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giovedì 25 maggio 2017

Charlotte Gainsbourg

Uno dei fiori più anomali del cinema europeo

Nome: Charlotte Lucy Gainsbourg
45 anni, 21 Luglio 1971 (Cancro), Londra (Gran Bretagna)
occhiello
Sarò la vostra vicina, la vostra ibfermiera, la vostra governante. Vi trovo solo: sarò la vostra dama di compagnia, per potervi leggere, per camminare con voi, sedere con voi, per prendermi cura di voi, per essere i vostri occhi e le vodtre mani.
dal film Jane Eyre (1995) Charlotte Gainsbourg è Jane Eyre
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Charlotte Gainsbourg
Cesar 2011
Nomination miglior attrice per il film L'albero di Julie Bertuccelli

European Film Awards 2011
Nomination miglior attrice europea per il film Melancholia di Lars von Trier

Festival di Cannes 2009
Premio miglior attrice per il film Antichrist di Lars von Trier

European Film Awards 2009
Nomination miglior attrice europea per il film Antichrist di Lars von Trier



Il film sarà il 4 maggio in streaming su MYMOVIESLIVE e il 7 maggio in dvd e bluray.

Tre cuori, geometria del triangolo

venerdì 1 maggio 2015 - Marzia Gandolfi cinemanews

Tre cuori, geometria del triangolo Storia d'amore intensa e crudele, Tre cuori nasce dal caso, quello che non lascia scampo ai protagonisti, ma sembra uscito da un racconto della letteratura francese del XIX secolo. Una novella inedita di Maupassant che François Truffaut avrebbe certamente adattato per lo schermo. Un uomo innamorato follemente di una donna mancherà l'appuntamento con lei e finirà per sposare, senza saperlo, la sorella. E proprio a Truffaut, il film di Benoît Jacquot rende visibilmente omaggio, attraverso la voce off, che commenta i soprassalti sentimentali dei protagonisti, e la musica lirica di Bruno Coulais, prossima a quella di Georges Delerue. E ancora l'atmosfera funebre, la dissolvenza in nero come segno di interpunzione e il tema della 'sorellanza', cuore de Le due inglesi e vincolo affettivo condiviso con le sorelle più celebri del cinema francese del suo tempo (Françoise Dorléac e Catherine Deneuve). Continua »

   

Le riprese del film cominceranno nell'estate del 2012.

Von Trier pianifica una versione soft e una hardcore di Nyphomaniac

martedì 2 agosto 2011 - Marlen Vazzoler cinemanews

Von Trier pianifica una versione soft e una hardcore di Nyphomaniac Dopo la presentazione di Melancholia a Cannes, in molti si sono chiesti quale sarebbe stato il prossimo progetto del regista danese Lars Von Trier.
Ieri Screen Daily ha confermato che il prossimo film del regista sarà Nymphomaniac, una pellicola che seguirà la vita erotica di una donna dalla sua nascita ai cinquant'anni. Naturalmente i contenuti del film, la grafica delle scene sessuali e la parte dedicata sulla sessualità giovanile faranno scuotere la testa ai censori, ma Von Trier ha già considerato tali problemi e per questo motivo ha deciso di realizzare due versioni: una hardcore in cui verranno inserite le scene di penetrazione e una softcore che verrà distribuita nella maggior parte dei cinema. Non è la prima volta che Von Trier crea pellicole dai contenuti forti in ambito sessuale, basta ricordare la scena col coltello in Antichrist con Dafoe e la Gainsbourg. La storia sarà divisa in otto capitoli che avranno altrettanti titoli, tipo “La chiesa orientale e occidentale” e “La piccola scuola di organo”. Nonostante le tematiche trattate il progetto sarà incentrato sopratutto sui dialoghi.
Il co-fondatore di Zentropa, il produttore Peter Aalbæk Jensen, ha dichiarato: “(Von Trier) ha intenzione di fare questo progetto. Penso che si tratterà di un film molto spassoso, molto erotico ma anche molto divertente. Penso che abbiamo qualcosa che potrà generare molta attenzione da parte della stampa. Quanto sarà pornografico dipenderà da quanto verrà determinato dai finanziamenti”.
Sul fatto che la pellicola verrà girata al di fuori della Danimarca, Aalbæk ha spiegato: “Questo è il problema di provenire da una... piccola nazione. Dobbiamo mettere insieme i finanziamenti e girare dove le persone sono così generose da supportare Lars. Abbiamo sempre girato in Svezia o in Germania e abbiamo sempre avuto dei preziosi sostegni da Film I Vast e North-Rhine Westphalia. Gireremo o faremo post-produzione in una di queste regioni”.
La pellicola sarà in lingua inglese e le riprese cominceranno nell'estate del 2012. La data di uscita è prevista per il 2013.

