Quinto potere

Film 1976 | Drammatico +16 121 min.

Regia di Sidney Lumet. Un film Da vedere 1976 con Peter Finch, William Holden, Faye Dunaway, Robert Duvall, Ned Beatty, Lane Smith. Cast completo Titolo originale: Network. Genere Drammatico - USA, 1976, durata 121 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 4,02 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Howard è un commentatore televisivo con un larghissimo seguito. Il suo indice di gradimento però scende e i capi decidono di licenziarlo. Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 4 Premi Oscar, ha vinto un premio ai David di Donatello, 5 candidature e vinto 4 Golden Globes,

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Consigliato assolutamente sì!
4,02/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,02
CONSIGLIATO SÌ
Lo spunto è un fatto di cronaca.

Howard è un commentatore televisivo con un larghissimo seguito. Il suo indice di gradimento però scende e i capi decidono di licenziarlo. Howard allora dichiara davanti alle telecamere che si ucciderà. Da quel momento ha un successo strepitoso (specie da quando, credendosi direttamente in contatto con Dio, diventa una sorta di profeta trascinatore). Quando il suo indice riprende a scendere, Howard viene ucciso nello studio da un terrorista nero (tutto è organizzato, naturalmente). Nelle pieghe dell'intreccio si muovono i tradizionali personaggi di una grande organizzazione: l'amministratore arrivista, la "creativa" fanatica (fa l'amore bisbigliando indici di gradimento) e il direttore di buon senso. Il tutto in un'atmosfera supernevrotica. Il film ha preso lo spunto da un fatto vero: una donna si era suicidata davanti alla telecamera prima che i tecnici potessero fermarla. Peter Finch e Faye Dunaway hanno ottenuto l'Oscar nel 1977.

