Io non sono qui

Film 2007 | Musicale 135 min.

Regia di Todd Haynes. Un film Da vedere 2007 con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger. Cast completo Titolo originale: I'm Not There. Genere Musicale - USA, 2007, durata 135 minuti. Uscita cinema venerdì 7 settembre 2007 distribuito da Bim Distribuzione. - MYmonetro 3,63 su 151 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ogni capitolo della vita di Bob Dylan interpretato da un attore diverso. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura ai Nastri d'Argento, Il film è stato premiato al Festival di Venezia, ha vinto un premio ai Golden Globes. In Italia al Box Office Io non sono qui ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 664 mila euro e 200 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato assolutamente sì!
3,63/5
MYMOVIES 3,75
CRITICA 3,15
PUBBLICO 3,37
CONSIGLIATO SÌ
L'estro proteiforme di Bob Dylan raccontato nella maniera più inconsueta e più in sintonia con l'artista.
Recensione di Emanuele Sacchi
martedì 4 settembre 2007
Recensione di Emanuele Sacchi
martedì 4 settembre 2007

Un ragazzino di colore salta sui treni come Woody Guthrie e si fa chiamare Woody Guthrie ma non è Woody Guthrie. Jack Rollins è un cantante folk che scuote le menti, finché non sente di essere un cliché e si converte al cristianesimo. Robbie è un attore che interpreta Jack Rollins e un inguaribile seduttore. Jude Quinn è una rockstar geniale e consapevole di esserlo e tallonata da un giornalista che vuole sbugiardarla. Billy the Kid è un fuorilegge del Far West vicino alla resa dei conti. Ma forse, in qualche modo, sono tutti Bob Dylan.
Dai primi accordi strimpellati al capezzale di Woody Guthrie al Nobel per la Letteratura conseguito nel 2016, la carriera di Robert Zimmermann, in arte Bob Dylan, è un cumulo di contraddizioni, una continua sfilata di maschere e di trionfi, di scivoloni e resurrezioni. Un gioco di verità e falsità tale da rendere inafferrabile ai più la sua effettiva identità. "Qual è il vero Dylan?" è la domanda che si è posto inevitabilmente ogni suo fan o semplice conoscitore. Il menestrello folk che lancia sferzate ai maestri della guerra o il poeta rock guidato da visioni lisergiche? Il neoconvertito illuminato dalla luce divina o il cuore spezzato che lascia letteralmente sangue e lacrime nelle sue canzoni struggenti? Fin troppo ovvio rispondere che Dylan è tutte queste cose insieme. Assai meno scontato trasporre le sue gesta al cinema.
Todd Haynes, autore di Lontano dal paradiso, sceglie l'unico modo possibile, riuscendo a rendere Io non sono qui un viaggio tra le canzoni e le maschere di Dylan, che esiste in una dimensione sospesa tra sogno e realtà. Con tanti volti diversi quante sono le sfaccettature del Genio di Hibbing: sei attori di sesso, razza ed età differenti tra loro. Sono tutti Dylan e Dylan è tutti loro. Un esperimento audace di un cineasta che sembra mettere in scena il caos ma dimostra di saperlo orchestrare dall'inizio alla fine. Nel flusso incontrollato che ci sbalza attraverso i decenni e i contesti più disparati - i treni su cui salgono gli hobo come Woody Guthrie, il set cinematografico di un film che potrebbe essere Pat Garrett & Billy the Kid di Sam Peckinpah, in cui Dylan recitò realmente - tutto sembra assumere un senso. È sufficiente che il pensiero corra alle liriche spesso enigmatiche di Zimmermann e alla complicità inevitabilmente instauratasi tra lui e i suoi ascoltatori per capire che Dylan si può raccontare solo così. Rifuggendo ogni schematismo tradizionale e lasciandosi andare al flusso della corrente creativa. Come rivelavano le interviste del documentario di Pennebaker, Don't Look Back, in cui Dylan faceva a pezzi i giornalisti ridicolizzandoli, Bob è irriducibile alla normalità. Il genere cinematografico più incline alla rigidità, il biopic tradizionale, in cui l'arco narrativo segue nascita, ascesa, crisi e riscatto di un musicista, non si addice alla complessità di Dylan né al cinema di Todd Haynes. In fondo ha un'importanza relativa il fatto che la sezione con Cate Blanchett (incredibile nei panni del Dylan più iconico in assoluto) funzioni molto meglio di quella onirica e azzardata nel western con Richard Gere.
Perché ancora una volta Haynes lavora sullo spazio invisibile che separa le persone, sulle loro proiezioni e sulle nostre percezioni. Io non sono qui non è un film su Bob Dylan né forse sui Bob Dylan, bensì su ciò che pensiamo (o ci piace pensare che) sia Bob Dylan. E Dylan non si può che raccontare così.

