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Gwyneth Paltrow

Paltrow in love

37 anni, 27 Settembre 1972 (Bilancia), Los Angeles (California - USA)
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occhiello
Non ci sopportiamo. Non mi piace neanche fisicamente, però, non so, c’è qualcosa che…
Sull’altro lato dell’attrazione c’è la repulsione: Freud…o l’ha detto Calvin Klein?

dal film Possession - Una storia romantica (2002) Gwyneth Paltrow è Maud Bailey
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Gwyneth Paltrow
Golden Globes 2006
Nomination miglior attrice in un film drammatico per il film Proof - La prova di John Madden

Golden Globes 1999
Premio miglior attrice per il film Shakespeare in Love di John Madden

Premio Oscar 1998
Premio miglior attrice per il film Shakespeare in Love di John Madden



Non è certo il prototipo della bella e scema: la ex signora Pitt sfodera tutte le sue armi.

5x1: Gwyneth Paltrow, il fascino discreto delle bionde

martedì 24 marzo 2009 - Stefano Cocci cinemanews

 5x1: Gwyneth Paltrow, il fascino discreto delle bionde Proveniente da una famiglia immersa fino al collo nel teatro e nel cinema, Gwyneth Paltrow ha avuto molte porte spalancate senza che avesse bisogno di muovere le ciglia che aprono e chiudono la luce dei suoi bellissimi occhi, o la necessità di accarezzare la chioma bionda per trovare un regista interessato al suo fascino. Se non bastasse, senza che si facesse notare nemmeno in mezzo film, la bella Gwyneth era conosciuta (e invidiata) da mezzo mondo per via della sua storia di amore – era la metà degli anni Novanta – con il divo più desiderato, Brad Pitt. I due fecero notizia all'epoca di Se7en. Ancor oggi, dopo che la Paltrow ha quasi dissipato la notorietà per l'Oscar vinto, l'attrice americana è ricordata più per essere la moglie del cantante dei Coldplay, Chris Martin, e di far parte del duo di genitori che ha dato ai propri figli alcuni dei nomi più stravanti dell'intero star system: Apple (mela o, più prosaicamente, come l'azienda che produce l'iPhone) e Moses, come il profeta che aprì il Mar Rosso o una canzone degli stessi Coldplay. La celebre coppia seguì di alcuni anni lo stravagante Brooklyn con cui i Beckham condannarono il loro primogenito.
Oggi che il ricordo dell'Oscar è quasi sbiadito nell'album dei ricordi, la Paltrow sta cercando di recuperare posizioni e, ormai più vicina ai quaranta che ai trenta, a cercare di dare una nuova immagine di sé: non più Romeo che cerca Giulietta e nemmeno madre amorevole, ma sexy ed intrigante come l'abbiamo vista prima in Iron man e, proprio in questo periodo, in Two Lovers, in cui è protagonista di una torrida scena di voyeurismo con Joaquin Phoenix.

Robert Downey Jr. è il primo supereroe convincente della storia del cinema.

Iron Man, quando il supereroe diventa umano

giovedì 24 aprile 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Iron Man, quando il supereroe diventa umano Al di là di tutte le aspettative il film di Jon Favreau convince. Sarà che per la prima volta da quando il cinema ha iniziato a giocare con i supereroi - che fossero in calzamaglia o mascherati, armati di superpoteri o (co)stretti in tutine di pelle - Iron Man non mette in scena solo l'eroe, ma soprattutto l'uomo. "Nei fumetti ci sono due tipi di supereroi, quello più comune è colui che per qualche motivo si ritrova ad avere dei poteri magici. Per quanto mi riguarda il mito più bello è quando la persona fa un percorso di maturazione e decide di diventare un eroe. Iron Man non ha super poteri. Si costruisce un'armatura e si inventa eroe e in quel momento il suo cuore cambia". Parola del regista, che per trasporre l'ennesimo fumetto della Marvel si circonda di un cast eccezionale (Robert Downey Jr., Terrence Howard, Gwyneth Paltrow, Jeff Bridges) e lo rende partecipe di tutte le fasi di scrittura. Nascono così, materiale originale alla mano, i personaggi di Tony Stark, Jim Rhodes, Virginia 'Pepper' Potts e Obadiah Stane. Grazie al contributo di attori che sono stati capaci di rimanere fedeli al fumetto e al contesto attuale del mondo (la guerra in Afghanistan al posto del conflitto in Vietnam dell'Iron Man in strisce), trovando un personalissimo modo per tramutarlo in cinema d'intrattenimento.

martedì 10 novembre 2009 - Malgrado i pettegolezzi e i flop, l'attore continua a essere una stella.

