Un tram che si chiama Desiderio

Film 1951 | Drammatico V.M. 18 122 min.

Titolo originaleA Streetcar Named Desire
Anno1951
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata122 minuti
Regia diElia Kazan
AttoriMarlon Brando, Vivien Leigh, Karl Malden, Kim Hunter, Rudy Bond, Nick Dennis Peg Hillias, Wright King, Richard Garrick, Ann Dere, Edna Thomas, Mickey Kuhn, Chester Jones.
TagDa vedere 1951
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18
MYmonetro 4,04 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Elia Kazan. Un film Da vedere 1951 con Marlon Brando, Vivien Leigh, Karl Malden, Kim Hunter, Rudy Bond, Nick Dennis. Cast completo Titolo originale: A Streetcar Named Desire. Genere Drammatico - USA, 1951, durata 122 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18 - MYmonetro 4,04 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Dopo il traumatico suicidio del marito, Blanche si trasferisce a New Orleans, in casa della sorella minore Stella, con la quale ha condiviso una fanciulezza felice. Il film ha ottenuto 12 candidature e vinto 4 Premi Oscar e Il film è stato premiato al Festival di Venezia.

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Consigliato assolutamente sì!
4,04/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,81
ASSOLUTAMENTE SÌ
Adattamento della pièce di Tennessee Williams, Un tram che si chiama Desiderio segna l'irruzione delle pulsioni nell'universo fino a quel momento inflessibilmente misurato dei conflitti sentimentali hollywoodiani.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Blanche DuBois ha i nervi fragili e un passato da nascondere sotto la nebbia di New Orleans. Arenata in fondo a un sogno e alla linea di un tram chiamato Desiderio, Blanche trova rifugio e protezione nell'abbraccio di Stella, la sorella minore coniugata all'irascibile e primitivo Stanley Kowalski. In fuga da una vita disastrosa, decaduta e sconfitta incontra Mitch, l'amico gentile di Stanley che vorrebbe sposarla e proteggerla. Ma la convivenza forzata, le maniere 'informali' del cognato e quel sentimento appena nato e subito rinnegato non faranno che alterare il suo equilibrio mentale precipitandola nella follia.
Adattamento della pièce (forse) più celebre di Tennessee Williams, Un tram che si chiama Desiderio segna l'irruzione delle pulsioni nell'universo fino a quel momento inflessibilmente misurato dei conflitti sentimentali hollywoodiani. Dopo averla portata in scena a Broadway per due anni, Elia Kazan la traspone sullo schermo rispettando il découpage della versione letteraria, undici scene raccordate da dissolvenze incrociate e dissolvenze in nero. I chiaroscuri espressivi isolano i corpi e i sentimenti dei tre protagonisti accomodati in un interno, in cui si scontrano due concezioni diametralmente opposte: il vecchio Sud idilliaco e agreste incarnato da Blanche e il modernismo brutale e urbano impersonato da Stanley.
Scandito dai tre bagni di Blanche, Un tram che si chiama Desiderio è dominato nel prologo dall'amore di Stella e Stanley e confortato dal ménage tumultuoso dei vicini che rappresentano la vita del quartiere popolare che anima le Vieux Carré. La relazione tra i coniugi e i momenti di distensione ludica non fanno che emergere l'isolamento di Blanche, elemento perturbatore precipitato in un equilibrio che si cerca ancora e che un bambino in arrivo dovrà definitivamente sancire. Nell'economia emotiva del film, i vicini costituiscono una sorta di coro che 'commenta' una parabola tragica 'affacciata' sugli Elysian Fields, la avenue in cui abitano Stella e Stanley e in cui sferraglia il tram del titolo. Desire e Cemetery indicano gli estremi della linea (origine/destinazione) e il senso di marcia di un dramma domestico, il percorso di un desiderio impossibile da soddisfare che condurrà al 'trapasso' attraverso i Campi Elisi.
