Elvis

Film 2022 | Biografico, Drammatico, Musicale, +13 159 min.

Regia di Baz Luhrmann. Un film Da vedere 2022 con Austin Butler, Tom Hanks, Helen Thomson, Richard Roxburgh, Olivia DeJonge. Cast completo Genere Biografico, Drammatico, Musicale, - USA, 2022, durata 159 minuti. Uscita cinema mercoledì 22 giugno 2022 distribuito da Warner Bros Italia. Oggi tra i film al cinema in 425 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,50 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 14 giugno 2022

Il regista Baz Luhrmann si dedica alla vita della grande rockstar Elvis Presley. Elvis è 1° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 118.560,00 e registrato 18.962 presenze.

Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,31
PUBBLICO 3,18
CONSIGLIATO SÌ
Spettacolo, intrattenimento, interpretazioni magistrali. Il cinema di Baz Luhrmann raggiunge il suo punto più alto.
Recensione di Giancarlo Zappoli
giovedì 26 maggio 2022
Recensione di Giancarlo Zappoli
giovedì 26 maggio 2022

Nascita, crescita, apoteosi e inizio di declino di Elvis Aaron Presley, il mito di più generazioni, vengono raccontati e riletti dal punto di vista del suo manager di tutta una vita: il Colonnello Tom Parker. È lui che accompagna, con voce narrante e presenza in scena, la dirompente ascesa di un'icona assoluta della musica e del costume mentre si impegna, apertamente ma anche in segretezza, per condizionarne la vita con il fine di salvaguardare la propria.

Baz Luhrmann fin da ragazzino che viveva nel Nuovo Galles del Sud in Australia, aveva il desiderio di incontrare Elvis. Presley. La sua morte aveva reso impossibile quel sogno. Il cinema ora gli ha consentito di farlo divenire trasposta realtà.

Se non ci fossero state esigenze di immediata riconoscibilità e di sintesi comunicativa questo film avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi "Elvis, io e voi". Perché il punto di vista narrativo sin da subito è quello di un mistificatore per eccellenza, quell'Andreas Cornelis van Kuijk che pretendeva di essere americano e si faceva chiamare Tom Parker. È l'uomo che condizionerà la vita di Elvis anche in modo molto pesante ma che non rinuncerà, nel corso del film, a chiamare a complice e, in alcuni casi, a correo il pubblico cioè coloro che hanno amato e adorato "The Pelvis".

È nell'intreccio di queste tre dramatis personae che si sviluppa lo split screen di una vita con la quale il cinema di Luhrmann raggiunge il suo punto più alto realizzando un appuntamento a cui il suo stile non poteva sottrarsi. Perché il suo spettacolarizzare ciò che già di per sé ha tutti gli elementi dell'entertainment raggiunge qui la massima potenza liberandosi dalla gabbia del manierismo. È la vita stessa della star, che con il passare dei decenni conserva intatto il suo carisma, che gli ha offerto la partitura visiva che va a declinare utilizzando tutta la tecnologia attualmente disponibile ma non avendo mai neppure una singola inquadratura fine a se stessa.

Tutto ciò grazie anche a due interpretazione che definire magistrali è dir poco. Di Tom Hanks si credeva di conoscere tutto dal punto di vista del repertorio professionale ma il suo Colonnello Parker aggiunge una pietra miliare alla sua filmografia. Lo si osservi quando, indossate sul corpo debordante le vesti del padre putativo generoso, guarda da sotto in su quella che ritiene essere la sua sempre manipolabile creatura. Nei suoi occhi, più che nell'espressione della sua bocca, si legge tutta la malignità di quegli gnomi che in alcune fiabe solo apparentemente stanno dalla parte del Bene.

Ma è il trentunenne Austin Butler che rappresenta la grande sorpresa. Con una filmografia non travolgente alle spalle riesce a battere i pur validi Rami Malek di Bohemian Rhapsody e Taron Egerton di Rocketman. Il motivo? Butler non interpreta Elvis. È Elvis. Chi avrà modo di vedere anche la versione originale potrà verificarlo sequenza dopo sequenza, inflessione vocale dopo inflessione vocale. La sua è un'adesione totale alla persona e al personaggio permettendo così a Luhrmann non solo di narrarne il percorso professionale ma di leggerlo anche su un ancor più complesso piano storico e sociale.