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Quello di Todd Haynes è una miscela perfetta di musica, arte visiva, cinema.
Recensione di Pierpaolo Simone

Profeta, cantastorie, contestatore. Anticonformista, folle, genio assoluto del novecento. Io non sono qui è un viaggio nel tempo di Bob Dylan, attraverso il ritratto di sei personaggi - colti ognuno in un aspetto diverso della vita artistica e privata del menestrello americano - che intrecciano le loro storie di protesta, disagio, erranza e solitudine in una performance evocativa diretta da Todd Haynes. Anche stavolta, in un'ambientazione che riecheggia gli anni sessanta - avvicinandosi con forza alle tematiche dei suoi film più noti come Lontano dal paradiso e Velvet Goldmine - il regista americano sperimenta una narrazione frammentata e psichedelica, utilizzando sei diversi stili di regia all'interno di ogni microcosmo narrativo.
C'è Arthur, poeta simbolista che porta lo stesso nome di Rimbaud, interrogato e poi condannato da una commissione d'inchiesta per i suoi presunti legami con gruppi sovversivi e di estrema sinistra. C'è Woody (Guthrie) un bambino di undici anni scappato da un riformatorio e pronto a raggiungere il capezzale del morente omonimo, il cantante folk che ha influenzato per lungo tempo la musica di Dylan. Poi c'è Jack cantore della protesta al tempo della guerra in Vietnam, Robbie attore e motociclista, Jude l'androgino e cinico cantante folk, e per finire l'illuminato pastore John e il vecchio Billy (The Kid), ispirato al celeberrimo criminale. Quello di Todd Haynes è più di un mockumentary o di un omaggio al Dylan che più amiamo (non a caso è l'unico ritratto che lo stesso Dylan sembra aver davvero apprezzato), ma una miscela perfetta di musica, arte visiva, cinema. Fotografia rigorosa, sei registri narrativi che si intrecciano sul calare degli anni '70, quando le illusioni e le utopie di un mondo migliore si infrangevano definitivamente sul campo di battaglia di una guerra infinita e inutile. C'è la musica, allora, a risollevare le sorti di un'umanità stanca, a dar voce ai poveri e ai diseredati, ma c'è anche il cinema - di Todd Haynes - che ogni volta restituisce la magia delle atmosfere magiche perse nei ricordi.

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L'estro proteiforme di Bob Dylan raccontato nella maniera più inconsueta e più in sintonia con l'artista.
Recensione di Emanuele Sacchi

