Il Signor Diavolo

Film 2019 | Drammatico +13 86 min.

Regia di Pupi Avati. Un film Da vedere 2019 con Filippo Franchini, Lino Capolicchio, Cesare Cremonini (II), Gabriel Lo Giudice, Massimo Bonetti. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2019, durata 86 minuti. Uscita cinema giovedì 22 agosto 2019 distribuito da 01 Distribution. Oggi tra i film al cinema in 14 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,62 su 47 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il ritratto di un profondo nord est intriso tanto di religione quanto di superstizione e in cui i confini tra vita e mistero si spostano come l'orizzonte nelle paludi. In Italia al Box Office Il Signor Diavolo ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 1 milioni di euro e 427 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente sì!
3,62/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,50
PUBBLICO 3,36
CONSIGLIATO SÌ
Avati azzecca praticamente tutto in un film denso, ricco di spunti e con un fascino macabro di genuina potenza.
Recensione di Rudy Salvagnini
lunedì 22 luglio 2019
Recensione di Rudy Salvagnini
lunedì 22 luglio 2019

Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio Momenté viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, un minore ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima è molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta. Il compito di Momenté è quindi quello di evitare un coinvolgimento di esponenti del clero nel procedimento penale in corso. Durante il lungo viaggio in treno, Momenté legge i verbali degli interrogatori condotti dal giudice istruttore, a partire da quello del piccolo assassino, Carlo. La realtà che comincia a dispiegarglisi davanti è complessa e sinistra, ma le cose, una volta che si troverà sul posto, si dimostreranno ben peggiori.

Pupi Avati si è fatto un nome soprattutto con commedie agrodolci che hanno saputo cogliere in modo magistrale la natura umana e i sentimenti che la animano. Ma, senza considerare il registro finemente grottesco che ha caratterizzato i suoi personalissimi esordi, Avati ha anche lasciato un segno indelebile nell'horror italiano, realizzando un pugno di capolavori capaci di creare una sorta di sottogenere che è stato definito come gotico padano.

Avati ha firmato capolavori horror a tal punto significativi da far nascere più volte il rimpianto che non si sia dedicato più spesso al genere, per quanto belli e importanti siano stati i suoi altri film. Perciò, ogni volta che Avati torna all'horror, l'attesa e le aspettative non possono che essere alte. E quando le aspettative sono alte, le delusioni sono dietro l'angolo. Non è però questo il caso perché con Il signor diavolo Avati azzecca praticamente tutto e crea un altro dei suoi capolavori gotici ricchi di sfumature e di significati evidenti o reconditi.

La capacità tutta avatiana di inventare dettagli di assoluto e originale fascino macabro si evidenzia una volta di più in questo film nel quale i personaggi appaiono spesso molto diversi da quello che sono e l'inerme protagonista, proiettato da lontano in una realtà che non conosce, deve con grande fatica cercare di trovare il bandolo di una matassa che gli si aggroviglia sempre più tra le mani, un po' come il Lino Capolicchio de La casa dalle finestre che ridono, indimenticato horror di Avati di oltre quarant'anni fa.

L'ambientazione rurale in quegli anni '50 che sembrano appartenere a un non tempo in cui il tempo si è fermato richiama proprio, pur con differenze geografiche e temporali, quel capostipite del gotico padano e riafferma con forza e potenza come l'innocenza del vivere contadino sia un luogo comune per niente vero. Anzi. L'atmosfera che Avati crea è di profonda inquietudine, sempre in bilico tra soprannaturale e superstizione: "Nella cultura contadina" dice uno dei personaggi "il diverso, il deforme vengono associati al demonio".

Ricco di riferimenti anche interni all'opera di Avati (il "segno" che Carlo si aspetta dal defunto amico Paolino non può che far venire in mente un altro grande film di Avati, Magnificat), è un film denso, ricco di spunti e con un fascino macabro di genuina potenza, che recupera la dimensione magico-lugubre della profonda campagna, dove la natura sembra ancora manifestarsi nelle sue forme primordiali.

