| Titolo originale | Cry Macho |
| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, Thriller, Western, |
| Produzione | USA |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Clint Eastwood |
| Attori | Clint Eastwood, Eduardo Minett, Natalia Traven, Dwight Yoakam, Fernanda Urrejola Horacio Garcia Rojas, Ana Rey, Sebestien Soliz, Brytnee Ratledge, Ramona Thornton, Alexandra Ruddy, Marco Rodriguez. |
| Uscita | giovedì 2 dicembre 2021 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,22 su 34 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 9 dicembre 2021
Un uomo tenta di riportare a casa il figlio del suo capo allontanato da casa. In Italia al Box Office Cry Macho - Ritorno a casa ha incassato 773 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Mike Milo è una vecchia gloria del rodeo riconvertita in addestratore di cavalli alla fine degli anni Settanta. Un incidente e diverse bottiglie dopo è in credito con la vita e in debito col suo capo, Howard Polk. Padrone di un ranch con pochi scrupoli e molte ambasce, Polk affida a Mike la missione di ritrovare suo figlio in Messico e di condurlo negli States. Mike accetta ma le cose non saranno così facili. Rafael è testardo come il gallo con cui si accompagna, sua madre violenta come gli uomini di cui si circonda. Dissuaso a più riprese dagli scagnozzi della donna, decisa a trattenere il figlio al di qua del confine, Mike persiste e convince Rafael a seguirlo. L'improbabile duo incontrerà molti ostacoli lungo la strada ma altrettante corrispondenze che metteranno le rispettive vite nella giusta prospettiva.
Il titolo, Cry Macho, suona come un ossimoro. "Macho" esprime la natura esagerata e aggressiva della mascolinità, "cry" un versamento di emozioni 'inconciliabile' col machismo. L'uomo virile non piange, mai, o così almeno ci hanno fatto credere. Gli uomini di Eastwood, invece, si nascondono per piangere. Dietro le spalle alle volte, sotto al cappello questa volta.
Novantuno anni e sessantuno di cinema, Clint Eastwood non ha ancora finito con la (sua) virilità o forse sì. Perché a guardarlo bene Cry Macho non è un'opera introspettiva. Certo, in sostanza Eastwood 'commenta' il suo personaggio cinematografico ma sono brevi passaggi, serve accontentarsi e rivedere Gli spietati per trovare soddisfazione e un crepuscolare esame di coscienza in forma di bilancio.
Cry Macho non rinnova il genere che ha fatto la gloria dell'attore, rimane in superficie e contraddittorio a dispetto del titolo, un appello a rivedere i codici della mascolinità. I due personaggi femminili sono confinati in vecchi cliché: da una parte Leta, la madre instabile di Rafael, ebbra di vino e di uomini, dall'altra Marta, la locandiera generosa e dispensatrice di un casto amore. La puttana e la santa, difficile essere più reazionari di così. Il regista dei Ponti di Madison County ci ha abituati a un mondo migliore (Eastwood è politicamente conservatore e socialmente progressista) ma la questione è altrove e bisogna leggere i segnali lungo il cammino. Cry Macho svolge due film insieme: un road movie, interrotto da un lungo intermezzo bucolico, e un western esistenziale, che ha il ritiro dal mondo come unico orizzonte. Il primo è un racconto di formazione, che esplora i temi cari all'autore, la trasmissione, l'eredità, l'educazione al mondo (dei cavalli) e alla vita.
Sceneggiato maldestramente da Nick Schenk (che aveva fatto meglio con The Mule e magnificamente con Gran Torino), Cry Macho è l'adattamento del romanzo omonimo di N. Richard Nash. Tra cavalli e strade polverose, cavalca i luoghi comuni, accumulando personaggi unidimensionali e dialoghi elementari. La strada è lunga e l'intrigo si impantana in un torpore che rischia di essergli fatale. Al debutto, il film configura un potenziale da suspense, abbandonato progressivamente con l'azione. La tensione tra Mike, Rafael e sua madre, che gli ha messo alle calcagna un antagonista incompetente e costantemente beccato dal gallo del titolo, passa in secondo piano.