Un ragazzino di colore salta sui treni come Woody Guthrie e si fa chiamare Woody Guthrie ma non è Woody Guthrie. Jack Rollins è un cantante folk che scuote le menti, finché non sente di essere un cliché e si converte al cristianesimo. Robbie è un attore che interpreta Jack Rollins e un inguaribile seduttore. Jude Quinn è una rockstar geniale e consapevole di esserlo e tallonata da un giornalista che vuole sbugiardarla. Billy the Kid è un fuorilegge del Far West vicino alla resa dei conti. Ma forse, in qualche modo, sono tutti Bob Dylan.
Dai primi accordi strimpellati al capezzale di Woody Guthrie al Nobel per la Letteratura conseguito nel 2016, la carriera di Robert Zimmermann, in arte Bob Dylan, è un cumulo di contraddizioni, una continua sfilata di maschere e di trionfi, di scivoloni e resurrezioni. Un gioco di verità e falsità tale da rendere inafferrabile ai più la sua effettiva identità. "Qual è il vero Dylan?" è la domanda che si è posto inevitabilmente ogni suo fan o semplice conoscitore. Il menestrello folk che lancia sferzate ai maestri della guerra o il poeta rock guidato da visioni lisergiche? Il neoconvertito illuminato dalla luce divina o il cuore spezzato che lascia letteralmente sangue e lacrime nelle sue canzoni struggenti? Fin troppo ovvio rispondere che Dylan è tutte queste cose insieme. Assai meno scontato trasporre le sue gesta al cinema.
Todd Haynes, autore di Lontano dal paradiso, sceglie l'unico modo possibile, riuscendo a rendere Io non sono qui un viaggio tra le canzoni e le maschere di Dylan, che esiste in una dimensione sospesa tra sogno e realtà. Con tanti volti diversi quante sono le sfaccettature del Genio di Hibbing: sei attori di sesso, razza ed età differenti tra loro. Sono tutti Dylan e Dylan è tutti loro. Un esperimento audace di un cineasta che sembra mettere in scena il caos ma dimostra di saperlo orchestrare dall'inizio alla fine. Nel flusso incontrollato che ci sbalza attraverso i decenni e i contesti più disparati - i treni su cui salgono gli hobo come Woody Guthrie, il set cinematografico di un film che potrebbe essere Pat Garrett & Billy the Kid di Sam Peckinpah, in cui Dylan recitò realmente - tutto sembra assumere un senso.
È sufficiente che il pensiero corra alle liriche spesso enigmatiche di Zimmermann e alla complicità inevitabilmente instauratasi tra lui e i suoi ascoltatori per capire che Dylan si può raccontare solo così. Rifuggendo ogni schematismo tradizionale e lasciandosi andare al flusso della corrente creativa. Come rivelavano le interviste del documentario di Pennebaker, Don't Look Back, in cui Dylan faceva a pezzi i giornalisti ridicolizzandoli, Bob è irriducibile alla normalità. Il genere cinematografico più incline alla rigidità, il biopic tradizionale, in cui l'arco narrativo segue nascita, ascesa, crisi e riscatto di un musicista, non si addice alla complessità di Dylan né al cinema di Todd Haynes. In fondo ha un'importanza relativa il fatto che la sezione con Cate Blanchett (incredibile nei panni del Dylan più iconico in assoluto) funzioni molto meglio di quella onirica e azzardata nel western con Richard Gere.
Perché ancora una volta Haynes lavora sullo spazio invisibile che separa le persone, sulle loro proiezioni e sulle nostre percezioni. Io non sono qui non è un film su Bob Dylan né forse sui Bob Dylan, bensì su ciò che pensiamo (o ci piace pensare che) sia Bob Dylan. E Dylan non si può che raccontare così.

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Recensione di Stefano Lo Verme

Un bambino nero di undici anni, che si fa chiamare Woody Guthrie, fugge dal riformatorio con la sua chitarra. Il giovane cantante folk Jack Rollins diventa un simbolo dei movimenti di protesta degli anni '60, ed è interpretato in un film dall'attore Robbie Clark. La celebre star Jude Quinn viene contestata dai suoi fan per essere passata alla musica rock. Il maturo cowboy Billy the Kid si trova a fronteggiare ancora una volta il rivale Pat Garrett.
Come raccontare la storia di Bob Dylan, autentica leggenda della musica americana, personaggio enigmatico e sfuggente capace di dar voce ai sogni e alle speranze di un'intera generazione? Todd Haynes, regista dell'apprezzato Lontano dal paradiso, ha scelto di portare sul grande schermo la vita (o meglio, le vite) di Dylan con un'operazione spiazzante e geniale: non un classico biopic hollywoodiano, ma un caleidoscopico ritratto dei vari aspetti della personalità e della musica del popolare cantautore, rivissuti attraverso sei personaggi fittizi ispirati alle diverse fasi del suo percorso artistico (un po' come Haynes aveva già fatto in Velvet Goldmine). Il risultato è Io non sono qui (il titolo inglese, I'm not there, è ripreso da un brano di Dylan), il bellissimo film presentato al Festival di Venezia 2007, dove ha ricevuto il Gran Premio della Giuria; un'opera affascinante ed ermetica che riesce ad offrire non solo una visione inedita di una delle maggiori icone dei nostri tempi, ma anche lo spaccato di un'epoca piena di contraddizioni e di utopie.
E così c'è Woody Guthrie (Marcus Carl Franklin), un piccolo vagabondo che incarna le radici folk della musica di Dylan nell'America rurale degli anni '50. C'è Jack Rollins (Christian Bale), idolo della protesta giovanile degli anni '60 e in seguito predicatore convertito al Cristianesimo, la cui ascesa viene narrata dall'amica e collega Alice Fabian (Julianne Moore, in un ruolo che richiama la cantautrice Joan Baez). C'è l'attore Robbie Clark (Heath Ledger, scomparso poco dopo l'uscita del film), che ha una travagliata relazione con la pittrice francese Claire (Charlotte Gainsbourg). C'è Jude Quinn (Cate Blanchett), cantante anticonformista dal look androgino, incompreso dai fan e tormentato dai giornalisti. Tutti questi segmenti sono poi intervallati dalle brevi sequenze del poeta Arthur Rimbaud (Ben Whishaw), che risponde con motti provocatori alle domande di una misteriosa commissione d'inchiesta. Intanto, sullo sfondo, scorrono le immagini del Vietnam, del Sessantotto, della contestazione, di Kennedy e di Nixon, accompagnate dalle note delle più famose canzoni di Dylan.
All'interno di questa ricostruzione frammentaria, in cui le varie storie si intrecciano l'una con l'altra in maniera imprevedibile, non manca neppure una parentesi da western crepuscolare che rievoca direttamente il classico di Sam Peckinpah Pat Garrett & Billy the Kid, con il pistolero Billy (Richard Gere) impegnato a combattere l'anziano nemico Garrett (Bruce Greenwood), mentre il suo mondo sta sparendo di fronte alla modernizzazione che avanza inesorabile. Ciascuna delle sei sezioni è caratterizzata da una determinata atmosfera e da un preciso stile registico; risalta, in particolare, la vicenda di Jude Quinn, fotografata in un raffinato bianco e nero e ricca di citazioni e di omaggi a Fellini e al suo , con alcune incursioni perfino nel surreale. Grazie alla sorprendente vitalità della narrazione e alla perfetta fusione tra cinema e musica, Todd Haynes ci introduce al multiforme universo di Bob Dylan (il quale ha dato la sua approvazione al progetto) e ci regala uno dei film più originali, complessi e suggestivi degli ultimi anni. Ottimo il cast, con una menzione speciale per la straordinaria Cate Blanchett, che si è aggiudicata la Coppa Volpi come miglior attrice ed il Golden Globe per la sua stupefacente interpretazione in panni maschili e per la sua mimetica somiglianza a Dylan.

