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Leonardo DiCaprioL'inaffondabile Leonardo DiCaprioNome: Leonardo Wilhelm DiCaprio38 anni, 11 Novembre 1974 (Scorpione), Los Angeles (California - USA) |
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![]() Rose: Quando la nave attraccherà, io scenderò con te Jack: Ma è da pazzi! Rose Lo so, non ha senso..per questo ci credo!
dal film Titanic (1997)
Leonardo DiCaprio è Jack Dawson
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Salvo nuove stelle nascenti o nuove stelle che arriveranno e si imporranno, Leonardo DiCaprio è uno degli ultimi pochi attori che condivide qualcosa con i suoi personaggi. Per esempio, la vena romantica da solitario bohémien che aleggia anche attorno al suo nome, alla sua storia e alla sua carriera. Interprete e antistar (famosissimo per i suoi celebri rifiuti cinematografici), ha seguito, nel suo percorso professionale, una linea ideale da ribelle senza causa che secondo alcuni parte da James Dean e arriva fino a River Phoenix, correggendo il tiro in un secondo momento e proponendosi come un attore adulto che ha lasciato alle spalle i periodi di sbandamento dove veniva etichettato come un tossicodipendente sessualmente ambiguo. Caratteristica comune anche a Johnny Depp, fra l'altro! Volto da bravo ragazzo, fronte ampia, corpo non muscoloso - anzi piuttosto rotondetto - Leonardo DiCaprio è la Star con la S maiuscola che deve la sua fama e la creazione del suo mito principalmente al suo unico e grande successo Titanic, dove indimenticabile cinge i fianchi di Kate Winslet sulla pura del transatlantico più sfigato della storia del mondo, sotto le note di "My heart will go on" di Celine Dion. Prima di quello, solo opere a basso/medio costo, dove per esempio decantava, vestito da cavaliere medievale, versi shakespeariani a una angelica Giulietta/Claire Danes di turno, a un party in maschera. Nel periodo post Titanic, cerca un autore di riferimento, passando dallo sperimentale Danny Boyle al più pragmatico e bianco e nero Woody Allen. Ma quegli occhi, quello sguardo così intenso è rubato da un nome ben più pesante nella storia del cinema statunitense: Martin Scorsese.
La leggenda nasce fra gli Uffizi e il piccolo schermo
Figlio di un editore di fumetti underground di origine italiana e di una casalinga tedesca, leggenda vuole che debba il suo nome al fatto che, ancora nel grembo materno, avesse scalciato proprio di fronte a un dipinto di Leonardo Da Vinci nella Galleria degli Uffizi, a Firenze. La donna, che era lì in vacanza, interpretò questo segno come la volontà del bambino di avere il nome del più grande artista del Rinascimento. E così fu! Negli anni seguenti alla sua nascita però, marito e moglie divorziarono e fu mamma DiCaprio a ottenere dal tribunale l'affidamento del bambino e a farlo crescere accanto a sua nonna a Echo Park, un quartiere di Los Angeles particolarmente conosciuto per l'alto tasso di traffico di stupefacenti. Attirato fin da bambino dalla telecamera, a soli 5 anni prende parte al suo show televisivo preferito "Romper Room" - che andava in onda dal 1953 - ma viene velocemente allontanatati dal programma per la sua maleducazione e i suoi comportamenti scorretti. A 10 anni, ha giù un agente che gli procura delle scritture per alcuni spot commerciali - come quello di "Milk" - e per pellicole educative del programma televisivo "Mickey's Safety Club". Amico d'infanzia di Tobey Maguire e Christopher Pettiet, frequenta prima il Los Angeles Center for Enriched Studies, poi John Marshall High School di Los Angeles i corsi di recitazione della Seeds Elementary School alla UCLA. I suoi primi ruoli sono soprattutto legati al piccolo schermo. Nel 1990, entra nella serie tv Fra nonni e nipoti che era diretta da Garry Buckman, Allan Arkush, Matia Karrell e Betty Thomas, poi recita ne The New Lassie (1990) telefilm con Roddy McDowall. Non mancano nemmeno le soap operas nel suo curriculum. Partecipa, infatti, nel ruolo di un giovane Mason Capwell a Santa Barbara (1990) con Robin Wright Penn, passando da regista a regista per un numero imprecisato di episodi: da Rick Bennewitz a Norman Hall, da John Sedwick a Gordon Rigsby. È importante capire questo, perché da qui scaturisce la cattiva fama di Leonardo DiCaprio come un attore indisponente che mette a ferro e fuoco il set, così come le stanze d'albergo. Da questo continuo sbandamento nasce un suo modello di comportamento anti-hollywoodiano - poi riabbracciato in seguito - in cui, "credendosi dio in terra", che filtra le sceneggiature che gli proporranno poi, in base al regista che lo dirigerà.
