Gwyneth PaltrowPaltrow in love37 anni, 27 Settembre 1972 (Bilancia), Los Angeles (California - USA) |
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![]() Non ci sopportiamo. Non mi piace neanche fisicamente, però, non so, c’è qualcosa che… Sull’altro lato dell’attrazione c’è la repulsione: Freud…o l’ha detto Calvin Klein?
dal film Possession - Una storia romantica (2002)
Gwyneth Paltrow è Maud Bailey
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Non fatevi spaventare dalla sua raffinatezza. Gwyneth Paltrow dà in effetti l'impressione di essere una di quelle grandi interpreti che vivono eternamente. Dall'aspetto nobile e superbo, colta e ricercata, ha tutte le doti per piacere a Hollywood e per recitare una sedie di amori, studiati e allestiti, in modo fastoso e indimenticabile. Esclusiva, contemporanea, bella e palpitante, ha la chiave di volta della sua carriera solo e semplicemente nel cuore. Cuore d'attrice, cuore che ama il cinema al quale trasmette sentimenti. Leggiadra come il vento, ha fatto della sua grazia una moda.
Figlia d'arte, i suoi genitori sono il produttore televisivo Bruce Paltrow e l'attrice Blythe Danner, Gwyneth è sorella del regista Jake Paltrow e cugina delle attrici Katherine Moenning e Hilary Danner. In un primo tempo si dedica allo studio, conseguendo il diploma alla rinomata scuola per "ragazze di buona famiglia" Spence Shool di New York e iscrivendosi all'Università californiana di Santa Barbara per seguirne il corso di Storia dell'Arte, poi la sua vocazione per la recitazione prende il sopravvento.
Nel 1991, dopo aver recitato insieme alla madre in "Picnic" al Williamstown Theatre del Massachussets, abbandona gli studi e intraprende la carriera di attrice esordendo in Shout di Jeffrey Hornaday, film con John Travolta, Linda Fiorentino e Heather Graham. Poi le viene offerta la piccola parte di una giovane Wendy in Hook – Capitan Uncino (1991) dall'amico di famiglia, nonché suo padrino, Steven Spielberg.
Le successive apparizioni in Malice (1993) di Harold Becker e Omicidi di provincia (1993) di Steve Kloves sono il preludio per ruoli di maggiore importanza dove metterà in mostra tutta la sua eleganza, il suo distacco e, certamente, la sua abilità nel gestire la propria immagine di fronte ai media. Il suo viso soave sarà nel cast di Moonlight & Valentino (1995) di David Anspaugh, mentre il suo sguardo dolce, ma altero e chic, ben si accosterà al drammatico Jefferson in Paris (1995) di James Ivory.
E per dimostrare a tutti che non è solo questione di essere raccomandate, conferma il suo talento nel thriller di David Fincher Seven (1995) accanto a Brad Pitt. Galeotto fu il set, dato che con quest'ultimo intreccerà una lunga relazione, complice il successo del film, che le porterà una certa notorietà (coadiuvata dalle loro foto in flagrante nudità ai Caraibi che hanno letteralmente inondato internet). Negli anni seguenti, accresce la sua popolarità vestendo i panni da protagonista in Emma (1996) di Douglas McGrath, trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Jane Austen, e in Paradiso Perduto (1996) di Alfonso Cuaròn, pellicola ispirata a "Grandi speranze" di Charles Dickens, dove interpreta la fissazione amorosa di un appassionato Ethan Hawke.
Dopo aver rifiutato il ruolo di Rose nel film di James Cameron Titanic (1997), che andrà a Kate Winslet, e il ruolo di Emma Peel per il film The Avengers – Agenti speciali (1998), che andrà a Uma Thurman, si afferma definitivamente nel 1998 prima con la commedia romantica Sliding doors di Peter Howitt, la cui trama a doppio sviluppo la porta a interpretare brillantemente due possibili e alternative esistenze. Sarà poi nel remake del giallo di Hitchcock Delitto perfetto di Andrew Davis, nella stessa parte che fu di Grace Kelly, altra algida bellezza di Hollywood alla quale la Paltrow viene spesso accostata. Ma è con Shakespeare in love (1998) di John Madden che raggiunge il suo trionfo. Paragonata, oltre che alla Kelly, anche a Audrey Hepburn, vince l'Oscar come miglior attrice protagonista per il ruolo di Lady Viola de Lesseps, nobildonna nella Londra di Elisabetta I, che si traveste da uomo per poter recitare nei lavori teatrali del più grande drammaturgo di tutti i tempi, un affascinante e vivace William "Will" Shakespeare, interpretato da Joseph Fiennes.