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IO NON SONO QUI
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 8 marzo 2013
ShiningEyes

La vita, i pensieri e passioni di Bob Dylan raccontati attraverso sei personaggi dalle diverse sfaccettature. E' così che decide di realizzare questa sorta di film-documento Todd Haynes, sei storie intrise di poesia e psichedelia (quest'ultima usata in pieno tema anni 60) che per quanto complesse, a volte, fanno girare la testa allo spettatore. Vedendo il film, un poco ci si confonde sulle idee [...] Vai alla recensione »

giovedì 14 ottobre 2010
BLACKY

Non avevo mai ascoltato la musica di Bob Dylan, sapevo solo che era un cantante molto famoso, non sapevo in che modo fosse entrato nella storia e non sapevo neanche a quale tipo di genere musicale appartenesse. Nelle mie vene ha cominciato a scorrere una gelida vergogna dopo aver finito di vedere questo stupendo documentario sulla vita di un colosso di cantante come Bob Dylan.

giovedì 1 ottobre 2009
GGMymovies

Finalmente un film (pseudo-)biografico che non annoia neanche un secondo. Haynes riesce a reimpersonare una vita, e non una vita comune, ma la vita del più grande cantautore di tutti i tempi. Infatti la storia di Bob Dylan avrebbe comunque appassionato un pubblico molto vasto, ma il regista, suddividendo la vita di Dylan in diversi personaggi e storie, riesce a introdurre una tecnica narrativa nuova [...] Vai alla recensione »

mercoledì 8 luglio 2009
simonex94

grande film sulla vita di un mito, sostenuto da un'ottima regia( todd haynes )e dalle ottime interpretazioni di tutti gli attori. mi è sembrato un pochino fuori parte richard gere, mentre cate blanchette,christian bale e il compianto heath ledger sono stati favolosi ed eccezionali. il film narra le vicende di sei personaggi, ciascuno dei quali rappresenta un diverso aspetto della vita del grande bob [...] Vai alla recensione »

martedì 22 ottobre 2013
ClaudioFedele93

Io Non Sono Qui (I’m Not There) è una pellicola che è giusto consigliare non solo ai fan di Dylan, ma anche a tutti coloro a cui piace la buona musica, le biografie ed il cinema. Questo è senza dubbio un prodotto realizzato in un modo molto personale, la cui unica nota stonata risulta essere, appunto, l’approccio inizialmente non facile, con cui ci si pone [...] Vai alla recensione »

