I morti non muoiono

Film 2019 | Commedia 103 min.

Regia di Jim Jarmusch. Un film Da vedere 2019 con Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Danny Glover. Cast completo Titolo originale: The Dead Don't Die. Genere Commedia - USA, 2019, durata 103 minuti. Uscita cinema giovedì 13 giugno 2019 distribuito da Universal Pictures. - MYmonetro 3,04 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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I morti sembrano doversi vendicare di una piccola cittadina di provincia.

Consigliato sì!
3,04/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,58
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Una commedia dall'ironia irresistibile che spiazza lo spettatore e rivela uno stile che si fa morale e visione del mondo.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 15 maggio 2019
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 15 maggio 2019

L'abuso spropositato delle risorse del pianeta ha provocato la frattura della calotta polare e lo spostamento dell'asse terrestre, scambiando il giorno con la notte e risvegliando i morti dal riposo eterno. A Centerville, da qualche parte in Ohio, il mondo chiede il conto agli uomini, divorati nei diner, dentro i motel 'old school' alla Psyco, nei centri di detenzione, nelle fattorie, nelle stazioni di servizio. A difendere l'ordine e la cittadina ci sono soltanto Cliff Robertson, capo della polizia di Centerville, Ronnie Peterson, agente che sembra sapere tutto di zombie e di eradicazione dei morti-viventi, e Mindy Morrison, poliziotta fifona che vorrebbe tanto fuggire lontano. Attaccati alle loro fissazioni terrene (caffè, Chardonnay, telefonini, chitarre, antidepressivi...) e risoluti a divorare ogni essere vivente, gli zombie dovranno vedersela anche con Zelda Wiston, impresaria di pompe funebri e virtuosa della katana. Spade o fucili, le cose volgono al peggio, a meno di non essere di un altro mondo...

Sei anni dopo aver immaginato dei vampiri decadenti e misantropi (Solo gli amanti sopravvivono), disattivando tutte le convenzioni del genere, i vampiri non gli interessavano come predatori ma come immortali, spettatori di quel tempo immobile che è l'eternità, Jim Jarmusch realizza una commedia sui morti viventi e conferma l'orrore che gli ispira il mondo contemporaneo. Un mondo che non ha più niente da offrire. I suoi migliori frutti sono già stati colti.

Se ieri a Detroit il vampiro di Tom Hiddleston esibiva quei frutti come vestigia di una civiltà scomparsa, oggi a Centerville lo zombie di Iggy Pop 'incarna' le vestigia degli uomini materialisti. Sulle note di Sturgill Simpson, la cui canzone presta il nome al titolo originale ("The Dead Don't Die"), e sul filo delle referenze (Don Siegel, George A. Romero, Samuel Fuller, Robert Kirkman, Frank Darabont, Ruben Fleischer) avanzano Bill Murray, Adam Driver e Chloë Sevigny, habitué maggiori e cool dell'autore americano. Ma sotto una luna tenace e le disfunzioni inspiegabili che annunciano la fine del mondo, si trascinano lenti e spaventosi altri fedelissimi di Jarmusch come RZA, Iggy Pop e Tom Waits, tre musicisti che non esitano a lasciare il microfono per fare il (suo) cinema.

Se Tom Waits, uomo dei boschi, è il solo autorizzato a osservare la catastrofe senza esserne travolto, Iggy Pop, già autentico morto vivente del punk (Gimme Danger), si aggiudica la piena decomposizione della carne. Prima volta invece per Selena Gomez, che incarna una giovinezza che vorrebbe scampare l'apocalisse apparecchiata dalle generazioni precedenti. Su un pianeta dove tutto è fottuto, Jim Jarmusch esercita un'ironia irresistibile e rivela daccapo uno stile che si fa morale e visione del mondo.

Come la sua coppia di vampiri guarda l'umanità cadere e applica ai suoi zombie la vecchia ricetta della decollazione dopo averli risvegliati nella maniera più classica, grattando la terra fino a emergere una mano. Jarmusch dichiara subito il partito preso della tradizione in un dialogo tra Bill Murray e Adam Driver che hanno appena scoperto due cadaveri mutilati. "A cosa pensi?", domanda il primo. "Penso agli zombie", risponde convinto il secondo. Oltre a donare il tono del film, ironico e imperturbabile, questo scambio di battute assomiglia a una dichiarazione d'intenzione. Cosciente di partecipare al (gran) ritorno dei morti viventi sul grande e sul piccolo schermo, l'autore rinvia lo spettatore alle sue abitudini per poi spiazzarlo.

