| Titolo originale | Aruitemo aruitemo |
| Anno | 2008 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 114 minuti |
| Al cinema | 9 sale cinematografiche |
| Regia di | Kore'eda Hirokazu |
| Attori | You, Hiroshi Abe, Yoshio Harada, Ryôga Hayashi, Haruko Katô Kirin Kiki, Yui Natsukawa, Hotaru Nomoto, Kazuya Takahashi, Shohei Tanaka, Susumu Terajima. |
| Uscita | lunedì 15 giugno 2026 |
| Tag | Da vedere 2008 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,73 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 15 giugno 2026
L'amore per la vita, i dolori della vita in una fotografia sincera e suggestiva delle relazioni familiari. Al Box Office Usa Still Walking - Camminando in un giorno d'estate ha incassato 21,5 mila dollari .
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CONSIGLIATO SÌ
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A distanza di anni dalla morte del figlio maggiore Junpei, i membri della famiglia Yokoyama si riuniscono nella casa dei genitori per la consueta commemorazione. Tra pranzi preparati con cura, conversazioni apparentemente innocue e ricordi che riaffiorano, emergono tensioni mai sopite, sensi di colpa e rancori nascosti. In una sola giornata, Hirokazu Kore-eda compone un intenso ritratto familiare sul peso della memoria, sull'assenza e sulla difficoltà di comunicare i propri sentimenti alle persone che si amano di più. Still Walking occupa un posto particolare nella filmografia di Hirokazu Kore-eda.
Non soltanto perché rappresenta uno dei suoi film più compiuti - e per molti il suo capolavoro ineguagliato -, ma perché costituisce probabilmente il modello originario di tutto il cinema familiare che l'autore svilupperà negli anni successivi, da Father and Son a Ritratto di famiglia con tempesta.
È qui che Kore-eda raggiunge per la prima volta un
equilibrio perfetto tra osservazione del quotidiano, analisi dei rapporti di parentela e
riflessione sul peso dei morti nella vita dei vivi. La vicenda si svolge nell'arco di una sola
giornata. Ryota torna con la moglie e il figliastro nella casa dei genitori per commemorare
il fratello maggiore Junpei, morto anni prima nel tentativo di salvare un ragazzo
dall'annegamento. Attorno alla tavola si riuniscono i membri della famiglia Yokoyama: il
padre, medico ormai in pensione; la madre, apparentemente affettuosa ma capace di
improvvise stoccate velenose; la sorella Chinami con marito e figli. Come spesso accade
nel cinema di Kore-eda, l'evento narrativo è minimo. Non ci sono rivelazioni clamorose, né
conflitti esplosivi. Eppure, ogni conversazione, ogni silenzio, ogni gesto quotidiano
contribuisce a portare alla luce una rete complessa di rancori, rimpianti e aspettative
deluse.
Tra tutti i film di Kore-eda, Still Walking è forse quello che più legittimamente può essere
accostato a Yasujiro Ozu. L'influenza del maestro giapponese viene spesso evocata in
maniera automatica quando si parla dell'autore di Tokyo, talvolta a sproposito. Qui invece
il richiamo è evidente e consapevole. Non tanto per una questione di stile visivo - Kore-
eda non replica la grammatica rigorosa di Ozu né scimmiotta la sua tecnica peculiare -
quanto per il modo in cui osserva la famiglia come luogo di affetto e insieme di sofferenza.
Come nei grandi film di Ozu, i conflitti non si manifestano apertamente ma si depositano
nelle pieghe della quotidianità, nei discorsi apparentemente insignificanti, nelle occasioni
mancate.
La differenza è che Kore-eda introduce una dimensione emotiva più scoperta e dolorosa. Il
fantasma di Junpei domina ogni scena pur non comparendo mai. La sua assenza è una
presenza costante, una misura con cui tutti gli altri personaggi continuano a confrontarsi.
In particolare, Ryota vive sotto il peso di un paragone impossibile. Non è soltanto il figlio
sopravvissuto: è il figlio che ha preso il posto di un fratello idealizzato dalla memoria
familiare. Ogni suo gesto sembra inadeguato rispetto a quell'immagine cristallizzata nel
tempo.
