Christian BaleDall'Impero del Sole a quello della NotteNome: Christian Charles Philip Bale36 anni, 30 Gennaio 1974 (Acquario), Haverfordwest (Gran Bretagna) |
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![]() Non è importante il prestigio in sè, quanto il trucco che si nasconde dietro....
dal film The Prestige (2006)
Christian Bale è Alfred Borden
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Se proprio bisogna ricordarselo, i più se lo rammentano dentro una doccia solare, con un fisico ruvido, e talmente muscolo quasi da non sembrare vero. Una star che notoriamente è silenziosa, che se proprio deve dire qualcosa (anche alla stampa) lo fa solo e unicamente tramite i suoi film e i personaggi che interpreta, riuscendo a trasportare lo spettatore in amare e crude storie. Si è rimasti tutti in un attonito e composto silenzio quando ha indossato per la prima volta la maschera del leggendario Batman, ancora di più quando si è misurato con un uomo senza sonno, forse uno dei più complessi ritratti psicologici che un attore possa mai aspirare a interpretare. Non chiedete il suo nome a chi siede accanto a voi durante la proiezione di un suo film al cinema. È un'infamia non conoscerlo! Particolarmente attivo nella sua patria (che non è l'America, come pensano molti, ma il Regno Unito), di natura diffidente, ha fatto della paranoia il proprio marchio di fabbrica. Da bambino, ha mostrato a tutti noi gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, da adulto, quelli di una società che urla alla perfezione, ma alla quale manca qualche rotella. Già, da bambino, perché Christian Bale ha avuto un bell'inizio nel mondo del cinema, davvero cool!
Le origini
Figlio di un pilota civile e uomo d'affari e di una ballerina circense (i due poi divorziarono e nel 2000 il padre sposa la scrittrice femminista Gloria Steinem), fratello dell'attrice Louise Bale, Christian Bale muove i primi passi nella recitazione con le rappresentazioni scolastiche e, a soli 10 anni, già appare in parecchi spot pubblicitari (Pac-Man), debuttando come un vero e proprio attore nella commedia "The Nerd", portata in scena nel West End, accanto a Rowan Atkinson. Passa la sua infanzia viaggiando in diversi paesi, arrivando a vivere in Portogallo e negli Stati Uniti, anche se la loro residenza ufficiale sarà Bournemounth, dove frequenterà la Bournemouth School e comincerà a forgiare il suo corpo con il rugby, ma anche con il balletto.
Ambiziosissimo, nel 1986, recita accanto a Amy Irving, Olivia De Havilland, Omar Sharif e Rex Harrison nel film tv Anastasia – The Mystery of Anna (1986) di Marvin J. Chomsky, poi è audizionato fra 4000 ragazzi per il ruolo di James Graham nel nuovo film di Steven Spielberg L'impero del sole (1987). Bale batte tutti, così riesce ad avere il suo primo ruolo da protagonista in un film, proponendosi come un ottimo bambino prodigio. Ma il padre, che gestisce la sua carriera, ha in mente grandi cose per il figlio e, in barba a molte delle proposte hollywoodiane, lo manda a studiare alla Drama School, sperando che venga ammesso presto alla Royal Academy of Dramatic Art o alla London Academy of Music and Dramatic Art e, perché no, alla Central School of Speech and Drama. Secondo il parere del padre, c'è bisogno di una solida base per intraprendere il mestiere di attore. Clamorosamente, Bale rifiuta, vuole continuare a lavorare e convince suo padre a indirizzarlo, fino alla maggiore età, verso i film migliori per lui.
I primi ruoli (ottenuti e mancati)
Così, nel 1989, lo ritroviamo in Enrico V di Kenneth Branagh, poi nel 1992, nel film di Kenny Ortega Gli strilloni. La sua carriera, come disgraziatamente accade molto spesso per certe altre, si perde negli abissi dei piccoli e marginali ruoli: un gentiluomo americano in Piccole donne (1994) di Gillian Armstrong, la voce di Thomas in Pocahontas (1995) della Disney e il ruolo di Mr. Rosier in Ritratto di signora (1996) di Jane Campion. Tutti film d'autore, certo, ma manca il ruolo che deve dare una sferzata alla sua carriera. In caso contrario, precipiterà nel limbo.
Provinato per il ruolo di Jack Dawson in Titanic (1997), viene escluso (e la scelta ricade così su Leonardo DiCaprio), perché James Cameron non voleva due attori inglesi come protagonisti (gli bastava Kate Winslet). Cerca di sporcare la sua immagine con Velvet Goldmine (1998) di Todd Haynes, ma non è abbastanza. Ha bisogno di qualcos'altro.