   

Il regista danese presenta in concorso a Cannes il suo film sulla fine del mondo.

Melancholia, è Von Trier Show

mercoledì 18 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Melancholia, è Von Trier Show «Forse questo film è una schifezza. O forse no. Comunque è abbastanza probabile che non valga la pena vederlo. E quindi? Adesso che facciamo? Parliamo de L'Uomo Ragno?». Lars Von Trier, eccentrico e provocatorio per contratto: impossibile prenderlo sul serio, persino nel serissimo contesto del Festival di Cannes. Il suo film Melancholia, immaginifica storia sulla fine del mondo presentata oggi in concorso e accolta in sala da qualche fischio e applausi, sarebbe bastato a fornire sufficiente materia di discussione. Ma la performance del maestro danese, celebre per la personalità complessa («autovenerativa», dice lui), oltre che per la sua fertile e controversa produzione artistica, raramente si conclude in sala: se l’anno scorso, in competizione con Antichrist, si ritenne personalmente offeso dai giornalisti «che hanno applaudito solo per gentilezza – disse – dopo aver sghignazzato tutto il tempo», quest’anno sul palcoscenico di Cannes ha scelto di polemizzare soprattutto con se stesso. Accanto a lui i suoi attori, Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Jesper Christensen, John Hurt, Stellan Skarsgård, vinti dalla personalità dell’istrionico regista e serenamente disposti ad assecondarlo: uno come Von Trier, del resto, non si può certo arginare.


LARS VON TRIER

Perché un film sulla fine del mondo?
Von Trier: Per me non è esattamente un film sulla fine del mondo ma una riflessione su uno stato mentale, quello della malinconia, che conosco benissimo. Non ho tanto da dire su questo film. Sono felice di essere qui e sono felice che Melancholia non arrivi sugli schermi del pianeta Terra prima di un mese.

Perché questo titolo, Melancholia?
Perché è una bella parola, anche se abusata. Il sentimento della malinconia pervade le arti, e nel mio film è molto presente. L’idea di Melancholia è venuta da là, dal titolo.

Altre fonti di ispirazione?
Mi sono ispirato ai dipinti classici, agli artisti tedeschi e preraffaelliti. E anche ad Antonioni, a Bergman e Tarkovski. Piango sempre, quando vedo i film di Tarkovski. Però a me adesso piacerebbe parlare del mio prossimo film, si può?

Come sarà il suo prossimo film?
Kirsten Dunst mi ha convinto a fare un porno: in Melancholia ho ripreso la sua vagina, ma non le basta. Ha detto di sentirsi pronta per il nudo e di voler fare di più. Ne vuole sempre di più. Vuole un vero film hardcore, farò del mio meglio per accontentarla.

Pensa di trovare altre attrici per il suo porno?
Figuriamoci, ma certo. Siamo già al lavoro sul soggetto: io voglio i dialoghi, ma alle mie attrici non gliene frega niente. Vogliono solo sesso. Vi prometto che il mio prossimo film durerà 4 ore. Sarà un film a capitoli, posso già rivelare il nome del primo: "East/West Church".

Tornando a Melancholia, può raccontare come ha lavorato sulla luce?
L’unico consiglio che mi ha dato il mio direttore della fotografia è stato quello di non fare l’errore tipico dei registi di mezza età, che ingaggiano donne sempre più giovani e sempre più nude. L’ho mandato a quel paese, io faccio quello che voglio. Mi sento un uomo libero, soprattutto da quando ho smesso di bere e mi sono dato alla lettura. Sono diventato più noioso ma mi sento bene, anche se filosoficamente sono contrario al non bere.

Si parlava della luce...
La luce divina è qualcosa di molto importante, ma la luce in generale è importante, perché è il cuore del cinema. Per questo quando guardo Tarkovski piango, perché per me è come avere a che fare con lo Spirito Santo. Sono un uomo molto sensibile alla sofferenza e al senso di colpa cattolico, per quanto ci sia in me anche un lato più leggero che di tanto in tanto, con film come Melancholia, riesco a far emergere.

Melancholia parla della fine del mondo: le sembra un tema leggero?
A me non pare così terribile pensare al fatto che il pianeta muoia. Tutti dobbiamo morire prima o poi. Per me in un certo senso Melancholia è una commedia: se avessi voluto farne una tragedia, vi sareste spaventati.

Perché ha scelto di cominciare il film con la fine del mondo?
Si dice che i film si guardano per sapere come andranno a finire, ma secondo me non è così: sappiamo che James Bond rimarrà vivo alla fine, eppure le sue avventure sono sempre emozionanti. Ho voluto essere chiaro sin dall’inizio: quando vedi Melancholia sai come finisce, almeno non ti illudi.

