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marted 17 luglio 2018

Diego Abatantuono

Un terrunciello eccezzziunale veramente!

63 anni, 20 Maggio 1955 (Toro), Milano (Italia)
occhiello
Io sono solo. una scelta di vita.
S, delle donne.

dal film Figli di Annibale (1998) Diego Abatantuono Tommaso
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Diego Abatantuono
David di Donatello 2004
Nomination miglior attore non protagonista per il film Io non ho paura di Gabriele Salvatores

Nastri d'Argento 1993
Premio miglior attore per il film Puerto Escondido di Gabriele Salvatores

Nastri d'Argento 1993
Nomination miglior attore per il film Puerto Escondido di Gabriele Salvatores

Nastri d'Argento 1987
Premio miglior attore non protagonista per il film Regalo di Natale di Pupi Avati

Nastri d'Argento 1987
Nomination miglior attore non protagonista per il film Regalo di Natale di Pupi Avati



Salvatores dirige la commedia firmata da Alessandro Genovesi.

Happy Family: dal teatro al cinema con un po' di sperimentazione

mercoled 17 marzo 2010 - Marianna Cappi cinemanews

Happy Family: dal teatro al cinema con un po' di sperimentazione Otto personaggi in cerca dautore e un autore in cerca di una storia. Nel film di Gabriele Salvatores Happy Family i personaggi fanno il film, esattamente come, fuor di finzione, gli attori fanno il (suo) cinema. una commedia alla Woody Allen, ambientata interamente a Milano, uscita dalla penna di Alessandro Genovesi, finalista al premio Solinas 2008 per sceneggiature, inscenata con successo al Teatro dellElfo e rivisitata in chiave cinefila e visivamente appassionante dal pi eclettico dei nostri registi, uno che non ha mai avuto paura di sperimentare.

Il film visivamente molto curato, gioca con i colori, con il bianco e nero e con le citazioni iconografiche, come linquadratura che cita la copertina di Abbey Road. Come motiva questa scelta?
Salvatores: La citazione di Abbey Road casuale ma di certo cos, ci sono immagini che rimangono nella nostra memoria, nella memoria della nostra generazione. Il film fatto tutto in questo modo, con alcune scene che contengono dominanti di uno stesso colore, perch volevo che niente fosse realistico e che le immagini fossero molto ricercate. C stato un lavoro grande e importante da parte della scenografia e dei costumi. Per la sequenza in bianco e nero, mentre Caterina (Bilello) suona un "Notturno" di Chopin, mi sono lasciato ispirare dai tasti bianchi e neri del pianoforte e mi venuto in mento che potevo riprendere i notturni di Milano: sono luoghi e volti veri della Milano di notte. In tutto il resto del film, la citt sempre inquadrata un po dal basso, a tagliare fuori la strada, che non controllabile.

Petriccione (DoP): In questo film ci ha mosso una volont di invenzione e ricerca che dovrebbe essere perseguita pi spesso, perch troppe volte il cinema italiano insegue invece la televisione e si perde, finisce per assomigliarle.

Come la sua celebre battuta in Mediterraneo, l'attore esploso, caduto ed rinato.

5x1: Diego Abantuono, una vita non basta

marted 31 marzo 2009 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Diego Abantuono, una vita non basta Il cabaret, i primi film comici poi la scoperta dell'arte drammatica o, meglio, di come spesso l'amaro della vita vada insaporito con un sorriso o una battuta scanzonata. Diego Abatantuono ha vissuto un curioso sdoganamento: passato dai film di Vanzina al premio Oscar con Salvatores. La sua una sorta di duplice esistenza professionale: continua a cercare ruoli drammatici ma non disdegna, anzi, di proporsi cos come molti hanno imparato a conoscerlo e ad amarlo nei suoi inizi: demenziale, capace di inventarsi un proprio linguaggio, un dialetto interregionale sconclusionato che ancora oggi comici di tutte le latitudini e tutte le estrazioni culturali provano a riproporre. Cos il "cento pe' cento milanese" che spiegava come "se c'ho l'accento che c'ho, lo tengo perch fa rustico" imperversa tra tv e cinema proponendo la sua chiave di lettura dell'esistenza, incontrando gli amici di una volta come Oldoini per una rivisitazione di un classico della commedia all'italiana con I mostri oggi oppure l'agrodolce dei ricordi di infanzia del suo amico Pupi Avati, che lo ha voluto di nuovo dopo La cena per farli conoscere per il film fortemente autobiografico Gli amici del bar Margherita.