La messa in scena di Avati è perfetta, con il suo inconfondibile stile visuale a dare eleganza e raffinatezza alle immagini. Il mistero è fitto e più si procede nel film più si creano risolti sinistri. Il titolo - che pure, come si apprende dalla visione, ha una spiegazione molto azzeccata - potrebbe far pensare a qualcosa di diverso, più leggero, ma questo è un horror di grande cupezza che non si risparmia per andare in fondo alla sua tematica gettando uno sguardo filosofico e pessimista sulla natura umana e sul suo rapporto con il trascendente.

Senza bisogno di ricorrere a particolari effetti raccapriccianti e mantenendo ferma la propria cifra autoriale inconfondibile che lo rende unico nel panorama anche horror, Avati racconta una storia che avvince, interessa, sorprende e alla fine lascia un salutare senso di disagio.

Altro aspetto interessante e tipicamente avariano è il cast, popolato, soprattutto nei ruoli di supporto, da "suoi" attori o da attori noti ma utilizzati in ruoli assai diversi da quelli che di solito interpretano. Tutti si comportano in modo esemplare - possiamo citare Andrea Roncato, Alessandro Haber, Chiara Caselli, Massimo Bonetti - ma i bravissimi Lino Capolicchio e Gianni Cavina mostrano ancora una volta una sintonia particolare con il regista. Gabriel Lo Giudice è molto bravo a rendere l'incertezza e la determinazione del protagonista.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 1 settembre 2019
Vincenzo Ambriola

Siamo nel 1952, quasi settant'anni fa. Siamo nella bassa padana, in una campagna fluviale in compagnia di ragazzini che vanno al catechismo, uomini che lavorano duramente, donne silenziose, preti in grande attività. Niente di interessante fino a quando nasce il mostro, il diverso, il posseduto dal diavolo. Le sue azioni sono conosciute da tutti che ne parlano in privato ma ne tacciono in [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 agosto 2019
K. S. Stanislavskij

Mi ha ricordato davvero Angel Heart, per ambientazione anni 50, solo che al posto della Louisiana c'è la la laguna veneta e i suoi tramonti pallidi , e per l'indagine spasmodica del protagonista che si muove in atmosfere sempre più inquietanti tra superstizione e oscurità. Ottima scrittura e sopratutto ottima riflessione sulle dinamiche del "diavolo", molto interessan [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2019
matteo niero

E' appannaggio solo dei grandi cineasti, registi o attori che siano, spaziare tra generi diversi con identica padronanza, ritagliandosi con merito un posto di rilievo nella storia del cinema. Pupi Avati aveva già ampiamente dimostrato di saper navigare a suo agio sia nella commedia sofisticata che nel giallo/thriller/fastastico, e di trovare in ogni caso una formula espressiva di successo. A [...] Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
loland10

“Il Signor Diavolo” (2019) è il trentanovesimo lungometraggio del regista bolognese Pupi Avati. E arrivare alla soglia di un’età (non facile) che ci si può permettere di tutto o quasi, il nostro ritorna nei posti frequentati nei suoi primi lavori. Un cinema in linea dritta, poco accattivante e caramelloso, ostinatamente artigianale (o quasi), asciutto, poco [...] Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
joker91

Nel 1952 un adolescente ne uccide un'altro,dopo essere stato interrogato riferisce che lo ha fatto per liberarsi dal Signor Diavolo. Arriva cosi un ispettore ad indagare sull'intera faccenda. Pupi Avati con l'horror ci sa davvero fare,la violenza e la suspense messe in scena dal maestro sono da oscar.  L'unico problema e che i dialoghi sono un tantino alti per l'epoca in cui [...] Vai alla recensione »

lunedì 26 agosto 2019
enrico danelli

Si potrebbe sproloquiare sulla valenza storica di questo film (la Democrazia Cristiana alla ricerca del consenso perduto nei primi anni della repubblica), sul suo significato sociale (gli influssi di certa religione cattolica - probabilmente quella più ottusa e diffusa nel 1952 - sulle menti più deboli) e sicuramente il discorso ci potrebbe stare perchè questo film è [...] Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
Ray