Coinvolta in un incidente stradale a Hollywood, viene denunciata per aver provocato a due persone lesioni gravi e permanenti, e dopo aver versato la bellezza della somma di 62.000 dollari, cerca di riguadagnarli partecipando al film di Anthony Minghella Il talento di Mr. Ripley (1999), tratto dal romanzo di Patricia Highsmith. Successivamente recita nella pellicola romantica Bounce (2000) e nella commedia Duets (2000) diretta dal padre Bruce Paltrow, fra l'altro intrecciando delle love story con gli attori maschili di entrambi i film: Ben Affleck e Scott Speedman. Ma fra i suoi numerosi flirt vanno annoverati anche: Chris Heinz, erede dell'omonimo impero alimentare, gli attori Robert Sean Leonard, Luke Wilson, Aaron Eckhart, James Purefoy, il musicista Bryan Adams, il regista Walter Salles e le altezze reali: il Principe Alberto II di Monaco, il Principe Felipe di Spagna e il Principe Nicholas di Grecia (come se dovesse a tutti gli effetti ricalcare le orme della Principessa Grace di Monaco!).
Wes Anderson la inserisce nel fantastico cast de I Tenenbaum (2001), ma rifiutato il ruolo della protagonista di The Ring (2002), si concede per una piccola parte nel ruolo di… se stessa in Austin Powers: Goldmember(2002) di Jay Roach, pellicola demenziale che ironizza sulla figura di James Bond. Infine, il matrimonio. Non con una persona di sangue blu, come prospettavano tutti, ma con il leader del gruppo rock Coldplay, Chris Martin, incontrato proprio nel 2002, durante un loro concerto e sposato nel 2003. Sarà lui il padre dei suoi due figli: Apple Blythe Alison Martin e Moses Bruce Anthony Martin.
Migliore amica della pop star Madonna, della modella Helena Christensen e della stilista Stella McCartney (figlia dell'ex Beatles Paul), nel 2002 recita sui palcoscenici di Londra il drammatico "Proof", che poi porterà anche sul grande schermo diretta ancora da John Madden nel 2005. Poi ancora Douglas McGrath che le assegna il ruolo di Kitty Dean nel biografico Infamous – Una pessima reputazione (2006).
L'immagine della Paltrow oggi sembra essere cambiata, senza alcun dubbio. Infatti, si è fatta squisitamente notare anche per quella componente passionale e sessuale che è insita sotto la sua pelle, per quella recitazione un po' notturna e ironica che smorza i toni di chi la vorrebbe (leggende metropolitane dicono) la più presuntuosa e arrogante attrice in circolazione.
Golden Globes 2006
Golden Globes 1999
Premio Oscar 1998
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Iron Man 2continua»
Genere Azione, - USA 2010. Uscita 30/04/2010. |
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Proveniente da una famiglia immersa fino al collo nel teatro e nel cinema, Gwyneth Paltrow ha avuto molte porte spalancate senza che avesse bisogno di muovere le ciglia che aprono e chiudono la luce dei suoi bellissimi occhi, o la necessità di accarezzare la chioma bionda per trovare un regista interessato al suo fascino. Se non bastasse, senza che si facesse notare nemmeno in mezzo film, la bella Gwyneth era conosciuta (e invidiata) da mezzo mondo per via della sua storia di amore – era la metà degli anni Novanta – con il divo più desiderato, Brad Pitt. I due fecero notizia all'epoca di Se7en. Ancor oggi, dopo che la Paltrow ha quasi dissipato la notorietà per l'Oscar vinto, l'attrice americana è ricordata più per essere la moglie del cantante dei Coldplay, Chris Martin, e di far parte del duo di genitori che ha dato ai propri figli alcuni dei nomi più stravanti dell'intero star system: Apple (mela o, più prosaicamente, come l'azienda che produce l'iPhone) e Moses, come il profeta che aprì il Mar Rosso o una canzone degli stessi Coldplay. La celebre coppia seguì di alcuni anni lo stravagante Brooklyn con cui i Beckham condannarono il loro primogenito.
Oggi che il ricordo dell'Oscar è quasi sbiadito nell'album dei ricordi, la Paltrow sta cercando di recuperare posizioni e, ormai più vicina ai quaranta che ai trenta, a cercare di dare una nuova immagine di sé: non più Romeo che cerca Giulietta e nemmeno madre amorevole, ma sexy ed intrigante come l'abbiamo vista prima in Iron man e, proprio in questo periodo, in Two Lovers, in cui è protagonista di una torrida scena di voyeurismo con Joaquin Phoenix.
