“Tre anni fa Medisaset cercava una commedia family e mi ha proposto di trasformare un mio film in una serie”, dice Paolo Genovese, supervisore artistico e cosceneggiatore di Tutta colpa di Freud, la serie in otto puntate ispirata alla sua commedia omonima del 2014 che debutterà il 26 febbraio su Prime Video, per poi approdare su Canale 5 il prossimo autunno. “Di solito, quando si decide di realizzare una serie a partire da un film è perché quel film è piaciuto al pubblico e ha il respiro necessario per approfondire le storie e i personaggi. L’idea iniziale rimane la stessa: uno psicanalista si ritrova da solo a gestire i rapporti sentimentali delle tre figlie, con un po’ di aiuto da parte degli amici che lo circondano. Ma come sempre succede, le storie prendono una loro vita e si sviluppano in altre direzioni”.
A presentare Tutta colpa di Freud, oltre a Genovese, ci sono le tre giovani attrici che interpretano il ruolo delle figlie: in ordine anagrafico Marta Gastini, Caterina Shulha e Demetra Bellina. Accanto a loro il regista Rolando Ravello, gli interpreti Max Tortora (l’amico Matteo) e Luca Bizzarri (un guru del marketing) nonché Claudia Pandolfi, che ha il ruolo di una psicanalista che prende in cura il protagonista, Francesco Taramelli. Claudio Bisio, che nella serie ha il ruolo di Francesco (che nel film era di Marco Giallini), è purtroppo assente causa Covid: niente di preoccupante, rassicura l’attore attraverso i social. Manca infine, per motivi di lavoro, anche Stefania Rocca, che interpreta una headhunter.
“Le modifiche ai personaggi sono state realizzate in fase di scrittura, perché in sceneggiatura se sposti anche un solo pezzetto ne paghi le conseguenze per tutta la durata delle riprese”, spiega Genovese. “Poi naturalmente gli interpreti, insieme al regista, si sono cuciti addosso i rispettivi ruoli”. Alla domanda se ci sia qualcosa di autobiografico nel protagonista Genovese risponde: “Non parto mai dall’idea di fare un film autobiografico perché temo il rischio noia e l’effetto ‘filmini delle vacanze’. Inevitabilmente tutto quello che ti succede finisce nelle storie, ma sempre attraverso una rielaborazione artistica”. Come mai non ha diretto lui stesso la serie? “Perché ogni tanto è importante cambiare il punto di vista su una storia che hai ideato e scritto, per vedere come qualcun altro la mette in scena. Rolando Ravello poi è un regista particolarmente capace nel raccontare le relazioni e i rapporti umani, ovvero tutto quello che è Freud”.