Marlon BrandoLa più grande presenza di tutto il cinemaData nascita: 2 Aprile 1924 (Ariete), Omaha (Nebraska - USA)Data morte: 2 Luglio 2004 (80 anni), Los Angeles (California - USA) |
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![]() Gli amici tienitili stretti ma i nemici ancora di più. I nemici sono dappertutto Michael anche io potrei essere un tuo nemico.
dal film Il padrino (1972)
Marlon Brando è Don Vito Corleone
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Nato da una famiglia povera, ancora ragazzo lascia Omaha e tenta la carta artistica. Fa qualche parte in piccoli teatri e, visto che il talento c'è, a vent'anni è già a Broadway. L'incontro decisivo è con Elia Kazan che dopo avergli soltanto parlato gli affida uno dei ruoli più importanti e difficili di tutto il teatro americano, il semiselvaggio Stanley Kowalski de Il tram che si chiama desiderio, da Tennessee Williams. E' talmente dotato che non ha avuto bisogno di alcuna scuola. Tuttavia Kazan lo introduce all'Actor's Studio, del quale l'attore diventa la bandiera. Hollywood è lo sbocco naturale nel 1950, quando B. è protagonista di Uomini di Zinneman. Da allora, ogni volta, lascia un segno profondo e per quattro anni (e quattro film) consecutivi ottiene la nomination all'Oscar: Un tram che si chiama desiderio (1951), Viva Zapata (1952), Giulio Cesare (1953), Fronte del porto (1954). Con quest'ultimo arriva il primo Oscar. Nel frattempo l'attore è diventato una leggenda vivente, per immagine e per bravura. Sul set di Giulio Cesare affronta i più grandi attori shakespeariani (fra i quali Gielgud) senza mai aver recitato Shekespeare: dopo il suo monologo davanti al corpo di Cesare tutti quanti, anche i tecnici, esplodono in un applauso. I capelli di Terry Malloy, il protagonista di Fronte del porto, diventano moda. Il "chiodo", il giubbotto di pelle indossato ne Il selvaggio, diventa moda. Brando è il più grande fenomeno divistico e artistico del cinema. Ha davvero cambiato il cinema. Sono i suoi anni migliori. Temperamento assolutamente istintivo, imprevedibile e incontrollabile, comincia a diventare il nemico di se stesso. Annoiato, innamoratosi della partner Tarita, che sposerà, abbandona il set del "Bounty" per un anno, con danni economici catastrofici. Girando Queimada fa impazzire Gillo Pontecorvo, che ripudia il film. Comincia, per denaro, ad accettare parti inadeguate. Declina. Ma Brando è Brando, imprevedibile come sempre. Nel '72 risorge clamorosamente dalle proprie ceneri. Interpreta Ultimo Tango a Parigi e costringe Bertolucci a ubbidirgli. Si riaffaccia il mito. L'attore divulga la figura del (quasi) cinquantenne in crisi, angosciato e disperato che porta tanti coetanei all'emulazione, persino con qualche caso di suicidio. A Parigi un gruppo di signore fonda un "club Ultimo Tango" dove uno dei riti consiste nel masturbarsi davanti alle immagini del divo. Nello stesso anno B. si presenta, truccato, non riconosciuto, al provino per la parte del boss Corleone per il Padrino. Lo prendono. Vince con quel ruolo il secondo Oscar, che fa ritirare da un'indiana. E' dunque resuscitato due volte, insieme al suo mito. Altra decadenza, altri eccessi, altri errori. Sembra finito. Ma alla fine del decennio rieccolo nel ruolo del famigerato colonnello Curz in Apocalypse Now. Altra resurrezione. Ma è l'ultima. Il resto sono "cammei" remunerativi, come in Superman. I segnali sono sempre più deboli. E la sua vita privata è una tragedia. Recentemente, nel quadro del suo sodalizio con Johnny Depp lo si è rivisto in Don Juan De Marco." e ne "Il coraggioso". Era ridotto a un effetto speciale di 150 chili. La più grande "presenza" di tutto il cinema ha cercato in tutti i modi di distruggersi. E si è distrutta.
