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Attrice dotata di grande fascino e di un'estrema raffinatezza recitativa, Olivia De Havilland nasce a Tokyo, ma da genitori inglesi (il padre è un noto avvocato e la madre un'attrice teatrale). Si trasferisce in America con la sorella Joan (attrice anch'ella con il nome d'arte di Joan Fontaine) dopo il divorzio dei genitori. Affascinata dal mestiere della madre, Olivia riesce a farsi notare e inizia a lavorare in teatro con piccoli ruoli finché viene messa sotto contratto dalla Warner Brothers, nota casa di produzione cinematografica americana. Negli anni dell'università, il regista Max Reinhardt la sceglie a lavorare nella rappresentazione teatrale di Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, e la vorrà ancora nella trasposizione cinematografica del 1935. Il suo primo film di rilievo è Capitan Blood (1935) di Michael Curtiz, accanto ad Errol Flynn. Ma si dovrà aspettare fino al 1939 perché la sua carriera abbia una svolta decisiva. L'occasione si presenta infatti quando le viene proposto di interpretare il ruolo della sensibile e remissiva Melania Hamilton nel capolavoro Gone With the Wind (Via col vento, 1939) di Victor Fleming. In questo ruolo l'attrice dimostra un notevole talento drammatico, e dimostra una recitazione mesta, tenera e sofferta, cui si aggiunge una bellezza dolce e malinconica. Ma un'attrice come lei non si accontenta di interpretare sempre gli stessi popolari ma restrittivi personaggi, così in breve tempo non esita ad intraprendere una battaglia legale contro le pretese della Warner di prolungare il suo contratto. Potendo infine scegliere ruoli più impegnativi, offre sublimi interpretazioni dei film come To Each His Own (A ciascuno il suo destino, 1946) di Mitchell Leisen, The Snake Pit (La fossa dei serpenti, 1948) di Anatole Litvak, e The Heiress (L'ereditiera, 1949) di William Wyler, per il quale si aggiudica un premio Oscar. A partire dagli anni '50 l'attrice dirada i suoi impegni di lavoro (da ricordare però una straordinaria interpretazione di Hush... Hush, Sweet Charlotte, Piano... Piano, dolce Carlotta, diretto da Robert Aldrich nel 1965), limitandosi ad apparire in televisione e in film commerciali come Airport '77 (Airport 77, 1977) di Jerry Jameson e Swarm (1978) di Irwin Allen. Nel 1989 si ritira definitivamente dal cinema. Olivia De Havilland ha sposato lo scrittore Marcus Goodrich e successivamente il giornalista francese Pierre Galante, da ognuno dei quali ha avuto un figlio. Oggi vive serenamente in Francia.
Premio Oscar 1949
Festival di Venezia 1949
Premio Oscar 1948
Premio Oscar 1946
Premio Oscar 1941
Premio Oscar 1939
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Via col vento
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Genere Drammatico, - USA 1939. |
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La leggenda di Robin Hood
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Genere Avventura, - USA 1938. |
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La storia del generale Custer
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Genere Western, - USA 1941. |
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Piano... piano, dolce Carlotta
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Genere Drammatico, - USA 1965. |
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Capitan Blood
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Genere Drammatico, - USA 1935. |
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Alla penultima selezione per l'ammissione alla cinquina finale dei titoli stranieri che concorreranno all'Oscar 2010, Baaría di Giuseppe Tornatore, è stato estromesso.
Ecco i 9 nove scelti dall'Academy tra i 65 proposti: El secreto de Sus Ojos (Argentina), Sansone e Dalila (Australia), The World is Big and Salvation Lurks around the corner (Bulgaria), Il profeta (Francia), Il nastro bianco (Germania),
Ajami (Israele), Kelin (Kazakhistan), Winter in Wartime (Olanda), The Milk of Sorrow (Perù). L'ultima selezione, che sarà annunciata il 2 febbraio, ne depennerà altri quattro.
Alcuni di questi film vengono ritenuti, da parte della critica corrente, non all'altezza di competere per il massimo riconoscimento del cinema. Ma non è questo il punto.
