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sabato 13 febbraio 2016

Johnny Depp

Johnny all'arrembaggio del cinema mondiale

Nome: John Christopher Depp II
52 anni, 9 Giugno 1963 (Gemelli), Owensboro (Kentucky - USA)
occhiello
La gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella loro noiosa normalità!
dal film Alice in Wonderland (2010) Johnny Depp è Il cappellaio matto
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Johnny Depp
Razzie Awards 2014
Nomination peggior attore per il film The Lone Ranger di Gore Verbinski

Golden Globes 2011
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Alice in Wonderland di Tim Burton

Golden Globes 2011
Nomination miglior attore in un film brillante per il film The Tourist di Florian Henckel von Donnersmarck

Golden Globes 2008
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street di Tim Burton

Golden Globes 2008
Premio miglior attore in un film brillante per il film Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street di Tim Burton

Premio Oscar 2008
Nomination miglior attore per il film Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street di Tim Burton

Golden Globes 2007
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma di Gore Verbinski

Golden Globes 2006
Nomination miglior attore in un film brillante per il film La fabbrica di cioccolato di Tim Burton

Golden Globes 2005
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Neverland - Un sogno per la vita di Marc Forster

Premio Oscar 2004
Nomination miglior attore per il film Neverland - Un sogno per la vita di Marc Forster

Golden Globes 2004
Nomination miglior attore per il film La maledizione della prima luna di Gore Verbinski

Premio Oscar 2003
Nomination miglior attore per il film La maledizione della prima luna di Gore Verbinski

Golden Globes 1995
Nomination miglior attore per il film Ed Wood di Tim Burton

Golden Globes 1994
Nomination miglior attore per il film Benny & Joon di Jeremiah S. Chechik

Golden Globes 1991
Nomination miglior attore per il film Edward mani di forbice di Tim Burton



La star trasformista per eccellenza del nostro tempo.

I dieci Johnny Depp che non somigliano a Johnny Depp

mercoledì 18 febbraio 2015 - Gabriele Niola cinemanews

I dieci Johnny Depp che non somigliano a Johnny Depp Senza aver mai partecipato a dei veri horror (che non fossero quelli gotici, ironici e caricaturali di Tim Burton), Johnny Depp è diventata la star trasformista per eccellenza del nostro tempo. La trasformazione degli attori tramite protesi, almeno dagli anni '80 in poi, è infatti sempre meno una tecnica del cinema di paura (come alle origini del cinema) per diventare ricerca attoriale. È un classico del cinema biografico e di quello fantastico ma proprio Johnny Depp ha allargato il terreno d'influenza delle protesi anche al cinema drammatico e alle commedie. Dunque più a suo agio con un trucco pesante, movimenti innaturali, accenti calcati e espressioni fumettose, che nei panni di un uomo comune, l'attore si è mosso tra il massimo del frivolo e il massimo dell'autoriale cercando la linea di confine tra umano e animato.

Johnny Depp e Penelope Cruz presentano a Cannes il quarto capitolo della saga.

Cannes affonda i pirati

domenica 15 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Cannes affonda i pirati «L'ultima nave è salpata da un pezzo»: con un ferale articolo, diffuso nel Palais poche ore prima dell'arrivo di Johnny Depp e Penelope Cruz a Cannes, la rivista Screen ha platealmente stroncato il quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi, pellicola fuori concorso al cinema dal 18 maggio e primo sequel del franchise interamente in 3D. Un'opinione confermata dalla tiepida risposta ricevuta dal film in sala e persino dai suoi interpreti, attesi come star sul tappeto rosso della Croisette ma accolti con freddezza dalla stampa: scarsa la chimica tra i protagonisti Depp e Cruz, distanti sullo schermo come nella vita, ben poco carismatici (anche) dal vivo i nuovi acquisti della saga, Sam Claflin e la francese Astrid Berges-Frisbey, nell'ingrato ruolo di rimpiazzo dei transfughi Orlando Bloom e Keira Knightley. A guidare la pattuglia il produttore Jerry Bruckheimer e il regista Rob Marshall, subentrato al veterano Gore Verbinski, assenti ingiustificati gli sceneggiatori Terry Rossio e Ted Elliott, che avrebbero lavorato allo script del film insieme allo stesso Johnny Depp: «Questo film è il film di Depp», sottolinea Bruckheimer aprendo l'incontro con i giornalisti. Una frase che più che un complimento, suona come un sinistro avvertimento.

