| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Macedonia, Svezia, Belgio, Danimarca |
| Regia di | Teona Strugar Mitevska |
| Attori | Noomi Rapace, Sylvia Hoeks, Nikola Ristanovski, Marijke Pinoy, Labina Mitevska . |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Adler Entertainment |
| MYmonetro | 3,00 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 17 marzo 2026
Il racconto di un momento cruciale nella vita di Madre Teresa di Calcutta, quando prende la sofferta ma risoluta decisione di lasciare il convento di Loreto Entally per dare vita a un nuovo ordine religioso interamente dedicato ai più poveri tra i poveri.
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CONSIGLIATO SÌ
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Teresa c'è per tutti, specie per gli ultimi. È la madre superiora del convento delle suore di Loreto, una guida spirituale e pratica per tutti a Calcutta, un punto di riferimento irrinunciabile. Lei sacrifica tutto di buon cuore per gli altri, e intanto attende solo la comunicazione del permesso di lasciare il monastero per creare un nuovo ordine religioso. La sua ambizione si scontra però con la vita e i suoi imprevisti, una suora a lei molto vicina la pone di fronte a un dilemma che mette tutto in crisi, anche la fede. Un momento cruciale e di passaggio, tormentato e controverso, da cui Teresa ne uscirà come la Madre Teresa che conosciamo. Non senza aver messo a dura prova la sua fede.
Ci sono biopic tradizionali e poi ci sono storie di vita esemplari, in grado di stupire anche per i loro trascorsi controversi e tormentati. Mother di Teona Strugar Mitevska rientra in questa seconda categoria.
Un film che non intende raccontare la vita di Madre Teresa di Calcutta ma sette giorni della sua vita, durante un momento di passaggio davvero cruciale per lei, donna in un mondo gestito da uomini con il sogno di creare un ordine religioso tutto suo. Un ordine nuovo, basato su una serie di regole di vita ferree, inflessibili, essenziali, perché bisogna preoccuparsi solo della missione, vera priorità di Madre Teresa in quegli anni (fine anni Quaranta).
A darle voce e corpo c'è un'eccellente Noomi Rapace, che aggiunge un tassello alla sua collezione di personaggi memorabili e regge sulle sue spalle tutta l'opera con una performance poderosa e sensazionale. Volto espressivo di dubbi e multiple emozioni, viene inchiodata spesso dalla regista in primissimi piani atti a esaltarne il talento evidente. Rapace convince e colpisce rimanendo misurata e recitando spesso in sottrazione.
Il titolo del film ne svela anche l'intenzione di base: giammai firmare la patinata agiografia di una santa, ma raccontare piuttosto giornate complicate di una donna che si sporcava con le bende dei malati, con la farina e con il sangue. O meglio, di una madre. La madre superiora, una donna che sceglie di essere madre di tutti, specie degli ultimi, dei marginalizzati, dei lebbrosi a Calcutta. Ma anche un'anima tormentata che per diventare ciò che sarà deve necessariamente prima scontrarsi con il fantasma della maternità. Spettro che ha le sembianze umane di una suora che conosce molto bene, ma una nuova vita in convento non può essere ammessa e l'aborto è peccato già solo al pensiero. Nella sospensione di una scelta così complessa sta tutto il senso di un film che restituisce un ritratto laico mai scontato della religiosa donna più nota della Chiesa mondiale.
La regia parte con il linguaggio documentaristico che conosce bene, per poi concedersi verso la seconda metà del film un tocco allegorico interessante. Le mura delle celle delle suore diventano sempre più strette, come pressate dai problemi del quotidiano, e la scelta di Mitevska si rivela lungimirante. Raccontare non l'icona, ma il magma emotivo che si agita dentro l'animo della donna, prima ancora di diventare il mito Madre Teresa di Calcutta. Una capa severa, testarda, anche brusca, mai priva di difetti, dubbi ed emozioni contrastanti. Dunque un personaggio estremamente verosimile, vicino a chi guarda e si sente, per le due ore di film, a Calcutta accanto a lei.
Non è la santità che interessa alla regista macedone Teona Strugar Miteveska. Mother, presentato nella sezione Orizzonti, prova a scavare dentro alle contraddizioni umane, del tutto estranee ad ogni trascendenza e ad ogni fede, tra il necessario rispetto delle regole religiose e quelle morali che non sempre coincidono con le prime. Tutto ovviamente visto dall'interno di un convento di suore, attraverso [...] Vai alla recensione »