Visto dall'Australia Presley diviene simbolo di due fondamentali elementi molto made in USA. Se da un lato quel 'voi' viene utilizzato per leggere la creazione di un mito da parte di un pubblico che lo avverte come proprio e al contempo lo adora mentre lo divora (e potremmo dire di aver già visto trattare questo topos, con uno stile paragonabile, solo dal cinema di Oliver Stone) c'è un altro aspetto che ritorna insistentemente e che va ben oltre la celebrazione rutilante di un mito. Si tratta del tema dell'integrazione attraverso la musica.

Quell'Elvis ragazzino che passa dallo spiare i canti e i balli afro proibiti alla chiesa dove quella stessa anima black si esprime negli inni e nei balli dedicati al Signore tornerà a far memoria di sé nel corso del film trovando nella lucida malignità di Parker l'esigenza di far ritornare 'bianco' quel ragazzo che ha animo e atteggiamenti che per l'America conservatrice incitano alla lussuria e alla perversione. Termini, questi, che nascondono la profonda irritazione nei confronti di chi non nasconde e non vuole nascondere la sua artistica ed intima adesione a un'integrazione che quell'America non voleva e ancora oggi, seppure in parte, non vuole.

Non è necessario possedere tutti i dischi di Elvis né essere stati in pellegrinaggio a Graceland a Memphis per apprezzare questo film. È sufficiente poter accettare l'idea che il cinema possa essere grande intrattenimento e spettacolo senza rinunciare a far pensare. Elvis di Luhrmann lo è.

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Il biopic su Elvis Presley firmato da Baz Luhrmann.
Overview di Pino Farinotti
martedì 16 luglio 2019

Austin Butler è un 28enne che si è fatto conoscere nel ruolo di Derek nella serie Disney Channel Hannah Montana ed è stato scelto da autori importanti come Jarmusch (I morti non muoiono) e Tarantino (C'era una volta a... Hollywood, dove non sfigura al fianco di mostri sacri come Brad Pitt e Leonardo DiCaprio). Ebbene Austin è stato scelto per dare corpo e volto a Elvis Presley. Nel cast anche Tom Hanks, nella parte di Tom Parker, il manager olandese che organizzò la carriera di Presley, tutelandolo anche da amico. Sono scarse le notizie trapelate, ma sembra che il focus sarà sui decenni fondamentali del fenomeno, gli anni sessanta e settanta.

Credo che nessun artista sia stato più raccontato di Elvis. La massa è troppo grande, dunque occorre fare delle scelte e fissare dei punti fermi. Perché Presley è stato proprio tutto, un inventore, un modello, un ribelle, naturalmente un mito.

Il suo abbrivio, l'eredità, le modalità, la traiettoria non hanno avuto soluzione di continuità. Presley è non è mai assente. Giusto una citazione: credo che in Mahmood, con la sua canzone, Soldi, a Sanremo, ci fosse qualcosa di Elvis. Dunque non occorre riavvolgere il nastro e tornare a tempi lontani, quando gli emuli si chiamavano Celentano, Bobby Solo e Little Toni. In Francia Johnny Halliday e in Inghilterra Billy Fury.

Sopra dicevo "decenni fondamentali", in realtà ancora più decisivi sono stati gli anni cinquanta. Quando il cantante è esploso, quando "rock" era roba nuova e rivoluzionaria, che fece anche delle vittime, illustri. Improvvisamente gente Bing Crosby, Perry Como, Dean Martin, lo stesso Sinatra erano sorpassati. Elvis, con quei suoi movimenti del bacino e delle gambe, in jeans, umiliava la staticità di cantanti che, in abito elegante, spesso in smoking, muovevano solo le mani.

Negli anni sessanta di Presley prevale il cinema. La Metro-Goldwyn-Mayer gli fece un contratto importante. L'idea era quella di rinverdire la stagione dell'epoca precedente, quella di Gene Kelly e Fred Astaire, quando il musical si era accreditato come l'unica vera forma d'arte tutta americana, con qualità altissima, con titoli come Un americano a Parigi, Cantando sotto la pioggia e Sette spose per sette fratelli. Quando il musical aveva persino toccato Shakespeare, rifacendo testi "seri" come 'La bisbetica domata' e 'Romeo e Giulietta'. Quei fasti non furono rinverditi, ma Elvis fece il suo. Nei suoi musical non occorrevano plot particolari, bastava che cantasse. E certo valeva la sua presenza, come nell' "Idolo di Acapulco", dove bello e atletico, si tuffava dagli scogli subito dopo avere sedotto la bellissima con una canzone.