Ruoli più commerciali, il matrimonio e la paternità
Nel contempo, dopo aver girato Sogno di una notte di mezza estate (1999), conosce durante un party, l'assistente di Winona Ryder, Sibi Blazic, e la sposa nel 2000, diventando padre di una bellissima bambina. La nascita di sua figlia corrisponde alla sua ufficiale rinascita cinematografica, la regista Mary Harron, scarta Leonardo DiCaprio (questione di karma?) per Christian Bale che diventerà protagonista dello scandaloso thriller American Psycho (2000).
Passa a film più commerciali come Shaft (2000) di John Singleton e il pessimo Il mandolino del capitano Corelli (2001) di John Madden, si getta poi nella fantascienza con Equilibrium (2002) e Il regno del fuoco (2002), rifiutando però il ruolo di Patrick Bateman ne Le regole dell'attrazione (2002) e, forse sempre per questione di karma, verrà scartato per la parte di Will Turner nella trilogia dei Pirati dei Caraibi.
Batman e gli autori: Nolan e Malick
Non demorde, nel 2004, dimagrisce enormemente per il film L'uomo senza sonno (2004), molti gridarono a una sua candidatura all'Oscar, ma non venne preso sul serio. Presta la sua voce al Mago Howl del cartone animato giapponese Il castello errante di Howl (2004) e poi riacquista chili e muscoli per Batman Begins (2005) di Christopher Nolan, dove interpreterà un Bruce Wayne alle origini della sua vita di eroe. Il risultato sarà così soddisfacente che Nolan lo rivorrà anche per The Prestige (2006) e per The Dark Knight (2008), seguito di Batman.
Ora che la sua carriera è all'apice, viene chiamato a interpretare la parte di John Connor nel quarto capitolo del blockbuster Terminator Salvation (2008) e nella pellicola d'azione Nemico Pubblico - Public Enemies (2009) del maestro Michael Mann, al fianco di Johnny Depp.
Votato all'indipendenza, recita per Werner Herzog in Rescue Dawn (2006) e per Terrence Malick in The New World (2006), ritrovando il mito di Pocahontas, nonché nel drammatico Harsh Times di David Ayer, dove interpreta un veterano della guerra del Golfo. Non resta immoto di fronte all'obiettivo, i suoi personaggi possono anche assistere al peggio senza intervenite, ma lui no. Dentro di lui, si muovono mille increspature, mille vite a cui ha dato una possibilità di emergere, anche solo con uno sguardo. È fantastico vederlo arrabbiato o deluso. Sa cosa vuole lui e sa cosa vuole lo spettatore e per un attore è importante. Sfiorirà col tempo, si gonfierà o magari scolorirà sotto gli anni che passano, ma di sicuro ha lasciato un piccolo segno nel cinema. Non è un idolo, non è uno di quegli attori ingombranti che sono il punto di riferimento per qualsiasi altro attore. Eppure la sua recitazione è così angosciante che anche quando increspa la bocca, in un primo piano che mette in luce il suo ghigno suadente e mefistofelico, fa rabbrividire.
È uno degli attori più quotati della sua generazione. La carriera di Christian Bale è iniziata da enfant prodige quando stupì il mondo nei panni del 13enne Jim Graham nell'adattamento cinematografico del romanzo parzialmente autobiografico di J.G. Ballard L'Impero del Sole: quel bambino spaurito e abbandonato spezzò il cuore al mondo. Dopo qualche anno di oblio, ritroviamo Bale nei panni dello psicopatico serial killer più spietato della storia della letteratura, quel Patrick Bateman che ha reso ricco lo scrittore Bret Easton Ellis e regalato agli annali American Psycho. La qualità interpretativa di Bale è così intensa da imporgli scelte di confine, personaggi che si muovono lungo un crinale oscuro, tra perdizione e salvazione.
Così, la maschera – in tutti i sensi – che più ha caratterizzato fino ad oggi la carriera di Bale è quella di Batman, l'uomo pipistrello. Con Il cavaliere oscuro ritrova il regista che meglio di altri ha saputo sfruttarlo al meglio ed intuirne le doti: è il terzo incontro con Christopher Nolan dopo Batman begins e The Prestige.
