversi di vivere la vita di coppia, il sesso, l'amicizia e la vita lavorativa in tempi complicati e sentimentalmente scombinati come quelli odierni. Il calcetto come pretesto per riunire gli uomini di oggi, di diverse generazioni ma dal comune spirito goliardico, un rituale maschile che in questo Amore, bugie e calcetto, diretto dal Luca Lucini di Tre metri sopra il cielo e scritto dal regista insieme al bravo Fabio Bonifacci (Notturno Bus, Lezioni di cioccolato), riesce paradossalmente a raccontare meglio le donne, spesso vere e proprie vittime di fidanzati e mariti 'pallonari', che i diretti interessati.
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