Lo spunto è un fatto di cronaca.
Stefano Lo Verme

Howard Beale, commentatore del notiziario televisivo della UBS, è sul punto di essere licenziato dal network per il quale lavora. Una sera, durante la messa in onda, Beale dichiara di volersi suicidarsi in diretta di fronte a milioni di persone. Il suo annuncio provoca immediatamente un grande clamore mediatico; e mentre Max Schumacher, il direttore del servizio notizie, mostra preoccupazione per il suo vecchio amico, i dirigenti della UBS decidono di sfruttare la situazione per aumentare gli ascolti del network.
All'interno dell'ampio panorama della cinematografia americana degli anni '70, un posto di assoluto rilievo è occupato senza dubbio da Quinto potere, diretto dal maestro Sidney Lumet nel 1976. Scritto da Paddy Chayefsky, un illustre sceneggiatore cinematografico che ha lavorato a lungo per il piccolo schermo, il film di Lumet costituisce un apologo impietoso e graffiante del mondo della televisione, vibrante metafora della società moderna e del ruolo assunto dai mass-media nella nostra vita quotidiana. Accolto con inedito entusiasmo da parte della critica e del pubblico, Quinto potere si è aggiudicato numerosi riconoscimenti, fra cui quattro Golden Globe e quattro premi Oscar: miglior attore, miglior attrice, miglior attrice non protagonista e miglior sceneggiatura. Selezionato dall'American Film Institute nella classifica delle cento pellicole più importanti di tutti i tempi, il capolavoro di Lumet risulta ancora più attuale oggi di quando è uscito per la prima volta nelle sale, e dopo oltre tre decenni non ha perso un grammo della sua incredibile carica provocatoria.
Per certi versi, si potrebbe quasi dire che Quinto potere sta alla televisione come Viale del tramonto sta al cinema. Non a caso il titolo originale, Network, identifica fin da subito il tema alla base dell'opera di Lumet: l'impero della televisione (e quindi dell'informazione televisiva), paragonabile a quell'altro impero mediatico - la stampa - così efficacemente descritto da Orson Welles nel leggendario Quarto potere. Personaggio centrale della vicenda è Howard Beale (Peter Finch), un anchor-man di mezza età che una sera, pochi giorni prima di essere licenziato a causa dei suoi bassi indici d'ascolto, annuncia in diretta televisiva di volersi suicidare. Travolto dalle polemiche, Beale attira però su di sé l'attenzione del pubblico e dei media, al punto che i dirigenti del network si servono di lui per risollevare l'audience della rete. In breve tempo, l'anonimo commentatore del notiziario si trasforma nel "pazzo profeta dell'etere", un predicatore che arringa le folle con toni rabbiosi ai limiti dell'isterismo. Convinto di essere stato scelto da un'entità superiore per "parlare all'umanità", Beale non esita a scagliare il suo furioso grido d'accusa contro i mali dell'epoca contemporanea, e a denunciare il disagio dell'individuo in una civiltà che calpesta i singoli esseri umani.
Attorno a Beale, simbolo della degenerazione della Tv odierna, ruotano poi tutti gli altri personaggi del film. A partire da Max Schumacher (William Holden), collega di lunga data di Beale, che tenta invano di salvare il suo amico dal baratro della follia dentro il quale sta precipitando. Figura dai contorni crepuscolari, Schumacher sembra essere l'unico, fra i dirigenti del network, a mantenere un briciolo di onestà e di etica professionale; il suo sguardo malinconico e disincantato non può fare a meno di constatare la deriva della società, ormai priva di qualunque principio morale. Personaggio opposto e complementare a quello di Schumacher è Diana Christensen (Faye Dunaway), la responsabile del settore programmi della UBS: una donna ambiziosa e senza scrupoli, che persegue con feroce determinazione l'unico obiettivo della propria esistenza, l'auditel ("Tutto ciò che voglio dalla vita è un indice di trenta e un alto gradimento"). Fredda, cinica e manipolatrice, Diana è la perfetta incarnazione di un sistema di valori basato sul successo ad ogni costo: in nome degli ascolti, la donna non esita a dar vita ad una televisione sensazionalistica che si alimenta delle frustrazioni e del desiderio di violenza del pubblico. Arriva perfino a stipulare accordi con un gruppo di fanatici terroristi dell'underground rivoluzionario (l'Esercito di Liberazione Ecumenico) per ottenere in esclusiva filmati di rapine e di altri atti criminali da mandare in onda durante un programma chiamato L'ora di Mao Tse-tung. Diana è talmente ossessionata dal suo lavoro che non riesce a smettere di parlare di indici d'ascolto neppure nel momento in cui sta per raggiungere l'orgasmo; e proprio nel corso della sua relazione con Max Schumacher emerge il vuoto nascosto nell'animo della donna, incapace di provare qualunque sentimento reale e genuino. "Tu sei la televisione incarnata, Diana" le dice Schumacher, in un durissimo confronto conclusivo; "indifferente alla sofferenza, insensibile alla gioia. (...) Sei la pazzia, Diana: pazzia furiosa. E tutto quello che tocchi muore con te".
Mirabilmente sospeso fra dramma e satira, in un'abile miscela dei toni della farsa e del grottesco, Quinto potere ci offre una vivida ed inquietante rappresentazione di un mondo che sta perdendo tutti i suoi punti di riferimento e di una nazione pronta ad obbedire alle parole di un Messia dell'etere; come nella celeberrima scena, divenuta ormai cult, in cui Beale ordina agli spettatori di recarsi alla finestra e di mettersi ad urlare la frase: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!". Ma fra le numerose sequenze da antologia, ce n'è almeno un'altra che non si può non menzionare: quella in cui gli executive del network progettano con pragmatica impassibilità l'assassinio in diretta di Howard Beale, "il primo caso conosciuto di un uomo che fu ucciso perché aveva un basso indice d'ascolto". Quello che ne viene fuori è il ritratto agghiacciante di una società dominata dalle perverse regole del successo, e in cui i confini tra informazione e spettacolo non sono più distinguibili; un ritratto tracciato con sardonica ironia, ma non per questo meno sinistro ed angoscioso.
La brillante sceneggiatura di Chayefsky, condita con un formidabile humor nero, è coadiuvata dalla magistrale regia di Lumet, che valorizza al massimo le doti di un cast di prima categoria. L'attore inglese Peter Finch, scomparso poco dopo l'uscita del film e ricompensato con un Oscar postumo, strappa l'applauso per il pathos con cui si immerge nei panni del tele-predicatore sull'orlo della follia, in contrasto con la performance misurata e sotto le righe di un altrettanto eccezionale William Holden. Straordinaria anche l'interpretazione di una strepitosa Faye Dunaway, che ha vinto il premio Oscar come miglior attrice grazie al ruolo di Diana Christensen, da annoverare fra i più memorabili personaggi femminili mai visti sul grande schermo. Vanno ricordati inoltre Robert Duvall nella parte di Frank Hackett, uno degli arroganti dirigenti del network, e Ned Beatty in quella di Arhtur Jensen, presidente della società proprietaria della UBS, che in un lungo e delirante monologo espone a Beale i principi di quello che lui definisce "il sistema del dollaro". Beatrice Straight, nel breve ruolo (meno di sei minuti) di Louise, la moglie tradita di Max Schumacher, ha ricevuto l'Oscar come miglior attrice non protagonista.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Noto commentatore televisivo in calo di popolarità annuncia il suo imminente suicidio in diretta. Pubblico elettrizzato. Una giornalista cerca di sfruttare fino in fondo l'avvenimento. Un brutto, isterico, iroso film contro la televisione che bisogna vedere. In arte, come nelle altre forme di comunicazione, l'ira è cattiva consigliera perché induce a combattere il nemico con le sue stesse armi. Network ha quasi tutti i difetti che pretende di denunciare. Fu un successo, comunque. Su 9 candidature agli Oscar ne vinse 4: sceneggiatura di Paddy Chayefsky e 3 attori (Finch, Dunaway, Straight).