Avati e il suo cast presentano Gli amici del bar Margherita.

Eravamo tanti amici al bar

luned 30 marzo 2009 - Marianna Cappi cinemanews

Eravamo tanti amici al bar Ha fatto quasi quaranta film in quarant'anni, eppure il materiale a Pupi Avati sembra non mancare mai. Quello migliore ce l'ha nascosto in casa, nel baule delle cose vecchie, dei ricordi da bar. Da l ha estratto Gli amici del Bar Margherita, dalle memorie di quando era sedicenne e sognava di poter avere un soprannome e un posto al tavolo del biliardo vicino ai suoi eroi. Quelli, tra gli altri, come Al, il duro del quartiere, come Manuelo, il "linfomane" o come Gian, che andato a Sanremo per cantare anche se non l'avevano chiamato. Quelli che oggi hanno hanno le facce di Diego Abatantuono, Luigi Lo Cascio e Fabio De Luigi.

Dopo I Mostri e I nuovi mostri arriva in sala il terzo capitolo in sedici episodi, diretto da Enrico Oldoini.

I mostri oggi: a volte ritornano

marted 24 marzo 2009 - Marzia Gandolfi cinemanews

I mostri oggi: a volte ritornano Dopo una serie di film "usa e getta" da dimenticare appena visti (l'ultimo La fidanzata di pap), Enrico Oldoini raccoglie l'eredit di Age e Scarpelli e la loro Italia rampante, cinica e amorale. Aggiornando la commedia italiana del boom anni Sessanta, il regista ligure si confronta con le commedie "a episodi" pi riuscite dell'epoca (I Mostri e I nuovi mostri) per scovare nell'Italia del quarto governo Berlusconi i nuovi(ssimi) mostri. Terzo capitolo in sedici episodi e sei attori protagonisti (Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Giorgio Panariello, Carlo Buccirosso, Angela Finocchiaro e Sabrina Ferilli) in azione tra Roma, Milano e Napoli. Senza la finezza del linguaggio e dei ritratti al vetriolo, firmati dal bresciano Age e dal romano Scarpelli, Oldoini e compagni provano a raccontare le mostruose perversioni dell'italiano contemporaneo e a demolirne le storture sociali, i privilegi e le ipocrisie. A Roma per presentare il loro film, regista e attori ci confessano la cattiveria dei mostri oggi.

gioved 12 luglio 2018 - Dal 1 all'11 agosto la manifestazione svizzera con tanti protagonisti italiani.

