| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Sarah Leonor |
| Attori | Louiza Aura, Frank Beauvais, Fatou Dicko, Dimitri Doré, Laetitia Dosch Dinara Drukarova, David Favier, Adrien Michaux. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 luglio 2026
Intrecci di destini diretti dalla regista Sarah Leonor.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nella natura profonda del Massiccio dei Vosgi, situato nella parte più a est della Francia che confina con la Germania, si intrecciano tre storie individuali. Lucien ha lasciato la città per rifugiarsi nei boschi in cerca di solitudine, e ora vive lì cercando sostentamento come può. Aline è preoccupata da una diagnosi medica in arrivo e intanto segue gli spostamenti notturni degli animali del luogo attraverso delle telecamere nella foresta. La giovane Jade, infine, vive con la madre in paese e deve decidere se andare o restare, nel tentativo di immaginare la propria vita futura.
Opera di sottile e particolare impercettibilità, la nuova regia di Sarah Leonor (nota per Le grand homme e vista l'ultima volta nel documentario Ceux de la nuit) è un respiro che soffia con il suono della foresta, radunando tre storie di disparata solitudine e riprendendo alcuni temi già elaborati dall'autrice, come il rapporto dell'individuo con la natura e l'abbandono della propria realtà in favore di un viaggio mistico verso l'ignoto.
La struttura è di una classica collezione composta da tre racconti, eppure il chiaro disinteresse
della regista per un qualsiasi stile di racconto convenzionale depotenzia il loro succedersi
narrativo, che invece si armonizza nel passaggio da un personaggio all'altro come
l'avvicendarsi delle stagioni (notevole il lavoro del montatore Thomas Marchand assieme alla
regista, ma non da meno è la fotografia velata di Laurent Desmet).
È cinema d'osservazione, nel senso più stretto del termine visto che l'atto non soltanto del
vedere ma del contemplare torna piuttosto spesso: molto pregevole è ad esempio l'interscambio
visivo delle telecamere notturne monitorate da Aline, e anche la simbolica "sala
cinematografica" completamente naturale che Lucien sceglie di condividere con l'amica venuta
per riportarlo a casa.
Lo stesso casting di Lucien del resto è un indizio, attraverso l'interpretazione di Frank Beauvais
che è meglio noto come autore di Ne croyez surtout pas que je hurle, in cui a sua
volta una furiosa dedizione al vedere cinematografico era l'unica strategia di
contrasto a un profondo stato depressivo (con montaggio curato anche in quel caso da
Marchand).
Lucien e Aline si trovano in effetti in una situazione simile, entrambi alle prese con qualcosa da
curare o da cui farsi divorare; il fatto che Leonor si astenga dallo sviscerarne l'interiorità non che
fa che aggiungere gradi di suggestione alla loro ricerca folle. Sono loro a dare senso a un
piccolo, inconsueto film che forse nella parte conclusiva incentrata su Jade trova una sintesi
meno perturbante. Ma pur nel suo tocco leggero, riesce a portare con sé la foresta.
Il nuovo film della francese Sarah Leonor, D'ici là, ripercorre tre storie e tre stagioni in un'alta valle dei Vosgi. La prima storia si svolge in autunno e riguarda Lucien, un uomo che cerca la pace nella solitudine assoluta, vivendo ai margini della società, nei boschi in cui scova, quotidianamente, degli espedienti per sopravvivere di giorno in giorno.
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