La prima popolarità: Genitori in blue jeans
Il debutto cinematografico avviene invece nel 1991, quando recita nel film horror di Pristine Peterson Critters 3. Non è un debutto eccellente, infatti torna immediatamente al piccolo schermo nel ruolo di un compagno di classe di Darlene ne Pappa e ciccia (1991), mitico telefilm che veniva trasmesso su Italia 1, anche se la sua popolarità comincia a gonfiarsi grazie a un altro telefilm: Genitori in blue jeans (1991-1992), dove nella stagione finale entra in scena con il personaggio di Luke Brower, teenager senzatetto che verrà accolto dalla famiglia statunitense Seaver come un figlio.
Unica debolezza: la gonna
Già a quell'età dimostrava di essere un rubacuori. Biondissimo passa dalla sua compagna di classe Cecilia Garcia all'attrice Juliette Lewis. Senza contare un immenso stuolo di modelle: Kristen Zang, Vanessa Hayden, Kidada Jones, la mitica Gisele Bundchen e Bar Rafaeli. Vero seduttore si dice abbia avuto flirt con Demi Moore, Bobbie Brown, Emma Bunton, Karen Butler, Naomi Campbell, Mariah Carey, Helena Christensen, Linnea Dietrichson, Carmen Electra, Sara Foster, Vanessa Haydon, Bridget Hall, Natasha Henstridge, Paris Hilton, Kendra Jade, Kate Moss, Carla Paneka, Bijou Phillips, Alicia Silverstone, Alyssa Sourovoya e Amber Valletta. Il suo più grande peccato? Essere stato l'amante di Eva Herzigova e causa del suo divorzio dal marito.
Gli esordi flop e i primi personaggi da ribelle
Ma se in amore tutto va bene, lo stesso non si può dire della sua carriera. Nonostante tutta la buona volontà, le pellicole cui prende parte si rivelano flop clamorosi. Interpreta il ruolo del giovane ritardato Arnie ne Buon compleanno, Mr. Grape (1993) con Johnny Depp, affinando il personaggio con alcune visite nei centri educativi per handicappati, meritandosi fra l'altro una nomination all'Oscar e al Golden Globe come miglior attore non protagonista, poi si trasforma nell'anomalo adolescente, solitario e ipersensibile di Voglia di ricominciare (1993) con Robert De Niro che gli insegnerà il Metodo dell'Actor's Studios, facendogli passare ben tre settimane in compagnia di Tobias Wolff, autore del romanzo nonché alter ego del personaggio che doveva interpretare. Rifiuta il ruolo di Robin ne Batman Forever (1995) e prende invece il posto di River Phoenix, deceduto nel 1993, ne Poeti dall'inferno (1995). Sceglie di recitare accanto a Gene Hackman e Sharon Stone nel pessimo western Pronti a morire (1995) e torna assieme a De Niro, ma anche a Meryl Streep nel melodramma La stanza di Marvin (1996). Si respira aria di rinascita con Romeo + Giulietta di William Shakespeare (1996) per il quale ruolo di Romeo in versione pop vincerà l'Orso d'Argento al Festival di Berlino come miglior attore.
Considerato per il ruolo di James Dean in un film basato sulla sua vita, si vede offrire anche il ruolo di Dirk Diggler in Boogie Nights - L'altra Hollywood(1997), ma rifiuterà - lasciando il ruolo al suo amico Mark Wahlberg - per il ruolo di Jack ne Titanic (1997) di James Cameron.