Dico che è molto probabile che Baaría abbia qualità che i titoli sopra non hanno, tuttavia, ancora una volta, il movimento americano del cinema, decisamente importante, ci ha chiuso la porta. Baaría aveva appena subito un'altra sconfitta, ai Golden Globe, che sarebbero una sorta di anticamera degli Oscar, battuto da Il nastro bianco, già vincitore della Palma d'oro a Cannes. Tornatore, sappiamo, ha vinto quell'Oscar, con Nuovo cinema paradiso, del 1989. Successivamente ci ha provato altre volte, con L'uomo delle stelle, un altro film sul cinema, com'era stato "Nuovo cinema" e con La sconosciuta, solo due anni fa, un tributo triste e mediocre al politicamente corretto. A suo tempo, quando uscì, scrissi più volte di Baaría. Riproduco uno stralcio.
Ofelia scivola lungo il ruscello, in mezzo ai fiori. È Jean Simmons 19enne, scelta da Laurence Olivier per quel ruolo mitologico nel suo Amleto del 1948. Marlon Brando canta a Jean Jour eyes are the eyes of a women in love …. Tenendole il viso fra le mani. Quel viso non avrà trasmesso l'aggressività febbrile di un Vivian Leigh, o la sensualità di Liz Taylor, ma era uno dei più belli di tutto il cinema. Olivier e Brando sono simboli opposti del cinema, e anche del teatro. Significa che la Simmons aveva entrambe le attitudini, quella classica, e nobile, insieme a quella spettacolare e leggera, al massimo livello. Non è da tutte, proprio non lo è. Era nata a Londra e da subito, da ragazzina, aveva frequentato scuole serie di recitazione. A 16 anni era già nel cast di Cesare e Cleopatra, da Bernard Shaw, accanto a Vivian Leigh (appunto) e a Stewart Granger. Su quel set Jean e Stewart si innamorarono. Si sarebbero sposati quattro anni dopo, nel '50, avrebbero avuto una figlia, Tracy, e avrebbero divorziato nel '60. Un talento del genere non poteva… star lontano da Hollywood e infatti a vent'anni Jean entrava far parte della strepitosa colonia britannica in California, insieme ad attrici come Greer Garson, Deborah Kerr, Olivia de Havilland e la sorella Joan Fontaine, e … le solite Liz Taylor e Vivian Leigh. Al genere "classicità" può essere omologato il genere "storia", e quando la Metro, nel 1953 realizzò l'ennesimo film su Elisabetta prima, (La regina vergine) nella sua età giovanile, chi poteva giocarsi quella parte se non Jean Simmons? Un altro ruolo storico, e certamente suggestivo fu quello di Désirée Clary, fidanzata del giovane Napoleone, abbandonata dal generale per sposare Giuseppina Beauharnais, che poteva essergli decisamente più utile. Ma Désirée ripagò il traditore con la stessa moneta, sposando Bernadotte, generale di Napoleone, che tradì il suo imperatore per diventare re di Svezia e Norvegia. La Simmons fu come sempre perfetta nei due registri, la mite e piccola borghese di Marsiglia e l'altera regina Desideria. Fu quello, alla Fox, il suo momento di maggiore popolarità. Il boss Zanuck nel '53 produsse un film certo rivoluzionario, La tunica in Cinemascope, e volle Jean nel ruolo della vergine (ancora) Diana, accanto a Richard Burton che faceva Marcello. Bella, dolce, dolente erano la cifra che Jean si vide assegnata in una serie di produzioni colossali. In Sinuhe L'egiziano è Merit, la popolana che, fanciulla, si innamora del tristissimo Edmund Purdom e lo amerà, infelicemente, per tutta la vita. In Spartacus è Varinia, la schiava che darà un figlio a Spartaco. Indimenticabile la sequenza che vede Jean mostrare il bambino a Kirk Douglas, morente sulla croce. Dunque dramma, melò, storia e classicità. Forse nessuna attrice ha mostrato tanta duttilità. E come era naturale che accadesse, le furono affiancati quasi tutti i semidei dei quel momento. Oltre a Brando, a Burton e a Douglas: Robert Mitchum (Bella ma pericolosa), Spencer Tracy (L'attrice), Gregory Peck e Charlton Heston (Il grande paese), Paul Newman (Quattro donne aspettano), Rock Hudson (La mia terra), Burt Lancaster (Il figlio di Giuda), Cary Grant (L'erba del vicino è sempre più verde). Quando una parte della Hollywood di quelle stagioni se ne va, è un segnale che va rilevato ed è un ricordo che occorre accogliere e fermare. Nel titolo ho scritto "bella e brava" in realtà Jean Simmons merita il superlativo, merita tutti i superlativi, come la sua quasi omologa Deborah Kerr, che non c'è più da qualche settimana.
| Via col vento (1939) | La leggenda di Robin Hood (1938) |
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