In fuga e precaria: Natasha Lyonne come Jessica Flatcher. Su Sky e in streaming su NOW.
di Gabriele Prosperi
Charlie Cale non sa esattamente cosa vuole dalla vita, ma sa con certezza assoluta quando qualcuno le sta mentendo. È la sua condizione fondamentale: una precaria esistenziale, in fuga da un passato che non ha scelto, che si ritrova a risolvere omicidi non perché abbia un metodo o un'autorità, ma perché il suo stesso corpo rifiuta di lasciarla stare. Charlie ha infatti un dono unico, un "superpotere": sa riconoscere, per intuito, se una persona sta mentendo. Charlie attraversa così l'America profonda in un'auto scalcagnata, passando da un lavoro all'altro, fino a che una menzogna non la risucchia nella prossima storia di omicidio.
La lettura della contemporaneità americana attraversa la serie in modo sotterraneo ma coerente, e trova una forma stilistica precisa nella regia di Rian Johnson, che firma i primi due episodi.
Poker Face acquisisce la lezione dalle grandi serie (vedi su tutte La signora in giallo) e recupera la struttura del procedural classico, con il caso della settimana, la risoluzione entro l'episodio e il personaggio ricorrente come unico elemento di continuità, senza che questo recupero abbia nulla di reazionario o di nostalgico.