Pupi Avati si riscatta, ritorna sfondando la porta principale facendoci capire con grande semplicità cosa voglia dire essere un “Autore”. Chi ama il cinema non può non innamorarsi di un film come questo. È un film low budget che non ha paura di osare citando il passato. Non è la finta copia di un film Thriller americano, anzi, per me è una provocazione [...] Vai alla recensione »

sabato 21 settembre 2019
Riccard

un film insipido, recitato malamente e tristemente ridicolo... tensione, suggestioni o atmosfere sono inesistenti e le situazioni imbarazzanti. perché  Avati venga osannato come un regista di culto per me è il vero elemento spaventoso del film.  A questo punto rivaluto il Dario Argento degli ultimi tempi almeno è sincero nel suo essere naif.

giovedì 29 agosto 2019
ralphscott

Inventore di un sottogenere, e suo unico rappresentante, Avati torna a quegli anni '50 della provincia italiana che sempre ha descritto, da punti di vista e con registri anche molto dissimili tra loro. Come in Zeder ed altre sue pellicole horror, anche in questo caso ci manda a casa coi conti in sospeso. Bellissima fotografia ed il tratteggio di alcuni personaggi,come l'irriconoscibile Chiara [...] Vai alla recensione »

lunedì 26 agosto 2019
CamillaLavazza

Una trama sconclusionata infarcita di troppe spiegazioni (peccato mortale per un film che vorrebbe terrorizzare), contraddizioni e anacronismi (ma quando mai viene permesso di lasciare una bara aperta in chiesa, in posizione obliqua e senza nessuno che la veglia?) pasticci gratuiti con le ostie consacrate, pretesti politici non plausibili e ampollosi e, soprattutto, un casting disastroso, in cui si [...] Vai alla recensione »

lunedì 26 agosto 2019
Inesperto

Per lunghi tratti, l'atmosfera generale (non la trama) ricorda il capolavoro del '76 "Il presagio"; cosa non da poco. Il racconto è molto bene narrato tra flashback ed azione presente, mantenendo costantemente una sensibile cupezza di fondo. Il finalino è a sorpresa e va un po' ad interpretazione. Nel complesso è un bel prodotto italico di qualità. Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
carloalberto

 Se non fosse che Avati è un maestro riconosciuto del cinema italiano e Capolicchio, Haber e Cavina tre dei migliori attori che abbiamo avuto negli ultimi quarant’anni, senza, peraltro, che fossero valorizzati pienamente, come avrebbero e come avremmo, soprattutto noi fruitori della settima arte, meritato, il film dovrebbe essere archiviato come un tv movie o uno dei tanti sceneggiati [...] Vai alla recensione »

venerdì 30 agosto 2019
luca_1968

Situazioni squallide a ripetizione, in un film che lascia addosso solo un senso di insopportabile fastidio e disgusto

mercoledì 28 agosto 2019
Nicola

Pupi Avati ha tirato fuori dal cilindro un piccolo gioiello, capace di meravigliare, intrigare e angosciare lo spettatore. Film ambientato nella provincia di Venezia del 1952, con una fotografia molto curata e fedele ai tempi. L'incipit del film è crudele, di quelli che ti lasciano senza fiato. I modi di fare di quell'Italia, splendidamente rappresentati, rendono questo film un gioiello [...] Vai alla recensione »

domenica 25 agosto 2019
Ray

Faccio fatica ad essere d’accordo con te. Il cinema è questo! E il film vale davvero la pena. Saranno opinioni personali, ma forse non hai capito l’operazione...

sabato 7 settembre 2019
Denno

La filosofia è quella della credenza. In base a ciò che crederai, in base a quali dettagli darai più importanza, in base a quale personaggio riterrai più credibile, il film assumerà un significato del tutto diverso. Un film potente, con un messaggio forte e sempre attuale, prestate attenzione a tutti i dettagli e scegliete voi a fine pellicola a cosa credere.