Capitan Jack Sparrow: Johnny Depp

Dopo 8 anni nei panni di Jack Sparrow, come si è preparato al ruolo?
Sparrow è un personaggio talmente complesso che si può sviluppare praticamente all'infinito. Mi sono preparato come faccio sempre, cioè guardando moltissimi cartoni animati. Mi piace pensare il Capitano come una specie di Bugs Bunny.
Da dove arriva la maggiore ispirazione per il suo personaggio?
C'è in lui qualcosa di Marlon Brando, un attore che è la mia ispirazione in tutto, in ogni cosa che faccio. E poi direi che Sparrow è un buffo mix tra una rockstar alla Keith Richards e una puzzola romantica.
A proposito. Keith Richards ha un cameo nel film: com'è stato recitare con lui?
Bellissimo. Per lui è stata un'occasione per esplorare il mondo del cinema, per noi un'esperienza di vita. Mi piacerebbe scriverci un libro.
In che modo è intervenuto sulla sceneggiatura?
Mi ritengo molto fortunato, perché mi è stato chiesto di partecipare al processo creativo e io l'ho fatto. Ma in una storia ci sono tanti ingredienti, non saprei dire quali idee siano mie e quali degli sceneggiatori.
L'ha mai tentata l'idea di produrre un capitolo de I Pirati?
No, non ce la farei mai, è un impegno che mi annienterebbe. L'unico in grado di fare una cosa del genere è Jerry Bruckheimer, un vero mago.
Ha improvvisato sul set?
L'ho fatto con Geoffrey Rush... ma più in generale un personaggio come Sparrow si presta all'improvvisazione, non lo puoi controllare in nessun modo.
Fa vedere i suoi film in famiglia?
La mia famiglia vede sempre i miei film: ne hanno visti più loro di me. Ho testato segretamente i personaggi su mia figlia, ci giocavo insieme con le Barbie e facevo le vocine finché non mi diceva basta. Mi ha aiutato a capire cosa funzionava di più.
Come ha lavorato con la sua partner, Penelope Cruz?
Spendidamente. Penelope è un regalo della natura, un'attrice talentuosa, sveglia e capace, una gran donna, un'amica fidata.
Quali sono per lei le qualità di un buon pirata?
Essere pronto a farsi sparare addosso. Avere una buona ciurma. Essere ignorante e ostinato.
Gli Oscar possono cambiare una carriera?
Non sono la persona più adatta a rispondere, io che gli Oscar sono più abituato a perderli che a vincerli. È bello quando il tuo lavoro viene riconosciuto, ma non è per questo, cioè per i premi, che si lavora. La professione dell'attore la si sceglie per creare, per esplorare nuovi mari e divertirsi con i compagni di set.
Meglio un piccolo film indipendente o un blockbuster sui pirati?
In vita mia ho fatto piccoli e grandi film. Sono felice per il successo de I Pirati, ma sono anche contento di aver costruito una carriera su molti flop. Uno dei miglior film, Liberty, praticamente non l'ha visto nessuno.
Ha paura dei critici?
Sì. Molta.
La emoziona essere al Festival di Cannes?
Sono onorato e felice. E credo che i Pirati piacerà anche al pubblico di Cannes, perché è un film fatto proprio per l'audience, per la gente. È divertente, nuovo.
Ci sarà un quinto capitolo de I Pirati dei Caraibi?
Se non ci si stanca dei personaggi, e il processo creativo mantiene la sua forza senza sottostare alle ragioni del movie business, le possibilità ci sono. Io sono disposto a tornare.