Se lo strappo al genere è meno incisivo di quello hip hop di Ghost Dog o quello rock di Solo gli amanti sopravvivono, I morti non muoiono continua ad abbracciare la pop cultura rivelandone l'inaspettato. Questa volta si tratta di zombie, i personaggi più 'desti' e apprezzati del cinema horror, terreno minato e insieme conquistato da Jim Jarmusch. Minato perché i fan dei morti viventi non amano troppo che ci si prenda delle libertà con queste creature, conquistato perché la figura del morto vivente è onnipresente nella sua filmografia.

Dal vagabondo di Permanent Vacation al killer solitario di The Limits of Control, i suoi eroi sembrano alla ricerca di un nutrimento sempre insufficiente. Ricercato vivo o morto era anche il William Blake di Johnny Depp nel western mistico del 1995 (Dead Man). E non si contano i numerosi revenants (torna pure Tilda Swinton) di I morti non muoiono, farsa ridondante di un mondo troppo vecchio. Perché alla maniera di Paterson le rime interne e le ripetizioni sono ancorate alla banalità di una smalltown senza qualità dove i vivi sono sovente più morti e viceversa.

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Gli zombie incontrano il cinema d'autore.
Overview di Ilaria Ravarino
lunedì 29 aprile 2019

Film di apertura del 72esimo Festival di Cannes, The Dead Don't Die di Jim Jarmush porterà in Costa Azzurra gli ospiti più sgraditi in assoluto: i morti. Morti viventi e cattivissimi, come nella migliore tradizione dei film di genere, affrontati da uno sgangherato manipolo di star destinate (con estrema probabilità) a fare una brutta fine: Bill Murray e Adam Driver, Iggy Pop e Tilda Swinton, tutti in fila in attesa del morso fatale in un film che promette di rinnovare - smontandolo dall'interno - un genere antico quanto la storia del cinema. E più appetibile di quanto si possa pensare.

Se per Jim Jarmush l'incontro con gli zombie non è una prima volta, almeno nel campo dei "classici" dell'orrore (nel 2013 c'era stato il precedente vampiresco di Solo gli amanti sopravvivono), il fascino delle tenebre ha conquistato negli ultimi anni anche altri autori la cui poetica non è legata - necessariamente - alla paura.

Solo per ricordare l'esempio più recente, in territorio italiano, è impossibile non citare l'operazione Suspiria di Luca Guadagnino, remake/reboot del classico di Dario Argento a base di streghe, rituali demoniaci e possessioni, passato in concorso a Venezia 75 con gran chiasso mediatico e poche soddisfazioni. Ma un assaggio di horror, in chiave fantasy e grottesco, era stato già tentato da Matteo Garrone nel 2015, che con Il racconto dei racconti - in concorso a Cannes, e con identica sfortuna critica - aveva rispolverato le pagine più oscure de "Lo Cunto de li Cunti", tra cuori di draghi, streghe in cerca dell'eterna giovinezza e mostri allevati tra i muri di casa. E mentre Garrone promette di fare del suo prossimo Pinocchio "una favola horror per bambini", è atteso per questa estate il ritorno alle tenebre di Pupi Avati con Il Signor Diavolo, diabolica discesa all'inferno a 43 anni di distanza da La casa dalle finestre che ridono.

Capita spesso, poi, che l'incursione nel genere di un regista non di genere provochi un risultato inaspettato, deflagrante, persino rivoluzionario: capitò nel 2008 con i vampiri di Lasciami entrare dello svedese Tomas Alfredson (La Talpa), pratico di thriller e neofita dell'horror, e nel 2014 con gli spiriti maligni di Babadook di Jennifer Kent, esordio folgorante di una regista interessata (per il momento) ad altro. Senza andare troppo indietro nel tempo basti ricordare che il primo ad accendere la miccia del gran ritorno degli zombi, nel 2002, fu il Danny Boyle di Trainspotting e The Millionaire, con l'apocalittico 28 giorni dopo.

E tra i primi a rivalutare i vampiri, sia pure nel film di un altro (Robert Rodriguez), fu il Quentin Tarantino sceneggiatore di Dal Tramonto all'Alba: lo stesso Tarantino che oggi vagheggia di dirigere "un horror davvero spaventoso, come L'Esorcista". E chissà che i tempi, per lui, non siano maturi.

Lenti, veloci, senzienti o irrazionali, tutti accomunati da da un tratto: sono morti, ma sembrano vivi. Creature del folklore haitiano (la parola stessa, "zombi", deriva dal creolo haitiano "zonbi"), i morti viventi sarebbero - secondo le leggende caraibiche - creature vittime di un incantesimo operato da alcuni sacerdoti, detti bokor, in grado di catturare l'anima di una persona costringendola a una sorta di letargia simile alla morte. Legata a doppio filo alla pratica del voodoo, la creatura controllata dal bokor è inerte, ciondolante, priva di anima e perciò capace di qualsiasi efferatezza: non è un caso che il primo film dedicato all'argomento, L'isola degli zombies del 1932 di Victor Halperin, con Bela Lugosi protagonista, sia ambientato proprio a Haiti.

