| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Ecuador, Messico, Francia, Spagna |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Ana Cristina Barragán |
| Attori | Simone Bucio, Francis Eddú Llumiquinga, Joshua Ivan Joza, Deily Ordonez Anthony Julio Arboleda. |
| Uscita | mercoledì 27 maggio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | MFF - Michael Fantauzzi Film |
| MYmonetro | 3,14 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 26 maggio 2026
Il film esplora il rapporto tra una madre e suo figlio dall'angolo dell'istinto, dei corpi addormentati, del rapporto di quei corpi con la natura. Il film è stato premiato a Venezia,
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CONSIGLIATO SÌ
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Azucena è una donna ecuadoriana già adulta, con un lavoro e un padre anziano da accudire. Il suo mondo però si è fermato all'adolescenza, con una gravidanza a 13 anni che ha messo fine ai suoi sogni di praticare ginnastica artistica e che, nonostante abbia dato il figlio in adozione, le ha impedito di costruirsi una vita piena. A trent'anni inizia a frequentare un centro di accoglienza che ospita giovani senza famiglia, diventando pian piano amica di un gruppo di adolescenti. Tra loro c'è Julio, quasi maggiorenne e ormai così calato nella realtà del luogo da aiutare le suore a prendersi cura dei più piccoli. Julio e Azucena si avvicineranno in maniera circospetta eppure potente, in un rapporto ambiguo che sconvolgerà la prospettiva di entrambi.
Terza regia per Ana Cristina Barragán dopo Alba e La piel pulpo, a cui fa seguito un dramma atipico tutto girato attorno ai corpi e ai gesti.
La sua prospettiva ravvicinata e tattile nasconde però anche un discorso più ampio sull'ambiguità delle convenzioni sociali, qui esplorata in un silenzio capace di mettere anche a disagio, per un film ostico ma capace di farsi strada sotto pelle.
La regista ecuadoriana parla di maternità mancata, di legami primordiali che - come l'edera del titolo - trovano un loro percorso anche laddove non ce lo aspetteremmo, o dove non riterremmo appropriato. La macchina da presa di Barragán si insinua tra Azucena e Julio, lascia che la loro attrazione operi lentamente, colmando i gap di comprensione logistica e narrativa.
Dall'imbarazzo nell'assistere all'avvicinamento di una donna adulta a un gruppo di adolescenti si passa alla torbida curiosità di un rapporto individuale, in cui non c'è propriamente mistero - i temi e le circostanze appaiono subito chiari - ma il particolare tono ricercato da Barragán e il notevole lavoro sulla prossimità all'interno dei confini dell'inquadratura (la fotografia è plumbea e sembra assorbire lo sguardo dello spettatore come delle sabbie mobili) crea una costante tensione.
Soltanto all'ultimo atto si avrà la deflagrazione promessa, forse troppo legata a un immaginario allegorico e naturale (la cenere del vulcano) per rendere veramente giustizia all'attenzione microscopica con cui si era fin lì sviscerato questo rapporto all'interno del quale corrono rampicanti i bulbi del desiderio, dell'abbandono, dell'abuso.
Nulla può la forza degli elementi quando il vero fenomeno è la prova attoriale di Simone Bucio nel ruolo della protagonista; la ricordavamo ne La región salvaje di Escalante, ma qui la donna si supera operando come in una trance, inerme e al tempo stesso potentissima. Di fronte a lei c'è il giovane Francis Eddú Llumiquinga, sorprendente se si pensa a quanto è difficile lavorare di sottrazione in questo modo da attore esordiente. Eppure il suo sguardo regge lo scrutare inquisitorio della macchina da presa, che fa domande e mette in crisi, resistendo (quasi fino alla fine) dal dare risposte che non potranno mai soddisfarci.
Già la cagnara all'inizio di Hiedra, la lotta simulata di due ragazzi che grugniscono, s'avvinghiano dentro l'osservatorio angusto, trepidante della camera a spalla - uno ha il profilo scrignuto, smunto, l'altro, Julio, lineamenti da indio: è una fisiognomica mossa da vitalità famelica -; la lotta per la sopravvivenza che si fa teatro, coreografia (sta tutta in quel farsi, la lotta, cioè in una dimensione [...] Vai alla recensione »