Il regista spagnolo ha presentato a Cannes il nuovo film El Ser querido, con Javier Bardem e Victoria Luengo.
di Fabio Secchi Frau
Cosa è quella forza invisibile che, nei film di Rodrigo Sorogoyen, ti afferra alla gola senza alzare la voce? Non è un colpo di scena, non è un effetto speciale, non è nemmeno la trama. È il piano-sequenza. E dentro c'è di tutto un silenzio che si incrina, un volto che si irrigidisce, un corridoio che sembra stringersi.
È lì che il regista spagnolo compie il suo piccolo miracolo: trasforma la grammatica in una materia viva, malleabile, come l'argilla ancora umida tra le mani di chi sa darle forma. La capacità di ogni buon regista di far nascere qualcosa di potente dall'ancoraggio, da un'emozione che prende corpo davanti ai nostri occhi.
Il regista spagnolo è oggi uno degli autori più sorprendenti del cinema europeo, capace di unire rigore formale e spregiudicatezza narrativa in una miscela di generi che la critica ha imparato a riconoscere come la sua firma.
A Cannes ha appena presentato in concorso El Ser querido, distribuito prossimamente in Italia da Movies Inspired.