Il successo di Titanic
Un successo di dimensioni planetarie per questo kolossal costato 200 miliardi di vecchie lire e ostinatamente inseguito dal visionario regista Cameron che con i suoi incassi al botteghino è balzato al primo posto nella classifica dei film più di successo nella storia del cinema. Amore e romanticismo investono il personaggio del pittore Jack, facendo di Leonardo DiCaprio l'idolo di tutti i teen-agers. Nasce la DiCaprio mania! L'attore risplende nello scontro con l'antagonista romantico Billy Zane e con la madre della sua amata interpretata da Frances Fisher (che vorrebbe per la figlia altolocata un matrimonio di interesse e non d'amore); rifulge accanto all'inaffondabile Molly Brown Kathy Bates che vede in quel ragazzo squattrinato se stessa; così come riluce accanto ad altri attori come Ioan Gruffudd e David Warner, ma ancora di più vive negli occhi di Gloria Stuart e di Kate Winslet, alias Rose. Undici Oscar, ma nessuno per DiCaprio che viene candidato ai Golden Globe, ma non vince e invece si porta a casa il premio più vicino al suo pubblico: l'MTV Movie Award come miglior attore protagonista.
I grandi rifiuti e la carriera hollywoodiana
Diventato grande amico di Kate Winslet, ma anche di Lukas Haas, Kevin Connolly e Vincent Gallo, è nel pieno della DiCaprio mania che l'attore denuncia la rivista PLAYGIRL per aver pubblicato delle sue fotografie di nudo frontale mentre si trovava in spiaggia con degli amici. Al di là di questo, si mette al servizio di Woody Allen nel sottovalutato Celebrity (1998) con Kenneth Branagh, dove fa addirittura il verso a se stesso e al suo mito di attore scalcinato e scavezzacollo, passando al più ordinario La maschera di ferro (1998) con Gérard Depardieu e John Malkovich, uscendone come un Razzie Award per la peggiore coppia del grande schermo (non per niente interpretava i due nobili gemelli del romanzo di Dumas). Stesso premio che ritirerà anche per The Beach (2000), ma nella categoria peggior attore. Altri guai sembrano attenderlo quando a Manhattan, lui e i suoi amici picchiano lo sceneggiatore e attore Roger Wilson, dopo che proprio DiCaprio aveva fatto della avances oscene alla fidanzata di questo, l'attrice Elizabeth Berkley. La corte d'appello lo rinvia a giudizio e il fatto non lo mette certo in luce a Hollywood che, dopo avergli proposto determinati ruoli, ritratta velocemente. Doveva essere sul set di American Psycho (2000), ma invece gli si privilegia Christian Bale; doveva recitare in Harvard Man (2001), ma per questioni di denaro viene scelto il più economico Adrian Grenier, stesse ragioni per cui si preferì Hayden Christensen per il ruolo di Anakin Skywalker nel secondo e nel terzo episodio della saga di Star Wars.
Il sodalizio artistico con Martin Scorsese
Il fidanzamento con la Bundchen - finora il più longevo - sembrò fargli mettere la testa a posto e costringerlo a una pace forzata con Hollywood che lo premiò con il ruolo da protagonista nel film di Steven Spielberg Prova a prendermi (2001) con Tom Hanks e Christopher Walken, con una nuova candidatura ai Golden Globe. Rifiutato il ruolo di Peter Parker ne Spiderman (2002), stringe un importante sodalizio artistico con Martin Scorsese che lo impone accanto a Cameron Diaz e Daniel Day-Lewis in Gangs of New York (2002), l'esperienza è così esaltante che Scorsese lo rivorrà anche nel biografico film sul produttore cinematografico Howard Hughes The Aviator (2004), costringendolo a rifiutare il ruolo che andò a Michael Pitt in The Dreamers (2003) di Bernardo Bertolucci, ma premiandolo con una nomination all'Oscar e ai BAFTA come miglior attore protagonista, senza contare il Golden Globe e l'MTV Movie Award nella stessa categoria. Ma non finisce qui perché il regista italo-americano, nel pieno di una sua folgorazione artistica per l'attore - così come la ebbe per De Niro - lo accosta a Jack Nicholson in The Departed - Il bene e il male (2006), con tanto di nuova nomination ai BAFTA e ne Shutter Island (2009) con Max von Sydow.