mercoledì 20 aprile 2011
Francesco84

Ottimo ritratto di Dylan realizzato in modo originale, utilizzando diversi attori i quali focalizzano i diversi aspetti controversi della personalità del famoso cantautore. Per me il tentativo è pienamente riuscito, inoltre la forma e la regia è davvero ottima... Lo considero un piccolo capolavoro, che va oltre gli standardizzazione delle forme cinematografiche, certo rischiando di non piacere a [...] Vai alla recensione »

lunedì 6 dicembre 2010
catullo

Ho visto questo film in tv quasi per caso e mi ha colpito per la sua forza visiva e le parti in bianco e nero le ho trovate molto Felliniane al punto che il sospetto che il regista si sia ispirato volutamente al maestro viene spontaneo. Certo che bisogna essere molto esperti della biografia di Dylan per capirci qualcosa ma il film è godibile anche per chi della vita di Dylan conosce poco come il [...] Vai alla recensione »

martedì 1 aprile 2014
aldebaran

che hai al posto del cervello? cioè tu non guardi un film per intero, esci dalla sala (cosa poco furba, per non dire altro), poi vieni qui a scrivere la tua recensione???? ma veramente??? non ci sto credendo. sei veramente un incompetente.

giovedì 1 dicembre 2011
target87

 ...film psichedelico e introspettivo...è inutile cercarlo di capire...bisogna semplicemente lasciarsi andare alla visione..un ritratto di dylan molto piu vero di quanto potrebbe essere un film biografia spesso molto romanzati e poco reali con le vere personalità dell'artista.un film non x tutti c'è poco da fare.

lunedì 28 marzo 2011
FabriziaS

martedì 21 aprile 2009
fradell'olio

Ci sono 6-7 personaggi con altrettante storie, e ognuno di queste storie dovrebbe rappresentare un lato, un aspetto un frammento di bob dylan. Non conoscendo Bob Dylan o meglio conoscendolo poco sia musicalmente sia storicamente (nel senso di contesto in cui si muoveva), mi sembra di non aver compreso bene il tutto e sono uscito dalla sala un pò confuso.

FOCUS
INCONTRI
martedì 4 settembre 2007
Tirza Bonifazi Tognazzi

L'incontro Solo due dei sei interpreti che nel film di Todd Haynes hanno incarnato Bob Dylan erano presenti alla conferenza stampa che si è tenuta questa mattina. Heath Ledger, che ne esplora l'anima più tormentata e contraddittoria, e Richard Gere che invece rappresenta il periodo in cui il grande cantautore si ritirò dalle scene scomparendo dalle luci della ribalta. "Credo che ci sia solo una persona che possa essere considerata il più grande artista della storia, ed è Bob Dylan" dichiara Gere.

Frasi
Caos, orologi, cocomeri. C'è un pò di tutto qui.
Una frase di Jude (Cate Blanchett)
dal film Io non sono qui - a cura di gAiA
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Valerio Caprara
Il Mattino

Le versioni originali e persino le cover contemporanee penetrano come lame nella nostra pelle e il nostro cuore. Ma anche in tutti quelli che amiamo e ci amano nel Grande Flusso esistenziale, la voce e le armonie roche e strazianti del poeta menestrello provocheranno un effetto catartico impossibile a descrivere a parole. Basterebbe questo a fare di «I'm not there» (Io non sono là), un evento lontano [...] Vai alla recensione »

Roberta Ronconi
Liberazione

Il menestrello delle pianure del sud, il profeta del folk, il poeta visionario, il Giuda elettrico, il divo inossidabile, il predicatore evangelico, il cowboy solitario. Sei personaggi in un uomo solo, Bob Dylan. Così almeno lo ha visto e restituito allo schermo il regista Todd Haynes nel suo Io non sono qui , ieri in concorso alla Mostra. Un biopic psichedelico, storia di una vita raccontata attraverso [...] Vai alla recensione »

Mauro Gervasini
Film TV

Il mondo si divide in due: i dylaniani e i dylanisti. I primi il vecchio bob lo adorano, gli altri lo apprezzano. Appartenendo alla seconda categoria, confessiamo una certa fatica nel seguire gli attorcigliamenti di Io non sono qui, biografia cubista del menestrello di Duluth scritta e diretta da Todd Haynes, che già sul glam rock disse qualcosa di elaborato e originale ai tempi di Velvet Goldmine. [...] Vai alla recensione »

Natalia Aspesi
La Repubblica

"Io non sono qui" fa parte di quella categoria di film ammirevoli che hanno tutte le virtù per vincere un festival, per entusiasmare cinefili del tipo più visionario, e per far fuggire strepitando il pubblico definito normale, che pretende di sapere cosa stia mai succedendo sullo schermo, chi siano i personaggi che lo occupano, come cominci e come finisca la storia.