È doveroso contestualizzare la nascita artistica di Presley, che cominciò nel 1954 quando aveva 19 anni. Viveva nella cittadina di Tupelo, contea di Lee, Mississippi. Luogo decentrato, ma dalle metropoli delle coste, soprattutto da New York arrivava l'onda potente delle rivoluzioni di quel decennio, che toccavano tutte le discipline, dalla pittura, al jazz e nella musica pop. La gente si incontrava nei night, nei loft e nelle strade. Un mondo composito e ricco, una bella miscela alternativa che si imponeva. E poi attori del metodo, ballerini, pubblicitari, architetti, fotografi, stilisti, scrittori naturalmente. E tanto altro. Tutto. Broadway splendeva di luce abbagliante, con proposte diverse: dai musical di Porter e Berlin, ai drammi di Williams, Inge e Miller.

La televisione si stava espandendo con mezzi cospicui, per contrastarla il cinema evolveva qualità e spettacolo. Ed è probabile che Elvis non fosse consapevole delle prime teatrali o delle uscite dei romanzi di Faulkner o Mailer, ma quel sortilegio che tutto stava cambiando, quella smania di creare, non c'è dubbio che arrivasse a lui. E poi c'è l'altra faccia della medaglia: l'America, così entusiasta e ricettiva, era pronta per accogliere qualcosa di nuovo, il rock. Era pronta per Elvis Presley.

E veniamo agli anni Settanta, che sono quelli del declino. I video ce lo hanno mostrato tante volte, negli studi o ai concerti, appesantito, affaticato, con quei suoi costumi esagerati, col sudore che pareva sprizzare dallo schermo. E poi è morto. Quel 16 agosto del settantasette.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 25 giugno 2022
athos

La storia del re del rock'nroll attraverso le parole suadenti del colonnello Parker. Un film che si beve tutto d'un fiato, colorato e musicale. Come tutti i biopic ha il limite della trasposizione. Avrei preferito fosse sviluppato meglio il carattere e la vita di Elvis, mi è sembrato mancasse qualcosa. Ultima canzone dei titoli di coda cantata dai Maneskin. Non è poco. 

sabato 25 giugno 2022
Vittorio

Baz Luhrmann fa ancora centro. Una storia intessuta di umana debolezza di un mito che fa i conti con le difficoltà del tempo, con la famiglia antica e nuova, con il suo plasmatore artistico commerciale Parker. La vita pennellata di un mito della musica narrata attraverso il suo despota opportunista pigmalione che sembra ricalcare l'orma di Salieri/Mozart in Amadeus.

mercoledì 22 giugno 2022
francesca meneghetti

Un film candidato all’Oscar. Il film del regista australiano Baz Luhrann non è ancora uscito negli USA, ma si può scommettere che sarà un grande successo: per il suo stile glitter e rutilante, per il suo montaggio estremamente dinamico, caleidoscopico, accompagnato da una colonna sonora tendenzialmente sopra le righe, di grande effetto spettacolare (quando non stordisce), e per il messaggio politically [...] Vai alla recensione »

domenica 26 giugno 2022
jaylee

Chissà, ci sarà ancora da dire qualcosa sul Re del Rock’n’Roll? A 45 anni dalla sua morte, e svariate iterazioni del suo  biopic con interpretazioni dei vari Kurt Russell, Jonathan Rhys Meyers, Michael Shannon, ecc. la risposta appare ardua. Ci prova il redivivo  Baz Luhrmann, dopo anni in sordina. Il regista di Romeo + Juliet e Moulin Rouge offre il suo tocco, [...] Vai alla recensione »

martedì 17 dicembre 2019
Gilberto

Era ora che realizzasero un biopic del piu' grande artista musicale che sia mai esistito. che emoziona ancora oggi nel vederlo nei video che fortunatamente sono in Youtube. senza nulla togliere ai vari Freddy Mercury,o Elton Jonh e via discorrendo Elvis era come un Dio Greco.Unico e irrangingibile.

