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luned 19 novembre 2018

Beppe Grillo

Nome: Giuseppe Piero Grillo
70 anni, 21 Luglio 1948 (Cancro), Genova (Italia)
occhiello
Dimmi, Marcelle, all'ora del crepuscolo non hai la sensazione che il cuore ti caschi per terra?
dal film Scemo di guerra (1985) Beppe Grillo Il sottotenente Marcello Lupi
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Beppe Grillo
Nastri d'Argento 1982
Premio miglior attore esordiente per il film Cercasi Ges di Luigi Comencini

David di Donatello 1982
Premio miglior attore esordiente per il film Cercasi Ges di Luigi Comencini

Nastri d'Argento 1982
Nomination miglior attore esordiente per il film Cercasi Ges di Luigi Comencini

David di Donatello 1982
Nomination miglior attore esordiente per il film Cercasi Ges di Luigi Comencini



Grillo e la comunicazione: niente di nuovo nell'urlo.

ONDA&FUORIONDA

domenica 10 marzo 2013 - Pino Farinotti cinemanews

ONDA&FUORIONDA Mi ero gi interessato di Grillo quattro anni fa. Sempre in chiave di comunicazione, mai politica: un'indicazione che non mi appartiene, non voglio che mi appartenga, e comunque un'indicazione che, in queste settimane, non riesco a dare nemmeno a me stesso. Vale la pena riprodurre stralci del mio intervento di allora, perch ...qualcosa avevo previsto.
"Ed ecco Grillo. Volendo parlare di lui corretto estendere il concetto "attore" al concetto "artista", anche se al lemma Grillo, su alcuni dizionari, corrisponde la definizione "attore italiano". Il "genovese" infatti ha interpretato dei film, diretto anche da gente interessante, numeri uno, come Comencini (Cercasi Ges) e Dino Risi (Scemo di guerra). Certo, sono passati pi di vent'anni. Da anni, partendo da lontano, in modo periferico, direi concentrico - con cerchi sempre pi stretti - Grillo attacca la politica. Ci si allontana mentre ci si avvicina sempre pi. L'uomo ambizioso e certamente ritiene di possedere l'intelligenza e la capacit per fare il grande salto, che davvero triplo: passare dalle parole all'azione, dalla dialettica al potere, dal potere al potere assoluto. Insomma ritiene di poter governare il popolo. Certo, non semplice.
.... Beppe Grillo vive di estremi, di iperboli, di paradossi e di grottesco. In dialettica imbattibile e nessun politico lo affronterebbe mai. Ne sarebbe travolto, perch non riuscirebbe, il politico, a portare l'attore sul proprio terreno. E l'attore avrebbe gioco facile, per attitudine ed esercizio, a ficcarsi nei punti deboli dell'altro. Certo, questa non politica, dove il linguaggio diverso e quasi tutto ci che sostanza ambiguo e sotterraneo.
... Ma supponiamo che per una serie di favorevolissime, quasi miracolose traiettorie, Grillo possa essere eletto capo del partito e che per altre ancora pi miracolose casualit possa diventare Presidente del Consiglio. Che farebbe Grillo di fronte a una crisi internazionale, economica, o bellica. Come affronterebbe una "finanziaria"? Col paradosso, con lo "strillo"? Insultando qua e l nei banchi del Parlamento? Eppure lo stile dovrebbe essere quello, cos come il look, perch per essere credibile il nuovo Presidente non dovrebbe tradire se stesso, dunque dovrebbe vestirsi con quei maglioni, correre e muoversi in frenesia, urlare dosando i tempi che richiamano l'applauso. Il Presidente del consiglio Grillo dovrebbe essere fedele a se stesso fino in fondo. Non potrebbe omologarsi a quelli che ha sconfitto, essere simile a loro. Camminando vicino a un Presidente straniero davanti a un picchetto d'onore ci si potrebbe aspettare che sistemi il fucile o l'elmo dell'alta uniforme o la schiena troppo diritta del militare, per ridurre la gestualit a mosse meno rigide e ufficiali. Oppure, in virt della grande sensibilit verso lo spreco, durante una cena ufficiale potrebbe rilevare il prezzo eccessivo di un certo vino e farlo riportare indietro. Che politica sarebbe questa, e quali sarebbero i risultati? Dunque l'assunto finale sarebbe che la politica non si addice agli attori. Tuttavia, per provocazione, per affinit e vicinanza (parlo di artista, non di idee o di politica, non questa la sede), starei certo pi dalla parte dell'attore che del politico. E, ribadisco, visto che in questa sede di cinema e spettacolo trattasi, e non di politica, dico: Beppe Grillo Presidente del Consiglio? Ma perch non provare."

