| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, Fantascienza, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Dominique Filhol |
| Attori | Matthias Van Khache, Vahina Giocante, Sasha Gravat Harsch, Luc Palun, Bernard Destouches Pietro Botte, Christophe Ceytte, Olivia Gotanègre, Simon Benattar-Bourgeay, Franck Libert, Jean-Louis Garçon, Dominique Filhol. |
| Uscita | giovedì 20 agosto 2026 |
| Distribuzione | Madison Pictures |
| MYmonetro | 2,42 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 20 agosto 2026
Il caso Valensole è considerato il più enigmatico incontro del terzo tipo mai avvenuto in Francia. Valensole 1965 è 93° in classifica al Box Office. giovedì 24 settembre ha incassato € 80,00 e registrato 11.965 presenze in totale.
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CONSIGLIATO NÌ
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1965. A Valensole, piccolo villaggio della Provenza, la vita del coltivatore di lavanda Maurice Masse e di sua moglie Jeannette è sconvolta dall'incredibile visione che l'uomo ha di un'astronave aliena atterrata nei suoi campi. Sconvolto dall'incontro, Maurice racconta ad amici e autorità la sua esperienza, ma in questo modo attira sul suo paesino l'attenzione dei media e degli ufologi. Poco alla volta, mentre nella comunità si comincia a dubitare della sua storia, Maurice mette in crisi la sua stessa esistenza e il sistema di valori su cui l'ha costruita, coinvolgendo inevitabilmente anche la moglie e i figli.
Ispirato al cosiddetto "incidente di Valensole", in cui un contadino provenzale disse di aver vissuto un incontro ravvicinato con misteriose creature aliene, il film è soprattutto l'indagine psicologica del suo protagonista.
Uomo semplice e corpulento, gran lavoratore e padre di famiglia, Maurice Masse (interpretato da Matthias Van Khache) è l'uomo sbagliato nel posto e nel momento giusto, o forse il contrario, l'uomo giusto nel posto e nel momento sbagliato: in ogni caso, un individuo qualsiasi coinvolto in qualcosa d'inaspettato e di troppo grosso per la sua anima semplice. Con uno stile edulcorato che sottolinea la dolcezza dei paesaggi e la soavità della vita in Provenza in un tempo lontano; con il suo elogio della vita contadina e paesana, tra i campi di lavanda profumata, il miele, il caffè e i croissant in compagnia d'amici nella piazza centrale, il regista del film, Dominique Filhol, usa l'esperienza dell'incontro ravvicinato per raccontare la rottura di un equilibrio consolidato, la fine di una sorta di pastorale francese.
Di fronte all'imponderabile, il grande e grosso Maurice - e con lui, di rimando, anche la sua famiglia e il villaggio di cui fa parte, ciascuno a suo modo, con la sua forza o la sua miseria - crolla ed è costretto a cambiare per sopravvivere. Non per altro, in una sceneggiatura scritta col bilancino, in cui ogni passaggio, battuta o situazione, dice qualcosa di significativo, quando la figlia ventenne di Maurice e Jeannette chiede ai genitori di andare a lavorare in una tipografia di Aix-en-Provence, al marito che inizialmente si oppone la moglie fa capire - di fronte all'enormità di un cielo stellato... - la necessità di «imparare a guardare oltre». Niente di più esplicito, dunque: per il protagonista l'incontro con gli alieni - che nella realtà il Centre national d'études spatiales classificò come fenomeno non identificato, riconoscendo la plausibilità delle parole di Masse - è un modo per andare oltre la sua stessa vita, per evolvere come uomo, padre, lavoratore, francese.
Il film - uscito in patria già due anni fa - è ovviamente didascalico ed evidente nella sua forma e cede soprattutto a una banalità calligrafica quando mostra i paesaggi provenzali come potrebbe farlo uno spot dell'ente turismo: palette dei colori intonati al color lavanda, campi in controluce, luce giallastra al tramonto, primi piani ombreggiati, droni, musiche drammatiche, ricostruzione d'ambiente più da serie tv che da produzione cinematografica.
Per quanto ispirata a fatti realmente accaduti, la vicenda rimanda ovviamente a modelli narrativi ed estetici inevitabili, come Spielberg o Shyamalan, ma Filhol, invece di abbracciare la fantascienza nel segno del mistero, preferisce soffermarsi sul tormento interiore del protagonista, finendo per raccontare la crisi di Maurice, scatenata dall'incontro con gli alieni, in termini puramente esteriori, incapace di filmare l'invisibile e dunque aggrappato a una messinscena greve e iper-codificata e a una recitazione di maniera. Non è da tutti, insomma, affrontare un argomento di per sé ambiguo e scivoloso e il risultato di Valensole 1965 è dunque quello di un film semplice e un po' semplificato, rispettoso comunque dei personaggi, delle loro certezze (Masse rimase sempre convinto di ciò che vide, fino alla morte nel 2004), e in fin dei conti anche dello spettatore.
Un caso ben curioso quello di Maurice Masse, l'agricoltore provenzale che il 1° luglio 1965 sconvolse i propri compaesani raccontando l'incontro ravvicinato con un enorme disco volante nel suo campo di lavanda, e con una coppia di esserini calvi capitombolati giù dal mezzo - umanoidi, sì, ma certo non umani. Nella Francia di De Gaulle, "l'incidente di Valensole" fece non poco scalpore, trasformando [...] Vai alla recensione »
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