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James Dean

Nome: James Byron Dean
Data nascita: 8 Febbraio 1931 (Acquario), Marion (Indiana - USA)

Data morte: 30 Settembre 1955 (24 anni), Paso Robles (California - USA)
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occhiello
Vorrei che ci fosse un solo giorno in cui io non debba sentirmi così confuso e non debba provare la sensazione di vergognarmi di tutto.
dal film Gioventù bruciata (1955) James Dean è Jim Stark
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James Dean
Premio Oscar 1956
Nomination miglior attore per il film Il gigante di George Stevens

Premio Oscar 1955
Nomination miglior attore per il film La valle dell'Eden di Elia Kazan



venerdì 5 febbraio 2010 - Una rilettura non convenzionale della storia del cinema.

Storia 'poconormale' del cinema: i film, i modelli (1)

Pino Farinotti cinemanews

Storia 'poconormale' del cinema: i film, i modelli (1) Ci sono nelle arti epoche, artisti e opere che hanno inventato, determinato cambiamenti, prodotto trasformazioni. Parlo di letteratura, di arti figurative, anche di cinema. Il discorso è molto largo naturalmente. Metto a fuoco un esempio, una data, tre artisti e tre opere. 1907: Picasso compone Les demoiselles d' Avignon, un'opera che stravolge tutti i codici della pittura fino ad allora. Superando la tendenza espressionista che già si allontanava dalla pura riproduzione dell'immagine "naturale", l'artista spagnolo sorpassava l'idea della visione, naturale appunto, da un unico punto di vista per scomporla in sezioni simultanee. Detto in altro modo: di un volto vedevi gli occhi, la bocca e la parte davanti, ma anche le tempie e la nuca. In quello stesso anno Stravinskij iniziava la composizione dell'Uccello di fuoco, nel quale scomponeva l'armonia tradizionale delle composizioni: una ricerca omologa, in un certo senso, a quella di Picasso. Ancora nel 1907 James Joyce cominciava a scrivere l'Ulisse che introduceva tecniche di racconto inedite, come il flusso di coscienza, il monologo interiore, attraverso una scrittura che scombinava l'armonia tradizionale della frase inserendovi vocaboli o sintagmi nuovi. Insomma, tre opere omologhe. Era il 1907, come si dice: "era nell'aria".

venerdì 29 gennaio 2010 - Siamo tutti giovani Holden.

Addio J.D. Salinger

Pino Farinotti cinemanews

Addio J.D. Salinger Comincio con una certa enfasi che, sono sicuro, mi verrà perdonata: col finale della citazione di John Keats che Hemingway pone come premessa del suo Per chi suona la campana.
"... e dunque non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te."
E mai una campana ha suonato per noi, come quella di ieri, quando abbiamo saputo che J.D. Salinger era morto. Tutti sappiamo cosa significhi il suo romanzo "Il giovane Holden". Significa per cominciare che quel libro fa parte di tutti noi. Quando era il tempo sono stato l'adolescente Holden Caulfield e quando è stato il tempo sono stato padre di giovani Holden. Significa semplicemente che nella prima stagione avevo idee e compivo azioni diverse da quelle dei miei genitori e capitava che non le capissero, e che adesso i miei figli hanno idee e compiono azioni che non sempre capisco. Naturalmente sta nelle cose. Ma quando un autore coglie in pieno quello "stare nelle cose", diventa qualcosa in più di uno scrittore, diventa parte della tua cultura e del tuo sentimento, e pensieri e azioni, li devi in parte a lui. Proprio non è poco. Nel mio caso poi c'è dell'altro, c'è il mestiere, perché anch'io scrivo romanzi. Qualche anno fa, proprio su MYmovies scrivevo un pezzo da titolo "Sognavo Salinger". Era il mio progetto giovanile di aspirare a quel modello piuttosto che a un critico (di cinema).

Inventore
Salinger è stato scrittore, soprattutto è stato inventore. Più avanti riproduco l'incipit del suo romanzo e spiego cosa significhi. Era nato nel '19 e aveva scritto "Holden" nel '51. Era l'erede della strepitosa tradizione letteraria anglosassone che partiva dai britannici di due generazioni prima.

Stralcio dalla puntata 46 della storia poconormale
"...Scrittori come Kipling e Stevenson, come Conrad, Maugham e Forster, britannici nati in Ucraina e morti nel Kent (Conrad),o nati a Bombay e morti a Londra (Kipling), comunque sempre in giro nei due emisferi: sono loro, in quelle epoche, che hanno inventato un parte della nostra più bella educazione sentimentale, e anche culturale. L'incanto, il sogno, l'avventura, le terre lontane e tante terre, l'estremo oriente e il medio, l'India e l'Australia, il Canada, le isole del Pacifico e dei Carabi. Una cultura tutta sui libri, prima che arrivasse il cinema. Quando le coste e le navi, le genti e gli animali, le armi e gli amori, il deserto e le carrozze, i poveri e i ricchi, quasi sempre i ricchi: tutto doveva essere desunto dalla scrittura, sforzo attivo di fantasia, con l'eroe da immaginare, non un Gary Cooper scelto da altri per nostra comodità. E in che grande misura il cinema avrebbe attinto a quegli autori..."