Olivier Seguret
Libération

Ci sono voluti decenni perché l'America prendesse bene le misure a Bob Dylan. Ora le cose sono cambiate, però il rischio è di eccedere nell'altro senso e di farne un'istituzione vivente. Ma per questo non si può contare su Todd Haynes, uno dei registi più brillanti della sua generazione. Il suo ultimo film è dedicato a Dylan, ma prima di tutto è grande cinema: un attentato d'autore al genere della [...] Vai alla recensione »

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Quello che vedi e senti non è quello che accade. Tutto il potere all'immaginazione. Se comprate l'ultimo numero di Filmcritica, il 576/577, 8 euro, e leggete l'intervista a Alberto Grifi (proprio ieri ricordato dalla Mostra con il suo film su Auschwitz ) comprenderete meglio I'm not there, il «primo film in gara a Venezia che chiunque vorrebbe rivedere almeno due volte, e anche di seguito».

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Buoni esiti, ancora una volta, per il cinema americano, con un'operazione intelligente avviata da Todd Haynes dopo il successo di "Lontano dal Paradiso" con "lo non sono qui". Un modo nuovo, originalissimo, di affrontare un genere spesso visitato da Hollywood, la biografia. Sei personaggi per dirci di uno solo, Bob Dylan, un'icona vivente del rock nel Novecento.

Walter Vescovi
Il Secolo d’Italia

Ma l'attenzione del Lido nella giornata di ieri è stata tutta per il film di Todd Haynes l 'm not there, "Io non sono lì". Un gioco di parole quasi analogo alla non-pipa del pittore Magritte per raccontare Bob Dylan, prendendo spunto dalla biografia autorizzata delle Chronicles e dagli stati d'animo che la sua musica ha dipinto nel corso di una carriera ormai cinquantennale.

A. O. Scott
The New York Times

From Andy Warhol to Lonelygirl15, modern media culture thrives on the traffic in counterfeit selves. In this world the greatest artist will also be, almost axiomatically, the biggest fraud. And looking back over the past 50 years or so, it is hard to find anyone with a greater ability to synthesize authenticity — to give his serial hoaxes and impersonations the ring of revealed and esoteric truth — [...] Vai alla recensione »

Jon Pareles
The New York Times

There weren’t many pretty voices at “I’m Not There,” a tribute to Bob Dylan at the Beacon Theater on Wednesday night tied in with the coming Todd Haynes film. Mr. Dylan wasn’t there, but echoes of his voice were. Singers rasped, cackled and near-yodeled, and the songs thrived on the treatment. They were written to provoke, not to soothe. The concert didn’t push Mr.

Sarah Lyall
The New York Times

The neighborhood was nothing special, just another anonymous street in North London, and the corrugated-metal front door suggested the entrance to an auto-repair shop or maybe some kind of studio. But it opened into another world: a lush courtyard nestled inside a striking modern house with acres of white walls, exotic works of art and a roof garden, complete with burbling fountain.

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Il tempo, la musica, la vita di Bob Dylan sono evocati in l' m Not There (Io non sono qui) di Todd Haynes con intensa, affettuosa intelligenza. Il film in concorso, con diversi attori e l'attrice Cate Blanchett che interpretano personaggi dylaniani, Richard Gere che impersona il leggendario Billy The Kid, Charlotte Gainsbourg che recita l'amata moglie, termina con Bob Dylan in persona che suona un [...] Vai alla recensione »

Francesco Bolzoni
Avvenire

Uomini divisi a metà. É la condizione che individuai tre protagonisti dei film presentati da ultimo alla Mostra del cinema veneziana Ad andar peggio e probabilmente Bob Dylan che all'inizio di Io non sono qui è dato per morto dal regista Todd Haynes che, nonostante le buone accoglienze a Lontano dal paradiso, è un mediocre regista. E lo conferma rifiutando il registro biografico (proibizione di Bob [...] Vai alla recensione »

winner
coppa volpi migliore int. femminile
Festival di Venezia
2007
winner
premio speciale della giuria
Festival di Venezia
2007
winner
miglior attrice non protag.
Golden Globes
2008
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