Ma se la natura degli zombi caraibici non era necessariamente maligna - gli schiavi dei bokor venivano usati essenzialmente per lavorare, sfruttati nelle piantagioni di zucchero - è con George Romero, e il suo La notte dei morti viventi del 1968, che si plasma nell'immaginario occidentale la figura del morto che ritorna: affamato, arrabbiato e nato per punire, più o meno metaforicamente, i vizi del capitalismo moderno. Da allora, pur declinato in molteplici versioni (figli di un'epidemia, come in Train to Busan o REC; generati da un incidente ne Il ritorno dei morti viventi; evocati dal Necromicon, grande classico de L'Armata delle Tenebre; più veloci di una gazzella in 28 giorni dopo; lenti e implacabili, come in ogni film di Romero) gli zombi sono stati, senza eccezioni, villain senza ritorno. Chissà che Jarmush, con il suo The Dead Don't Die, non riesca persino a redimerli.

Innumerevoli sono le risorse a disposizione per chi voglia farsi una cultura sui morti viventi senza limitarsi ai film che il cinema, dal 1932 a oggi, ha prodotto. Nel campo dei libri tre sono i titoli imprescindibili: il "reportage" World War Z di Max Brooks (autore anche del geniale Manuale per sopravvivere agli zombie), il folle remake Orgoglio Pregiudizio e zombie di Seth Grahame Smith (da Jane Austen) e il completo manuale The Zombie Book - The Encyclopedia of the Living Dead di Nick Redfern.

Attraversando velocemente il fumetto (dall'italiano Dodici di Zerocalcare a Blackgas di Warren Ellis, fino all'arcinoto The Walking Dead di Robert Kirkman), gli zombi sono protagonisti gettonati anche nei videogiochi, essenza stessa della saga di Resident Evil, carne da macello nel multiplayer di Left 4 Dead e ironica controparte di Piante contro Zombi, cult arrivato quest'anno a compiere dieci anni. Star del piccolo schermo dal 2010 con la saga seriale di The Walking Dead, gli zombi esistono anche nel mondo reale: succede nelle zombie walk, sfilate di morti viventi in costume, nate negli Stati Uniti nei primi anni 2000 e diffuse oggi anche in Italia (Lucca Comics and Games, novembre).

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RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 16 maggio 2019
Massimo Causo
Duels.it

I morti non muoiono, i vivi non vivono: Jim Jarmusch ce lo dice senza mezzi termini. Nel suo nuovo film (che apre in Concorso Cannes 72) tutto sommato il mondo non c'è più e Centerville - a real nice place di 738 anime) non è certo Paterson, che grondava Storia e storie da ogni mattone: qui il passato sembra già annullato in un tempo fuori dal tempo, che scansa i ricordi nella ritualità dei luoghi [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Di paura si può morire. Di paura di può tornare anche in vita. Ma soprattutto di paura si può anche ridere, però questo risultato il primo film in gara non lo ottiene e "The dead don't die" e la firma eccellente di Jim Jarmusch, apre immediatamente la lista delle delusioni. A Jarmusch, che proprio qui a Cannes qualche anno fa aveva saputo cogliere una struggente storia di vampiri, alla base del suo [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 maggio 2019
Francesco Boillé
Internazionale.it

Zombie stanchi quanto l'occidente e i suoi (non) valori, quanto il suo immaginario. The dead don't die, di Jim Jarmusch, ha aperto la 72ª edizione del festival di Cannes - che almeno sulla carta si annuncia tra i più stimolanti degli ultimi dieci anni - illustrando questo concetto in maniera interessante per alcuni aspetti ma senza convincere interamente.

mercoledì 15 maggio 2019
Pier Maria Bocchi
Cineforum

A Centerville i morti escono dalle tombe perché la terra è fuori dal suo asse. La terra. Il suo asse. Centerville. Cittadina-al-centro. Cittadina come centro, anima e cuore. Come asse. I morti escono da terra, si dirigono in centro-città, e chiedono - come prevede ogni zombie-movie del mondo - ciò a cui in vita erano più legati. I morti di The Dead Don't Die chiedono, per prima cosa, caffè e free cable [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Raffaele Meale
Quinlan

A Centerville, una tranquilla cittadina della provincia statunitense, i morti escono dalle tombe, risvegliati dallo spostamento dell'asse terrestre per colpa dei cambiamenti climatici. Lo sceriffo e i suoi assistenti, insieme ad alcuni abitanti, tentano la strenua resistenza. I morti non muoiono a Centerville, placida cittadina statunitense, "a very nice place" come indica una scritta.