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 10 febbraio 2010
G. Romagna

Un celebre personaggio televisivo, ormai in collasso verticale di popolarità, viene licenziato e, ormai mentalmente instabile, annuncia il suo suicidio in diretta TV. L'ultimo sfogo che gli viene concesso via etere riscuote un enorme successo, e la rete per cui lavora corre ai ripari sfruttando la sua immagine per una nuova rubrica da lui condotta in cui i toni populisti sfociano spesso [...] Vai alla recensione »

mercoledì 31 agosto 2016
samuel langhorne

Tempo fa avevo visto citizen kane (quarto potere) e anche se non aveva nulla in comune con quella pellicola in termini di attori , regia , o trama , c'era come legame la manipolazione di massa percepibile ancor meglio in questo film. Il film mette in risalto il controllo che la tv soprattutto nei suoi albori esercitava volutamente sugli spettatori, è forse proprio questa la differenza più [...] Vai alla recensione »

lunedì 11 aprile 2011
Luca Scialo

Il colosso televisivo Ubs non riesce a scalare la vetta in termini di share e battere la concorrenza. Il cda rivede così i palinsesti ed è intenzionato a far fuori il presentatore del Tg Howard Beale nonché il responsabile Max Schumacher, entrambi veterani, per spettacolarizzare le notizie, dando altresì pieni poteri alla giovane rampante ossessionata dal successo, Diana [...] Vai alla recensione »

martedì 3 aprile 2012
dounia

Un uomo che lavora da anni nella UBS di Los Angeles ha in calo il suo indice di ascolto e gli viene dichiarato il suo licenziamento, così dice, in una sua trasmissione, che si suicida. I suoi dirigenti vogliono che si scusi pubblicamente. Fra loro si mette in evidenza una donna che lavora nella TV e vive "solo per essa" che, avendo notato un alto indice di ascolto, propone un programma un po' strano, [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 marzo 2011
Dado1987

Network è uno dei più belli, tra i lavori del grandissimo Lumet. E' la storia antesignana di un pazzo, a cui viene data la possibilità di dire tutto ciò che vuole alla tv, solo per poter aumentare gli indici di ascolto; il fatto che dica cose sincere o fasulle è irrilevante. Possiamo dire che quello che viene detto dal pazzo profeta Howard Beale, è un misto tra filosofia da cioccolatini cinesi ed un [...] Vai alla recensione »

martedì 30 ottobre 2012
break

Film critico si fa per dire che riprende la televisione dall'interno nei dietro le quinte dei tg e gli show. Dopo Serpico Il regista Sidney Lumet vira sul mondo televisivo allo stesso stile. Due film che si assomigliano anche se nel primo c'era Al Pacino che dava una certa impronta e personalità, qui niente e nessuno. La storia si avvita su se stessa tralasciando soluzioni e conclusioni. [...] Vai alla recensione »