Locarno Festival, a Meg Ryan il Leopard Club. Il programma ufficiale

Emanuele Sacchi cinemanews

Locarno Festival, a Meg Ryan il Leopard Club. Il programma ufficiale stata annunciata, in occasione della presentazione milanese di oggi del Locarno Festival, l'assegnazione del Leopard Club Award 2018 a Meg Ryan, che ricever il premio il 3 agosto in Piazza Grande. L'omaggio all'attrice sar accompagnato dalla proiezione del film In the Cut, e da un incontro con il pubblico del Festival. Regina incontrastata della commedia romantica made in Usa, ricorder il suo passato da fidanzatina d'America durante la proiezione di Insonnia d'amore (1993). Un'occasione, questo film, per stabilire una connessione con il regista al centro della retrospettiva di questa 71esima edizione: Leo McCarey, il cui Un grande amore ha ispirato la commedia di Nora Ephron. D'altra parte, sar proprio la risata catartica del cinema di McCarey a inaugurare la sezione pi rappresentativa del Festival, le proiezioni della Piazza Grande, con Stanlio e Ollio protagonisti di Liberty (1929), musicato dal vivo.
Sempre sullo schermo principale del Festival verr proiettata una serie TV, stabilendo una significativa prima volta che dice molto di quello che potr essere l'avvenire di questo genere di manifestazioni. Coincoin et les z'inhumains, produzione seriale d'autore, sar il preludio alla premiazione del regista francese Bruno Dumont, che ricever il Pardo d'Onore. Nelle altre serate verranno proposti come da tradizione titoli pi o meno impegnati, tra cui spiccano BlacKkKlansman di Spike Lee, gi premiato a Cannes, Blaze di Ethan Hawke, attore e regista, che ricever l'Excellent Award 2018, e Se7en di David Fincher, proiettato in onore di Kyle Cooper, a cui andr il Vision Award. Tra gli ospiti che saranno a Locarno figura anche l'attore premio Oscar Jean Dujardin (che accompagna I Feel Good di Benot Delpine e Gustave Kervern).
Torner al Festival, per omaggiare il fratello Vittorio, Paolo Taviani, che presenter la versione restaurata di Good Morning Babilonia. Anche Claude Lanzmann, scomparso il 5 luglio, verr ricordato, con la proiezione del suo lavoro pi celebre, il documentario Shoah.
Secondo quanto annunciato dal direttore artistico Carlo Chatrian, alla sua ultima edizione prima di ricoprire lo stesso ruolo alla Berlinale, il fil rouge tra le opere selezionate quest'anno sar quello delle storie private, con la loro capacit di farsi universali grazie al grande schermo. La complessit del presente verr rappresentata da vicende femminili come quelle raccontate in Concorso da Diane di Kent Jones, su una madre alle prese con la tossicodipendenza del figlio, e da Alice T. di Radu Muntean, storia dell'adozione di una bambina da parte di una donna che non pu avere figli e del rapporto tra le due. Proprio l'attenzione alla persona risulta essere il tema ricorrente di questa edizione, come confermano le parole di Chatrian: "Mi pare che mai come in quest'epoca le persone abbiano paura di guardare in faccia il prossimo. Si preferisce abbassare lo sguardo, farlo cadere su un piccolo monitor che non ci abbandona mai e che, come una coperta di Linus, ci copre il volto (...) Lo schermo allora diventa il luogo in cui il volto del prossimo ci guarda. E ci pone domande che non sono pi eludibili".
Il Concorso Internazionale riunisce potenziali scoperte e autori gi noti nel circuito festivaliero internazionale, come il sudcoreano Hong Sang-soo, che presenter in anteprima Hotel by the River. Faranno certamente discutere, il film della francese Yolande Zauberman M, ambientato in una comunit ultra-ortodossa in Israele, in cui una donna ha subito numerosi stupri e la storia dell'eretico Menocchio, raccontata da Alberto Fasulo, gi regista di Tir. Ispirata alla figura del mugnaio friulano Domenico Scandella, vissuto nel '500 e condannato a morte dall'Inquisizione, il nuovo film di Fasulo rappresenter l'Italia insieme ad altri 10 titoli, presentati nelle altre sezioni. Fasulo affronta con coraggio il dramma storico, riaprendo le dolorose pagine dell'epoca della Controriforma, durante la quale la Chiesa cattolica, minacciata da Lutero, fin per allontanarsi dal proprio originario spirito di tolleranza.
Nel Fuori Concorso troviamo Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio, storia di un ragazzo fuggito dall'Afghanistan e alle prese con la propria identit, cos come l'ultimo film di Silvano Agosti, Ora e sempre riprendiamoci la vita, che prova a raccontare gli anni tra il '68 e il '78, un decennio decisivo per la storia recente italiana, attraverso i preziosi materiali di repertorio girati dallo stesso regista, e con le musiche di Nicola Piovani. Il cast di testimoni include Mario Capanna, Oreste Scalzone, Franco Piperno, il sindacalista Bruno Trentin; Bernardo Bertolucci, Alberto Grifi, Dario Fo e Franca Rame, Massimiliano Fuksas, Paolo Pietrangeli.
Nella sezione competitiva Signs of life troviamo invece, a gareggiare con registi del calibro di Eugne Green e Jlio Bressane il "nostro" Luca Ferri, che presenta la sua rilettura di Don Chisciotte Dulcinea, girata in 16 millimetri. Un nemico che ti vuole bene, di Denis Rabaglia, sar presentato in Piazza Grande che accoglier anche uno dei suoi interpreti, Diego Abatantuono, annuciato tra gli ospiti. E, a proposito di ospiti, L'Ospite di Duccio Chiarini sar proposto anch'esso in Piazza Grande e offrir uno sguardo originale e ironico sui rapporti umani al giro di boa dei 40 anni. Una riflessione "nomade", dal divano di un ospite all'altro, su come la vita sia una continua rivoluzione, in cui non si smette mai di rimettere ogni cosa in discussione. Likemeback, diretto da Leonardo Guerra Seragnoli, sar in Concorso tra i Cineasti del Presente e qui ritroveremo Blu Yoshimi, gi protagonista di Piuma, nei panni di una liceale in vacanza con due amiche. Completano la squadra italiana Frase d'arme di Federico Di Corato e My Home, In Libia di Martina Melilli.
La giuria del Concorso internazionale sar presieduta dal cineasta cinese Jia Zhang-ke. Gli altri membri sono lo scrittore francese Emmanuel Carrre, il cineasta statunitense Sean Baker, la collega italo-austriaca Tizza Covi e l'attrice italiana Isabella Ragonese. Alla guida della giuria del Concorso Cineasti del presente sar il regista Andrei Ujica, che si confronter con il cineasta britannico Ben Rivers e con l'attrice franco-svizzera Ltitia Dosch. Yann Gonzalez presieder la giuria dei Pardi di domani, composta dal nepalese Deepak Rauniyar e dalla portoghese Marta Mateus. Della giuria di Signs of Life faranno parte la direttrice di festival svizzera Emilie Bujs, il curatore statunitense Josh Siegel e la curatrice italiana Tiziana Finzi. Infine, la sezione First Feature stata affidata alla responsabile creativa e acquisizioni statunitense Funa Maduka, alla critica cinematografica tedesca Susan Vahabzadeh e al critico britannico Kieron Corless.
Ad anticipare l'inizio ufficiale della kermesse nella serata di Prefestival sar un cult come Grease (guarda la video recensione), che proprio quest'anno spegne 40 candeline, con gli iconici John Travolta e Olivia Newton-John, diretti da Randal Kleiser.