mercoledì 15 maggio 2019
Teresa Marchesi
Huffington Post

Nel 1968 George A. Romero confezionava il primo zombie-movie politico della storia, "La notte dei morti viventi", metafora del lato oscuro del sogno americano e delle sue valenze cannibalistiche. Il 72° Festival di Cannes ha scelto per il suo 'via' l'ultima rivisitazione politica del genere, firmata da un beniamino di Cannes (e di ogni cinefilo che si rispetti): il Jim Jarmusch di "Down by law", "Dead [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

"Andrà a finire male". L'agente Peterson (Adam Driver) lo intuisce (a dire il vero lo sa proprio, "ho letto il copione per intero"...) dall'inizio del film. Nella tranquilla (immaginaria) cittadina di Centerville, qualcosa non va come dovrebbe. La luna splende grande e bassa nel cielo, le ore di luce del giorno diventano imprevedibili e gli animali iniziano a mostrare comportamenti insoliti.

mercoledì 15 maggio 2019
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Allegro ma non troppo, dark ma non abbastanza, The Dead Don't Die porta il Jarmusch style in un territorio che - evidentemente - non gli appartiene, e se proprio di horror dobbiam parlare, alla lunga preferiamo i suoi vampiri, quelli del meraviglioso Only Lovers Left Alive che portò al Cannes nel 2013. D'altra parte è lo stesso cineasta americano a dichiarare che i succhiatori di sangue sono i suoi [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Francesco Alò
Il Messaggero

Centerville non è proprio il centro dell'universo. 400 abitanti, zero criminalità, tre poliziotti tutti miopi, un eremita, il bar gestito da un nero ma frequentato sempre e solo da un bianco razzista (cappellino con slogan: Make America White Again). All'improvviso gli zombie. Sono lenti come piacevano al maestro Romero e al nostro Fulci ma implacabili e abitudinari, cercando connessioni internet anche [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Una classica little town americana, poche centinaia di abitanti: ma diner, stazione di polizia, pompe funebri e addirittura un istituto di correzione per minori. Per mezz' ora, una descrizione svagata e quasi ipnotica, di quelle tipiche del regista, piena di tocchi irnoici e sornioni, piccole gag deliziose, popolata di volti noti: Bill Murray, Adam Driver e Chloë Sevigny sono i poliziotti, Tilda Swinton [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 maggio 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

The Dead don't Die parla di zombie, gli zombie che siamo noi, che affollano il nostro tempo, l'America di Trump e l'Europa dei governanti alla Macron (o dei nostri)?, la realtà dei confini, dei muri, tra persone e tra ricchezze, nell' organizzazione gerarchica del mondo. Gli zombie sono gli esclusi, quelli messi ai margini - così nelle parole di Tilda Swinton - ai quali resta solo la fame.

mercoledì 15 maggio 2019
Anton Giulio Onofri
Close-Up

Zeppo di allitterazioni dentali ad effetto, il titolo originale inglese del nuovo film di Jim Jarmusch scelto dal Festival di Cannes per la serata di apertura dell'edizione 2019 (e inserito nel concorso ufficiale) lascia indovinare quella programmaticità estetica e strutturale tipica di un cinema che, salvo rare e riuscite intuizioni liriche (Dead Man, Ghost Dog), risulta a volte troppo costretto in [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
mercoledì 15 maggio 2019
 

L'abuso spropositato delle risorse del pianeta ha provocato la frattura della calotta polare e lo spostamento dell'asse terrestre, scambiando il giorno con la notte e risvegliando i morti dal riposo eterno.

GALLERY
mercoledì 15 maggio 2019
 

Si è aperta ufficialmente ieri sera la 72esima edizione del Festival di Cannes. A dare il via al concorso è stato l'attesissimo I morti non muoiono di Jim Jarmusch, film irriverente dal cast stellare (Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, [...]

NEWS
martedì 7 maggio 2019
 

La pacifica città di Centerville si trova a combattere un'orda di zombie mentre i morti iniziano a sorgere dalle loro tombe.Diretto da Jim Jarmusch, I Morti non Muoiono sarà al cinema da giovedì 13 giugno distribuito da Universal Pictures.

CANNES FILM FESTIVAL
mercoledì 10 aprile 2019
 

L'attesissimo zombie movie di Jim Jarmusch, The Dead Don't Die, darà il via al concorso del 72° Festival di Cannes, fissato per il prossimo 14 maggio. Un cast stellare, composto da Bill Murray, Chloe Sevigny, Adam Driver, Tilda Swinton, Selena Gomez, [...]

TRAILER
lunedì 1 aprile 2019
 

Il nuovo film di Jim Jarmusch con Selena Gomez, Adam Driver, Bill Murray, Steve Buscemi, Tilda Swinton, intenti a combattere gli zombie.

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