lunedì 16 marzo 2015
gepy7

Vale soprattutto per la prova di Finch, premiata con l'Oscar (anche se Stallone avrebbe meritato ugualmente per 'Rocky'). Tipico prodotto USA anni 70 dove la componente spettacolare e l'insieme valgono più della trama o dei personaggi. Forse metafora della volgarizzazione dell'uso televisivo dove l'effetto vale più della stessa notizia. Dei personaggi ci frega poco o niente, sono lì per procura, vale [...] Vai alla recensione »

sabato 14 settembre 2013
brando fioravanti

Film denuncia contro la televisione. Seppure gli attori sono bravi e la storia è inevitabilmente trascinante si rimane insoddisfatti. Accanimento fino all'inverosimile per dimostrare che cosa? Qual'è il dunque spegnere i televisori?

martedì 5 gennaio 2010
Oscar

SI

domenica 8 marzo 2015
il befe

bello

Frasi
Lei è un vecchio che pensa in termini di nazioni e di popoli. Non vi sono nazioni, non vi sono popoli, non vi sono russi, non vi sono arabi, non vi sono terzi mondi, non c'è nessun Ovest! Esiste soltanto un unico, un solo sistema di sistemi: uno, vasto, immane, interdipendente, intrecciato, multivariato, multinazionale, dominio dei dollari, petro-dollari, elettrodollari, multidollari, sterline, rubli, franchi: è il sistema internazionale valutario, che determina la totalità della vita su questo pianeta. Questo è l'ordine naturale delle cose, oggi, questa è l'atomica! [...] Lei si mette sul suo piccolo schermo da 21 pollici e sbraita parlando d'America e di democrazia... Non esiste l'America, non esiste la democrazia! Esistono solo IBM, ITT, TNT, Dupont, Texo. Sono queste le nazioni del mondo, oggi. Di cosa crede che parlino i russi ai loro consigli di Stato? Di Carlo Marx? Tirano fuori diagrammi di programmazione lineare, le teorie di decisione statistica, le probabili soluzioni, e computano i probabili prezzi e costi delle loro transazioni e dei loro investimenti: proprio come noi. Non viviamo più in un mondo di nazioni e di ideologie, signor Beale: il mondo è un insieme di corporazioni, inesorabilmente regolato dalle immutabili spieiate leggi del business. Il mondo è un business, signor Beale: lo è stato fin da quando l'uomo è uscito dal magma. E i nostri figli vivranno, signor Beale, per vedere quel mondo perfetto, in cui non ci saranno né guerra né fame né oppressione né brutalità: una vasta ed ecumenica società finanziaria per la quale tutti gli uomini lavoreranno per creare un profitto comune, nella quale tutti avranno una partecipazione azionaria, e ogni necessità sarà soddisfatta, ogni angoscia tranquillizzata, ogni noia superata.
Dialogo tra Howard Beale (Peter Finch) - Arthur Jensen (Ned Beatty)
dal film Quinto potere
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Adelio Ferrero
Cinema Nuovo

Accade talvolta, per vie misteriose e del tutto imprevedibili, che gli interessi dei distributori di film e quelli della critica convergano in qualche modo. Si dà così il caso che mentre i critici, dopo Il processo e Falstaff, vengono riproponendosi con rinnovata attenzione l'opera di Welles, una notissima casa distributrice abbia avuto l'idea benemerita, e inopinata, di rilanciare sul mercato italiano [...] Vai alla recensione »

winner
miglior attore
Premio Oscar
1977
winner
miglior attrice
Premio Oscar
1977
winner
miglior attrice non protag.
Premio Oscar
1977
winner
miglior scenegg.ra originale
Premio Oscar
1977
winner
miglior attrice straniera
David di Donatello
1977
winner
miglior regia
Golden Globes
1977
winner
miglior attore
Golden Globes
1977
winner
miglior attrice
Golden Globes
1977
winner
miglior scenegg.ra
Golden Globes
1977
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