domenica 25 agosto 2019
Francesco74

Finalmente un horror di qualitá dopo decenni. Ed é italiano. Ambientazioni e fotografia spettacolari, moltp d'impatto e ben adeguate alla trama. Attori bravissimi, tutti, nelle interpretazioni. Pure le musiche mi sono piaciute, colonna sonora cupa, orchestrale,ricca di suspance.  Il finale lascia a bocca aperta ed é molto piú fine e significativo di quanto possa [...] Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
Ray

Per me Il finale spiega il film e ti racconta la Chiesa in una sola inquadratura. Non è da poco. Ti invito a riguardare il film quando uscirà in televisione, perché non è un film leggero, horror, o comunque banale. C’è una costante ricerca del dettaglio che non va sottovalutata. 

lunedì 9 settembre 2019
Lorenzo

 C'è tutto ciò che ci doveva essere: la Chiesa, il potere, la Democrazia Cristiana, la città e la provincia, il male. Il Veneto cattolico dei primi anni Cinquanta, spezzato da un evento inusuale, fa da sottofondo e Avati ci presenta un mondo che conosce, un mondo che è riuscito a rappresentare magistralmente con una fotografia eccezionale e una trama che ha un suo [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 settembre 2019
paocordi

Eccellente regia del maestro Pupi Avati che dirige un film pieno di pathos e suspense dove lo spettatore aspetta con "ansia" la scena successiva per capire come va a finire. Le inquadrature ti danno, a tratti, l'impressione di essere dentro il film. Il finale ti lascia con un punto interrogativo che può portare a diverse chiavi di lettura e che potrebbe presupporre un prossimo [...] Vai alla recensione »

venerdì 30 agosto 2019
luca_1968

Commento del tutto fuorviante, che mi ha rovinato la serata

domenica 25 agosto 2019
Emilio

 Si può concedere a un grande autore qualche pasticcio senile in finale di carriera, se non che pupi avanti non è nemmeno mai stato un grande autore e non si capisce perché si debba ostinare passati gli ottanta. Non riesco neanche a  a esprimere un giudizio completo. Il film è mal girato e mal recitato (haber unica eccezione ma ha una parte di 2 minuti  in [...] Vai alla recensione »

venerdì 30 agosto 2019
Rael

Non capisco le recensioni che esaltano questo film. Mi aspettavo sicuramente di più da un film che la critica osanna con 4 stelle. Diciamo che il cast è pessimo a livello amatoriale a parte 2-3 attori famosi, e l'audio in presa diretta senza d doppiaggio accentua la pochezza della recitazione. La fotografia brutta, alcune scene sembrano girate con il cellulare o con una GoPro vista [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 agosto 2019
elle

Per chi non ha familiarità con il genere horror,  il film di Avati  (visto oggi pomeriggio 22/08/19,  a Milano)   ha un finale   ESAGERATO. Molto buona l'ambientazione nella campagna veneta.  Sì,  la storia si svolge tutta in autunno-inverno...ma stento a credere che ci fosse   perennemente  buio.

FOCUS
INCONTRI
sabato 17 agosto 2019
 

Per chi ha ricevuto fin dalla tenera infanzia un'educazione cattolica, il Diavolo è sempre stato più che un fantasma. È stato qualcosa di tangibile, di minaccioso. E il Diavolo, come appariva negli anni Cinquanta agli abitanti del Polesine, è il protagonista silenzioso del nuovo film di Pupi Avati, un'opera sulla sacralità del Male che documenta un passaggio della Storia dell'essere umano.

Per Avati, l'attrazione per la paura nasce con un quadro, il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck, che vide per la prima volta nello studio buio del nonno. Fu l'incontro con quei personaggi surreali, marziani, a sedurlo e a portarlo, anni dopo, a dirigere due film come La casa dalle finestre che ridono (1976) e Zeder (1983).

