| Titolo originale | Der Untergang |
| Anno | 2004 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania |
| Durata | 150 minuti |
| Regia di | Oliver Hirschbiegel |
| Attori | Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler Thomas Kretschmann, Heino Ferch, Christian Berkel, Matthias Habich, Michael Mendl, André Hennicke, Ulrich Noethen, Birgit Minichmayr, Rolf Kanies, Justus von Dohnányi, Gotz Otto. |
| Uscita | venerdì 29 aprile 2005 |
| Tag | Da vedere 2004 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,22 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 8 settembre 2015
Dodici anni in dodici giorni. L'orribile epopea di Hitler, il capitolo più terrificante della storia tedesca ed europea, è tutto racchiuso in quegli ultimi giorni di vita del Fuhrer e del Reich vissuti nel fondo di un bunker. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, In Italia al Box Office La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler ha incassato 1,5 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Claude Lanzman, consegnati al mondo nel 1985 i suoi 566 minuti di montaggio dal titolo Shoah, fece una dichiarazione senza appello, decretando che il suo era il film sull'Olocausto, quello definitivo, e che nient'altro sarebbe mai più stato legittimo dire sull'argomento. È curioso che, invece, solo negli anni successivi il cinema avrebbe affrontato con una certa disinvoltura la più nera epigone della Seconda Guerra Mondiale, cosa che era stato assai reticente a fare in precedenza. Il tabù era in verità allargato anche alla figura di Hitler, che raramente era stato protagonista nelle pur tante pellicole nelle quali in qualche modo faceva apparizione. Lo era ad esempio in un film di Pabst del '55, L'ultimo atto, che raccontava gli ultimi giorni del Fuhrer e del bunker che gli fece da serraglio, tra orge e autodistruzione, epilogo degenere di una storia degenere. Il film era stato costruito su alcuni incontri con Traudl Junge, ultima segretaria di Hitler, e sul suo libro di memorie "Bis zur letzten Stende".
Il secondo lungometraggio di Hirschbiegel è proprio il resoconto di quegli stessi giorni, visti ancora una volta attraverso gli occhi della Junge.
Premesso che parlare di Hitler e del nazismo in questa sede sarebbe quantomeno fuori luogo, ci è però concesso e d'obbligo riferire del film in quanto cinema.
Di ottima fattura, da La caduta traspaiono tutte le difficoltà che deve aver avuto l'autore nel realizzare un film che avesse un senso ma fosse al tempo stesso "politically correct" verso tutti, anche revisionisti. Merita di essere sottolineata soprattutto l'ultima ora di film, in cui si seguono le vicissitudini fisiche e mentali dei fedelissimi del Fuhrer, sopravvissuti al loro capo e completamente allo sbando: una pagina di storia ancor meno esplorata, e che invece merita grande attenzione. In questa parte, poi, si nota con maggior chiarezza la firma del regista del pluripremiato L'esperimento, mentre più atona appare nella prima parte in cui Hitler è sempre presente sulla scena.
Ma la curiosità attorno a un film su Hitler non può che essere un'altra, e cioè: come è stato dipinto il Fuhrer? La risposta a questa domanda passa attraverso una infinita miriade di recensioni, articoli, commenti, che sono ora pro ora contro; si dirà che è stato rappresentato troppo umano, e si dirà anche il contrario; si dirà che il film è monodimensionale, perché analizza la storia solo dal punto di vista dei nazisti, il che è un limite ma anche un punto di forza del film; si dirà che Hirshbiegel ha gettato una nuova luce su quei terribili giorni, e pure che merita l'ergastolo. Commenti che tutti i film su Hitler e sull'Olocausto hanno generato e genereranno. Perché ognuno si immagina e dipinge il demonio a modo suo, e ogni versione è diversa dall'altra. Ma il demonio, probabilmente, non corrisponde a nessuna delle descrizioni che lo ritraggono, perché è più brutto e malvagio di ognuna di esse. Un film importante, La caduta, perché aiuta a meglio definire i caratteri somatici del demonio; un film inutile, La caduta, perché il demonio non è così sciocco da farsi ritrarre.
Primo ed unico film che tratta degli ultimi giorni di vita di Adolf Hitler. Ecco che vengono messi in risalto, con abile maestria, tanti aspetti del Fuhrer e del Nazismo che forse fino ad allora non erano stati presi in considerazione dal Cinema (unico precedente "L'ultimo atto" del 1955): la gentilezza di Hitler con la sua segretaria; il suo disegnare strategie militari ambiziose su una cartina dell'Europa [...] Vai alla recensione »
Hitler si rifugia nel bunker sotto i giardini della Cancelleria, mentre l'Armata rossa arriva a Berlino. Con lui, gli ultimi fedeli e la nuova segretaria, Traudl Junge, ignara del progetto di suicidio collettivo che il Führer sta meditando. Un film tedesco, diretto da un tedesco e interpretato da tedeschi che ha innescato polemiche prima ancora di essere visto.