Al di là di tutte le aspettative il film di Jon Favreau convince. Sarà che per la prima volta da quando il cinema ha iniziato a giocare con i supereroi - che fossero in calzamaglia o mascherati, armati di superpoteri o (co)stretti in tutine di pelle - Iron Man non mette in scena solo l'eroe, ma soprattutto l'uomo. "Nei fumetti ci sono due tipi di supereroi, quello più comune è colui che per qualche motivo si ritrova ad avere dei poteri magici. Per quanto mi riguarda il mito più bello è quando la persona fa un percorso di maturazione e decide di diventare un eroe. Iron Man non ha super poteri. Si costruisce un'armatura e si inventa eroe e in quel momento il suo cuore cambia". Parola del regista, che per trasporre l'ennesimo fumetto della Marvel si circonda di un cast eccezionale (Robert Downey Jr., Terrence Howard, Gwyneth Paltrow, Jeff Bridges) e lo rende partecipe di tutte le fasi di scrittura. Nascono così, materiale originale alla mano, i personaggi di Tony Stark, Jim Rhodes, Virginia 'Pepper' Potts e Obadiah Stane. Grazie al contributo di attori che sono stati capaci di rimanere fedeli al fumetto e al contesto attuale del mondo (la guerra in Afghanistan al posto del conflitto in Vietnam dell'Iron Man in strisce), trovando un personalissimo modo per tramutarlo in cinema d'intrattenimento.
Alla parola senilismo, il dizionario Garzanti recita: “s. m.; 1) vecchiaia precoce; 2) (fig.) atteggiamento di favore, di fiducia eccessiva nei confronti degli anziani.”. Michael Douglas sembra un eterno fanciullo e non è certo il tipico rappresentante della terza età ma giunto ormai a 65 anni, alcuni dubbi sulla sua sanità mentale sopraggiungono scorrendo la lista degli ultimi film interpretati ( Tu, io e Dupree e La rivolta delle ex), confrontandoli con alcune perle del passato (Wall street su tutti) ma anche alcune chicche prodotte come Qualcuno volò sul nido del cuculo e Face/Off. Forse solo l’atteggiamento di favore di cui beneficiano gli anziani consente fino ad oggi di dimenticare alcune delle insulsaggini appartenenti alla prima lista, soprattutto dopo le oscure vicende seguenti a Basic Instinct, con il ricovero in una clinica per malati di sesso. Tant’è che Michael Douglas mantiene un'aura da icona dello star system hollivudiano: impegnato attivamente in attività benefiche che nel 1998 gli valsero l’investitura dell’allora Segretario generale della Nazioni unite quale “messaggero di pace”; la nobile attività della “Michael Douglas foundation”; il sostegno al partito democratico; il matrimonio “perfetto” con Catherine Zeta–Jones.
Se non basta, possiamo ricordare l’appartenenza alla nobile schiatta dei Douglas di cui il patriarca Kirk ancora rappresenta una colonna. Infatti, partecipando recentemente a una puntata del Late show di David Letterman, Michael ricordava come, a 93 anni suonati, il genitore fosse ancora attivissimo come attore. Senza contare che i due divisero lo schermo nel film del 2003 Vizi di famiglia di Fred Schepisi, una grande vicenda familiare con echi vagamente biografici essendo i due, guarda un po’, padre e figlio. Sebbene Kirk sia ancora in vita, nei mesi scorsi Michael ha perso colui che considerava il padre putativo e autentico mentore della sua carriera cinematografica, quel Karl Malden con cui fece coppia per tanti anni Le strade di San Francisco.
Oggi, dopo gli esperimenti falliti nelle commediole giovanilistiche di cui sopra, ci riprova con un remake, Un alibi perfetto, rivisitazione del film di Fritz Lang del 1956. Già nel 1998 si presentò con il rifacimento di Delitto perfetto al fianco di Viggo Mortensen prima che partisse per la Terra di mezzo, e Gwyneth Paltrow. Senza dimenticare che rifiutò di tornare nella seconda puntata di Basic Instinct ma non ha saputo resistere al richiamo di Oliver Stone per vestire di nuovo i panni di Gordon Gekko, che nel 1987 gli valse l’Oscar quale Miglior attore protagonista.
Il regista Joe Wright è impegnato con un titolo che davvero non passa inosservato, My Fair Lady, il remake di quell'opera da otto Oscar, che prima di diventare un titolo assoluto del cinema lo era stato del teatro. E prima, della letteratura. Nella parte della protagonista Eliza Doolittle, Wright ha scelto la sua Keira Knightley, che aveva già diretto in Orgoglio e pregiudizio e in Espiazione. Va detto subito che Keira è adatta alla parte, forse la più adatta. Inglese 24enne, ha già una storia di attrice molto importante, e completa, in ruoli diversi, spesso in costume. La Knightley, dopo aver assunto alla perfezione i personaggi complessi e dissimili di scrittori come Ian McEwan (Espiazione) e soprattutto Jane Austen (Orgoglio e pregiudizio) è stata la piratessa della trilogia "Caraibi" e l'infelice lady Georgiana Spencer in La Duchessa. Dunque carte in regola per Keira. Solo che... non sono in regola, perché il personaggio che la giovane emergente dovrà affrontare, Audrey Hepburn, è inaffrontabile.
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