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domenica 9 maggio 2021

Luca Bizzarri

Io & Paolo

49 anni, 13 Luglio 1971 (Cancro), Genova (Italia)
Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer Dvd CD Frasi celebri
occhiello
Schopenhauer diceva che siamo come i ricci: da soli hanno freddo, allora si avvicinano per scaldarsi. Però stando vicino si pungono, allora si allontanano. Poi si riavvicinano, si riallontanano...un casino!
dal film Tandem (2000) Luca Bizzarri  Luca
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Luca Bizzarri

Paolo Genovese presenta insieme ai protagonisti e al regista Rolando Ravello la serie in otto episodi tratta dal suo fortunato film del 2014. Dal 26 febbraio su Prime video e successivamente su Canale5.

Tutta colpa di Freud diventa una serie, «per approfondire le storie e i personaggi»

venerdì 19 febbraio 2021 - Paola Casella cinemanews

Tutta colpa di Freud diventa una serie, «per approfondire le storie e i personaggi» “Tre anni fa Medisaset cercava una commedia family e mi ha proposto di trasformare un mio film in una serie”, dice Paolo Genovese, supervisore artistico e cosceneggiatore di Tutta colpa di Freud, la serie in otto puntate ispirata alla sua commedia omonima del 2014 che debutterà il 26 febbraio su Prime Video, per poi approdare su Canale 5 il prossimo autunno. “Di solito, quando si decide di realizzare una serie a partire da un film è perché quel film è piaciuto al pubblico e ha il respiro necessario per approfondire le storie e i personaggi. L’idea iniziale rimane la stessa: uno psicanalista si ritrova da solo a gestire i rapporti sentimentali delle tre figlie, con un po’ di aiuto da parte degli amici che lo circondano. Ma come sempre succede, le storie prendono una loro vita e si sviluppano in altre direzioni”.

A presentare Tutta colpa di Freud, oltre a Genovese, ci sono le tre giovani attrici che interpretano il ruolo delle figlie: in ordine anagrafico Marta Gastini, Caterina Shulha e Demetra Bellina. Accanto a loro il regista Rolando Ravello, gli interpreti Max Tortora (l’amico Matteo) e Luca Bizzarri (un guru del marketing) nonché Claudia Pandolfi, che ha il ruolo di una psicanalista che prende in cura il protagonista, Francesco Taramelli. Claudio Bisio, che nella serie ha il ruolo di Francesco (che nel film era di Marco Giallini), è purtroppo assente causa Covid: niente di preoccupante, rassicura l’attore attraverso i social. Manca infine, per motivi di lavoro, anche Stefania Rocca, che interpreta una headhunter.

Le modifiche ai personaggi sono state realizzate in fase di scrittura, perché in sceneggiatura se sposti anche un solo pezzetto ne paghi le conseguenze per tutta la durata delle riprese”, spiega Genovese. “Poi naturalmente gli interpreti, insieme al regista, si sono cuciti addosso i rispettivi ruoli”. Alla domanda se ci sia qualcosa di autobiografico nel protagonista Genovese risponde: “Non parto mai dall’idea di fare un film autobiografico perché temo il rischio noia e l’effetto ‘filmini delle vacanze’. Inevitabilmente tutto quello che ti succede finisce nelle storie, ma sempre attraverso una rielaborazione artistica”. Come mai non ha diretto lui stesso la serie? “Perché ogni tanto è importante cambiare il punto di vista su una storia che hai ideato e scritto, per vedere come qualcun altro la mette in scena. Rolando Ravello poi è un regista particolarmente capace nel raccontare le relazioni e i rapporti umani, ovvero tutto quello che è Freud”.
La scoperta del film è la coppia comica formata da Bisio e Tortora, che si sono incontrarti per la prima volta sul set. “Dal primo giorno abbiamo lavorato come se ci conoscessimo da anni”, ricorda Tortora. “Ci siamo trovati e molto divertiti insieme. I nostri personaggi raccontano le differenze fra Roma e Milano senza trasformarle in ostilità, e avolte sono proprio queste differenze ad aiutare ora l’uno, ora l’altro a rimettersi in carreggiata: anche perché spesso il mio personaggio ci vede meglio dello psicanalista e diventa lui stesso uno psicologo involontario, perché conosce bene la vita. Inoltre Claudio ed io amiamo l’improvvisazione, e si può farla solo se hai dei bei paletti cui appoggiarti”. “Bisognava menaje per farli smettere”, si inserisce Rolando Ravello. “Facevano chiacchierate infinite, quello che vedrete nella serie è solo il bignami”.