Ora, dopo oltre cinquant'anni di carriera, Avati torna con Il signor Diavolo su quel terreno che non ha mai smesso di affascinarlo. Ma il regista è convinto: dopo questo film ne verranno sicuramente degli altri. Uno, due, tre sequel, fino a formare una saga, ambientata in quelle stesse zone, con il Male come assoluto protagonista.

Il signor Diavolo sarà al cinema da giovedì 22 agosto, distribuito da 01 Distribution.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 23 luglio 2019
Teresa Marchesi
Huffington Post

Oltre quarant'anni fa Pupi Avati firmava uno dei massimi capolavori della storia dell'horror d'autore, "La casa dalle finestre che ridono", cult planetario ed esempio insuperato di gotico padano da brividi. A ottant'anni il maestro bolognese torna in quegli stessi luoghi - la foce del Po - e ritrova alcuni volti-chiave del suo cinema (Lino Capolicchio e Gianni Cavina in primis) per "Il Signor Diavolo", [...] Vai alla recensione »

lunedì 26 agosto 2019
Gianni Canova
We Love Cinema

Ci sono film che ti lasciano a bocca aperta. Che vorresti iniziare a rivedere non appena ti accorgi che stanno per finire. Che ti tornano in mente più e più volte anche a giorni di distanza dalla prima visione. Il Signor Diavolo di Pupi Avati è uno di questi film. Per lo meno: lo è per me. A me ha fatto e fa questo effetto. A me e a molti di quelli con cui ho avuto occasione di parlarne.

giovedì 22 agosto 2019
Massimo Lastrucci
Ciak

Roma, 1952. "Il ministero ha bisogno di lei. Un caso delicatissimo". Così, il modesto ispettore Furio Momenté viene inviato nel cattolicissimo Veneto a indagare su un assassinio commesso da un ragazzino ai danni del figlio di una ricca signora di città che minaccia di aprire una campagna politica contro la domina e padrona della regione, la DC. In effetti la questione appare al funzionario da subito [...] Vai alla recensione »

martedì 20 agosto 2019
Rocco Moccagatta
Film TV

Non ci si lasci trarre in inganno dall'accigliata estraneità che, in questo film più che negli ultimi, Avati esibisce verso il cinema italiano intorno a sé. E non si pensi di liquidarla, semplicisticamente, quale senilità, e neppure di tacciarla, nel suo tripudio di ralenti e di effettacci, di sciatteria. Il signor Diavolo è programmaticamente un film costruito per dispiacere al pubblico, per disgustarlo [...] Vai alla recensione »

martedì 23 luglio 2019
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Che la Democrazia Cristiana non potesse tutto, e forse nemmeno la Chiesa, pardon, la sacrestia, lo postula uno che non si direbbe, l'ottantenne Pupi Avati. Tornando al genere che ne cullò gli esordi, l'horror a voltaggio gotico dunque sacrale, il regista bolognese inquadra il grande rimosso contemporaneo, il male, e non teme, anzi, cerca di mettersi allo specchio: il diavolo probabilmente.

martedì 23 luglio 2019
Raffaele Meale
Quinlan

1952. A ridosso delle elezioni politiche un giovane funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia, Furio Momentè, viene inviato per un'ispezione a Venezia, dove si sta per istituire un processo che ha per attore protagonista un bambino che ha ucciso un suo coetaneo trafiggendogli il capo con un sasso lanciato da una fionda. Il ragazzo afferma di aver ucciso volontariamente Emilio (questo il nome [...] Vai alla recensione »

lunedì 22 luglio 2019
Davide Turrini
Il Fatto Quotidiano

Macabro, sacrilego, diabolico. Pupi Avati torna al pane sconsacrato per i suoi denti: l'horror. E si sa quante bastonate ha ricevuto da noi il grande Pupi, ma ne Il signor diavolo (nelle sale il 22 agosto!) rivela in tutta onestà quell'ambigua cupezza presente in tutti i suoi "drammi", architrave manifesta del male profondo nell'uomo che ha allegoricamente e liberamente illustrato nel primo decennio [...] Vai alla recensione »