Lungo questa linea ferrata, la Southern lady di Vivien Leigh, cresciuta ed educata secondo i criteri di decoro e di buone maniere in una ricca famiglia del Mississippi, dispiega un ventaglio di isteria in faccia al cognato di Marlon Brando che la smaschera, denuncia e distrugge agli occhi del mondo, naufragando ogni speranza di unione con l'uomo che la corteggia e su cui ha esercitato la sua artefatta sofisticatezza. Schiacciata dalle aspettative di una cultura patriarcale che la vuole casta e spirituale, votata alla repressione delle proprie pulsioni sessuali e alla negazione della fisicità, la Blanche di Williams si offre agli uomini in preda al materialismo, all'isterismo, all'ipocondria, alla nevrosi. I nervi di Blanche, fragilissima, veneta di follia e consumata dalle menzogne, le delusioni e l'alcol, sono esposti all'alto voltaggio di una cultura ossessionata dalla purezza di un modello femminile contraddittorio, fuori dal tempo ma ancora lontano dall'esaurirsi. Esposta a ogni tipo di corruzione fisica e morale, Blanche finisce nella rete di Stanley, il cognato inviso con cui stabilisce un'attrazione malata. Le partite di poker giocate con gli amici intorno a un tavolo e dentro una nuvola di fumo esemplificano emblematicamente la simmetria della loro relazione. Stanley perde la prima mano mentre Blanche acquista un ascendente sulla sorella (e su Mitch) e un vantaggio sul cognato. Vantaggio che conserva fino al prossimo giro di poker in cui Stanley vince e Blanche è perduta. Per sempre.
Se i dialoghi sono decisamente letterari, le immagini vengono scolpite da Kazan con luce e ombra fino a raggiungere un realismo poetico. I dettagli vestimentari, le toilettes capricciose (e impalpabili) di Blanche, la biancheria da notte di Stella, la t-shirt strappata di Stanley, contribuiscono poi a diffondere sul film un'atmosfera di torbida sensualità che seduce lo spettatore, indeciso tra la schizofrenia fragrante di Vivien Leigh e l'intelligenza istintiva di Marlon Brando. L'attore, che aveva già trionfato a teatro nello stesso ruolo, è portatore di un 'metodo' innovativo messo servizio del realismo sociale di Kazan. Stanley Kowalski è uno dei personaggi costituivi del mito Brando che inventa al cinema un nuovo tipo di attore. A ventisette anni tutto è già raggiunto: incontra il ruolo della vita, trova un autore mentore, definisce lo stile della sua recitazione e ottiene riconoscimento e successo. Il seguito della carriera si dispiega più in una logica di dimostrazione che di conquista, una scalata in potenza che assomiglia qualche volta a una terapia, qualche altra a un rituale masochista, esacerbando la tensione tra la forza virile che emana e la dolente fragilità che trattiene.
Resistente al dolore come al desiderio, Brando è lo scoglio di virilità contro cui frange rovinosamente la libido di Blanche e il suo ideale di raffinatezza. Bellezza diafana che non sopporta "le luci violente" e si disfa al cospetto triviale di Brando, Vivien Leigh è il cuore survoltato di un dramma girato negli anni Cinquanta e ambientato nel dopoguerra. Raffinata e colta la sua Blanche cela la nevrosi dietro una facciata di esoticità culturale, sotto le pellicce sintetiche e le tiare di strass nel tentativo di rimarcare una differenza dalla volgarità in cui cerca di non sprofondare.
L'impianto teatrale del film di Kazan è compensato dal naturalismo delle interpretazioni. È sui volti e i corpi, promiscuamente vicini, che si concentra lo sguardo del regista superando la fenomenologia degli attori e scavando un percorso interiore che da una parte scatena il sadismo e la carica erotica di Stanley e dall'altra eccita l'instabilità e la ninfomania di Blanche. Il blues, le canzoni popolari e la polka ("Varsouviana") che solo Blanche intende, fanno il resto, accompagnando il declino progressivo della protagonista e 'muovendo' gli elementi scenografici del film.
In un'epoca in cui organizzazioni come la National Legion of Decency avevano diritto di veto, Un tram che si chiama Desiderio mostra la corda della finzione sociale, guadagnando la ribalta del palcoscenico alle incrinature della condizione femminile nel 'sud del mondo'.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?