Il DiCaprio che verrà
Una nuova candidatura all'Oscar lo attente in Blood Diamond (2006), per il quale scarterà L'ombra del potere - The Good Sheperd (2006) e il progetto - poi naufragato - di Baz Luhrmann su Alessandro Magno, accettando invece di lavorare per Ridley Scott ne Nessuna Verità (2008). Dopo la straordinaria interpretazione, ancora una volta accanto a Kate Winslet, nel drammatico Revolutionary Road, viene diretto dal visionario Nolan in Inception, successo di critica e pubblico. Nel 2012 torna puntando all'ambita statuetta con J. Edgar, diretto dal veterano Clint Eastwood, e il western Django Unchained di Quentin Tarantino. Nel 2013 aprirà il Festival di Cannes con la sua straordinaria del multimiliardario Gatsby nell'adattamento 3D de Il grande Gatsby firmato Baz Luhrmann.
Ambientalista, dedica gran parte del suo denaro e del suo tempo libero ai viaggi in Sud America, dove si impegna per l'ecologia, realizzando documentari e promuovendo attraverso il proprio sito internet ufficiale la salvaguardia di piante e animali in via di estinzione. Oggi, è una super star planetaria. Un interprete non più giovane, ma intelligente e complesso che sceglie i suoi ruoli più per amore che per calcolo o vil denaro.
Golden Globes 2013
Golden Globes 2012
Golden Globes 2009
Golden Globes 2007
Golden Globes 2007
Premio Oscar 2007
Golden Globes 2005
Premio Oscar 2004
Golden Globes 2003
Golden Globes 1998
Festival di Berlino 1997
Golden Globes 1994
Premio Oscar 1993
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The Wolf of Wall Street
continua»
Genere Poliziesco, - USA 2013. Uscita 12/12/2013. |
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È stato oggetto del desiderio di tutti, Leo DiCaprio. Di donne in Pronti a morire, di uomini in Ritorno dal nulla e in Poeti dall'inferno. Sarà per quel volto innocente composto di angoli gentili, per quella fronte illuminata dai tramonti del Titanic, per quella abbassata del Re Sole (La maschera di ferro) o per quella corrugata nel bene e nel male (The Departed). Candido e privo di ambiguità, l'attore americano è stato all'alba della sua carriera l'interprete ideale del ruolo romantico e rassicurante. È stato l'anello di congiunzione tra etero e omosessualità. Senza sfumature, senza una vitalità dirompente da mettere in gioco, senza il dolore ardente di River Phoenix o la bellezza imperfetta di Matt Dillon. Poi un giorno ha acquistato un biglietto di terza classe, si è imbarcato su un transatlantico spettacolare, ha sostenuto l'amata sull'orlo dell'abisso e si è immerso nel profondo, riemergendo da una mare nero come inchiostro a nuova vita e a nuovo cinema. Quello esotico di Danny Boyle, quello in fuga di Spielberg, quello esaltato di Scott, quello esistenziale di Mendes e una, due e tre volte quello "meanstreets" di Scorsese. Dopo l'inabissamento e dopo gli occhi di Jack che dipinge gli occhi di Rose, DiCaprio contraddice coraggiosamente il suo fisico da eroe romantico scegliendo personaggi ambigui come il contrabbandiere di diamanti di Blood Diamond, sgradevoli come l'agente della CIA di Nessuna verità o ancora patologici come l'Howard Hughes di The Aviator, alternandoli ad altri decisamente più convenzionali. Perduto l'aspetto efebico e raggiunta la definizione sessuale, DiCaprio costruisce ruoli di luci e ombre attraverso una recitazione "naturale", vagamente nevrotizzata, che cerca la psicologia del personaggio e che pretende una verità psicologica al personaggio. Lavorando all'interno e giocando sulle sfumature che spaziano dall'underplaying all'overplaying, l'attore che con una macchinetta in bocca