lunedì 2 settembre 2019
Sara Del Corona
Marie Claire

Per chi è stato segnato da La casa dalle finestre che ridono, e per chi non sospetta l'esistenza del gotico padano di Avati, elegante e rurale, ansiogeno e composto, archetipico. In Veneto un bambino uccide un coetaneo credendo che sia il diavolo. Dalla cronaca vera anni 50. Da Marie Claire, settembre 2019

sabato 24 agosto 2019
Valerio Caprara
Il Mattino

Non si sa se il diavolo esiste, ma di sicuro i fratelli Avati non gli hanno venduto l'anima. Tratto dall'omonimo romanzo di Pupi (Guanda editore) che lo ha adattato per il cinema insieme al fratello e al figlio, «Il signor diavolo» è un horror nutrito dai motivi più tortuosi e inquietanti dell'infanzia e la formazione del regista bolognese, quel retaggio narrativo, cioè, ben noto ai cultori della prima [...] Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Ascoltino i sostenitori della decrescita felice. Un camioncino gira per le campagne raccogliendo la pipì delle donne incinte (immaginiamo, per sperimentare un test di gravidanza). Una ragazza si fa vedere nuda in cambio di un coniglio. Tutto intorno è grigio e desolato. Mai la campagna autunnale è stata fotografata - da Cesare Bastelli - in maniera così realistica, con un sovrappiù di cupezza perché [...] Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
Alberto Pesce
Giornale di Brescia

Per Pupi Avati non è estemporaneo frullo un film come «Il Signor Diavolo». Con sapienza di stile, desaturata raffinatezza di immagini, azzecco di cast, oltre ad attori del suo giro Gianni Cavana sagrestano, Alessadro Haber esorcista, Massimo Bonetti giudice, Andrea Roncato medico, Lino Capolicchio prete, una rediviva Chiara Caselli mamma dolente, Avati firma un «gotico» psycothriller rural-horror, [...] Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
Stefano Colagiovanni
Close-up

Superstizione o verità. Paura del diverso. E cattiveria. Molta. Pupi Avati torna a dedicarsi all'horror, al suo modo di concepire e mostrare il terrore, in quel filone chiamato "gotico padano", in cui si collocano i lungometraggi "neri" del regista de La casa dalle finestre che ridono, Zeder, Il nascondiglio e L'arcano incantatore. Anche stavolta, con Il signor diavolo - tratto dall'omonimo romanzo [...] Vai alla recensione »

sabato 24 agosto 2019
Beatrice Fiorentino
Il Piccolo

Pupi Avati torna a muoversi nelle zone di cinema che gli sono più congeniali, ai volti familiari di Lino Capolicchio e di Gianni Cavina, alle pianure ingrigite dalle brume e le superstizioni, trasformate in zone di terrore, sangue e oscuri segreti. Torna, dopo vent'anni, a quel gotico padano cui il regista bolognese ha fatto da apripista negli anni Settanta, a partire dal film culto "La casa dalle [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 agosto 2019
Serena Nannelli
Il Giornale

Più di quarant'anni dopo il cult "La casa dalle finestre che ridono" Pupi Avati torna all'horror con "Il Signor Diavolo". Il film è tratto dall'omonimo romanzo del regista (Guanda Editore) e vede ambientata nella provincia padana degli Anni 50 una storia a dir poco inquietante, relativa all'omicidio di un adolescente, Emilio (Lorenzo Salvatori), ritenuto indemoniato dal suo assassino, il coetaneo [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 agosto 2019
Stefano Giani
Il Giornale

Un indemoniato, che aveva sbranato una neonata, è ucciso per vendetta da un ragazzino. La tragedia mette in crisi un paese e una regione intera ma il segreto si nasconde in una cripta. Il diavolo non ha corna né coda però esiste. C'è sempre qualcuno che ama il Male altrui, soprattutto se l'ispettore ha un volto ingenuo. Pupi Avati torna all'horror con un film cupo che esibisce mostri, metamorfosi e [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 agosto 2019
Maurizio Cabona
Il Messaggero