Dopo il traumatico suicidio del marito, Blanche Dubois si trasferisce a New Orleans, in casa della sorella minore Stella, con la quale ha condiviso una fanciulezza felice. Ma quella è la casa di Stanley, il marito della sorella. Nel corpo di quell'uomo, giovane ed affamato di vita, di cibo, di sesso, è raffigurato tutto ciò che Blanche detesta, che la inquieta, che le fa orrore. Eppure un'irresistibile attrazione la spinge verso di lui ed inconsapevolmente la forza a sfidarlo, fino a provocarne la violenza più cieca, fino allo stupro. Con la sua animalesca presenza scenica, l'incredibile mimica anche nei momenti in cui tace, la volgarità ostentata dei jeans e della t-shirt attillati, Brando disegnò un'icona che avrebbe ispirato tutto il ribellismo a venire. Dall'aria di magico disfacimento che promana dal testo di Tennessee Williams, Kazan seppe trarre un autentico capolavoro.

UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 15 gennaio 2010
G. Romagna

Un grande film per la frenesia che riesce a trasmettere, quella frenesia che, coniugata in diverse maniere, caratterizza i due poli opposti, nonchè personaggi principali, della vicenda: da un lato c'è Stanley Kowalski, rude, cattivo e violento, dall'altro Blanche, fragile, insicura, nevrotica e dal passato travagliato. In mezzo a loro sta la figura della sorella di Blanche [...] Vai alla recensione »

giovedì 3 agosto 2017
Great Steven

 UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO (USA, 1951) diretto da ELIA KAZAN. Interpretato da VIVIEN LEIGH, MARLON BRANDO, KIM HUNTER, KARL MALDEN, RUDY BOND, NICK DENNIS, PEG HILLIAS, WRIGHT KING Blanche DuBois è una donna depressa e tormentata, vittima di una dipendenza dal sesso e dall’alcol. Insegnante di inglese in una scuola media, perde il lavoro, asseritamente per un attacco improvviso [...] Vai alla recensione »

mercoledì 25 giugno 2014
francesca romana cerri

Un dramma che possiamo dire che rappresenta un cerchio tragico, dove un fatto ne innesca un altro e porta alla spirale del dolore. Ma ogni fatto a guardarlo in fonfo non è un fatto nudo, è una reazione umana condizionata pesantemente dai valori sociali. Nel passato di Blanche c'è un marito che si è sparato un colpo in bocca poichè scoperto nella sua omosessualità.

giovedì 4 gennaio 2018
stefano capasso

Blanche sta vivendo una crisi, ha un passato doloroso e recentemente anche poco edificante. Cerca rifugio e protezione presso la sorella Stella, che vive col marito Stanley e dal quale aspetta un bambino.  Tra i due si instaura subito un clima di ostilità dovuto alle esasperate differenze di classe e dalla incapacità di comprensione reciproca che ne deriva.

martedì 16 agosto 2011
dario

Il duo Kazan-Williams non poteva che sprofondare in questo drammone tipo i romanzi di Zola. La regia è lenticolare, ma da studioso di insetti. La cultura americana in genere è inadatta a trattare temi come questo. La trattazione, lodevole sul piano del'impegno per una sorta di rivalsa nei confronti della cultura europea (sofferta), diventa parodistica e per sal- varsi un [...] Vai alla recensione »

venerdì 10 giugno 2011
il cinefilo

Guardando UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO di Elia Kazan(e sceneggiato dal drammaturgo Tennessee Williams)mi sono chiesto in continuazione se una storia come quella che viene raccontata non corresse il rischio,anche per quanto riguarda l'eccellente interpretazione di Brando,di apparire leggermente"datata"nello stile...e la risposta che mi sono dato,alla fine è che,in effetti,è così(basti pensare,per [...] Vai alla recensione »