FOCUS
FOCUS
sabato 25 giugno 2022
Marzia Gandolfi

Incarnare Elvis significa misurarsi con un’immagine insuperabile fissata più di ogni altra negli occhi e nella memoria collettiva. Significa fare i conti con l’iconografia che ha prodotto, una messe inesauribile di copie, imitazioni, parodie, citazioni, deliri finzionali, che rendono praticamente impossibile sgombrare il campo per raggiungere l’originale e offrirgli l’ennesima reincarnazione. Baz Luhrmann lo sa bene e si vede. Sa che Elvis era perfetto, così perfetto da rendere impossibile guardare altrove. Austin Butler, il suo (magnetico) interprete, non lo è. O almeno non è Elvis come non lo è nessuno dei sosia in pellegrinaggio a Graceland. Un problema insormontabile per un biopic in cui Luhrmann vede un’opportunità isterica e grandiosa, prendere o lasciare.

La nota d’intenzione è data dalla prima ora energica del film che abbatte le convenzioni del genere (rise and fall) a colpi di split screen, sequenze animate e frenesia stordente, per raccontare non la vita e l’impresa di un uomo ma per far sentire fisicamente allo spettatore di oggi cosa fu veramente Elvis per il pubblico degli anni Cinquanta. Gambe divaricate, corpo incandescente che si impennava e si liberava, liberava tutti, attivando da solo l’analogia suggestiva tra rock e ‘canaglieria’ (Il delinquente del rock and roll, 1957). Attraverso Elvis, l’America (inerte e puritana) sospettava per la prima volta un legame diretto tra la carica libidica della musica e la contestazione sociale. Quella sua maniera di ballare e di occupare lo spazio, gli valsero la prigione e un successo scandaloso. Who cares? Era arte, era moda, era rock.

Per questa ragione, nella sequenza che muta il ragazzo di Tupelo in fenomeno da palcoscenico, Luhrmann carica il trucco e veste il suo eroe di un rosa sgargiante. Di seta vestito, Butler non assomiglia certo al Presley del 1954 ma è esattamente così che il pubblico doveva vederlo e percepirlo. Un dio sceso in terra “a miracol mostrare”. Baz Luhrmann costruisce allora il suo film intorno a questa idea di perfezione divina, un partito preso e una scommessa estetica che gli permettono tutto: scorciatoie biografiche e musicali, approssimazioni storiche e politiche, che faranno arrabbiare gli specialisti, e poi slanci d’amore incontrollabili verso il suo soggetto, reazioni orgasmiche e un catalogo di aneddoti.

Tutto è al servizio di un pop-up euforico, un primo atto chic e choc, che restituisce a EP la statura persa a furia di caricature. Elvis non trascende il genere ma cerca un’altra forma partendo dal miracolo della perfezione, un miracolo religioso suggerisce l’autore mostrando un Elvis bambino trasfigurato come un giovane profeta alla ricerca di dio in una chiesa nera. Quella chiamata passa per un corpo mai in grado di controllarsi, di decidere per sé, è lo spirito musicale e vocale a imporsi e a possederlo per sempre sul palcoscenico. E su quel palcoscenico Elvis accettava di essere il veicolo di una rivoluzione culturale, americana e poi universale. Impossibile per Butler ‘essere’ Elvis, farsi corpo sciamanico, non c’è lezione di danza che tenga davanti a una vocazione divina. Basta guardare le immagini originali, Elvis non sembra sapere cosa stia facendo, il suo interprete sì. Austin Butler recita Elvis e nessuno gliene vuole perché è il primo a esserne consapevole. Lo dichiara in ogni intervista rilasciata.

Ma poi accade qualcosa, il film cambia di senso e di colore, vira al nero, e l’attore ‘raggiunge’ Elvis sul palco di Las Vegas. Dall’apparizione di un dio si passa alla sua gestione, al suo commercio, alla svendita del suo miracolo. Se il cristianesimo fu un’invenzione’ di San Paolo, la ‘elvis-exploitation’ fu l’invenzione del colonello Parker, apostolo autoproclamato e rapace, che rese profano il sacro, il rocker un artista di varietà, il Re un martire, ballando sulle sue vestigia e sotto una pioggia di gadget e ‘santini’ che ne perpetuassero il culto, vivo o morto.

