| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Danimarca, Lettonia, Svezia |
| Durata | 124 minuti |
| Regia di | May el-Toukhy |
| Attori | Mathilde Arcel F., Carsten Bjørnlund, Flora Yde Sander, Anders Brink Madsen Mikael Birkkjær, Marie Askehave, Joen Højerslev, Marina Bouras, Anne Sofie Wanstrup. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 7 settembre 2026
Una donna in procinto di festeggiamenti deve fare i conti con il suo traumatico passato.
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CONSIGLIATO SÌ
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Danimarca, circa 1945, subito dopo la fine dell'occupazione tedesca. Marie sta per fare il grande salto dal ruolo di domestica a quello di moglie del proprietario di una fabbrica di guanti, vedovo con una figlia, la piccola Leonora. In questa fase di transizione Marie si muove con cautela, come se temesse di vedersi sfuggire da un momento all'altro l'occasione della vita, e come se ritenesse di non meritare quell'opportunità. Per questo accetta senza batter ciglio gli incontri sessuali che il futuro coniuge, sempre e comunque il padrone di casa, riscuote a scadenze regolari, nonostante una serie di cicatrici ginecologiche rendano per la donna la pratica così dolorosa che deve ricorrere agli oppiacei: come dirà alla piccola Leonora, "certe cose vanno fatte anche se non vuoi". Ma un ex compagno di scuola, Karl, incontra Marie per caso su un mezzo pubblico, e lei dovrà confrontarsi con quel passato che credeva di essersi (quasi) lasciata alle spalle.
Woman Unknown svela la sua trama a poco a poco, reticente nel fornire informazioni ma parco di dettagli che dicono molto di più di quanto sia disposta a rivelare la sua protagonista.
Il film si sviluppa come un noir, con elementi di Rebecca di Hitchcock, e procede per penetrazioni e per profanazioni, fisiche innanzitutto, e poi anche morali. La maggior parte delle informazioni passa attraverso i corpi delle donne (di ogni età) e attraverso le mani degli uomini che quei corpi gestiscono come se fossero cosa loro: il ginecologo che ordina a Marie la tipica visita umiliante (perché a gambe allargate davanti ad un estraneo nessuna è a proprio agio), il sarto che la scruta e la misura come se fosse un manichino, i clienti del marito che testano (e tastano) su di lei il nuovo prodotto: non è un caso infatti che il futuro marito produca proprio guanti, accessorio che nasconde le mani femminili e che appunto le inguaina, imprigionandole (e la prima inquadratura del film parte dall'alto di un cortile confinato come "l'ora d'aria" di un carcere).
Non è un caso nemmeno che le reazioni scomposte di Marie, quando arrivano, passano attraverso le sue mani, anche verso la bambina della quale è custode, cui impone già le regole del proprio destino: una bambina che recita poesiole agghiaccianti come in un horror, o come in una tragedia greca di cui è infantile coro delfico. In Woman Unknown l'ordine è rigidamente prestabilito, scandito dal trillo imperioso di quei campanelli che convocano al dovere la servitù, ma anche da quelle campane di Chiesa che ricordano ai "buoni cristiani" chi comanda. Dunque il cucchiaio va messo alle ore quattro quando si vuole che la servitù venga a ritirare il piatto, il coltello rimane a sei centimetri dal bicchiere, hai visto mai che qualcuno facesse della lama un uso sconsiderato.
Il corpo femminile, soppesato, giudicato, sottoposto, mortificato e offeso, è al centro di questa storia e di questo modo di raccontare la Storia, ma in Woman Unknown le vittime sono anche carnefici, in conseguenza della catena di soprusi subìti, ma non prive di responsabilità personale. Maie non è una martire, è l'anello debole (ma non innocente) di una catena atavica in cui anche un uomo "tutto d'un pezzo" integerrimo e ostentatamente morale come Christian è un moralista cui troppo importa di ciò che dice la gente, e ciò che dice la gente conta più di tutto, umanità compresa. Chi trasgredisce paga in un clima di delazione costante che fa anche della Resistenza un'Inquisizione, e anche dei sottoposti delle spie.
Il corpo femminile si ribella più spesso in modo autolesionista: Leonora fa la pipì a letto, Marie porta dentro di sé cicatrici inferte da mani altrui ma da lei custodite, nell'espiazione continua di una colpa senza nome. La progressione glaciale del film scritto e diretto da May el-Toukhy, danese di padre egiziano che ha diretto alcuni episodi della serie The Crown e il film Queen of Hearts ricorda il recente Il suono di una caduta di Mascha Schilinski, ma el-Toukhy è meno preoccupata dell'estetica e più dei meccanismi di un sistema che non può che generare mostri: anche le donne si soppesano l'un l'altra, si tradiscono, palpano il vestito che Christian ha scelto per presentare Marie in società, bisbigliano nelle cucine additandosi l'un l'altra. Nessuno è esente a questo collaborazionismo pubblico e privato, ed el-Toukhy tutela l'ambiguità di tutti i suoi personaggi.
Il cerchio si stringe a poco a poco come un cappio e si apre improvvisamente in una lunga scena di umiliazione rituale che, ovviamente, riguarda il corpo femminile. el-Toukhy domina la cinepresa e il set in una composizione rigidamente controllata che è una "iron maiden" senza scampo o meglio, il cui scampo consiste nel ripristino dell'ordine, costi quel che costi. L'originalità di Woman Unknown non sta tanto nella trama ma nei dettagli attraverso i quali è esplicitata, nella fisicità con cui potrà essere vissuta sulla propria pelle dal pubblico femminile (e speriamo anche maschile), nel disagio che genera anche attraverso musiche stridenti, nella minaccia della perpetuabilità infinita dell'abuso, che come sempre è in primis di potere, e ha a che fare tanto con la gerarchia economica e politica quanto con i rapporti fra uomini e donne.
Film tagliente come una lama, mostra la vita, sempre in bilico sull'abisso, di una donna violata nel passato dal regime nazista, poi violata dal padrone di casa dove lei è una delle domestiche (lui, uomo e industriale rispettato, rigido e inflessibile, che nella sua magnanimità autoindulgente si è offerto di sposarla, ha comunque collaborato con i nazisti e lo trova perfettamente [...] Vai alla recensione »
La guerra non ha un volto di donna, ammoniva la scrittrice e Premio Nobel Svjatlana Aleksievic nel suo capolavoro letterario del 1985, opera che raccoglieva le voci e le testimonianze dirette delle donne sovietiche impegnate nel secondo conflitto mondiale. Da questo assunto prende le mosse Woman Unknown (Kvinde Ukendt), il nuovo lungometraggio della danese May el-Toukhy, che insieme a Rachel Szor [...] Vai alla recensione »
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