È qui che emerge uno degli aspetti più crudeli del film. I genitori, soprattutto il padre, non
riescono davvero a vedere Ryota per ciò che è. Continuano a guardarlo attraverso il filtro
dell'assenza di Junpei. La commemorazione annuale diventa così una sorta di rituale
collettivo che impedisce a tutti di elaborare il lutto. Nessuno riesce ad andare avanti
perché nessuno vuole davvero rinunciare al proprio dolore.
Emblematico è il trattamento riservato al giovane che fu salvato da Junpei. Invitato ogni
anno alla commemorazione, l'uomo porta sulle spalle un senso di colpa devastante. La
sua presenza dovrebbe rappresentare un omaggio all'eroismo del defunto; in realtà
assume progressivamente i contorni di una punizione. La madre di Junpei sembra trarre
una forma oscura di conforto dal ricordargli continuamente il debito impossibile che ha
contratto con la famiglia. È uno dei momenti più inquietanti del film, perché rivela quanto il
dolore possa trasformarsi in risentimento e quanto l'amore familiare possa convivere con
forme sottili di sadismo.
Kore-eda affronta questi temi con una delicatezza straordinaria. Non giudica mai i suoi
personaggi, nemmeno quando si mostrano meschini o egoisti. Li osserva con la pazienza
di chi comprende che le ferite emotive raramente producono comportamenti esemplari. Il
risultato è un ritratto della famiglia lontanissimo tanto dall'idealizzazione quanto dalla
demolizione sistematica dell'istituzione familiare. La famiglia di Still Walking è insieme
rifugio e prigione, luogo della memoria e fonte di sofferenza.
A rendere il film così speciale contribuisce anche la sua straordinaria capacità di evocare
la nostalgia senza mai cadere nel sentimentalismo. La preparazione dei pasti, gli odori
della cucina, le passeggiate nel quartiere, gli oggetti accumulati nel corso degli anni: tutto
contribuisce a costruire una sensazione di familiarità che potrebbe facilmente trasformarsi
in compiacimento nostalgico. Kore-eda evita costantemente questa trappola. Dietro ogni
ricordo si nasconde infatti una tensione irrisolta, dietro ogni gesto affettuoso un'ombra di
malinconia.
In questo senso Still Walking rappresenta forse il punto più alto di un cinema che ha
sempre cercato di raccontare i legami invisibili che uniscono le persone. Legami che
sopravvivono alla morte, ai fallimenti, alle incomprensioni e persino al trascorrere del
tempo. Il titolo originale, Aruitemo aruitemo, suggerisce proprio questa idea: continuiamo a
camminare, continuiamo ad andare avanti, ma alcune cose restano immutate dentro di
noi.
L'assenza quasi totale di retorica è ciò che rende il film ancora oggi così potente. Kore-eda
non cerca mai la lacrima facile né il momento catartico. Non offre riconciliazioni definitive,
confessioni liberatorie o improvvise illuminazioni. La vita, sembra dirci, procede in modo
molto più ambiguo. I rapporti si modificano lentamente, le ferite si attenuano senza
scomparire, l'amore continua a manifestarsi attraverso gesti imperfetti e parole sbagliate.
Per questo Still Walking non è soltanto uno dei migliori film di Kore-eda, ma uno dei più
profondi ritratti della famiglia realizzati nel cinema contemporaneo. Un'opera capace di
trovare l'universale nell'ordinario e di trasformare una semplice riunione domestica in una
riflessione dolorosa e lucidissima sul tempo, sulla memoria e sulla difficoltà di amare
davvero chi ci è più vicino.
"Still Walking" : un jour d'été, dans une famille japonaise unie par le chagrin et l'amour de la vie Cérémonie familiale à Yokohama. C'est l'été. Certains traînent les pieds pour aller passer ce week-end chez les parents. Médecin à la retraite, retranché dans son bureau, le père ne cache pas sa réticence à accueillir enfants et petits-enfants, mais son épouse compense la froideur du vieux ronchon [...] Vai alla recensione »