| Titolo originale | Singin' in the Rain |
| Titolo internazionale | Singin' in the Rain |
| Anno | 1952 |
| Genere | Musical, |
| Produzione | USA |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Stanley Donen, Gene Kelly |
| Attori | Gene Kelly, Cyd Charisse, Debbie Reynolds, Donald O'Connor, Jean Hagen Millard Mitchell, Dawn Addams, Ray Milland, Douglas Fowley, Rita Moreno, Bobby Watson. |
| Uscita | lunedì 5 dicembre 2022 |
| Tag | Da vedere 1952 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,71 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 15 dicembre 2023
Hollywood 1927. Don Lokwood, attore del cinema muto, è l'idolo degli spettatori che amano l'avventura. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, In Italia al Box Office Cantando sotto la pioggia ha incassato 21,5 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Don Lockwood e Lina Lemont sono una coppia di star del cinema muto hollywoodiano. Quando il cinema diventa sonoro i due si devono rapidamente adattare al cambiamento. Per Don questo non si presenta come un problema mentre per Lina lo è perché possiede una voce decisamente sgradevole. Kathy, una giovane attrice, viene ingaggiata come sua doppiatrice e il sentimento che prova Don fa sì che Lina non ne sopporti la presenza.
Quando Stanley Kubrick decise di far fischiettare al drugo Malcolm McDowell "Singing in the Rain" mentre si apprestava a compiere uno stupro sapeva bene (peraltro come sempre) quel che faceva. Citava un film spartiacque per omaggiarlo e, al contempo, appropriarsene (pare, tra parentesi, che sia rimasta insoluta la questione dei diritti).
Perché Gene Kelly e Stanley Donen non hanno solo realizzato una pietra miliare del genere (con una sequenza che tutti hanno visto almeno una volta) ma hanno anche saputo operare una riflessione sulla settima arte nel momento in cui si trova davanti mutamenti epocali. Il passaggio dal muto al sonoro è stato uno di quelli che maggiormente ha segnato il futuro del grande schermo. Ecco allora che un film in cui il suono e la musica vengono utilizzati al massimo del loro potenziale ci ricorda quanto siano complesse le fasi di passaggio.
Per chi, ancora oggi, vede il film, tutto sembra assolutamente naturale perché Kelly e tutti coloro che lo circondano sanno nascondere la fatica della preparazione necessaria e delle prove con grande levità. Se dobbiamo credere a Debbie Reynolds ed al suo volto angelico dobbiamo prendere atto che, come lei stessa dichiarò: "Cantando sotto la pioggia e il parto sono le cose più dure che ho fatto nella mia vita". Tanto sforzo per un film perfetto.
Forse ne è valsa la pena perché qui siamo di fronte ad un musical che parla del cinema e lo fa non solo con leggerezza ma anche con grande ironia sin dai primi minuti. A partire da una sceneggiatura che sembra avere impressa a lettere di fuoco in ogni pagina la parola 'ritmo', si affrontano i temi che da sempre interessano, in modi diversi, il pubblico e la critica. Come affrontare un linguaggio del quale si scoprono nuove potenzialità del tutto inattese fino a poco prima? Come giocare (il 'to play' britannico) mantenendosi in equilibrio perfetto tra rappresentazione 'realistica' e finzione dichiarata (si veda in proposito la lunga sequenza della Broadway Melody)?
Kelly fonde così il 'suo' musical con quello alla Vincente Minnelli e il suo Un americano a Parigi e si concede presenze magnetiche come quella di Cyd Charisse che entra in scena e ne esce pochi minuti dopo lasciando il segno. Riesce anche, con nonchalance, ad ammonirci ricordandoci che, grazie al doppiaggio, finiamo con il considerare 'attori' dei bei volti o dei bei corpi a cui manca però un elemento fondamentale: la voce.