Tutta colpa di Freud mette al centro il mondo femminile che affianca il personaggio di Francesco. “E già questa è una peculiarità importante”, fa notare Claudia Pandolfi. “Ultimamente per fortuna sono più numerose le storie con personaggi femminili al centro delle storie”, osserva Marta Gastini, che nella serie ha il ruolo della figlia maggiore sua omonima. “E sono protagoniste forti, eroine. Ci stiamo avvicinando ad una visione della donna più a livello di quanto fino ad adesso è stato riconosciuto agli uomini. La mia idea di femminismo comunque è lottare affinché ciascun individuo, uomo o donna che sia, abbia le possibilità che merita”. E a chi le chiede se il suo personaggio sia “senza scrupoli” Demetra Bellina, che interpreta l’aspirante influencer Emma, risponde: “No, ha solo molta inventiva, grazie alla quale riesce ad ottenere ciò che vuole trovando soluzione alternative a situazioni complicate, senza fare del male a nessuno. Più che una mancanza di scrupoli, mi sembra una forma di intelligenza”.
Rolando ci ha permesso di essere completamente libere, e questo si può fare solo se il recinto è ben tracciato”, ricorda Pandolfi. “È stato liberatorio potersi muovere con disinvoltura lungo il confine fra realtà e immaginazione”. “Siamo state libere di lavorare con una serenità e una tranquillità che raramente ho incontrato sui set”, aggiunge Caterina Shulha. “Soprattutto, Rolando è riuscito a farci diventare una famiglia, e credo che questo si veda nella serie”. A chi chiede loro se l’intento di Tutta colpa di Freud, dove si parla anche di omosessualità e di relazioni complicate, sia dare voce a “storie d’amore non convenzionali”, Ravello risponde: “Se ancora si pensa che esistano relazioni non convenzionali siamo ancora a caro amico”. “Ben venga tutto ciò che mostra le possibilità infinite intorno all’amore”, rincara Pandolfi.

Ma il team artistico della serie ha mai avuto bisogno dello psicanalista? “Io ho fatti un percorso per me fondamentale, e lo consiglio vivamente”, dice Pandolfi. “Credo che la psicanalisi sia uno strumento importante essere più risolti nella vita, ed è salvifico che sia un estraneo ad ascoltarti”. “Anche io ho avuto un lungo rapporto con la psicanalisi terminato un anno fa: credo di aver sventrato il mio analista, adesso è lui ad avere bisogno di aiuto”, scherza Ravello. E ricorda un suo attacco di panico, di quelli che Francesco Taramelli ha nel film, durante un provino. “Io invece in aereo prendo le gocce per dormire”, confessa Shulha.

Tutta colpa di Freud sarà un prodotto esportabile? “L’idea era proprio quella di creare una serie comprensibile ovunque”, dice Genovese. “Le dinamiche famigliari e sentimentali sono universali, e abbiamo cercato di non raccontare cose strettamente legate all’Italia, soprattutto umoristiche. Amazon ti dà la possibilità di farti conoscere all’estero, valeva la pena intercettare quella visibilità internazionale”. Ci sarà una seconda stagione? “Ogni serie parte con la voglia di continuare a raccontare le storie dei suoi personaggi: ma la parola, come sempre, spetta al pubblico”.

   

Presentato a Roma Immaturi, ultimo film di Paolo Genovese.

Una commedia corale su un incubo ricorrente

mercoledì 12 gennaio 2011 - Marianna Cappi cinemanews

Una commedia corale su un incubo ricorrente Medusa cavalca l’onda degli incassi da sogno della stagione con un titolo che scherza su un incubo rincorrente assai comune. Immaturi, in uscita il 21 gennaio in ben 500 copie, prende infatti le mosse dell’ipotesi che un gruppo di liceali possa essere costretto a ripetere l’esame di maturità a distanza di vent’anni, con famiglie e carriere già avviate o avariate. Il cast, nutritissimo, associa nomi della comicità televisiva, come Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, con nomi della commedia sentimentale (Raoul Bova) ma non solo (ci sono anche Barbora Bobulova e Anita Caprioli, che vengono da un altro cinema, e uno spettacolare Ricky Memphis). Al banco di prova, in un certo senso, anche il regista Paolo Genovese, che ha scritto e diretto senza la consueta spalla di Luca Miniero.

Come nasce l’idea del film?
Genovese: Quello di dover ripetere l’esame che segna la soglia tra adolescenza e libertà è un incubo ricorrente che io stesso ho vissuto con terrore alla fine del liceo: avevo paura di trovarmi a vedere i miei amici diventare grandi mentre io restavo indietro, tra i banchi di scuola. Ho chiesto ad un legale: non è probabile che avvenga ma è verosimile. Se ci fosse nella commissione un professore non realmente laureato, si potrebbe richiedere l’invalidazione.

