| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario, |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Michele Mally |
| Uscita | lunedì 20 aprile 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Nexo Studios |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 22 aprile 2026
Un viaggio tra i corpi dell'eros e dello scandalo nella giovinezza ribelle dell'artista. Tabù - Egon Schiele è 110° in classifica al Box Office. domenica 3 maggio ha incassato € 12,00 e registrato 7.254 presenze in totale.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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La vita e l'opera di Egon Schiele vengono trattate parallelamente dal regista Michele Mally e dalla sceneggiatrice Arianna Marelli attraverso un continuo dialogo tra un diario personale e umano dell'artista, restituito dal contesto famigliare-politico-sociale-ambientale-estetico, e i preziosi disegni e dipinti di Schiele, che rendono la sua figura e il lavoro in maniera tangibile e vivamente contemporanea.
Di contemporaneità si tratta sin dall'inizio del film. La narrazione, infatti, si stratifica tra presente e passato.
L'attualizzazione della figura di Egon Schiele nell'oggi è rappresentata da Erika Carletto, giovane attrice che delinea la vita del tormentato artista attraverso la visione dei suoi documenti (vecchie fotografie di famiglia, ritratti, ambienti in cui Egon ha vissuto, strade che ha calpestato) e dei temi di riflessione umana legata all'amore, al vivere da adolescente e, successivamente, poco più che ventenne.
Il passato, invece, è raccontato da professionisti che, tra arte e psicanalisi, tra storia e filosofia, tra curatela e letteratura, tratteggiano la figura di Schiele. Voci appassionate e incisive come quella della scrittrice Romina Casagrande o del critico d'arte Elio Grazioli, scandiscono la narrazione riflettendo sulle diverse tematiche dell'opera dell'artista austriaco in maniera capillare, scientifica, con un'attenta umanità. Come sfondo naturalmente le figure ritratte da Egon Schiele: i corpi nudi prevalgono.
Uomini e donne, affetti o erotismi, vengono intervallati da paesaggi urbani e, pochi, naturali. Protagoniste insieme all'artista sono le città in cui vive e lavora: il fascino della Boemia dell'infanzia, di Vienna e Praga da ventenne. Vienna, inizialmente, è un rifugio borghese e apparentemente più bilanciato rispetto a quello d'origine dove, cresciuto insieme alla madre Marie e alle due sorelle, Egon ha sempre provato un'esclusione. Il giovane artista si sentiva diverso, non ascoltato dalla famiglia. Il padre morì presto, dopo una lunga malattia.
Non è un fattore peculiare, dunque, la visione cruda di Schiele, i tratti respingenti, spigolosi delineati nei corpi nudi che, ossessivamente, ritrae. Corpo e morte, anzi, nudità, sensualità e morte sono i temi che ricorrono di più per tutta la sua ricerca artistica. Sono quei tabù di cui tratta il film. Tabù che, come raccontano la produttrice e la sceneggiatrice, vengono mostrati attraverso altri elementi chiave tra cui il tempo moderno. Schiele ha anticipato, per estetica e per i temi trattati, una temporalità che ancora oggi non è ancora giunta. A volte i suoi disegni sono ancora dei tabù.
Egon Schiele muore giovanissimo, stroncato dalla febbre spagnola, che tocca, poco dopo, alla moglie, oltretutto, in attesa di un loro figlio. L'artista ha lavorato fino a soli 28 anni: una vita breve e, invece, una ricerca e produzione intense, densissime e, appunto, saldamente contemporanee.
Della sua famiglia Egon ama profondamente, anzi, ossessivamente, la sorella Gertie, prima modella raffigurata nelle sue opere. É proprio Gertie, grazie alle interviste della regista Gerda Leopold che, negli anni settanta, andò sulle tracce di Schiele, a narrare le avventure con il fratello che, sin dall'infanzia, aveva costruito un rapporto particolare con lei, il suo aspetto fisico, la sua attitudine graziosa e furbetta. A Praga Schiele si reca dopo l'atroce esperienza del carcere: nel 1912 l'artista viene infatti recluso per tre settimane sotto l'accusa di rapimento, detenzione di minore e divulgazione di materiale pornografico.
A Neulengbach, dove viveva con il grande amore Wally (protagonista dai capelli rossi di magnifici ritratti e schizzi di "metà" carriera che oggi si ritrovano nelle istituzioni e musei in giro per il mondo), Egon viene infatti denunciato e sfrattato dalla sua casa per la frequentazione di modelle, spesso giovanissime, bambine, nella sua abitazione e nel giardino. In carcere dipinge ogni giorno, in maniera rigorosa. Disegna e scrive. Alcune note di quell'esperienza sottolineano la sofferenza e l'urgenza di libertà. "L'arte è eterna", scrive Schiele. Uscito dal carcere l'artista non dipinge per sei mesi. Prima di Praga, la città dove vengono evocate le parole e tracce di Kafka, Egon sceglie una vita più borghese e sposa Edith Harms. All'amore della vita, Wally, subentra un momento più razionale con la scelta di una ragazza di rango più alto e dall'attitudine più istituzionale.
Le figure femminili sono state importanti per il percorso di Schiele, come si evince dalle opere. La parte umana che accompagna la sua vita si muove in parallelo al contesto della Boemia, l'altro sfondo per comprendere le atmosfere, i momenti politici e sociali, le estetiche, che hanno influenzato il breve percorso di Egon Schiele. Realizzare un film su questo artista talentuoso e controverso, sulla sua arte non aderente ai canoni preposti dall'accademia o da tanta arte di oggi, è ancora un gesto coraggioso, che, come le opere dell'artista viennese, ha il dovere di sedimentare una traccia a lungo termine. Le chiavi del racconto tra passato e presente, tra documenti storici e iconografici e le questioni esistenziali di una testimone dell'oggi, avvicinano il pubblico all'umanità e al pensiero di un creatore fuori dalle righe come Egon.
Padri, madri, sesso, malattia, morte. Nudità (senza) vergogna. Vienna, Praga, il borgo boemo di Ceský Krumlov, e non solo. Inizio del secolo XX, che lì vuol dire Freud, Schnitzler e Zweig, Kafka e un universo di altri protagonisti del crollo dell'impero. Nel privilegiare un parallelo tra Egon Schiele e lo scrittore di Il processo, ma anche tra i temi dell'artista e la rivoluzione freudiana, Michele [...] Vai alla recensione »