Frasi
Ci sono tante persone che parlano tanto, ma alla fine dovete ascoltare soltanto voi stessi
Una frase di Elvis Presley (Austin Butler)
dal film Elvis - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 26 giugno 2022
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Sono come la luce e l'ombra, il protagonista e l'antagonista di Elvis (Australia e Usa, 2022, 159'). Si sarebbe tentati di dire che la luce è Elvis Presley (Austin Butler) e un'ombra quasi diabolica Andreas Cornelis van Kuijk, alias Colonnello Parker (Tom Hanks), il suo agente. Ma Baz Luhrmann e i suoi cosceneggiatori Sam Bromell, Craig Pearce e Jeremy Doner costruiscono il racconto ora illuminando [...] Vai alla recensione »

domenica 26 giugno 2022
Fabio Ferzetti
L'Espresso

Da quando Scorsese ha detto che film di supereroi non sono cinema ma parchi a tema, siamo tentati di applicare la battuta agli innumerevoli tentativi di resuscitare le icone del Novecento. La formula però diventa ancora più azzeccata se, come nel caso di Elvis Presley, il parco a tema (cioè Graceland) esiste davvero. Perché fare un film su Elvis the Pelvis se il suo mito è stato già sfruttato in ogni [...] Vai alla recensione »

sabato 25 giugno 2022
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Rock'n'roll, sex, drugs. E' l'avvertimento in calce alla recensione del New York Times: oltre a ricordare se un film è vietato, dettaglia i motivi del divieto. Per "Elvis" è il minimo sindacale, passaggi obbligati per chiunque tenti un biopic. Baz Luhrmann non è il tipo di regista che gode con Elvis Presley disfatto negli ultimi anni (morì nel 1977).

sabato 25 giugno 2022
Paolo Fossati
Giornale di Brescia

Adorato, bandito, arruolato, trasformato in stella del cinema, rinato come rockstar e, infine, ingabbiato a Las Vegas. Elvis è passato attraverso tutto questo, ammaliando le folle con la propria fisicità inquieta e catturando gli animi con guizzi rivoluzionari, mentre la sua voce suadente ma anche graffiante, si faceva testimone di una società dagli equilibri fragili, ancora impaludata nel segregazionismo [...] Vai alla recensione »

sabato 25 giugno 2022
Marianna Cappi
La Voce di Mantova

Il regista è Baz Luhrmann, col suo stile, il suo gusto dell'eccesso, il rifiuto di un momento di pausa, di approfondimento, di anti-spettacolo. Da "Moulin Rouge" a oggi, i suoi film sono medley ininterrotti, capriole della cinepresa, partite infuocate di ping pong di montaggio: prendere o lasciare. "Elvis" non fa eccezione. Però "Il grande Gatsby" ci aveva lasciato esausti, col bicchiere vuoto in mano [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 giugno 2022
Fabio Canessa
Il Tirreno

Baz Luhrmann con Austin Butler, Tom Hanks, Olivia DeJonge. Usa.La biografia di Elvis si accende nel tripudio di uno spettacolo fragoroso grazie all'occhio stratosferico di Baz Luhrmann, il regista più in sintonia coi nostri tempi veloci e avidi di emozioni. Narrato dal torvo impresario Tom Hanks (bravissimo), il kolossal sulla vita di Presley restituisce il corpo e l'anima del rock con montaggio frenetico [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 giugno 2022
Maria Lombardo
La Sicilia

La leggenda di Elvis Presley rivive sullo schermo nel bel film "Elvis" di Baz Luhrmann (due oscar e tre golden globes nel 2001 per "Moulin rouge" con Nicole Kidman e Ewan McGregor). La dimensione intima dell'artista e- merge di più nel finale ma in questo biopic c'è il clima dell'epoca, il rapporto di Elvis coi genitori, l'amore per Priscilla e, al centro del racconto, la collaborazione col "Colonnello [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 giugno 2022
Andrea Giordano
La Provincia di Como