5x1: Michael Douglas, principe di Hollywood

Stefano Cocci cinemanews

5x1: Michael Douglas, principe di Hollywood Alla parola senilismo, il dizionario Garzanti recita: “s. m.; 1) vecchiaia precoce; 2) (fig.) atteggiamento di favore, di fiducia eccessiva nei confronti degli anziani.”. Michael Douglas sembra un eterno fanciullo e non è certo il tipico rappresentante della terza età ma giunto ormai a 65 anni, alcuni dubbi sulla sua sanità mentale sopraggiungono scorrendo la lista degli ultimi film interpretati ( Tu, io e Dupree e La rivolta delle ex), confrontandoli con alcune perle del passato (Wall street su tutti) ma anche alcune chicche prodotte come Qualcuno volò sul nido del cuculo e Face/Off. Forse solo l’atteggiamento di favore di cui beneficiano gli anziani consente fino ad oggi di dimenticare alcune delle insulsaggini appartenenti alla prima lista, soprattutto dopo le oscure vicende seguenti a Basic Instinct, con il ricovero in una clinica per malati di sesso. Tant’è che Michael Douglas mantiene un'aura da icona dello star system hollivudiano: impegnato attivamente in attività benefiche che nel 1998 gli valsero l’investitura dell’allora Segretario generale della Nazioni unite quale “messaggero di pace”; la nobile attività della “Michael Douglas foundation”; il sostegno al partito democratico; il matrimonio “perfetto” con Catherine Zeta–Jones.
Se non basta, possiamo ricordare l’appartenenza alla nobile schiatta dei Douglas di cui il patriarca Kirk ancora rappresenta una colonna. Infatti, partecipando recentemente a una puntata del Late show di David Letterman, Michael ricordava come, a 93 anni suonati, il genitore fosse ancora attivissimo come attore. Senza contare che i due divisero lo schermo nel film del 2003 Vizi di famiglia di Fred Schepisi, una grande vicenda familiare con echi vagamente biografici essendo i due, guarda un po’, padre e figlio. Sebbene Kirk sia ancora in vita, nei mesi scorsi Michael ha perso colui che considerava il padre putativo e autentico mentore della sua carriera cinematografica, quel Karl Malden con cui fece coppia per tanti anni Le strade di San Francisco.
Oggi, dopo gli esperimenti falliti nelle commediole giovanilistiche di cui sopra, ci riprova con un remake, Un alibi perfetto, rivisitazione del film di Fritz Lang del 1956. Già nel 1998 si presentò con il rifacimento di Delitto perfetto al fianco di Viggo Mortensen prima che partisse per la Terra di mezzo, e Gwyneth Paltrow. Senza dimenticare che rifiutò di tornare nella seconda puntata di Basic Instinct ma non ha saputo resistere al richiamo di Oliver Stone per vestire di nuovo i panni di Gordon Gekko, che nel 1987 gli valse l’Oscar quale Miglior attore protagonista.

lunedì 2 novembre 2009 - Per Keira Knightley una sfida impossibile: rifare Audrey.

My Fair Lady: un altro remake ambizioso

Pino Farinotti cinemanews

My Fair Lady: un altro remake ambizioso Il regista Joe Wright è impegnato con un titolo che davvero non passa inosservato, My Fair Lady, il remake di quell'opera da otto Oscar, che prima di diventare un titolo assoluto del cinema lo era stato del teatro. E prima, della letteratura. Nella parte della protagonista Eliza Doolittle, Wright ha scelto la sua Keira Knightley, che aveva già diretto in Orgoglio e pregiudizio e in Espiazione. Va detto subito che Keira è adatta alla parte, forse la più adatta. Inglese 24enne, ha già una storia di attrice molto importante, e completa, in ruoli diversi, spesso in costume. La Knightley, dopo aver assunto alla perfezione i personaggi complessi e dissimili di scrittori come Ian McEwan (Espiazione) e soprattutto Jane Austen (Orgoglio e pregiudizio) è stata la piratessa della trilogia "Caraibi" e l'infelice lady Georgiana Spencer in La Duchessa. Dunque carte in regola per Keira. Solo che... non sono in regola, perché il personaggio che la giovane emergente dovrà affrontare, Audrey Hepburn, è inaffrontabile.

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