Angelica la piratessa: Penelope Cruz

Si è trovata a suo agio in un film colossale come I Pirati dei Caraibi?
Certamente. Mi sono sentita perfettamente inserita, a mio agio anche nei panni di una donna bugiarda e manipolatrice come Angelica. Sono onorata di aver diviso tempo e scene con un attore come Johnny Depp, con cui avevo lavorato già 12 anni fa. Il suo livello di creatività è cresciuto. È una creatura unica.
Girare un action movie in gravidanza è stato impegnativo?
Ho fatto due mesi di training con il team del film e poi ho lavorato in sicurezza, non ho fatto niente di pericoloso, mi hanno sempre protetta. In alcune inquadrature mi ha sostituita mia sorella Monica.
Da spagnola, trova difficile recitare in inglese?
Mi piace recitare in lingue diverse e ho avuto un bravo coach che mi ha aiutata sul set. Credo di essere migliorata, la prima volta che ho recitato con Depp mi perdevo la metà di quello che diceva...
L'Oscar per Vicky Cristina Barcelona, nel 2009, le ha cambiato la vita?
Non ha cambiato i motivi per cui scelgo o scarto un film. L'Oscar lo conservo in casa e ogni volta che lo guardo penso a tutte le persone che mi hanno aiutata a realizzare il sogno di diventare attrice.
Jack Sparrow cerca la fonte della giovinezza. E lei, l'ha trovata?
Ogni giorno penso al mio futuro e no, io non cerco la fonte. L'invecchiamento lo voglio celebrare, sono curiosa di esplorare nuove età, non ho paura di cambiare, non ho questo tipo di ossessione.
Che effetto le fa trovarsi a Cannes?
Sono molto contenta di essere qui. Ho letto la sceneggiatura del film in concorso di Almodovar e credo sia una delle migliori cose che abbia mai fatto: spero tanto che vinca almeno un premio...

Al timone: Rob Marshall, Jerry Bruckheimer e la ciurma

Qual è la maggiore sfida affrontata dal film?
Bruckheimer: Trovare la storia giusta. Ci sono voluti anni, ma con un capitano come Marshall al timone e con Depp alla sceneggiatura, il progetto è riuscito al meglio.

Un film come I Pirati richiede un impegno particolare al regista?
Marshall: Io venivo dall'esperienza di Nine, dove ho avuto un grande cast tra cui la stessa Cruz, quindi ero in parte allenato. Ho avuto la fortuna di lavorare qui con grandi attori che sono anche persone fantastiche: Johnny Depp, per esempio, è un vero genio della commedia.

E gli attori? Come si sono calati nei loro personaggi?
Geoffrey Rush: Io, per Barbossa, confesso di essermi ispirato a Barbara Streisand. Non ho problemi a passare da film come Il discorso del re, con un budget da 12 milioni, a film dal budget incalcolabile come I Pirati dei Caraibi: anche se hai 800 persone a pranzo, e 18 camion nel parcheggio, il tuo lavoro resta sempre lo stesso.
Ian McShane: per Barbanera mi sono preparato ascoltando Bob Dylan... il mio è un personaggio iconico, ma più che cattivo lo chiamerei complicato. Barbanera è un pirata standard: ti guarda negli occhi mentre impugna la spada, solo che la sua è lunga il triplo di quelle degli altri.
Astrid Berges-Frisbey: Sono molto emozionata di aver trovato il mio posto in questo kolossal. Non parlavo inglese, ma per fortuna sono stata aiutata da tutta la troupe sia con la lingua, sia con il mio personaggio: è difficile calarsi nei panni di una sirena...
Sam Claflin: Questo è il mio primo film in assoluto e ho un personaggio difficile, uno che non perde mai la fede in Dio nonostante le mille tentazioni. Posso dire che come lui anche io faccio fatica a resistere alle belle ragazze...