Il sogno e la tragedia americana sintetizzati in un unico uomo, diventato però simbolo di un modo d'avanguardia nel concepire il rapporto col pubblico e fare spettacolo. Elvis Presley, "The Pelvis", è stato tutto: attore, musicista, performer, attore, icona, per altri e intere generazioni. Più di un uomo, un concetto, una filosofia. Un'artista trascinante e modernissimo, la risposta eccitante a quella [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 giugno 2022
Marco Contino
Il Mattino di Padova

"Because I'm evil, my middle name is misery" (Perchè sono malvagio, il mio secondo nome è sofferenza). Così cantava Elvis Presley: ma il cattivo era un altro. Il suo storico manager, pigmalione della più grande rockstar di tutti i tempi: quel Colonnello Tom Parker che tenne in pugno Presley per la sua intera carriera, abusandone psicologicamente e, soprattutto, finanziariamente.

venerdì 24 giugno 2022
Peter Bradshaw
The Guardian

Così come Alan Partridge ha detto che il suo album preferito dei Beatles è The best of Beatles, così Baz Luhrman ci ha regalato un film costruito su quello che immagina essere il meglio di Elvis Presley. Più che un film sembra quasi un trailer di 159 minuti di un film intitolato Elvis. Montaggio implacabile, freneticamente appariscente, epico e al tempo stesso trascurabile, senza variazioni di ritmo. [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 giugno 2022
Stefano Giani
Il Giornale

Come si «costruisce» un mito musicale è la sottotrama che attraversa Elvis, ennesimo film su un grande della musica - in passato monografie avevano inquadrato i Queen, Elton John, Dalida, Blaze Foley, Edith Piaf, Johnny Cash, Nico, Ray Charles e l'elenco potrebbe tranquillamente continuare -con l'attenzione, tutt'altro che disinteressata al loro prestigioso repertorio.

giovedì 23 giugno 2022
Francesco Alò
Il Messaggero

«Senza di me non ci sarebbe Elvis!». Lo urla all'inizio del film, da una stanza d'ospedale, il manager Colonnello Tom Parker interpretato da un Tom Hanks seppellito sotto chili di make-up. È lui il narratore, troppo invadente, di Elvis di Buz Luhrmann, vorticoso biografico con slanci da musical sulla vita del padre del rock'n'roll diretto dal regista di Moulin Rouge! (2001).

giovedì 23 giugno 2022
Fabrizio Croce
Close-up

Come se ci trovassimo ad assistere ad un rutilante, caotico trailer di un film in divenire, l'Elvis di Baz Luhrmann si presenta fin dall'incipit sotto le spoglie di un circo altmaniano attraversato da fantasmi, rimorsi, eccessi, momenti epici e struggenti sulla messa in scena della costruzione di un'identità tra pubblico e privato, rappresentazione ed essenza, destrutturata fino al collasso.

giovedì 23 giugno 2022
Francesca Filiasi
Cult Week

Poco più che ventenne, da poco giunta a Milano e oppressa dalla mancanza di amici e di luce in una città (allora sì) sempre sotto la pioggia o nella nebbia, incontrai un'amica dei miei genitori che mi prese sotto la sua ala protettiva. La seconda volta che la vidi, in sequenza, mi trascinò prima a pranzo da Taveggia, poi da un lussuoso parrucchiere in Via Gesù, al quale intimò, fra le altre cose, di [...] Vai alla recensione »

martedì 21 giugno 2022
Giulio Sangiorgio
Film TV

«I personaggi, la loro evoluzione, le loro poste in gioco? Non ci importa. Usciamo da questo tsunami rococò con l'impressione di non aver trattenuto nulla, non aver visto nulla, non aver sentito nulla. Come se avessimo appena visto il primo blockbuster di un nuovo mondo. Che non siamo sicuri di voler vivere». Termina così la recensione di "Libération" dedicata a Elvis.

martedì 21 giugno 2022
Fabio Vittorini
Duels.it

Raccontare la storia di Elvis Presley significa mettere in scena il meglio e il peggio della società dello spettacolo. Una società, basata sul capitale, sul lavoro che lo produce e sul consumo che lo alimenta, che arriva a capitalizzare anche il tempo non dedicato al lavoro spingendo i lavoratori a consumare spettacoli che a loro volta producono lavoro e capitale.