È soddisfatto del risultato? Che effetto le fa rivedere il suo film a Cannes?
Forse tutta quella musica di Wagner era esagerata, ci siamo fatti prendere la mano e il film è diventato troppo romantico. Quando ho visto i primi fotogrammi, ho pensato che questo film fa veramente schifo. Spero di no.

La sua vita privata influenza la sua ricerca stilistica?
Non lo so. L’unica cosa che posso dire è che per tanto tempo ho pensato di essere ebreo e ne ero molto felice, ma da quando è arrivata Susanne Bier ho perso tutta l’allegria. Ho scoperto recentemente di avere origini tedesche, nella mia famiglia ci sono anche dei nazisti. Noi nazisti in effetti abbiamo una certa tendenza alla megalomania.


KIRSTEN DUNST e CHARLOTTE GAINSBOURG

Cosa vi ha spinte a lavorare con Von Trier?
Kirsten Dunst: Per me Lars è l’unico regista capace di scrivere grandi film per donne, ruoli magari complicati ma unici: la cosa più interessante del mio personaggio è che mentre il mondo sta per finire, lei diventa più forte. A volte i depressi nelle situazioni tragiche tirano fuori una forza inaspettata.
Charlotte Gainsbourg: Rispetto ad Antichrist è stata un’esperienza molto diversa. Non ho l’impressione che ci affidi ruoli particolarmente “da donna”: in Antichrist io interpretavo lui, e in Melancholia è toccato a Kirsten.

Umanamente come avete interagito con Von Trier?
Dunst: Il fatto che Lars si presenti in maniera un po’ bizzarra non mi ha impedito di trovare in lui anche un grande amico.
Gainsbourg: Il problema è che Lars non risponde mai a nessuna delle mie domande sulla sceneggiatura, quindi ho lavorato all’oscuro di tutto. Devo dire che mi è piaciuto.

Com’è stato il lavoro sul set?
Dunst: Lars crea sul set una grande intimità, che rende gli attori emotivamente disponibili. Il processo delle riprese è molto creativo, giriamo anche scene di cinque minuti. C’è totale libertà sulla scena.

Independence Day - Rigenerazione

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,85)
Un film di Roland Emmerich. Con Bill Pullman, Jeff Goldblum, Liam Hemsworth, Jessie Usher, Charlotte Gainsbourg.
continua»

Genere Fantascienza, - USA 2016. Uscita 08/09/2016.

Wim Wenders - Ritorno alla vita

* * * - -
(mymonetro: 3,05)
Un film di Wim Wenders. Con James Franco, Charlotte Gainsbourg, Rachel McAdams, Marie-Josée Croze, Robert Naylor.
continua»

Genere Drammatico, - Germania, Canada, Norvegia, Francia, Svezia 2015. Uscita 24/09/2015.

Samba

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,95)
Un film di Eric Toledano, Olivier Nakache. Con Omar Sy, Charlotte Gainsbourg, Tahar Rahim, Izia Higelin, Youngar Fall, Isaka Sawadogo.
continua»

Genere Commedia, - Francia 2014. Uscita 23/04/2015.

Tre cuori

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,61)
Un film di Benoît Jacquot. Con Benoît Poelvoorde, Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve, André Marcon.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2014. Uscita 06/11/2014.

Incompresa

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,75)
Un film di Asia Argento. Con Giulia Salerno, Charlotte Gainsbourg, Gabriel Garko, Carolina Poccioni, Alice Pea.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Francia 2014. Uscita 05/06/2014.
Filmografia di Charlotte Gainsbourg »

giovedì 18 maggio 2017 - La critica si divide su Les Fantomes d'Ismael di Arnaud Desplechin. Oggi in Concorso di Haynes e Zvyagintsev. L'italiano Sicilian Ghost Story apre la 56a Semaine de la Critique.