Il bello e dannato che ha sconfitto la maledizione della prima luna

5x1: Capitano Johnny Depp

martedì 3 novembre 2009 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Capitano Johnny Depp Amici, questo è il giorno che voi tutti ricorderete come il giorno in cui in cui avete quasi catturato capitan...”. Johnny Depp è una delle icone del nostro tempo così come il suo Jack Sparrow è uno dei personaggi più amati della storia del cinema. Il suo stesso essere un antidivo è diventato parte integrante del mito: mettersi completamente a disposizione del proprio talento, dopo aver vissuto una gioventù piena di eccessi, seguendo qualsiasi tipo di curiosità potesse avere, innamorandosi perdutamente e disperatamente di donne bellissime come Winona Ryder o Kate Moss. Gli anni Ottanta furono all'insegna della musica e dell’iniziazione cinematografica grazie all'amico Nicolas Cage che lo indirizzò, quando era ancora un chitarrista, verso la recitazione. I Novanta furono gli anni degli eccessi. Le storie d'amore da copertina, gli arresti della polizia, le risse con i paparazzi, contribuirono ad alimentare la sua aurea “anti-sistema”. Poi l'amore, i figli, la famiglia gli diedero quella tranquillità necessaria per far sbocciare definitivamente l'attore che si nascondeva dietro le droghe, le risse, le storie disordinate. Ma qualcosa di quegli anni gli è rimasto dentro, tant'è che oggi non c'è nessuno in grado di rivaleggiare con lui nell'interpretare gli eroi solitari ma capaci di cambiare il mondo.
Così, oggi la lista di personaggi indimenticabili o parzialmente difficili da dimenticare è lunga come quella dei reati di capitan Jack Sparrow elencati al termine de La maledizione della prima luna. Questo perché Johnny Depp, il bello e dannato, ha sconfitto la maledizione e ha tutta l'aria di godersela, mentre interpreta il Nemico Pubblico più celebre della storia degli Stati Uniti: il John Dillinger con cui, diretto da Michael Mann, rischia di vincere finalmente il suo primo Oscar. Quello sarà il giorno che noi tutti ricorderemo come il giorno in cui... insomma avete capito!

Di nuovo assieme a Tim Burton nel film di Dark Shadows.

Johnny Depp compra i diritti cinematografici di In the Hand of Dante

giovedì 4 dicembre 2008 - Marlen Vazzoler cinemanews

Johnny Depp compra i diritti cinematografici di In the Hand of Dante Se l'agenda degli impegni di Guillermo Del Toro, lo vedeva impegnato fino al 2012, sembra che Johnny Depp non voglia essere da meno. L'attore ha da poco finito di girare Public Enemies e The Imaginarium of Doctor Parnassus, nel quale ha interpretato, assieme a Colin Farrell e Jude Law, le ultime scene che Heath Ledger non ha finito di girare a causa della prematura scomparsa. Per poter finire il suo film Terry Gilliam è riuscito infatti a trovare un escamotage affinché il personaggio di Tony potesse essere interpretato dai quattro attori. Al momento, Depp si trova sul set dell'ultimo film di Tim Burton, Alice in Wonderland, nel quale interpreta il Cappellaio Matto mentre prossimamente lo si vedrà doppiare il personaggio Rango, nell'omonimo film d'animazione diretto da Gore Verbinski, interpretare Toto in The Lone Ranger, Salvador Dali in Dali e Jack Sparrow in Pirates of the Caribbean 4. A questi progetti si aggiungono quelli prodotti dalla sua casa di produzione Infinitum Nihil che dirige con il socio Christi Dembrowski. A Marzo sarà il protagonista di un adattamento cinematografico ad opera della sua casa di produzione, della GK Films e della King's company, The Rum Diary, in cui interpreterà l'ingenuo giornalista Hunter S. Thompson. Questo sarà per Depp il secondo film tratto da un lavoro di Thompson, dopo Paura e delirio a Las Vegas.

Nightmare - Dal profondo della notte

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,79)
Un film di Wes Craven. Con John Saxon, Nick Corri, Amanda Wyss, Johnny Depp, Robert Englund.
continua»

Genere Horror, - USA 1984. Uscita 31/10/2015. 18

Black Mass - L'ultimo gangster

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,54)
Un film di Scott Cooper. Con Johnny Depp, Joel Edgerton, Dakota Johnson, Juno Temple, Rory Cochrane.
continua»

Genere Thriller, - USA 2015. Uscita 08/10/2015.

Into the Woods

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,53)
Un film di Rob Marshall. Con Meryl Streep, Emily Blunt, James Corden, Anna Kendrick, Chris Pine.
continua»

Genere Fantastico, - USA 2014. Uscita 02/04/2015.

Mortdecai

* * - - -
(mymonetro: 2,36)
Un film di David Koepp. Con Johnny Depp, Gwyneth Paltrow, Paul Bettany, Ewan McGregor, Olivia Munn.
continua»

Genere Commedia, - USA 2015. Uscita 19/02/2015.