Nell'autunno 1952 hanno fra i tredici e i quattordici anni i ragazzini del Signor Diavolo, film scritto e diretto da Pupi Avati, partendo dal suo romanzo omonimo (Guanda, 2018). Sono cioè tutti all'incirca della stessa classe (1938) di Avati, che dà il meglio quando evoca gli anni '40 e '50: aveva ambientato in quello stesso periodo un altro film di orrore, Le case delle finestre che ridono (1976), [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 agosto 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

L'invenzione cinematografica più originale di Pupi Avati era stata, fin dagli inizi della sua carriera, l'idea di una pianura padana fantastica e gotica, che sorgeva dall'accentuazione del grottesco. Dai primi Balsamus, l'uomo di Satana e Thomas e gli indemoniati all'horror più netto di La casa dalle finestre che ridono, ormai un classico, questo filone è rimasto sotterraneo nel suo cinema che, dagli [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 agosto 2019
Claudio Bartolini
Sentieri Selvaggi

È dai dettagli - perché si sa, il (signor) Diavolo è nei dettagli - che si evince la chiusura del cerchio. Di quel cerchio gotico, gotico padano, gotico avatiano, così intimamente legato all'autore racchiuso entro il suo perimetro di paure, ricordi e inquietudini. Dettagli, dunque. Come il ruolo assegnato in Il signor Diavolo a Lino Capolicchio, che fu alfiere di La casa dalle finestre che ridono [...] Vai alla recensione »

martedì 20 agosto 2019
Roselina Salemi
Tu Style

Dal romanzo dello stesso Pupi Avati (ed. Guanda), Il Signor Diavolo è calato nel buio della superstizione. Ambientato nell'Italia rurale del 1952, parte dall'inchiesta sul ragazzino che ha ucciso un coetaneo perché era "il diavolo" (anzi "il Signor": ai cattivi si deve rispetto!) e mette in crisi la logica, la politica, la religione. Un perfetto gotico padano.

venerdì 2 agosto 2019
Alessandra De Luca
Ciak

Autunno 1952. Nel Nord-Est è in corso l'istruttoria di un processo sull'omicidio di un adolescente, Emilio, considerato dalla fantasia popolare indemoniato. Sul delitto, commesso da un coetaneo della vittima e in cui parrebbero coinvolti un convento di monache e un sagrestano, indaga un pubblico ministero romano, Furio Mornentè. A partire dal suo stesso omonimo romanzo, Pupi Avati torna a luoghi e [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
lunedì 29 luglio 2019
 

Avati azzecca praticamente tutto in un film denso, ricco di spunti e con un fascino macabro di genuina potenza. Recensione di Rudy Salvagnini, legge Roberta Azzarone. Guarda la video recensione »

GUARDA L'INIZIO
venerdì 19 luglio 2019
 

Autunno 1952. Nel nord est è in corso l'istruttoria di un processo sull'omicidio di un adolescente, considerato dalla fantasia popolare indemoniato. Furio Momentè, ispettore del Ministero, parte per Venezia leggendo i verbali degli interrogatori.

TRAILER
martedì 18 giugno 2019
 

Autunno 1952. Nel nord est è in corso l'istruttoria di un processo sull'omicidio di un adolescente, considerato dalla fantasia popolare indemoniato. Furio Momentè, ispettore del Ministero, parte per Venezia leggendo i verbali degli interrogatori.

POSTER
giovedì 13 giugno 2019
 

Dall'omonimo romanzo. Anni Cinquanta, Italia. Il pubblico ministero Furio Momentè sta raggiungendo Venezia da Roma, inviato dal tribunale per un processo delicato. Un ragazzino di quattordici anni ha ucciso un coetaneo, e la Curia romana vuole vederci [...]

NEWS
lunedì 1 aprile 2019
 

Dall'omonimo romanzo. Anni Cinquanta, Italia. Il pubblico ministero Furio Momentè sta raggiungendo Venezia da Roma, inviato dal tribunale per un processo delicato. Un ragazzino di quattordici anni ha ucciso un coetaneo, e la Curia romana vuole vederci [...]

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