Rocketman

Film 2019 | Biografico 121 min.

Regia di Dexter Fletcher. Un film con Taron Egerton, Bryce Dallas Howard, Richard Madden, Jamie Bell, Steven MacKintosh. Cast completo Genere Biografico - USA, 2019, durata 121 minuti. Uscita cinema mercoledì 29 maggio 2019 distribuito da 20th Century Fox. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Una fantasia musicale sulla storia non censurata degli anni della svolta nella carriera di Sir Elton John.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Parabola semi-onirica sulla carriera di Elton John, attenta soprattutto a rappresentare quel che è già noto.
Recensione di Emanuele Sacchi
venerdì 17 maggio 2019
Recensione di Emanuele Sacchi
venerdì 17 maggio 2019

La vita di Reginald Dwight, rockstar multimilionaria nota al mondo con il nome d'arte di Elton Hercules John, scorre a ritroso, partendo da una seduta di alcolisti anonimi. Qui John trova il modo di affrontare i demoni del proprio passato e ripercorrere i passi che l'hanno condotto in questo stato.

Dopo il successo straordinario e inatteso di Bohemian Rhapsody, intorno a Rocketman si è creata un'aspettativa peculiare, un termine di paragone quasi obbligato, incentivato dal fatto che il regista della biografia in musica e immagini di Elton John è Dexter Fletcher, ossia colui che ha ereditato Bohemian Rhapsody senza più un regista (in seguito al licenziamento di Bryan Singer), per portarlo a conclusione.

A produrre è lo stesso Elton John, che si affida a Fletcher e allo sceneggiatore di fiducia Lee Hall, già autore dello script di Billy Elliot.

Non è dato sapere quanto il confronto invisibile tra Bohemian e Rocketman abbia influenzato le scelte di Fletcher, che di fatto sceglie un altro percorso per affrontare la vita di Dwight. Anziché la mimesi esasperata - degli attori e dei concerti - del film di Singer, Rocketman usa le travagliate vicende di Elton John come parabola a metà tra il reale e il fantastico, come una sorta di allucinazione psicotropa che possa aprire uno spiraglio per comprendere come si manifesti un talento inafferrabile e che condanna questo possa rappresentare.

Ad affliggere il film di Fletcher, come molti biopic prima di lui, è il problema, o la necessità quasi compulsiva, di dover rendere tutto visibile, fino all'ultimo dei dettagli, privando l'immaginazione di ogni spazio. L'infatuazione per il rock'n'roll non può quindi che manifestarsi attraverso un ciuffo di capelli impomatati, la capacità di Elton di far librare corpi e pensieri è esemplificata da una scena in cui questo avviene letteralmente, e così via.

Tutto è esibito e mai suggerito, come se fosse implicita la richiesta di questo didascalismo da parte del pubblico o, peggio, l'incapacità di quest'ultimo di poter "unire i puntini" senza un aiuto visivo. Su questo punto Fletcher dimostra una certa continuità rispetto a Bohemian Rhapsody e a un'idea di film-evento che sa sempre più di messa in scena spettacolare e curata di quel che ci si attende di vedere realizzato su grande schermo, anziché la rivelazione di qualcosa di inatteso o di impredicibile.

Cinema che nasce per confermare ed esaltare, per soddisfare il desiderio inesausto di fan service. E che evita gli spigoli più difficili da gestire. Ma, a differenza che nel caso di Freddie Mercury, con Elton John coming out e omosessualità non sono certo sottaciuti, ma a prevalere è sempre la semplificazione delle scelte, dei traumi, o degli enfatici momenti rivelatori.

Il mistero di una "diversità" che, nel caso di Elton John, è plurima non viene esplorato: Reginald Dwight non è solo gay in un mondo che celebra l'eterosessualità, è anche un bastian contrario impossibile da incasellare nei generi musicali in voga, quando comincia a emergere nel mondo della musica. Elton sceglie il rock'n'roll al posto della preparazione classica, il soft rock tinto di soul e gospel anziché le chitarre che dominano la sua epoca.

Di questa insofferenza alla normalizzazione, sessuale e artistica, restano qualche scena pudica con l'amato-odiato John Reid e le crisi per eccesso di droga e alcool, ossia il cliché più antico del biopic musicale a cui Rocketman non fa nulla per sfuggire.

Affrontati i demoni che era lecito ritrovare nel romanzo voluto da Elton John stesso, arriva inesorabile la celebrazione del proprio riscatto: sulle note di I'm Still Standing, inno alla resilienza nonostante tutto e tutti, scorrono gli agiografici titoli di coda, che ci ricordano il felice prosieguo della vita di Elton John e le sue attività filantropiche. E così tutto è bene quel che finisce bene, come si voleva rappresentare ma non come si voleva audacemente immaginare.