Cannes 2017, il Festival si accende con una parata di star

a cura della redazione cinemanews

Cannes 2017, il Festival si accende con una parata di star Si apre ufficialmente con il nuovo lavoro di Arnaud Desplechin, Les Fantomes d'Ismael, la 70esima edizione del Festival di Cannes. Un autoritratto galvanizzante, che combina nella stessa opera intimità, politica, arte, corpo, pensiero e processo creativo. Sul red carpet, per la presentazione del film, gli attori Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel, Mathieu Amalric e l'italiana Alba Rohrwacher. Ma non sono mancate le stelle della Giuria, da Pedro Almodovar - al centro di una polemica sulla presenza a Cannes di Netflix - a Will Smith, e la madrina del Festival, una bellissima Monica Bellucci. Oggi il Festival entra nel vivo con i primi due titoli in Concorso, Wonderstruck - La ragazza delle meraviglie di Todd Haynes (con Michelle Williams e Julianne Moore) e Loveless del russo Andrey Zvyagintsev, mentre tra le sezioni collaterali si segnala il passaggio del primo film italiano: Sicilian Ghost Story, 'favola' siciliana di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza a cui spetta l'onore di aprire la 56esima Semaine de la Critique. Da evidenziare infine, Fuori Concorso, la presenza di Takashi Miike con il suo Blade of the Immortal.

lunedì 15 maggio 2017 - Per l'Italia ci saranno la madrina Monica Bellucci e Claudia Cardinale, a cui è dedicato il poster ufficiale del Festival.

Kidman, Thurman, Smith e gli altri: ecco le star attese a Cannes

a cura della redazione cinemanews

Kidman, Thurman, Smith e gli altri: ecco le star attese a Cannes Già con le star presenti nella Giuria del 70esimo Festival di Cannes si potrebbe esaurire il capitolo: Jessica Chastain, Will Smith, il Presidente Pedro Almodovar, Uma Thurman a Un Certain Regard per citarne alcune. Poi la madrina, la nostra Monica Bellucci affascinante protagonista dei galà del 17 maggio e della premiazione con il palmares di domenica 28. Anche Claudia Cardinale, protagonista del manifesto ufficiale, non dovrebbe mancare sulla Croisette. Nicole Kidman è la reginetta di questa edizione, con un grande ritorno nel segno di tre film, di cui due in concorso, L'Inganno di Sofia Coppola e in The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos e una serie tra gli eventi speciali. L'elenco è lungo: si comincia con l'apertura con Les fantomes d'Ismael di Arnaud Desplechin che porterà sulla Montee des Marches Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel e Alba Rohrwacher e si prosegue con Tilda Swinton, Jake Gyllenhaal, Paul Dano e Lily Collins per lo sci-fi Okja del coreano Bong Joon-ho.

   

venerdì 28 aprile 2017 - Non solo Wasilewski, ora al cinema con Le donne e il desiderio, ma anche Almodovar, Besson, Tarantino, Von Trier. Ecco come i women's directors interpretano il rapporto con le loro muse.

Amici, allenatori, amanti, padroni: i registi che amano le donne

Ilaria Ravarino cinemanews

Amici, allenatori, amanti, padroni: i registi che amano le donne Le gomme da masticare impacchettate, insieme agli altri doni, sotto all'albero di Natale. Una pubblicità del Bounty, passata su un canale tedesco, che promette atolli, cocco, palmeti sfrangiati dal vento. Un papà lontano, che fa capolino saltuariamente da un vhs nel televisore. Polonia fine anni '80, il comunismo è caduto, il piccolo Tomasz ha quasi dieci anni. E il suo mondo, da quando il papà se ne è andato a New York per lavorare, è dominato dalle donne: sua sorella grande, le amiche di lei e sua mamma - il papà le comprerà una macchina rossa, così le ha promesso prima di andarsene - alle prese con un mondo tutto nuovo, inesplorato, pieno di promesse di libertà. Un mondo da costruire da capo. Un mondo ancora spaventosamente vuoto. Ed è precisamente quel mondo, visto attraverso gli occhi di tre donne, che Tomasz Wasilewski racconterà 25 anni dopo, diventato regista, nel sottilmente autobiografico Le donne e il desiderio. "La caduta del comunismo, e gli anni successivi, li ho vissuti introiettando la prospettiva di mia madre e mia sorella. All'improvviso, dopo essere state per così tanto tempo senza libertà, si erano ritrovate in un mondo aperto. E si sono sentite perse. Da una parte avevano voglia di cogliere le nuove opportunità, dall'altra ne avevano paura, non sapevano come. Quando allevi un animale in gabbia non puoi aspettarti che esca se gli apri la porta: per lui ormai quella gabbia è diventata casa". Con il suo terzo lavoro dietro alla macchina da presa, dopo aver raccontato l'universo femminile anche nel potente In the Bedroom, Wasilewski a 36 anni entra così di diritto nella riserva particolare dei cosiddetti women's directors, i registi che amano le donne. Artisti che scelgono il punto di vista femminile per raccontare il mondo, operando spesso un transfert con attrici che non di rado diventano muse, sorelle, confidenti, in qualche caso amanti. Registi accomunati, spesso, da un'infanzia dominata da una figura materna carismatica, forte, capace di sostituire o sovrapporsi alla metà paterna.

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