Che ricordo avete del vostro esame di maturità ? Come avete reagito alla richiesta del copione di rifarlo?
Kessisoglu: Io ho fatto una scuola privata di lingue, tedesca, dove le mie orecchie da somaro pesavano ancora di più, perché era una scuola severa, dove tutti andavano bene. Mi ricordo che mi sono detto per mesi “domani comincio a studiare” ed è finita che ho fatto la classica nottata ed è stata un’esperienza tragica. Forse è per questo che non me lo sono mai risognato.
Bizzarri: Io, come Bova, invece me lo sogno ancora. È una delle tante cose che ho in comune con Raoul, oltre all’aspetto fisico.
Angiolini: Io quando sono nervosa spesso scoppio in crisi di riso incontrollate. L’ho fatto davvero e l’ho fatto nel film.
Memphis: Io non mi sono diplomato, non ho fatto l’esame di maturità, per cui non ho ricordi.
Bova: Io mi sogno la quinta elementare, la terza media e la maturità. Tutto. I miei professori mi scusavano perché nuotavo, però la commissione esterna mi terrorizzava. In realtà il mio anno ci fu la commissione interna per cui andò bene ma mi è rimasta la paura.
Bobulova: Io facevo Giulietta al teatro nazionale della Slovacchia quell’estate, per cui con lo stesso monologo me la sono cavata anche all’esame.
Caprioli: Prima di girare la scena dell’esame ero in macchina con Ambra e ripetevamo le battute. Il vero incubo è quando la preparazione c’è ma la tensione e l’ansia da prestazione ti fanno dimenticare tutto.
Ranieri: Io non faccio l’esame nel film e non ho nemmeno ricordi del mio vero esame, perché da brava ansiosa l’ho completamente rimosso e se me lo riproponessero davvero mi verrebbe un infarto.
Mattioli: Io a 32 anni ho preso l’abilitazione magistrale, ormai con i figli, i mutui, i peli. Poi mi arrivò davvero una raccomandata che mi invalidava la terza classe.

Quando si diventa maturi?
Angiolini: C’è tempo, c’è tempo. Ho corso tutta la vita e adesso ho deciso di rallentare.
Memphis: Non è che uno ad un certo punto diventa maturo: nel corso della vita si fanno alcune scelte mature e altre no. Quando sono diventato padre sono dovuto maturare per forza, è banale ma è vero.
Bova: Bisogna mantenere una piccola dose d’immaturità, per infrangere qualche regola e mantenere il tutto un po’ meno monotono.
Bobulova: Non lo so, perché tutte le volte che penso di aver fatto o detto una cosa matura c’è sempre qualcuno che mi viene a dire “mamma mia come sei immatura”.
Caprioli: Io penso come Ricky che ci sono delle tappe e in ogni tappa si matura un po’.
Luisa Ranieri: Io sono cresciuta in fretta, perché ho perso il papà da piccola.
Maurizio Mattioli: Quando ti arriva una telefonata pesante alle sette di sera che ti annuncia una disgrazia in famiglia, la tua vita cambia. A me è successo.
Bizzarri: Io non posso rispondere, perché non sono ancora diventato maturo.
Kessisoglu: Per me l’incontro con mia moglie e la paternità hanno significato dover provare a spiccare il volo e poi volare più alto, ma senza perdere la leggerezza, che non vuol dire immaturità ma capacità di saper giocare.

Il film non punta sulla risata facile né sulla facile commozione. L’intento era quello di sperimentare un tono diverso dal solito?
Genovese: Non mi pare un film “diverso”, ma è sicuramente una storia molto sentita, perché anche se non c’è nulla di autobiografico poi, in fondo, in realtà c’è molto. Non volevo raccontare una generazione bensì sei personaggi che appartengono ad una generazione ma non pretendono di rappresentarla.

Gli ingredienti del film pescano dall’osservazione della realtà ma anche da una serie di altre commedie recenti. Come si è svolto il processo di scrittura?
Genovese: Nelle commedie corali scrivo la storia per linee, costruendo prima ogni singola vicenda dall’inizio alla fine. Solo dopo cerco di intrecciarle tra loro con equilibrio.

La verosimiglianza del film è una scelta o un risultato?
Genovese: Una scelta. La grandezza della commedia è proprio quella di riuscire a raccontare la realtà da un preciso punto di vista, da un’esagerazione, ma pur sempre la realtà. Per il personaggio di Ambra, la sessodipendente ossessivo-compulsiva, per esempio, mi sono consultato con una sessuologa. Non volevo rischiare di dire cose non reali.