sabato 25 luglio 2009
atticus

Tra le massime vette mai raggiunte nel corso della storia del cinema. Un autentico capolavoro imprescindibile e trascinante, reso immortale dalle interpretazioni a dir poco sconvolgenti del cast, dall'assoluta maestria registica di Kazan, da una messa in scena fantastica e dalla meravigliosa partitura musicale di Alex North. Alla base, un testo teatrale del geniale Tennessee Williams che ha fatto epoca. [...] Vai alla recensione »

domenica 6 gennaio 2013
stani 1

Film e attori strepitosi

lunedì 1 ottobre 2012
ADRIANA

Vorrei vedere felice Blanche. Mi piacerebbe assistere al declino di Stanley ed alla sua messa alla porta da parte di Stella. Questo non accade. Ma il sacrificio della dolce, infelice e tormentata Blanche non risulta vano. Stella ha finalmente un rigurgito di dignità che dopo l'uscita di scena della sorella, le fa prendere la giusta decisione. Film molto bello, non cinematografico, attuale e con un [...] Vai alla recensione »

giovedì 26 novembre 2009
Tony71

sicuramente il capolavoro di Kazan, con uno strespitoso Marlon Brando. Ma l'interpretazione di Vivien Leigh è veramente indimenticabile

giovedì 16 luglio 2009
paride86

Un film che è come un pugno allo stomaco: violento e atroce. Marlon Brando qui è impegnato in uno dei suoi personaggi più odiosi, mentre Vivien Leigh dà il meglio di sé con una Blanche disperatamente folle e disgraziata. Da vedere assolutamente.

giovedì 6 agosto 2009
marezia

Liquidato il "rebus" Morandini vi chiedo: ma qual'è lo stupro inserito come elemento della trama dal "mostro a tre teste"? (scusate però suona troppo bene. Perché io non l'ho visto e nemmeno l'ho avvertito come accennato, boh...

giovedì 6 agosto 2009
marezia

La valutazione dei Morandini svela finalmente il mistero sulla loro (visto che sono citati allo stesso titolo) capacità intellettiva: complimenti nel corpo centrale, enunciazione dei premi ottenuti nella parte finale e in testa... 4 stelle soltanto. Se non è un CAPOLAVORO questo, allora qual'è?

giovedì 6 agosto 2009
marezia

La valutazione dei Morandini svela finalmente il mistero sulla loro (visto che sono citati allo stesso titolo) capacità intellettiva: complimenti nel corpo centrale, enunciazione dei premi ottenuti nella parte finale e in testa... 4 stelle soltanto. Se non è un CAPOLAVORO questo, allora qual'è?

giovedì 10 dicembre 2009
Luca Scialo

L'intensa interpretazione degli attori protagonisti innalza di molto la qualità del film, che si poggia comunque su una buona trama, dinamica nonostante l'anno di produzione.

Frasi
Chiunque voi siate, ho sempre confidato nella gentilezza degli estranei…
Una frase di Blanche DuBois (Vivien Leigh)
dal film Un tram che si chiama Desiderio - a cura di vito
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Mario Gromo
La Stampa

Ci sono, a tratti, dei nuovi fermenti, nel cinema americano. Un bisogno di sincerità, un voler rispecchiare la vita di laggiù, persino un voler accostarsi a determinati problemi, che di solito si definiscono scottanti; e tutto ciò malgrado la pesante intelaiatura industriale di quel cinema, e dentro quell'intelaiatura. Ora più ora meno convincente, Elia Kazan è fra quanti tentano altre vie.

Gian Piero dell'Acqua

Progressiva devastazione psicologica di una donna non più giovane ma ossessionata dal demone del sesso, che la induce a frastornare l’aitante marito della sorella finché questo non l’aggredisce, gettandola in una definitiva follia. Sfoggio formalistico-decadente di Kazan, che cercò di interpretare in esasperati ricami chiaroscurali il “profondo Sud” di Williams.

winner
miglior attrice
Premio Oscar
1951
winner
miglior attore non protag.
Premio Oscar
1951
winner
miglior attrice non protag.
Premio Oscar
1951
winner
miglior scenogr. per film in bianco e nero
Premio Oscar
1951
winner
premio speciale della giuria
Festival di Venezia
1951
winner
miglior attrice
Festival di Venezia
1951
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