lunedì 20 giugno 2022
Francesco Costantini
Asbury Movies

Chi va al cinema a vedere Elvis aspettandosi le cose semplici si espone al rischio di una profonda delusione. Ma d'altronde, chi va al cinema a vedere Elvis aspettandosi le cose semplici? Non c'è proprio nulla di ordinario nella vita e nella morte di Elvis Aron Presley (1935 - 1977) tranne la banalità della considerazione. Qualunque sia l'angolazione - la detonazione rock & roll? lo shock pelvico? [...] Vai alla recensione »

sabato 4 giugno 2022
Enrico Azzano
Quinlan

The Show Must Go On e tutto quel che segue. Vivono in una gabbia dorata le divinità pagane di Baz Luhrmann, lentamente consumate dal loro stesso bagliore e da persone che vivono e si nutrono dei loro riflessi. Satine di Moulin Rouge!, Jay Gatsby de Il grande Gatsby e adesso il Re del rock & roll nello sfavillante biopic Elvis, fuori concorso sulla Croisette.

martedì 31 maggio 2022
Ilaria Feole
Film TV

Un caleidoscopio di gioielli vorticanti annuncia il titolo cubitale, e non lascia alcun dubbio sul marchio che Luhrmann imporrà a vita, morte e miracoli del Re: la cifra dell'eccesso barocco del regista australiano si sposa perfettamente con la dimensione della leggenda. Ogni fase della carriera ha l'afflato epico e kitsch di un racconto tra il supereroico e il mitologico: l'ispirazione ai ritmi afroamerica [...] Vai alla recensione »

venerdì 27 maggio 2022
Lorenzo Rossi
Cineforum

Nel documentario di Ethan Coen dedicato a Jerry Lee Lewis proiettato qui a Cannes nei giorni scorsi a un certo punto passa un filmato d'archivio in cui un giornalista chiede a Lewis perché secondo lui soltanto Elvis sia diventato Elvis. La risposta tranchant del cantante è: «perché ha avuto un bravo manager!». Ecco, volendo semplificare il biopic di Luhrmann è una lunga digressione su questo punto. [...] Vai alla recensione »

venerdì 27 maggio 2022
Teresa Marchesi
Huffington Post

E se a vincere la Palma d'oro di Cannes 75 fosse l'ultimo film in concorso, come accadde nel 1999 per "Rosetta", degli allora oscuri fratelli Dardenne? Il ventunesimo in corsa è "Un petit frère" di Léonor Serraille, regista donna (che di questi tempi non guasta) e saga familiare di ivoriani immigrati in Francia. Avrebbe le carte in regola per un Palmarès di respiro politico e sociale.

giovedì 26 maggio 2022
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

«Perché Elvis è diventato "Elvis"? Perché aveva un grande manager che lo trattava come una scimmia in gabbia». Questo scambio, tra il giornalista Bryan Gumbel e Jerry Lee Lewis nel documentario di Ethan Coen Jerry Lee Lewis: Trouble in Mind (a Cannes Classics) è la storia di Elvis. Baz Luhrmann torna a Cannes (dove il suo esordio, Ballroom - Gara di ballo, aveva fatto furore a mezzanotte nel 1992; [...] Vai alla recensione »

giovedì 26 maggio 2022
Alberto Crespi
La Repubblica

Elvis, il ritorno alla regia dell'australiano Baz Luhrmann nove anni dopo Il grande Gatsby, diventerà un film imprescindibile per tre categori eumane. Categoria numero 1: i fan di Elvis Presley, e fin qui tutto ok. Categoria numero 2: i montatori, perché il lavoro di montaggio che trabocca dai 159 minuti di proiezione è ubriacante. Nessuna inquadratura dura più di 2-3 secondi, le trovate visive si [...] Vai alla recensione »

giovedì 26 maggio 2022
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

"Senza di me Elvis non sarebbe mai esistito". La voce-off del colonnello Parker di Tom Hanks ricrea la sua immagine del celebre cantante statunitense. Può essere la visione dominante, ma invece è una delle tante che s'incrocia con il nuovo strabordante, incontrollato, fiammante nuovo film di Baz Luhrmann realizzato a nove anni da Il grande Gatsby. È il film della vita del cineasta australiano? Forse [...] Vai alla recensione »