Generazione
A questi seguì la generazione americana nata verso la fine dell''800. Fitzgerald, Hemingway, Faulkner, Steinbeck, Dos Passos sono tutti nati fra il 1896 e il 1902. Costoro, eredi dei contenuti di quelli detti sopra, portarono la naturale evoluzione di pensieri e di azioni, e naturalmente di stile. Evolsero e riformarono. Ma Salinger non si limitò alla riforma, fece la rivoluzione, di contenuti e di stile. E continua ad esserci dell'altro: il suo privato, giusto per alimentare, come non bastasse, la sua mitologia. Il fatto che da 46 anni non uscisse praticamente dalla sua tenuta di Cornish, che odiasse la gente, che non parlasse con nessuno. In questo senso invito a rivedere Scoprendo Forrester, il film di Gus Van Sant, con Sean Connery. Davvero viene proposta un'ottima percezione di quello che era Salinger.
Ed ecco il pezzo che ho scritto lo scorso anno quando l'ennesimo ingenuo cercò di acquisire i diritti del romanzo.

mercoledì 13 gennaio 2010 - Presentato A Single man.

Tom Ford, un texano a Milano

Pino Farinotti cinemanews

Tom Ford, un texano a Milano È certo legittimo affermare che Tom Ford sia una delle più importanti firme della moda nel mondo. Texano di Austin, classe 1961, ha cominciato studiando arte e architettura a New York. A suo tempo ha "ricreato" Gucci e Saint Laurent, poi si è messo in proprio. Il suo stile e il suo marchio fanno parte integrante dell'estetica dell'era contemporanea. Grande mano di disegnatore, eroe della moda, adesso è approdato al cinema, firmando A single man, tratto dal romanzo di Christopher Isherwood. Tom, che si sente milanese di adozione, ha voluto che il suo film, dopo il passaggio veneziano, partisse proprio da Milano, dal cinema Colosseo. L'iniziativa la si deve a Massimilano Finazzer Flory, assessore alla cultura, che sta facendo della città un centro europeo visibile privilegiando movimenti dell'arte e della cultura decisivi, storicizzati o contemporanei.

lunedì 11 gennaio 2010 - Nacque a Tupelo, il 9 gennaio del 1935.

Elvis Presley avrebbe... anzi ha 75 anni

Pino Farinotti cinemanews

Elvis Presley avrebbe... anzi ha 75 anni Capita a tutti, fermi a un semaforo che si affianchi una macchina, finestrino aperto, dalla quale esce una musica tambureggiante. E magari il guidatore, un giovane, si muove a quel ritmo. Quel ritmo, quella musica, quel sentimento, vengono da lontano, da uno scantinato dove, nei primi anni cinquanta Elvis Presley, men che ventenne stava inventando, (o aggiornando o perfezionando ma cambia poco, l'identità è la sua) il rock, un movimento molto importante. Lo sappiamo tutti.

Momento
Ci sono delle costanti singolari ed efficaci, una è "dov'eri in quel momento". È notorio che tutti gli americani ricordassero, e molti ricordino, dove si trovassero all'annuncio della morte dei presidenti Roosevelt e Kennedy. E dove si trovassero, quel 16 agosto del 1977 quando vennero raggiunti dalla notizia della morte di Elvis Presley. Anch'io lo ricordo, ero nella mia casa di montagna nel piacentino, frazione "Farinotti", stavo cercando un libro nel disordine e da fuori mi sentii chiamare da mio cugino Gianluigi che mi disse, appunto, che il telegiornale aveva appena dato quella notizia. Anche per me, come per quasi tutti, Presley era quello che sappiamo. Uno dei modelli decisivi che fanno parte della memoria e della coscienza, inserito in profondità in quello spazio che accoglie l'incanto, l'evasione, il sogno e detto senza astrazioni, la musica le canzoni e il ballo. E qualcuno aggiungerebbe, lo sballo. Un modello raro, anzi esclusivo. Legittimo che la notizia della fine (parziale, perché poi ci saranno le canzoni e le immagini, per sempre) di un sortilegio così prepotente, dovesse valere, per lo meno, il prezzo della memoria, del momento e del luogo. Quando seppi di Sordi, giusto per fare un nome importante, certo mi dispiacque, anzi ne fui addolorato, ma per risalire almeno all'anno, devo forzare la memoria. Certo, so che era il 2002, sono quasi obbligato, per mestiere, a saperlo, ma di quel 1977 ricordo giorno, mese, momento e luogo, appunto.

giovedì 31 dicembre 2009 - Una rilettura non convenzionale della storia del cinema.

Storia 'poconormale' del cinema: il giallo

Pino Farinotti cinemanews

Storia 'poconormale' del cinema: il giallo Poliziesco, spy, thriller, noir, mistery, insomma il giallo. È un genere fondamentale del cinema, trasversale. Non risente del tempo, delle culture e delle mode. Vale per tutti i target, adesso come all'inizio del cinema. Inoltre è molto probabile che un giallo possegga qualità vera, nella storia, nei personaggi, nell'ambientazione, perché molto spesso quei film hanno una derivazione letteraria. Bastano alcuni nomi, nomi "seriali". Holmes da Doyle; Vance da Van Dine; Poirot e Murple da Christie; Marlowe da Chandler; Woolfe da Stout; Spade da Hammett; Harper da Macdonald; Hammer da Spillaine; Maigret da Simenon; Bond da Fleming; Queen... da Queen; Montalbano da Camilleri. Cinema e letteratura, in una combinazione spesso molto felice. Ma c'è dell'altro, l'identità del "giallo" è talmente prevalente da giustificare quasi un paradosso, un ribaltamento di valori ritenuti acquisiti: il film migliore del libro. Succede, per esempio, in certi noir degli anni cinquanta, come Giungla d'asfalto, dove la firma prestigiosa di John Huston mette in ombra quella del romanziere W.R. Burnett, o come nelle Catene della colpa, dove è il regista Jacques Tourneur a prevalere sullo scrittore Geoffrey Homes.

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