Per nessuna buona ragione

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,50)
Un film di Charlie Paul. Con Johnny Depp, Terry Gilliam, Patrick Godfrey, Richard E. Grant, Ralph Steadman.
continua»

Genere Documentario, - Gran Bretagna, USA 2012. Uscita 19/06/2014.
Filmografia di Johnny Depp »

mercoledì 3 febbraio 2016 - Con una filmografia che conta più di cento film, l'attore è stato tutto e ha fatto tutto ma è con Quentin Tarantino che trova il grande successo. Al cinema con The Hateful Eight.

Samuel L. Jackson, il volto violento delle parole

Marzia Gandolfi cinemanews

Samuel L. Jackson, il volto violento delle parole Presente in sei degli otto film di Quentin Tarantino, Samuel L. Jackson abbraccia corpo e anima la 'causa tarantiniana', adottandone la verbosità prolissa e il gesto pervasivo. Esibizione pop (e pulp) della cultura fast-food, interpreta magnificamente il tempo della discussione, tempo libero e interminabile che interrompe arbitrariamente col linguaggio secco e brutale delle pistole. Rivelato al grande pubblico nel 1994 (Pulp Fiction), con una tirata sul sistema metrico tra Stati Uniti e Europa e sul carattere erotico (o no) di un massaggio plantare, l'attore viene da lontano e va lontano. "Ciascuno ha la sua strada, ciascuno ha il suo cammino" ripete come un mantra Jackson che prima di ottenere il ruolo di comprimario a fianco di Bruce Willis (Die Hard), di essere riconosciuto con Spike Lee (Jungle Fever), consacrato con Tarantino (Pulp Fiction) e (ri)compensato con ragguardevoli cachet (Star Wars, Iron Man), langue per due decenni in produzioni teatrali o show televisivi modesti dove ricopre anche il ruolo di intrattenitore del pubblico tra una spot e l'altro ("Cosby").

Attore ciarliero e saturo dei personaggi che interpreta, supera la dipendenza dall'alcol e la cocaina traslocando esperienza e fragilità in Gator Purify (Jungle Fever), tossicodipendente col vizio del crack e l'ossessione del denaro per procacciarselo. Per quell'interpretazione i francesi nel 1991 istituiscono addirittura un premio nella cornice di Cannes, quello al miglior attore non protagonista.
Dentro al cinema di Tarantino Samuel L. Jackson esibisce un'attitudine fino a quel momento trascurata: la coolness. Un misto di impassibilità e padronanza, freddezza e stile, manifestazione artistica e prodotto di consumo come il cowboy della Marlboro o i dischi di Chet Baker, come i militanti delle Black Panther Party o David Carradine in "Kung Fu". Una proprietà misteriosa la sua condivisa dai film di Tarantino e liberata in ciascuno dei suoi film, abitato con la parrucca riccia (Pulp Fiction), la coda di cavallo sotto il Kangol (Jackie Brown), la bombetta nera (Kill Bill vol. 2), la basetta grigia (Django Unchained). Virtù misteriosa, di cui Jackson è portatore esemplare, la coolness implica insieme l'ansia del distacco e il distacco dall'ansia. Soffrire senza averne l'aria, essere un killer spietato senza averne l'aria, militare con intransigenza senza averne l'aria. Uno sdoppiamento singolare e bizzarro che l'attore traduce nella coesistenza in superficie di due intensità contrarie e indissociabili l'una dall'altra. Che interpreti l'affrancato Major Marquis Warren (The Hateful Eight) o, dall'altra parte dello spettro, il soggiogato Stephen (Django Unchained), suo gemello malefico e doppio epocale, che incarni il felpato Rufus, organista all'angolo della chiesa (Kill Bill vol.2) o il miracolato Jules Winnfield (Pulp Fiction), avo mistico che ha riposto la pistola. Perché a furia di ripetere il versetto di Ezechiele uccidendo ne penetra il senso.