giovedì 26 maggio 2022
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Al consueto luna park di Luhrmann, Elvis finisce nella centrifuga inesausta di un film barocco, che non lascia tempo di pensare e forse anche di guardare, schiacciato dentro un montaggio affannoso, dove la vita del primo vero divo della storia del rock'n'roll è patologicamente innervata dalla frenesia spettacolare di dominare folle e palcoscenico. Notevole Austin Butler e al solito straordinario Tom [...] Vai alla recensione »

mercoledì 25 maggio 2022
Gian Luca Pisacane
La Rivista del Cinematografo

Come carpire l'essenza del Re? Come portare sullo schermo la leggenda di Elvis Presley? Nel 1979 ci aveva provato John Carpenter con Elvis, il re del rock, dove il protagonista era Kurt Russel. Nacque un sodalizio, forse senza quell'incontro non avremmo mai visto 1997: Fuga da New York. Russel aveva conosciuto Elvis quando aveva dodici anni, sul set di Bionde, rosse, brune.

NEWS
BOX OFFICE
giovedì 30 giugno 2022
Andrea Chirichelli

Il biopic di Baz Luhrmann si appresta a fare i conti con le nuove uscite. Tra le novità Mistero a Saint Tropez e Gold. Scopri la classifica »

BOX OFFICE
mercoledì 29 giugno 2022
Andrea Chirichelli

Top Gun – Maverick incassa 63mila euro, sale a 10,2 milioni e diventa il terzo miglior incasso stagionale. Scopri la classifica »

BOX OFFICE
martedì 28 giugno 2022
Andrea Chirichelli

Nessun film sopra i 100mila euro e solo uno, Elvis, sopra i 50mila. Scopri la classifica »

BOX OFFICE
lunedì 27 giugno 2022
Andrea Chirichelli

Elvis vince con ampio margine anche la domenica, incassa altri 226mila euro e sale a 878mila complessivi. Resta secondo Lightyear, che incassa 131mila euro e sale a 1,6 milioni, completa il podio Jurassic World - Il Dominio che ottiene 114mila euro e [...]

BOX OFFICE
domenica 26 giugno 2022
Andrea Chirichelli

Incredibile Top Gun che incassa 8,2 milioni e arriva a mezzo miliardo di dollari incassati sul suolo americano. Scopri la classfica »

BOX OFFICE
sabato 25 giugno 2022
Andrea Chirichelli

Top Gun, al secondo posto, raggiunge 9,9 milioni complessivi. Guarda la classifica »

BOX OFFICE
venerdì 24 giugno 2022
Andrea Chirichelli

Lightyear e Top Gun Maverick completano il podio in una top ten un po' cambiata. Scopri la classifica »

BOX OFFICE
giovedì 23 giugno 2022
Andrea Chirichelli

Il film di Baz Luhrmann mette in riga i blockbuster che hanno monopolizzato il box office nelle ultime settimane. Scopri la classfica »

CANNES FILM FESTIVAL
giovedì 26 maggio 2022
Giancarlo Zappoli

Il regista realizza il suo sogno di 'incontrare' Elvis con un film spettacolare impreziosito da due interpretazioni magistrali. Vai all'articolo »

GALLERY
giovedì 26 maggio 2022
 

Applausi per il biopic (Fuori Concorso) di Baz Luhrmann. Riflettori puntati anche sui Maneskin. Vai all'articolo »

TRAILER
lunedì 23 maggio 2022
 

Regia di Baz Luhrmann. Un film con Tom Hanks, Austin Butler, Luke Bracey, Dacre Montgomery, Richard Roxburgh. Da mercoledì 22 giugno al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
lunedì 2 maggio 2022
 

Il regista Baz Luhrmann si dedica alla vita della grande rockstar Elvis Presley. Vai all'articolo »

TRAILER
venerdì 18 febbraio 2022
 

Regia di Baz Luhrmann. Un film con Tom Hanks, Helen Thomson, Leon Ford, Josh McConville, Kelvin Harrison Jr.. Prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

OVERVIEW
lunedì 12 agosto 2019
Pino Farinotti

Nessun artista sia stato più raccontato di Elvis. Occorre dunque fare delle scelte e fissare dei punti fermi. Di Pino Farinotti. Vai all'articolo »

Helen Thomson nella parte di Gladys Presley
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