| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Nadia Fall |
| Attori | Ebada Hassan, Safiyya Ingar, Leo Bill, Arthur Darvill, Sinead Matthews Yusra Warsama, Ali Khan (II), Cemre Ebuzziya, Derya Durmaz, Tuncay Gunes, Syreeta Kumar, Aziz Çapkurt, Amanda Lawrence. |
| Uscita | giovedì 5 marzo 2026 |
| Distribuzione | Rosamont |
| MYmonetro | 2,85 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 3 marzo 2026
Un road-movie sull'intensità dell'amicizia femminile e sugli errori che si compiono nell'adolescenza. Brides - Giovani Spose è 137° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 166,00 e registrato 196 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Muna e Ferdosa, detta Doe, sono due compagne di scuola diventate amiche durante un corso di disegno. Complici e sodali anche nel proteggersi a vicenda contro bulli e discriminazioni continue, decidono di fuggire via dal Regno Unito di nascosto. Entrambe musulmane, una di origini somale e l'altra pakistane, sognano di raggiungere la Siria e una comunità di "sorelle musulmane". Ma il viaggio sarà molto più complicato del previsto, anche perché il loro intermediario e presunto accompagnatore non si palesa a Istanbul e da lì dovranno cavarsela da sole, fuggiasche, senza soldi, in una società piena di odio e di pericoli.
È insieme un coming of age, un road-movie e un dramma di denuncia, Brides - Giovani Spose, firmato dalla regista teatrale Nadia Fall, al suo debutto dietro la cinepresa.
Mette in scena la storia di due adolescenti musulmane che crescono in un Paese che le discrimina e le esclude, in cui sui muri delle strade si inneggia all'odio per i musulmani, fino a invocarne la decapitazione. Stanche di subire angherie razziste a scuola, le due scelgono di partire per una Siria tutta ideale, in cui poter crescere secondo valori e tradizioni in cui sentono di riconoscersi. Ma un conto è l'ideale - venduto tramite propaganda fondamentalista via social - un altro è il reale, e il loro viaggio si rivelerà decisamente più pericoloso del previsto, con nessuna garanzia di lieto fine.
Sulle prime quello che sembra la versione femminile di Io capitano di Matteo Garrone - anche lì due amici partivano di nascosto in cerca di una vita migliore, ma il focus era il fenomeno migratorio - si rivela attraverso poderosi flashback che approfondiscono vite, psicologie e problematiche delle protagoniste in un'opera del tutto diversa.
Racconta di base l'esasperazione di chi ha subito troppe umiliazioni, la disperata voglia di fuga da una società che rigetta il "diverso", e insieme l'ingenuità dell'adolescenza che spinge a seguire utopie enfatizzate dai social network, gli stessi che restituiscono immagini di una Siria devastata dai bombardamenti. Non denuncia solo l'islamofobia diffusa, Fall racconta anche la misoginia, le continue molestie, le violenze a scuola come tra le mura domestiche della nostra società.
La performance misurata di Ebada Hassan nei panni della somala Doe dallo sguardo dolce resta impressa, come anche quella più marcata di Safiyya Ingar, nei panni di una ragazza di origini pakistane poco disciplinata a scuola e con problemi familiari seri.
Il rischio del film è autoesaurirsi nel suo soggetto, limitarsi cioè a raccontare questo viaggio particolarmente problematico, la (dis)avventura di due «cuori puri», invitando chi guarda all'empatia verso le due protagoniste. Rischio aggirabile approfondendo di più e meglio le linee narrative biografiche e psicologiche delle protagoniste, di cui si percepisce tutto il malessere, ma un lavoro introspettivo più incisivo avrebbe giovato alla caratterizzazione.
Il film ha comunque il merito di far luce sul fenomeno delle spose jihadiste, donne occidentali e straniere che si uniscono allo Stato Islamico in paesi come la Siria e l'Iraq, e la fascinazione del Califfato con le promesse di presunta indipendenza ed emancipazione. Si spiega così, anche con una sostenuta propaganda via social carica di illusorie promesse di inclusione e sorellanza, la radicalizzazione di giovani donne, in questo caso adolescenti. Musulmane di seconda generazione, pronte a mollare tutto e fuggire da una società sulla carta aperta e democratica, ma di fatto oppressiva e claustrofobica. Società occidentale, europea (per metonimia, essendo la storia ambientata prima nel Regno Unito poi a Istanbul), misogina, razzista, piena di odio, che il film non esita a denunciare, suggerendo come il fanatismo nasca anche come risposta disperata al disagio sociale.
Per frammenti e flashback, Brides ci racconta come il viaggio Londra-Istanbul di due adolescenti di cultura musulmana per radicalizzarsi in Siria (siamo nel 2014) sia un disperato, ultimo tentativo di fuggire da famiglie anaffettive, indifferenti e violente, alla ricerca di senso e futuro. Alla fine dell'avventura, l'idea centrata di oscurare quel futuro inevitabilmente disastroso con il racconto del [...] Vai alla recensione »