Scoperto da Spike Lee e indissociabile da Tarantino, nondimeno l'attore corre da solo e dentro un cinema che si consuma consumando popcorn. Stimato (letteralmente) il più bankable di Hollywood, partecipa a un numero ragguardevole di saghe milionarie e nel 2011 entra nel Guinness Book con un fatturato esagerato (i suoi film hanno incassato 7,4 miliardi di dollari), relegando nelle stive della Perla Nera e del Titanic rispettivamente Johnny Depp e Leonardo DiCaprio. Titolo invidiabile a Hollywood, conquistato recitando o anche solo affacciandosi nei blockbuster degli anni Novanta (Star Wars, Die Hard, Jurassic Park), in un pugno di titoli di Tarantino e in qualche altra macchina da soldi di cui è lecito dimenticarci. Una rivincita per l'artista che trova il successo a quarantasei anni (Pulp Fiction) e che a sessantasei non smette di battere cassa. Assoldato dalla Marvel, 'chiude un occhio' e combatte il Male (Iron Man, Captain America, The Avengers).

Lontano da un'infanzia spesa nel Tennessee e sotto il cartello "Whites only", Samuel L. Jackson vive oggi il sogno di Obama e interpreta ruoli che calza come un guanto dentro film prodotti in massa e per la massa. Quei film insomma destinati a evaporare presto con le emozioni (semplici) che generano: riso, paura, tensione, eccitazione. In questo genere il suo capolavoro è senza dubbio Shaft, giustiziere solitario, troppo nero per la polizia e troppo blu (NYPD) per i fratelli. Testa rasata e pizzetto battente, Jackson impersona il nuovo John Shaft, eroe mitico della Blaxploitation, incarnato negli anni Settanta e nei pantaloni a zampa da Richard Roundtree. Vestito da Armani, lo Shaft di Jackson dà un colpo di griffe alla mitologia e si impone come un divertissement riuscito.

Matematico tra Dustin Hoffman e Sharon Stone (Sfera) o maestro Jedi tra Yoda e Obi-Wan Kenobi (Star Wars), Samuel L. Jackson naviga in una filmografia che supera ormai i cento titoli, incrocia Spielberg, Soderbergh, Scorsese, Schroeder, Shyamalan, Boorman, Buscemi, Thomas Anderson (all'esordio) e deflagra in Django Unchained e The Hateful Eight, dittico western tarantiniano. Luogo di innesco del sottotesto politico, in cui il vero duello si svolge tra schiavo emancipato e schiavo realizzato nella sudditanza (Django Unchained), tra bianco (confederato) e nero (unionista) (The Hateful Eight), i film sono agiti su un piano verbale e di concezioni del mondo. Docile 'negro di casa' ieri, 'scatenato' maggiore nordista oggi, i personaggi di Samuel L. Jackson confermano un'intelligenza superiore, debitamente occultata per non avere problemi o per studiare e poi spiazzare il rivale, fiaccato con le parole e steso con una colt.

E pensare che Samuel L. Jackson è affetto da balbuzie. La fluenza della parola, interrotta da involontarie ripetizioni, viene corretta dall'attore col lavoro e la tenacia, fino a farne, tra tecniche di respirazione, esercizi di rilassamento e motherfucker interposti, un rimarchevole oratore. Demostene hollywoodiano, anche l'abilità retorica dell'ateniese superò presunti 'blocchi verbali', l'attore non smette di parlare nell'emporio di Minnie come nel simposio con Vincent Vega, avvantaggiandosi sugli avversari e dimostrando meglio di chiunque altro il regime letale del linguaggio. Controcampo dell'America WASP o di Jackie (Jackie Brown), per cui il silenzio è d'oro e la parola mai disinteressata (soprattutto in un film di Tarantino), Samuel L. Jackson la incarna e ne incarna la violenza di cui è (quasi) sempre foriera. Così in Pulp Fiction come in The Hateful Eight il bla-bla-bla di Jackson conduce sempre a un'esecuzione, perché come nessun'altro ha capito che è lo storytelling l'arma segreta della (sua) nazione. Con Tarantino, Samuel L. Jackson riabilita gli avatar disprezzati del western classico apertamente razzista, trionfando i martiri contro gli aguzzini. Con buona pace di Spike Lee che tuona ancora sulla blackness di circostanza dell'autore e sulla yankeetudine dell'attore-fratello.

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