Hollywood 1927. Don Lokwood, attore del cinema muto, è l'idolo degli spettatori che amano l'avventura. Ma la Warner ha prodotto Il cantante di jazz, primo film parlato, e, improvvisamente, attori e storie diventano superati. Occorre dunque correre ai ripari. Dopo il fiasco colossale dell'ultimo "muto" gli attori prendono lezioni di dizione. Qualcuno ha attitudine, qualcun altro no, come la prima diva, viziata e cattiva, che ha la voce stridula. Fra le tante invenzioni ecco il doppiaggio, una vera e brava cantante darà la sua voce alla diva. In tutto questo Gene Kelly balla col suo amico Donald O'Connor e amoreggia con Debbie Reynolds. Questo film viene ritenuto da molti il più bel musical di tutto il cinema, per ironia, fantasia, intelligenza e qualità musicale. Insieme a Un americano a Parigi (dell'anno prima e vincitore di ben 9 Oscar) è la massima espressione di Gene Kelly - attore, regista, cantante, coreografo e ballerino - che deve essere considerato il più grande uomo-spettacolo del cinema per somma di attitudini. Sono presenti molte scene entrate nel mito: dal fantasmagorico ballo di O'Connor che si arrampica sui muri alla tenda che smaschera il trucco del doppiaggio davanti a centinaia di persone, al numero centrale di Cyd Charisse moderna e sexy, allo strepitoso "a solo" di Gene Kelly nella pioggia, che canta e balla Singin' in the Rain. Il film, che a più di quarant'anni di distanza, non ha perso nulla della sua freschezza, impreziosendosi anzi per la nostalgia... di quei film che non si fanno più.
Nel gennaio del 1952 la Metro Goldwyn Mayer distribuiva, anche da noi, Singin' in the Rain. In tutta la storia del cinema e dello spettacolo non esiste espressione che abbia rappresentato la gioia di vivere con altrettanta felicità. Gene Kelly che balla e canta sotto la pioggia non è solo una sequenza, ma un disegno d'evasione che non era mai stato, e non sarà più, riscontrabile. La storia non ha alcuna pretesa, parla dell'invenzione del doppiaggio. Che i grandi musicals non avessero trama era una regola d'oro, assolutamente aderente alla prima opzione del cinema, che è il disimpegno. Ma all'interno di questo quadro «Singing» è un'opera d'arte autentica. Lo scopriamo adesso che il cinema è stato legittimato verso l'alto; adesso che ci accorgiamo che i passi di Kelly non sono meno rigorosi di quelli di Nureyev; adesso che sentiamo che le arie di Nacio Herb Brown (chi era costui? ecco chi è) non avranno la costruzione melodica di un classico, ma sono infinitamente più divertenti; adesso che scopriamo quanto ci sia indispensabile divertirci. Con la qualità. Quando Donald O' Connor, lo straordinario furetto che fa i salti mortali sulle pareti, canta "Make 'Em Laugh" (falli ridere), non fa altro che avallare quel concetto, sacrosanto e benemerito. Viva qualcosa che fa ridere in quel modo, senza rutti, peti e ghigni da horror. Il film era firmato da Kelly e da Stanley Donen, magnifico profeta di quell'evasione. Un nome meno mitizzato di altri, come Welles o Kubrick, ma che meriterebbe di esserlo. "Singing" non è solo il trionfo della felicità, ma un film perfetto. In cinquant'anni non ha perso un punto di vedibilità (Welles ne ha persi, e come). E questo è quasi un miracolo. Tutto è attuale, il sapore, i contenuti, l'ironia, i tempi. Soprattutto la tecnica, incredibilmente, non appare obsoleta. A un certo punto assistiamo al "montaggio di un film parlato", uno zibaldone di canzoni classiche del musical montate con effetti che danno davvero la sensazione della computer grafica. E Donen non disponeva che di una moviola. La memoria del cinema rimanda, fra le tante sequenze degne di esser ricordate, quella della prima del film "parlato", coi disastrosi disguidi relativi, come il sincrono che salta. E poi i balletti, come, Moses Supposes, e poi il numero centrale «The Broadway Melodies Ballet», con Syd Charisse e le sue movenze davvero troppo sexy per l'epoca. Ribadisco dunque la definizione di Cantando sotto la pioggia opera d'arte felice, dove l'aggettivo "felice" è solo un'appendice sdrammatizzante per non disturbare i puristi. Un film come questo fa bene.
Cantando sotto la pioggia rivela al mondo cinematografico la bravura e l'abilità non solo di G. Kelly ma pure di D. O. Connor, simpatico e brillante attore/ballerino noto per la serie di film su Francis, il mulo parlante. Il cast femminile non è da meno, con Jean Hagen - brava a interpretare la star svampita e doppiata in modo sublime dalla stessa doppiatrice della nera Prissy di Via col Vento, una [...] Vai alla recensione »
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