Golden Globes 1990
Premio Oscar 1989
Premio Oscar 1973
Golden Globes 1973
Premio Oscar 1972
David di Donatello 1958
Premio Oscar 1957
Premio Oscar 1954
Premio Oscar 1953
Premio Oscar 1952
Festival di Cannes 1952
Premio Oscar 1951
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Superman Returns
continua»
Genere Avventura, - USA, Australia 2006. Uscita 01/09/2006. |
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Il padrino
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Genere Drammatico, - USA 1972. |
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Apocalypse Now
continua»
Genere Avventura, - USA 1979. |
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Ultimo tango a Parigi
continua»
Genere Drammatico, - Italia 1972. |
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Il coraggioso
Genere Drammatico, - USA 1997. |
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l titolo corretto di questa puntata sarebbe "donne". Argomento: le italiane nel cinema internazionale, possibilmente grande cinema. Certo, abbiamo lasciato dei segni, visibili, ma non così visibili. Le co-produzioni internazionali sono una opportunità e una necessità del cinema contemporaneo. Un sistema che favorisce di fatto gli operatori di settore, siano produttori, registi, tecnici, attori. Alcune nostre attrici hanno dunque avuto occasione di porre il loro nome nel cast di una produzione internazionale. Naturalmente l'"opportunità" andava poi colta e onorata, e lì dovevano entrare in gioco il talento e l' appeal. L'italiana che più si è fatta notare nell'era contemporanea ha messo, e mette in campo, più l'appeal che il talento. Scrivo di Monica Bellucci. Classe 1964, dunque "artisticamente" matura, ha nutrito quello che ormai è corretto chiamare il suo mito, come testimonial di grandi prodotti, come emigrata di lusso in Francia, come moglie di un francese sexy, come ospite d'onore e madrina di mondanità di vertice. Nei molti film internazionali nei quali è apparsa, ha dato un'ottima prova per presenza e discreta per talento in The Private Lives of Pippa Lee, accanto a grandi nomi del cinema americano come Keanu Reeves e Winona Ryder.
Non si muore dal ridere, ma poco ci manca. "Taking Woodstock – L'avventura eroicomica del ragazzo" che salvò il Festival, è uno dei libri più freschi che siano in circolazione nelle nostre librerie. Elliot Tiber con l'aiuto di Tom Monte e della sua scrittura straordinaria ripercorre quel balletto di avventure e disavventure che lo legarono a uno dei più grandi eventi storici, musicali e sociali del secolo appena passato: il concerto di Woodstock del 1969. Cosa accadde prima, dietro e dopo le esibizioni di Joan Baez, Santana, Janis Joplin, Who e Jimi Hendrix ce lo spiega proprio questo maturo signore ebreo, che allora era poco più che un ragazzo. Un ragazzo con un motel che stava andando in fallimento ed ettari ed ettari di terreno disponibile proprio per un evento del genere. Non si può non provare un po' d'invidia nello scoprire che Elliott Tiber era come predestinato a essere collegato a un fatto di tale portata, lo si capisce quando snocciola con facilità aneddoti sui suoi incontri con lo scrittore Truman Capote, il grande drammaturgo Tennessee Williams, Marlon Brando e Rock Hudson. Ma lo si perdona bonariamente per questo e si è pronti a mettergli al collo l'etichetta di "gigante di bravura" quando si viene a scoprire che verrà corteggiato dal cinema, quello di serie A e peraltro in profumo di Oscar! Ma questo Elliott Tiber è lontanissimo dall'Elliott Tiber ragazzo che è il protagonista di questa storia. Si ride da subito, fin dalle prime pagine, e man mano che la lettura procede, il romanzo biografico segue un crescendo di situazioni all'insegna della divertente e nervosa rivalità fra gli organizzatori di Woodstock e gli abitanti di Bethel, di strani amori corrisposti e non, di madri petulanti e avide, di sbruffoni campagnoli, di mafiosi prepotenti gambizzati da tenere vecchiette, tanta trasgressività e biscotti all'hashish. Leggetelo. Lasciatevi trasportare dal vento dell'umorismo e respirate l'aria degli Stati Uniti attraverso quel piccolo esercito di piccoli e grandi personaggi reali che diventano condizione indispensabile per la fascinazione che questo libro produrrà in voi. Impossibile annoiarsi: il ritmo del racconto è perfetto ed Elliott ha la capacità di essere un narratore familiare, ben attento a non rovinare a nessuno il piacere di scoprire cosa è stato veramente Woodstock, ma anche colpendo la vostra sensibilità con l'imprevisto orgoglio omosessuale di cui questo libro è intriso. Certo, qualcuno potrebbe storcere un po' il naso di fronte a temi come promiscuità, droga, deragliamenti sadomaso dell'autore, comportamenti poco consoni del resto dei personaggi, ma poco importa. Il tormentone dei cartelli (il migliore "BENVENUTI A WOODSTOCK. BENVENUTI A CASA") è commovente, oltre che argutamente devastante e se, alla fine di questo libro, le vostre certezze e i vostri luoghi comuni sono stati fatti a pezzi o spazzati via con un colpo di rock o una canna, senza badare alla correttezza… beh… sappiate che in quel caso Woodstock ha appena cambiato anche voi.
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