Nell'attesa di ricevere una meritata nomination ai prossimi Oscar nella categoria Miglior Film per il suo The Hurt Locker, la regista americana Kathryn Bigelow sarà la protagonista della giornata di domenica con Blue Steel – Bersaglio Mortale (Sky Mania, 21.00) dove dirige Jamie Lee Curtis nel ruolo di una grintosa agente della polizia di New York. Nel giorno festivo c'è spazio anche per farsi due risate, sia con John Travolta alle prese con pappe e pannolini nella commedia Senti chi parla 2 (Italia 1, 19.50) che con l'indimenticabile Alberto Sordi in Il marchese del Grillo (La 7, 21.35).
Sui canali del digitale terrestre ampio spazio al cinema d'autore. Si comincia col terzo film diretto da Spike Lee Fa la cosa giusta (Studio Universal, 11.15) per proseguire con il debutto alla regia di Denzel Washington in Antwone Fisher (Iris, 21.05), storia di un marinaio di colore che per guarire dai suoi scatti d'ira, causati dal turbolento rapporto con la famiglia d'origine, compie un viaggio nei luoghi in cui è cresciuto. La giornata si conclude con il tanto discusso ultimo lavoro diretto da Stanley Kubrick Eyes Wide Shut (Premium Cinema, 00.10), dove i protagonisti sono l'ex-coppia di Hollywood Tom Cruise e Nicole Kidman al centro di un vortice di tradimenti e turbolenze sessuali.
La giornata di lunedì vede protagonista il sempre più convincente Leonardo DiCaprio, che in Blood Diamond – Diamanti di sangue (Italia 1, 21.00) veste i panni dell'ex mercenario Danny Archer alla ricerca di un prezioso e raro diamante rosa. L'eclettico Russel Crowe lo ritroviamo protagonista della commedia Un'ottima annata (Joy, 21.00), ancora una volta sotto la direzione di Ridley Scott, dove interpreta un uomo d'affari inglese che si troverà costretto ad approdare in Provenza per risolvere delle questioni legate all'eredità di suo zio Henry. Terry Gilliam, il più visionario dei registi contemporanei, fa un salto nel 2035 con L'esercito delle dodici scimmie (Premium Energy, 21.00) per mostrarci la vita dei sopravvissuti ad una mortale epidemia che ha ucciso il 99% della razza umana. Prima di Michael Mann con Nemico Pubblico anche John Milius in Dillinger (Sky Classic, 23.35), ultima proposta della serata, si è cimentato nel raccontare i colpi messi a segno dal bandito americano John Dillinger, prendendosi molta più libertà nel raccontare i fatti rispetto al film di Mann.
Il Western (W maiuscola) è americano e finisce, come movimento, poi ci saranno altre individualità, nei primi anni sessanta. Una certa corrente storica indica in L'uomo che uccise Liberty Valance (Ford, 1961) l'ultimo titolo "eponimo". Dunque Ford cominciava (Ombre rosse), Ford chiudeva. È legittimo che sia così.
Altri western classici sarebbero stati prodotti successivamente, ma erano singoli segnali, opere di autori che avevano operato nelle stagioni eroiche e che continuavano a fare ... il loro mestiere. El Dorado di Hawks, del '67, è uno di quei titoli, l'anziano grande maestro del genere non aveva perso l' attitudine.
Aggressivo
Quando sopra ho scritto "americano" non era un concetto scontato, perché a metà degli anni sessanta, casualmente, nasceva un movimento importante, aggressivo, che avrebbe lasciato segni profondi. Sergio Leone girava a Cinecittà un western dai toni strani, non decifrabili, ma con codici che si sarebbero rivelati efficaci. Il titolo era Per un pugno di dollari (1964). Il carattere più importante era protagonista, Clint Eastwood, pressoché sconosciuto. Il poncho, un brutto cappello, il sigaro, un'unica espressione, pochissime parole e, naturalmente la Colt. Clint, eroe spurio, un po' più buono che cattivo, niente a che vedere con Gary Cooper. Un altro contrassegno, certo decisivo: la violenza. La formula venne perfezionata nei titoli successivi, Per qualche dollaro in più, Il buono il brutto e il cattivo, C'era una volta il west. Leone, autore talentuoso, certo creò uno stile. Solo che ... distrusse il genere. Eastwood sull'abbrivio del maestro diresse e interpretò una serie di western americani, ma erano "americani alla Leone". Ci furono anche autori importanti, accreditati, come Sam Peckinpah, che firmarono altri western americani, ma non riuscirono a prescindere dal modello di Cinecittà.
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