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La difficile sfida del biopic musicale.
Overview di Emanuele Sacchi
martedì 23 ottobre 2018

È l'eterno problema dei biopic musicali: è possibile avere un ritratto sincero al 100%, negli alti come nei bassi, quando a produrre o coprodurre è un compagno di band o un parente del protagonista della biografia? Di fatto nei casi in cui l'immagine che emerge del musicista è tutt'altro che edulcorata - come Jimi: All Is by My Side su Jimi Hendrix - la produzione si trova costretta a rinunciare ai diritti sulle canzoni originali dell'artista. Rocketman e Bohemian Rhapsody, i due biopic musical rispettivamente dedicati a Elton John e a Freddie Mercury, destinati a uscire nei prossimi mesi in sala (31 maggio 2019 l'uno, 29 novembre 2018 l'altro), sono prodotti in un caso da Elton John stesso e nell'altro dai membri superstiti dei Queen.

Ipotizzare un resoconto senza veli né alterazioni è probabilmente un'utopia, ma Dexter Fletcher - curiosamente regista di entrambi i film - si è portato avanti, parlando di un film "basato su una vera (o sincera, a seconda di come si renda "true") fantasia".

Forse una scorciatoia per permettersi ogni genere di libertà e di edulcorazione e passarla liscia. Forse l'unico modo per immortalare figure così complesse senza scadere nel gossip o perdere di vista la ragione principale per cui il film stesso è nato. Si sa che non è oro tutto ciò che luccica, ma è proprio il luccichio del glam a dare origine a tutto ciò.

Un eccellente esempio di questo genere di approccio alla materia è costituito da Velvet Goldmine di Todd Haynes, trasfigurazione del rapporto tra David Bowie e Iggy Pop in archetipo della parabola di successo e dissolutezza di due rock star degli anni Settanta. Dal trailer di Rocketman, e da alcune frasi del protagonista Taron Egerton, sembra che Fletcher abbia scelto la via del musical con sprazzi di fantasy anziché quella della tradizionale biografia. Di certo desta curiosità il fatto che Fletcher si sia trovato a lavorare quasi contemporaneamente su due progetti come Rocketman e Bohemian Rhapsody. Entrambi i film incentrati su rockstar omosessuali britanniche, entrambi permeati di estetica glitter, entrambi combattuti tra il raccontare la verità e rispettare l'artista, sia esso vivente o no. Se però nel caso di Bohemian Rhapsody quella di Fletcher è stata una sostituzione, causata dall'allontanamento di Bryan Singer (I soliti sospetti, X-Men), per Rocketman il regista ha fatto parte del progetto sin dall'inizio. A lui si erano affidati in tempi non sospetti tanto Elton John che il drammaturgo Lee Hall, sceneggiatore di Billy Elliot e Victoria e Abdul e scrittore di teatro. Proprio Billy Elliot a suo tempo aveva visto la partecipazione di Elton John in qualità di produttore: il ragazzino danzante di allora, Jamie Bell, in Rocketman veste i panni di Bernie Taupin, sodale di John e autore dei testi della gran parte dei suoi brani.

Con mirabile lavoro di mimesi, invece, è Taron Egerton a incarnare Reginald Kenneth Dwight, vero nome di sir Elton Hercules John. Il nome Elton fu scelto da Dwight per omaggiare lo straordinario sassofonista avant-jazz Elton Dean, che transitò brevemente nei gloriosi Soft Machine, mentre John deriva dal suo mentore di blues Long John Baldry. Oggi paradossalmente nessuno o quasi si ricorda di Dean e Baldry, al contrario di quanto avviene con Elton John.

È la seconda volta sullo stesso set per Dexter Fletcher e Egerton: la prima fu per Eddie the Eagle, altro biopic ma di carattere sportivo, dedicato a un campione di salto con gli sci. Anche per Eddie the Eagle Egerton aveva registrato delle canzoni e le sue doti canore (sua anche la voce di Johnny nel musical di animazione Sing) hanno rappresentato un fattore primario nel casting per il ruolo di Elton John. Ancora prima Egerton si era fatto notare nella serie Tv The Smoke e nel film Kingsman - The Secret Service. A breve sarà sugli schermi anche come ennesima incarnazione del principe dei ladri Robin Hood.

Dal teaser trailer finora circolato è difficile sapere se Rocketman racconterà l'intera vita di Sir Elton o un momento specifico, o ancora se sarà un surreale excursus sulla carriera, alla maniera di Io non sono qui su Bob Dylan. Le immagini viste sin qui sembrano tutte fare riferimento ai primi anni 70, epoca aurea dell'artista britannico, in cui le canzoni di Don't Shoot Me I'm Only the Piano Player e Goodbye Yellow Brick Road, come Daniel o Bennie and the Jets, fecero di Reginald Dwight una popstar senza eguali.

Riuscirà Fletcher quindi a evitare le insidiose e ricorrenti trappole del biopic musicale? E a sfuggire all'annosa scansione in tre atti - con ascesa, party e concerti clamorosi prima della caduta nell'abisso alla fine del secondo - che grava sul genere? È la speranza di tutti, non solo dei fan dell'estroso Knight Bachelor da Pinner, Middlesex.

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