| Anno | 2025 |
| Genere | Biografico, Drammatico, |
| Produzione | Polonia |
| Durata | 133 minuti |
| Al cinema | 4 sale cinematografiche |
| Regia di | Michal Kwiecinski |
| Attori | Eryk Kulm, Lambert Wilson, Joséphine de La Baume, Victor Meutelet, Maja Ostaszewska Karolina Gruszka, Kamil Szeptycki, Dominika Ostalowska, Óscar Antares, Veronica Szawarska, Roxane Le Texier. |
| Uscita | giovedì 26 febbraio 2026 |
| Distribuzione | Europictures |
| MYmonetro | 3,01 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 24 febbraio 2026
Un lato del leggendario compositore polacco che non si trova nei libri di storia: quello di un dandy amante del divertimento, un virtuoso del pianoforte e un uomo affascinante. Chopin - Notturno a Parigi è 65° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 755,00 e registrato 19.499 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Parigi, 1835. A 25 anni Frédéric Chopin è all'apice della fama: celebrato nei salotti parigini, adorato dall'aristocrazia e dal Re di Francia. Ma la diagnosi di una tubercolosi in uno stadio avanzato lo pone di fronte a un bivio: provare a curarsi e prolungare l'esistenza rinunciando a tutto ciò che la rende speciale o bruciare la fiamma velocemente dedicandosi alla musica e alle gioie della vita?
Un famoso brano di Neil Young parlava della ruggine "che non dorme mai" e di come un vero artista preferisca bruciare che spegnersi lentamente. Una filosofia che potrebbe adattarsi allo Chopin immortalato da Michal Kwiecinski in questo ricco biopic polacco, che si concentra sugli anni parigini del compositore.
Lo Chopin a cui dà vita uno straordinario
Eryk Kulm - oltre che protagonista, ha eseguito personalmente tutte le esecuzioni al
pianoforte presenti nel film - ama la mondanità e le attenzioni del pubblico, incanta il gentil
sesso ma crede nell'amore, si fida generosamente del prossimo fino a rimanere
costantemente squattrinato.
Un dandy decadente, in sostanza, dalla vita sentimentale complessa e ricca di saliscendi,
innamorato della vita al punto da sfidare la morte e assaporarla fino al midollo, un po'
come insegnava ai suoi alunni il professor Keating ne L'attimo fuggente. Ma era davvero
così Chopin nella vita reale? Ha importanza, quando il biopic funziona? In fondo ben poca,
nel momento in cui il pubblico polacco può vedere su grande schermo l'epopea di uno dei
suoi più illustri connazionali, in una grande produzione che dimostra una certa cura per i
dettagli. Sul piano della biografia rivolta a un target ampio si può imputare poco a Chopin,
notturno a Parigi, benché - come è pressoché strutturale per il genere - abbondino le
semplificazioni e i non sequitur di personaggi macchiettistici, inseriti solo per coloriture ai
margini della monografia, così come certi simbolismi a effetto (i maiali che grugniscono
negli incubi a occhi aperti di Chopin). Sono in particolare i personaggi femminili a risentire
di dialoghi insoddisfacenti: si presuppone che una scrittrice dell'importanza di George
Sand, amante di Chopin negli anni che precedono la sua morte, regali qualcosa più in
termini di approfondimento e dialoghi rispetto alla caratterizzazione monotematica di
donna scontenta e trascurata dal proprio compagno.
Stride anche l'utilizzo di una colonna
sonora moderna, a base di sintetizzatori, sovrapposta con enfasi a scene drammatiche
che vedono in scena il pianista. Una scelta kitsch e iconoclasta, inevitabilmente destinata
a dividere i gusti del pubblico. Dove Kwiecinski non ha dubbi è nell'esaltare il patriottismo
di Chopin, che, persino davanti a Luigi Filippo re di Francia, si dichiara suddito di Polonia,
la terra natia a cui riuscirà a far ritorno solo con il cuore, estratto dal corpo morto in base
alle sue ultime volontà.
a parte 2-3 licenze poetiche, il film è molto fedele all biografia e probabilmente anche alla psicologia di Chopin. Per me è bellissimo
Una melodia dolce e malinconica suonata al pianoforte da un uomo longilineo dai lineamenti affilati e delicati, in un elegante salotto borghese. Questa l’immagine più ricorrente nel film Chopin - Notturno a Parigi, dedicato agli ultimi anni di vita del celebre compositore polacco.
Un’immagine semplice, che tuttavia racchiude l’essenza di un racconto che si concentra sulla figura di un artista per il quale “la musica è tutto”: proprio a quella musica che rappresenta un intero universo, “l’unica vita”, lo Chopin ritratto dal regista Michal Kwiecinski si aggrapperà sino alla fine dei suoi giorni, quando tutto il resto gli verrà portato via da una malattia sempre più invalidante.
Kwiecinski sceglie infatti di portare sullo schermo gli anni della maturità del leggendario genio musicale. Lo incontriamo infatti per la prima volta a Parigi nel 1835, quando, a venticinque anni, è già un artista affermato, acclamato nei salotti della città, adorato dall’aristocrazia e dal re di Francia.
Chopin a Parigi. Una festa via l'altra, un flirt dopo l'altro, e i tanti concerti e le lezioni con i numerosi allievi, Chopin era didatta assai reputato. E il tempo da dedicare alla scrittura, ovvio. Però quella tosse, e il sangue sul fazzoletto. Il medico sentenzia: per la tisi non c'è cura, se ne può rallentare il decorso riposando. Chopin né può né vuole riposare: bisogno di denaro e desiderio di [...] Vai alla recensione »