Oggi
Era il dicembre del 2009.
Veniamo all'oggi. Nel contesto di un corso che sto tenendo, per una multinazionale dell'informatica, sulla comunicazione attraverso i modelli del cinema, sono emerse momenti interessanti e suggestivi. Faccio un esempio: la retorica di Marlon Brando che fa Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare uno dei momenti pi alti e violenti nella manipolazione della masse. Citato nei testi di giurisprudenza come modello perfetto. Brando usa gli argomenti di Bruto, uno degli assassini di Cesare, per rivoltarglieli contro e capovolgere il sentimento del popolo. Con un'efficacia irresistibile. Irresistibile per molte ragioni, due delle quali decisive: gli argomenti e la loro sostanza, l'appeal e il carisma del modello. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a soggetti -nomi non ne faccio- che avevano argomenti potenti, magari "irresistibili" ma portati senza fascino ed efficacia. E ad altri che raccontavano solo sogni e suggestioni, ma sapevano come raccontarli. Questi ultimi, mediaticamente, hanno prevalso nettamente. Sappiamo. Poi c' Grillo. L'attore/politico ha stravolto tutto, anche se non ha inventato niente. Nel film Quinto potere l'anchorman Howard Beale seduto nella sua postazione. E' l'ora del telegiornale di maggiore ascolto, sessanta milioni di telespettatori. Comincia a parlare. E' ispirato, euforico, quasi invasato. "Non serve che dica che le cose vanno male, lo sappiamo tutti che vanno male, abbiamo una crisi, molti non hanno un lavoro, e chi ce l'ha vive con la paura di perderlo, le banche stanno fallendo, i negozianti temono di dover chiudere, i teppisti scorazzano per le strade. E non c' nessuno che sappia cosa fare. E non se ne vede la fine... E' la follia. Diciamo, almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti, lasciatemi la mia tiv, la mia vecchia bicicletta, e io non dir niente, ma lasciatemi tranquillo...
Be' io non vi lascer tranquilli, io voglio che voi vi incazziate, voglio che vi alziate, andiate alla finestra e l'apriate, vi affacciate ed urliate "sono incazzato nero e tutto questo non lo accetter pi." Sono concetti che un po' impressionano, perch ... siamo noi adesso. Howard si alza, agita le braccia, continua a ripetere la sua formula. Si muove nello studio. La camera lo segue Regista, assistenti, direttore assistono con gli occhi sbarrati. Intuiscono che sta succedendo qualcosa di importante. Una produttrice urla "abbiamo fatto centro!" Nel frattempo nei palazzi, nelle citt, le finestre cominciano ad aprirsi, la gente ad affacciarsi. Una ragazza grida "sono incazzata nera...". Poi la volta di un ragazzo da un'altra finestra. Poi altre finestre si aprono, molti si affacciano e urlano. Poi quasi tutte le finestre sono aperte. A urlare l'America.
Naturalmente non manca chi in controtendenza, non si fa incantare, teme una deriva di ebbrezza che alla fine non porter a niente di buono. Peter Finch che d corpo e volto all'anchorman straordinario. Per quella performance vinse l'Oscar. La sua azione, la voce, il gesto, e naturalmente i contenuti formano una chimica strepitosa, come detto sopra. La comunicazione-retorica-invettiva-urlo avanzano di molto rispetto al convenzionale. Howard legittima la parolaccia. Il senso, il target di "sono incazzato nero" equivale al "vaffa" di Grillo. Invito i lettori a riscoprire quel film. Finch "" esattamente Grillo, nella voce, azione eccetera detti sopra. Lo negli occhi aggressivi, magari spiritati.
Basta digitare su internet i due personaggi. Un altro dato, davvero singolare, che fa pensare, il tempo: Il film del 1977. Lo si deve al regista Sidney Lumet, soprattutto allo sceneggiatore Paddy Chayefsky che 36 anni fa metteva in bocca a uno speaker televisivo urlante argomenti che sono, esattamente, dei nostri giorni. Com' dei nostri giorni lo stile. E lo scontento popolare, anzi "populista, come dicono tutti. Davvero non c' mai niente di nuovo. Il comico Beppe quel film lo ha visto.

   

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