| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 91 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Federico Savonitto |
| Attori | Bruno Pizzul, Paolo Rumiz, Fabio Capello, Tullio Avoledo, Carla Barnaba Dino Zoff. |
| Uscita | lunedì 2 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Kublai Film |
| MYmonetro | 3,64 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 2 marzo 2026
Un viaggio nella memoria collettiva del Friuli che, attraverso le voci dei suoi protagonisti, trasforma la tragedia del terremoto in racconto di rinascita. Orcolat è 177° in classifica al Box Office. martedì 31 marzo ha incassato € 32,00 e registrato 7.059 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Mancano pochi mesi al cinquantenario della terribile scossa di terremoto che devastò il Friuli il 6 maggio 1976. La voce narrante e la presenza di Bruno Pizzul accompagnano un documentario che ricostruisce l'accaduto in un viaggio a cui partecipano numerosi testimoni del tempo.
Il ricordo di un evento che sconvolse l'Italia che assolve alla duplice funzione di fare memoria e ammonimento.
Federico Savonitto in questo documentario riesce a unire in modo armonico diverse occasioni di riflessione. Lo fa grazie alla voce che non si dimentica del friulano Bruno Pizzul scomparso nel 2025 e che qui non solo legge i testi di accompagnamento ma si fa testimone insieme a Fabio Capello, a Manuela Di Centa, a Paolo Rumiz (solo per citare i più noti) e molti altri. Lo fa partendo dalla figura dell'Orcolat, divenuta leggendaria in una regione che nel corso dei secoli ha conosciuto diversi fenomeni tellurici.
Si tratta, nel racconto popolare tramandato di generazione in generazione, di un mostro che di solito dorme ma, quando si risveglia, con i suoi passi fa tremare la terra provocando distruzione e morte. Il suo rapporto con gli esseri umani non è sempre negativo però i danni che può provocare sono enormi. Da questa figura, ricorrente nel corso del documentario, si parte per ricordare quanto accadde con materiale d'archivio ma anche per ricostruire lo spirito con cui quell'evento venne vissuto.
Da qui emergono diverse considerazioni di rilievo. Perché forse non tutti ricordano che alla violenta scossa di maggio ne fece seguito un'altra, altrettanto devastante, nel settembre. Proprio mentre si iniziava a pensare alla ricostruzione tutto ricominciava da capo e la situazione addirittura peggiorava. Da qui nascono ulteriori riflessioni sulla necessità di avere intorno la solidarietà del Paese ma anche la disponibilità fattiva di un uomo politico, Giuseppe Zamberletti ministro della Protezione Civile, che seppe come operare trovando la giusta misura tra intervento centralizzato ed iniziativa locale.
Savonitto ci ricorda che, consapevoli di quanto era accaduto nel Belice, i friulani non attesero solo l'aiuto dello Stato ma si impegnarono in prima persona per la rinascita. L'esempio di Venzone diventa poi significativo di come sia stato possibile ricostruire creando un equilibrio architettonico e sociale tra il vecchio e il nuovo modernizzando senza snaturare il contesto. Quando poi ci viene fatto notare che troppo superficialmente (oppure scientemente) ci si dimentica che l'Italia è una nazione a rischio sismico e che la prevenzione finirebbe con il costare come la ricostruzione, ma evitando dolore e disperazione, si avverte che con questo documentario non si è trattato solo di fare memoria ma si è voluto invitare a non chiudere gli occhi dinanzi alla realtà.
C'è una parola, in Friuli, che indica da secoli l'arrivo del terremoto: "Orcolat", riferita a un mostro che riposa tra le montagne della Carnia e che si pensava fosse responsabile, a ogni suo risveglio, del tremare della terra. Se un tempo il nome permetteva alle persone di dare forma a una calamità ignota, oggi è il titolo di un doc che racconta i 50 anni dal terribile sisma che colpì la regione nel [...] Vai alla recensione »