urlava straziante l'altrove in Mr. Grape, ha sancito il commiato dagli adolescenti innamorati, dai poeti amanti, dai pittori di terza classe per abbracciare "quei bravi ragazzi" con la faccia d'angelo che compiono azioni cattive. Produce allora personaggi per cui la morale è un arnese obsoleto. Sollecita lo spettatore ad abitare la spaccatura esistenziale dell'agente infiltrato di un infernal affairs o la progressiva arcatura autodistruttiva di Howard Hughes, miliardario eccentrico, capitalista impavido, sognatore megalomane del Sogno Americano, metafora leggendaria di un destino di distruzione precipitato dal cielo sulla Mecca hollywoodiana. L'eterno adolescente si sbriglia nel titanismo ambizioso di Hughes e raggiunge la maturità sui marciapiedi di Boston, incoraggiato da Frank Costello (e da Martin Scorsese) a frequentare la luce chiara della legge e insieme il buio clandestino del crimine. Muovendosi nell'oscurità del non essere pienamente se stessi e nella normalità di un asfissiante sopportazione, DiCaprio guida fino alla Revolutionary Road. Sull'uscio di una casa a due piani lo aspettano April, Rose e Kate, sopravvissute al naufragio del Titanic e "affondate" nelle loro stanze. In una notte senza luna, in un giorno senza sole, in una vita senza Frank, Jack, Leo.
Il 2008 si è chiuso all'insegna del romanticismo un po' fantasy di Twilight, con l'amore di un vampiro per un'umana, che ha conquistato il pubblico e il box office. Il 2009 si è aperto con un ritorno al classicismo hollywoodiano, con la passione australiana tra Nicole Kidman e Hugh Jackman, entrambi belli, avventurosi ed innamorati sullo sfondo dei paesaggi "down - under". Gennaio, invece, si conclude all'insegna di un altro tipo di amore, anzi, con il racconto di un rapporto che lentamente cede ai colpi dei sogni infranti e delle speranze deluse. È il ritorno di Sam Mendes, del suo viaggio dentro la famiglia americana: dopo American Beauty, Revolutionary Road è ambientato in un'altra epoca, gli anni Cinquanta, è tratto da un romanzo dal successo clamoroso degli anni Sessanta, che per primo squarciò il velo dell'ipocrisia della famiglia, e della società, perfetta americana: Frank e April Wheeler tentano di lottare contro il qualunquismo della provincia, pensano e credere di essere qualcosa in più di una casa in ordine, un'auto e dei figli da crescere, ma, presto, faranno i conti con la realtà. Il film è bellissimo, struggente e interpretato magistralmente. I protagonisti sono una delle coppie "romantiche" più amate e di maggior successo della storia del cinema: Jack e Rose che naufragano con il Titanic, alias Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. Tornano insieme e stavolta non sono più i brividi della passione – oltre che dell'oceano ghiacciato – a scuoterli ma i dubbi e le paure di una famiglia borghese. Se Australia e Revolutionary Road sono i due poli dell'amore e del romanticismo attorno a cui ruota il nuovo anno appena iniziato, il cinema ha sempre offerto spunti e riflessioni sull'amore romantico, in qualsiasi forma fosse pensato e vissuto.
A più di dieci anni dall'affondamento del Titanic tornano a lavorare insieme Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. In Revolutionary Road interpretano una coppia middle class di New York, divisa tra l'esigenza di assecondare i propri desideri e le pressioni del conformismo sociale e dell'ipocrisia imperante negli anni cinquanta negli States. Il film, presentato lunedì 15 dicembre a Los Angeles, uscirà in Italia il 30 gennaio. Al Mann Village Theatre, dove si è svolta la serata, era presente anche Russell Crowe.
