| Anno | 2004 |
| Genere | Azione, |
| Durata | 281 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Quentin Tarantino |
| Attori | Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Michael Madsen, Daryl Hannah David Carradine, Julie Dreyfus, Chiaki Kuriyama, Shin'ichi Chiba, Chia Hui Liu, Michael Parks, Michael Bowen, Jun Kunimura, Kenji Ohba, Yuki Kazamatsuri, James Parks, Sakichi Satô, Jonathan Loughran (I), Yoshiyuki Morishita, Kazuki Kitamura, Yoji Tanaka, Issei Takahashi, Sô Yamanaka, Akaji Maro, Shun Sugata, Ai Maeda, Naomi Kusumi, Hikaru Midorikawa, Bo Svenson, Jeannie Epper, Shana Stein, Caitlin Keats, Christopher Allen Nelson, Sid Haig, Larry Bishop, Laura Cayouette, Clark Middleton, Perla Haney-Jardine, Venessia Valentino, William Paul Clark, Stevo Polyi. |
| Uscita | giovedì 28 maggio 2026 |
| Tag | Da vedere 2004 |
| Distribuzione | Plaion Pictures, Midnight Factory |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,99 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 28 maggio 2026
Il capolavoro di Quentin Tarantino come il regista ha sempre sognato di mostrarlo al mondo: senza tagli, con scene mai viste prima e in un'unica opera. Kill Bill - The Whole Bloody Affair è 61° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 296,00 e registrato 98.269 presenze in totale.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Il ricordo, che spesso è distorto e mendace, rimandava a una prima parte ipercinetica e ultra-citazionista e a una seconda parte rallentata nei ritmi e densa di ambizioni da Autore. Era vero solo in parte, perché rivedendo Kill Bill in un unico viaggio di oltre 4 ore nella mente scoperchiata di Quentin Tarantino l'effetto è completamente diverso. Ciò che appariva pretestuoso diviene essenziale, il ritmo e il respiro del racconto acquisiscono un nuovo senso. E il percorso dell'eroe diviene degno dell'epica classica: a metà si colloca la discesa nel regno dei morti, sostituendo all'Ade dell'Eneide di Virgilio la più prosaica tomba di Paula Schultz in uno sperduto cimitero dalle parti di El Paso.
L'opus magnum di Tarantino, da godere rigorosamente in lingua originale, è una Babele di idiomi - inglese, giapponese, francese, mandarino, cantonese, spagnolo - e insieme un calderone in cui sono state gettate le influenze più disparate.
Tarantino non è più l'astuto grassatore di Le iene, che saccheggia Ringo Lam sperando che nessuno se ne accorga; ora invoca le Muse alla luce del sole, e con loro una pletora di numi tutelari, dalla Shaw Brothers invocata nei titoli di testa a Kung Fu e Sergio Leone, fumetti e rock'n'roll. Prima di inaugurare - dopo l'entr'acte di Grindhouse - la seconda fase della carriera, in cui proverà a riscrivere la storia, Tarantino si mette totalmente a nudo in un'esplorazione a 360° del suo immaginario, in cui cercare di trovare una collocazione adeguata per ogni tessera del puzzle. Sonny Chiba ha il suo spazio, così come Gordon Liu (in due ruoli), Lady Snowblood come La 36.ma camera di Shaolin, in un flusso magmatico che ha un unico epicentro e demiurgo in Bill: il più fetente e inesorabile degli assassini è anche l'alter ego di Quentin, come lui innamorato di questi feticci della cultura del XX secolo (emblematico il discorso su Superman e sulla visione della natura umana come debole e fallace) e come lui capace di valorizzarli nella propria professione. Ossia to shoot, sparare, per Bill; e to shoot, girare un film, per Quentin. Tecnicamente provetti e diabolicamente meticolosi, Bill e Quentin mettono in scena Kill Bill (è Bill stesso a graziare la Sposa e a permettere al film di proseguire), ma non sanno come concluderlo.
Perché la ragione si ferma fino al quia, ci diceva Dante arrestando Virgilio alle porte del Paradiso. Oltre ci può condurre solo Beatrice, o appunto Beatrix (Kiddo), la Sposa, sopravvissuta miracolosamente al massacro e guidata dalla Fede (nella propria vendetta). Ogni prova che Beatrix supera è un test su come la fede possa trascendere i limiti del razionale, che si tratti di un alluce da muovere a comando o di una bara da aprire con un pugno. Pai-mei, sifu che sintetizza decenni di gong fu pian hongkonghese e mistica figura soprannaturale che rifiuta la mediocrità (e odia gli americani), le permette di accedere a segreti mai rivelati ad anima viva perché coglie in lei la straordinarietà, quella sfumatura di pietà che placa la sete di morte del killer e lo riconverte nuovamente a essere umano, da Superman a Clark Kent, da scimmia che agita l'osso mortale a feto astrale ora, infine, cosciente.
Un viaggio straordinario che restituisce l'opera alla visione originaria dell'autore - costretto a dividerla su richiesta della Miramax - con la sequenza degli 88 Folli finalmente a colori e non in bianco e nero, in un'orgia di sangue; e senza il fastidioso spoiler in chiusura di Kill Bill Vol, 1, che anticipava la rivelazione sulla figlia di Beatrix. Peccato solo per il recupero del "Capitolo perduto" posto in chiusura, dopo i titoli di coda: un corto di animazione, realizzato utilizzando l'Unreal Engine di Fortnite, posticcio e scritto malissimo, talmente lontano dallo standard qualitativo del resto di Kill Bill da lasciare la medesima e fastidiosa sensazione di una caramellaccia zuccherata, trangugiata dopo una cena in un ristorante stellato.
Ancora ricordo l'emozione di quando l'ho visto per la prima volta al cinema. È un film che si ama o si odia ma non può lasciare indifferenti. Temo però che nell'epoca dei video brevissimi stile TikTok cinque ore di fila siano troppi
C'è un'ultima occasione - domani, ore 16.30, a Cinecity - per vedere su grande schermo "The Whole Bloody Affair". Che altro non è se non la versione integrale e compatta di "Kill Bill", senza tagli, censure né cesure fra i capitoli. Certo, una maratona di oltre quattro ore, ma vale la pena se si ama (o si è amato) il quarto film di Quentin Tarantino.