Il 'vecchio e il bambino' stringono legami con la gente che incontrano, mettono radici nel villaggio messicano con lavori saltuari, riparare motori, domare cavalli, curare cuori e animali da cortile. Quasi avessero dimenticato di essere inseguiti o quasi avessero scordato che qualcuno li attende impaziente in Texas. Per Mike c'è anche il tempo di un romance tra albe romantiche e tramonti Hallmark. A questo punto è evidente che Eastwood non ha nessuna voglia di raccontare la solita vecchia storia del 'machismo', di cui è stato il simbolo per un secolo, espiandolo in quello successivo. Clint Eastwood ha novantuno anni e più niente da dimostrare. Quello che davvero conta per il regista e per i suoi vecchi spettatori è il secondo film, quello in filigrana. Il soggetto non è più la ricerca del figlio ma è Eastwood stesso. La sua aura trascende tutto, la sua carriera, come la silhouette filiforme, si imprimono direttamente sull'immagine.
C'è evidentemente il western, che evoca i suoi primi fatti d'arme e i suoi ultimi cowboy nichilisti, ma l'emozione si gioca soprattutto sul corpo dell'attore, fragile e inarcato, che ha vissuto tutto e il cui potere evocativo permette ancora di apprezzare quegli sforzi sgangherati e rudimentali. Di ammirare il rigore del classicismo, una forma di sobrietà efficace che assomiglia a Eastwood, che assomiglia a Mike, che assomiglia al film.
Modellato secondo il suo stile, il suo ritmo e i suoi (tanti) anni, Cry Macho è un western a velocità ridotta. Un avanzare flemmatico che argomenta a favore della gentilezza e della probità mentre calcola (letteralmente) le pause per la siesta. Perché il suo protagonista ha troppe primavere e nessuna cura per la vecchiaia, che si vive e basta. La si affronta con franchezza portando ogni sera a casa, come il vecchio cane di una campesina, la propria carcassa stanca. A riposare, a ballare, a cercare l'amore, dopo quello impossibile di Madison County, o magari un rifugio dalla bufera del mondo. E a piedi Clint Eastwood è più vulnerabile che a cavallo, fronteggiando i passi instabili della senilità con la sicurezza del suo punto di vista ("Guarda dove stai andando e vai dove stai guardando", mormora a Rafael).
Cry Macho guida piano, sussurra agli umani e soffia ai cavalli, parla lentamente e sottovoce, a immagine del suo eroe, sempre pronto a ritirarsi (lo dichiara dal 1993) e a rimontare in sella per un 'addio al passato' senza pretese, nemmeno quella delle 'parole'. La più parte del tempo, Clint Eastwood comunica con un grugnito, quel suono inarticolato che è stata la sua firma. Quanto a noi e alla dipendenza collettiva dal 'cavaliere pallido', godiamo di quei piccoli tocchi d'autore che moltiplica lungo il cammino. Guardarlo misurare qualcuno sullo schermo o girare di tre quarti la testa per lanciare meglio il suo sguardo accigliato a chi lo ha fatto (proprio) incazzare, è sufficiente a giustificare l'esistenza del film. I suoi occhi liquidi alludono a profondità sepolte, a un uomo già fuori dal tempo, che ha trovato finalmente il suo posto nel mondo. "It's never too late to find a new home".
Può mai un novantenne domare cavalli selvaggi cavalcandoli, accendere di desiderio giovani procaci, far innamorare a prima vista piacenti vedove, trasformare in pochi giorni la personalità di un ragazzo cresciuto per strada in quella prossima ad un giovane educato nei migliori college? E può un muscoloso guardaspalle farsi intimorire e chiedere aiuto dopo aver ricevuto un pugno dal novantenne, perdere [...] Vai alla recensione »
Ha un lavoro da portare a termine Mike Milo e nessuno lo potrà fermare. Il nuovo film di Clint Eastwood Cry Macho - ritorno a casa (adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo del 1975 scritto da N. Richard Nash, autore della sceneggiatura insieme a Nick Schenk) pone l'eroe sfuggente e laconico di sempre al centro di un road movie insolito, al confine tra Messico e Texas, per portare dal padre [...] Vai alla recensione »