La scena in discoteca segnala il gap tra le due generazioni a confronto: quasi ventenni e quasi quarantenni. Cos’è cambiato rispetto a vent’anni fa?
Genovese: Quando avevo 20 anni io era molto più difficile sentirsi grandi prima del tempo, oggi la società ci permette di farlo, con i social network e tutto quanto.

Ricky Memphis in versione bamboccione è esilarante. Com’è nato il suo personaggio?
Genovese: Mi piaceva l’idea di un Memphis quasi intellettuale, secchione, completamente diverso da com’è nella vita reale.
Memphis: Mi sono trovato bene nel personaggio di Lorenzo, perché anche se non sembra, anche se me ne sono andato presto da casa, sono molto simile a lui caratterialmente: sono un secchione nella vita, non a scuola, perché ci sono andato poco.

Dal film emerge il ritratto di una generazione incompiuta. È così?
Genovese: Quella tra i 35 e i 45 anni è una generazione orfana di ideali. I nostri genitori venivano posti dalla Storia davanti a delle scelte forti, ma che consentivano loro di identificarsi con un’ideologia dominante. Per noi non è stato così.
Bizzarri: Paolo Nori dice che i nostri nonni volevano costruire il mondo, i nostri padri cambiarlo e noi basta che non rompiamo troppo i c… Per i ventenni di oggi la prospettiva è più dura, più seria, ma la nostra generazione è proprio quella lì, di quelli che basta che non rompano troppo i c…

Il film accresce il numero delle tante fortunate commedie corali di questi ultimi anni. Come si spiega?
Genovese: Rispetto a pochi anni fa, nel cinema italiano si è innestato un circolo virtuoso, ed è perché i prodotti offerti sono molto buoni, se non lo fossero il pubblico li abbandonerebbe. La coralità però non è l’unica opzione, il film di Checco Zalone, per esempio, è un one man show.
Letta: Da qualche anno è caduto il pregiudizio sui film italiani, ci sono stati film “d’autore” che hanno ottenuto ottimi risultati sul mercato, la novità positiva è il rapporto recuperato tra pubblico e autori e produttori del cinema italiano.

Rimarranno sempre e comunque 9 e mezzo i mesi della loro distribuzione?
Letta: Medusa negli ultimi tre anni ha puntato molto sulla commedia “di qualità” e i risultati sono soddisfacenti, ma non è la nostra unica offerta. Sulla durata della stagione cinematografica continuiamo a lavorare, per scardinare l’abitudine del cinema italiano a non frequentare le sale d’estate, ma è un lavoro lungo nel quale bisogna credere, bisogna investire e bisogna essere uniti.

Quali impegni all’orizzonte?
Kessisoglu e Bizzarri: Per noi Sanremo, "Le Iene" e "Camera Cafè"
Angiolini: “I pugni in tasca” di Bellocchio in teatro.
Memphis: Ho in uscita una serie tv sui narcotici, il film di Abatantuono per Mediaset (Area Paradiso) e Come un delfino, la miniserie di Stefano Reali.
Bova: Come un delfino e Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno con Paola Cortellesi.
Bobulova: Come un delfino e Scialla! di Francesco Bruni, presto al cinema.
Caprioli: Il film di Alice Rohrwacher Corpo celeste.
Ranieri: Mozzarella story, film d’esordio di Edoardo De Angelis.
Mattioli: Come un delfino e il musical "Rugantino".

Un figlio di nome Erasmus

Un figlio di nome Erasmus

* * - - -
(mymonetro: 2,34)
Un film di Alberto Ferrari. Con Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Daniele Liotti, Ricky Memphis, Carol Alt.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2020. Uscita 01/07/2020.
Un fidanzato per mia moglie

Un fidanzato per mia moglie

* * - - -
(mymonetro: 2,24)
Un film di Davide Marengo. Con Paolo Kessisoglu, Geppi Cucciari, Luca Bizzarri, Dino Abbrescia, Francesco Villa.
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Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 30/04/2014.
Colpi di fortuna

Colpi di fortuna

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,83)
Un film di Neri Parenti. Con Erica Zambelli, Mariano Bruno, Alessandro Bressanello, Barbara Folchitto, Fatima Trotta.
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Genere Commedia, - Italia 2013. Uscita 19/12/2013.
Immaturi - Il viaggio

Immaturi - Il viaggio

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,71)
Un film di Paolo Genovese. Con Ambra Angiolini, Luca Bizzarri, Barbora Bobulova, Raoul Bova, Anita Caprioli.
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Genere Commedia, - Italia 2012. Uscita 04/01/2012.
Immaturi

Immaturi

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,95)
Un film di Paolo Genovese. Con Ambra Angiolini, Luca Bizzarri, Barbora Bobulova, Raoul Bova, Anita Caprioli.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2011. Uscita 21/01/2011.
Filmografia di Luca Bizzarri »
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