Dopo la luce noir di New York e dei sui american gangsters, che l’eroina se l’andavano a prendere direttamente nel Sud-Est asiatico, dopo i poliziotti corrotti e quelli integerrimi, dopo l’affresco iperreale e il documento antropologico della faccia buia del sogno americano, Ridley Scott sposta i suoi (ennesimi) duellanti nell’assolato e luminoso Medio Oriente. Gli “americani” questa volta sono agenti della CIA, uomo in action Roger Ferris e stratega perennemente al telefono Ed Hoffman, che devono fare fronte a una lunga serie di attentati terroristici e stanare Al-Saleem, cuore e motore di una letale cellula islamica. Ispirato al romanzo omonimo di David Ignatius, in Nessuna verità c’è qualcosa che non va, qualcosa che non funziona. Se nella New York nera e noir di Frank Lucas e Richie Roberts, personaggi speculari eppure necessariamente complici, l’osservazione e gli appostamenti diventavano illuminazione e messa a fuoco e il soggetto sfuggente finiva per cadere nella trappola della luce, in Nessuna verità non c’è corpo da riportare alla luce. Dietro al cinema di patina e di solleticamento del nervo ottico non c’è niente (di nuovo). Da vero (ex) pubblicitario, Ridley Scott si illude che si possa vedere meglio e sempre di più ma da molto tempo ad Hollywood girare bene non è più un merito. Nessuna verità è un ottimo blockbuster che si regge su temi e strutture visive tipiche del regista inglese e su due attori, anzi tre, incomparabili ma che riprende, senza reinventare, situazioni stereotipate del genere. Niente di nuovo sul fronte orientale, insomma: l’agente della CIA Di Caprio ha un problema da risolvere in un contesto spaziale, la Giordania, sterminato e disseminato di amici, nemici e antagonisti. Se l’imbolsito Hoffman di Russell Crowe ordisce le sue strategie al computer, il più giovane Di Caprio sviluppa il suo personaggio attraverso l’azione. Scott dimostra in questo senso di aver imparato la grande lezione della serialità televisiva, capace di costruire personaggi tanto profondi quanto costantemente calati nell’azione. Nonostante ciò in Nessuna verità non c’è nulla che non sia già stato visto, non c’è storia che non sia già stata raccontata, non c’è personaggio che non abbiamo già incontrato, senza (però) l’eroismo del gladiatore, senza l’aura epica di Frank Lucas.
Quando si pensa a Leonardo DiCaprio si fatica a disgiungerlo dal titolo di uno dei più grandi successi planetari del cinema degli ultimi 50 anni. Titanic rispolverò il mito di Ben Hur, fece incetta di statuette agli Oscar, condannò Céline Dion a cantare per sempre "My heart will go on" e i suoi giovani attori divennero prigionieri di quel trionfo. Mentre Kate Winslet ha impiegato del tempo ad uscirne, non si può negare che Leonardo DiCaprio abbia continuato incessantemente a lavorare, a costruire uno stile e perfezionarsi scegliendo dei registi di prima classe a cui affidarsi. Così, dopo Spielberg e Scorsese, cade nelle braccia di un altro maestro di Hollywood, Ridley Scott, e con Nessuna verità fronteggia un altro mostro sacro del cinema, Russell Crowe. Bella prova di personalità, dopo aver affiancato Tom Hanks in Prova a prendermi, Daniel Day-Lewis in Gangs of New York, Jack Nicholson in The Departed, tutte prove di livello, assorbendo tutto quello che c'era da imparare da questi miti, ma non rinunciando alla propria cifra stilistica e a una chiave interpretativa: l'uomo, l'icona ma anche il suo doppio, il rovescio della medaglia, l'immagine riflessa nello specchio.
All'indomani della vittoria di Barack Obama eletto a Presidente degli Stati Uniti d'America, abbiamo incontrato Ridley Scott e Leonardo DiCaprio. Il primo posato, composto, il secondo visibilmente stanco per aver passato la nottata davanti alla tv, ma decisamente eccitato. "Sono orgoglioso del mio paese e di essere un cittadino americano, in questo momento" ha dichiarato commentando la notizia. "Tutto il mondo stava aspettando questa transizione e con la sua vittoria sento di essermi tolto un peso dalle spalle. Oggi è un giorno meraviglioso". A Roma per presentare Nessuna verità, attore e regista hanno narrato la genesi di un film che vede DiCaprio interpretare un agente della CIA. "Del mio personaggio mi ha attratto il fatto che fosse un patriota che ama il proprio paese e desidera porre fine alla guerra in Medio Oriente. Sebbene la sua missione venga spesso messa a repentaglio proprio dal paese che dovrebbe proteggerlo, cerca sempre di fare la cosa giusta. Inoltre cerca di capire il contesto in cui si trova e di offrire soluzioni su lunga distanza, al contrario della CIA che vuole risultati immediati. È stato facile identificarsi con lui".
Cultura mediterranea e cultura anglosassone, diciamo così. L'australiano Luhrmann e l'italiano Sorrentino, in nome del cinema, si incrociano, si specchiano e si... intrattengono. Non esistono storie più diverse da quelle di Jay Gatsby e di Jep Gambardella: accostamento certo improprio, parlo di popolarità, di mito e di tutto il resto, ma strumentale. Sono comunque storie che raccontano fallimento e dolore, sogno infranto, con peso drammatico diverso naturalmente. Un comune denominatore, per cominciare: le feste di New York e le feste di Roma. Attribuendo, certo con arbitrio, a Fitzgerald una sintesi del film di Luhrmann, il regista che ha preso in mano l'adorata, dallo scrittore, storia di Jay Gatsby, qualche settimana fa ho scritto:
Una premessa: conosco il cinema. Ho lavorato anni a Hollywood, i peggiori della mia vita. È vero, e MYmovies.it lo ha colto qualche tempo fa, che il cinema mi ha ucciso.
Avevo dei timori per questo nuovo derivato del mio romanzo. Sempre lo scrittore teme il regista, soprattutto quando il regista intende sostituirsi allo scrittore riducendo il romanzo a propria immagine e somiglianza. Il "Gatsby" di questo Baz Luhrmann, rilevo, ha raccolto molte critiche, scarsi favori, ma io dico che... non mi offende. Iperbole, carnevale, eccesso, magniloquenza, sfarzo, frenesia, ipertrofia: tutto questo è stato attribuito al film, ed è legittimo, non c'è dubbio, ma dico anche che trattasi di contorno, certo eclatante e invasivo, della sostanza. Ma la sostanza, la scrittura, mi sia concesso, possiedono troppa potenza e perfezione per essere stravolte. Sì, il mio romanzo è davvero impossibile contaminarlo, incrinarlo, deformarlo: tutto questo non è a mia discrezione, è accreditato, è "storico". Per sua natura il cinema tutto può permettersi. Il leone della Metro Goldwyn Mayer - ero là - è il modello perfetto della formula del cinema e della sua imperfezione: un leone ruggente contornato da un nastro di pellicola che reca parole latine "ars gratia artis", una sproporzione di estetica, di cultura, ma anche una promessa di spettacolo che potrà essere di qualità. Com'è questo "Gatsby", dove tutto ingigantisce e assume colori violenti e contro natura: charleston e fox trot accelerano come un'animazione, le bottiglie di champagne sono grandi come umani e i diamanti grandi come il Ritz, le tende ondeggiano come falene giganti, l'orchestra suona su una piattaforma che conterrebbe dieci Madison, i camerieri si muovono come danzatori discreti di seconda fila, la pioggia evita di bagnare il trucco e le scarpine delle dame. Ogni carattere e ogni vicenda sono spinti all'estremo. Tom Buchanan, che sposa Daisy, io lo descrivo come uno dei "patrimoni più cospicui del middle west", nel film diventa l'erede della più grande fortuna d'America.
Dopo un'inaugurazione in grande stile ma sotto la pioggia con il sontuoso Il grande Gatsby, rappresentato sulla Croisette dagli attori Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan, Tobey Maguire, Elizabeth Debicki e dal regista Baz Luhrmann, oggi si apre ufficialmente il concorso di questa 66. edizione del Festival di Cannes. Ad inaugurarlo un autore francese, Francois Ozon, che presenta con lo scandaloso Jeune et Jolie una nuova storia al femminile, quella di una ragazza di 17 anni che si prostituisce per puro piacere ritmata attraverso quattro stagioni. Nel cast, oltre alla conturbante protagonista Marine Vacth, anche Charlotte Rampling.
In concorso oggi anche la storia di corruzione e violenza di Heli, diretta dal messicano Amat Escalante (già presentato ieri alla stampa), ma a farsi notare sarà sicuramente (nella sezione Un Certain Regard) il film di Sofia Coppola The Bling Ring, con Emma Watson, storia tratta dalla realtà che racconta i furti compiuti a Beverly Hills da un gruppo di adolescenti ossessionati dalla moda e dalla celebrità. Sconvolgente la trasformazione di Emma Watson dalla dolce Hermione di Harry Potter alla furba e sexy ladra Nicki.
Da segnalare nella giornata di oggi (nella sezione Quinzaine des Réalisateurs) anche The Congress di Ari Folman (Valzer con Bashir): basato sul racconto breve "The Futurological Congress" di Stanislaw Lem (autore di "Solaris") il film (in parte in live action) segue la vita dell'attrice Robin Wright in un futuro in cui la tecnologia digitale ha preso il sopravvento. Quando la donna deciderà di realizzare un ultimo lavoro per poter aiutare il figlio disabile, la sua vita e il suo futuro cambieranno drasticamente.
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Si inaugura oggi con Il grande Gatsby (da domani al cinema) la 66. edizione del Festival di Cannes, in programma fino al 26 maggio con un cartellone ricchissimo. "Vivere il cinema con tutta la passione di un desiderio immortale", questo il messaggio lanciato quest'anno dal Festival attraverso un passionale manifesto che vede Joanne Woodward e Paul Newman protagonisti di un romantico bacio. E la passione è il filo conduttore di opere in concorso come La grande bellezza di Paolo Sorrentino, ma anche Only God Forgives di Nicolas Winding Refn (regista di Drive che su MYMOVIESLIVE! in questi giorni festivalieri viene omaggiato con le proiezioni della trilogia di Pusher e Bronson), Nebraska di Alexander Payne e Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen, ispirato alla vita di Dave Van Ronk, cantante folk statunitense e ambientato nella scena musicale folk degli anni '60.
In concorso troveremo anche autori francesi come François Ozon (Jeune et Jolie, storia di un'adolescente che si prostituisce per piacere) e Abdellatif Kechiche (La vie d'Adele), e americani come Soderbergh (Behind the Candelabra, con Michael Douglas negli eccentrici panni dello showman omosessuale Liberace) e James Gray (The Immigrant).
Questa sera a farla da protagonista sarà però un'opera fuori concorso: la scintillante versione 3D del romanzo di Fitzgerald "Il grande Gatsby", portata questa volta sullo schermo dall'eccentrico regista australiano Baz Luhrmann (Moulin Rouge). Dopo la versione del '74, a vestire i panni che furono di Robert Redford sarà Leonardo DiCaprio, affiancato da Carey Mulligan e Tobey Maguire nei panni di Daisy e Nick. Staremo a vedere come questo autore ha interpretato uno dei classici fondamentali della letteratura americana contemporanea.
Madrina delle cerimonie d'apertura e chiusura sarà quest'anno la bellissima Audrey Tautou, mentre ad assegnare il palmarès il 26 maggio sarà il Presidente Steven Spielberg, affiancato da una giuria che vede spiccare tra gli altri Nicole Kidman, Ang Lee, Christoph Waltz e Daniel Auteuil.
Nessun cambiamento in testa alla classifica italiana, ma Iron Man 3 inizia a perdere colpi. Il Marvel movie non riesce a stare sopra al milione di euro e porta il suo totale a 14.5 milioni di euro, un ottimo risultato. Resiste in seconda posizione Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe, mentre dietro c'è la ressa delle new entry: La casa, Mi rifaccio vivo e L'uomo con i pugni di ferro, nessuno dei quali però, chiude con un dato particolarmente significativo. Che la stagione sia già finita? I dati parlano chiaro. In coda scendono Effetti collaterali, Viaggio sola e Attacco al potere - Olympus Has Fallen, mentre in coda troviamo, con somme deludenti, Fire with fire e 20 anni di meno. La prossima settimana occhi puntati su Il grande Gatsby, in arrivo assieme a A Lady in Paris, AmeriQua e Post Tenebras Lux.
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