   

luned 9 luglio 2018 - Carlo, al di l del cosiddetto cinepanettone, ha esplorato quasi tutti i generi.

Carlo Vanzina, l'autore che ha creato l'alternativa alla 'roba seria'

Pino Farinotti cinemanews

Carlo Vanzina, l'autore che ha creato l'alternativa alla 'roba seria' Carlo era nato nel 1951, Enrico del 1949. la generazione del sessantotto. Mi piace scrivere di Carlo Vanzina partendo da questa prospettiva. Gente colta i Vanzina, e fortunata per nascita, il padre Steno stato uno dei grandi "mestieranti" - definizione non riduttiva - del cinema italiano, magari ce ne fossero anche adesso, come lui. Poi una questione di carattere e di attitudine, e di scelte. "Quella generazione", della quale faccio parte, intendeva cambiare le cose, poi la missione ha dovuto ... frenare, per mille ragioni, ma l'intenzione, a posteriori, rimane e a chi studiava e viveva in quel contesto, come il sottoscritto, qualcosa rimane sempre e nessuno lo pu rimuovere. Sono sicuro che i fratelli ne fossero ben consapevoli, che anche loro, come tutti noi, andassero al cinema a vedere, giusto per citare qualche titolo, La cinese, Zabriskie Point e ancora Fragole e sangue, e poi Hair e salendo The Dreamers. Roba politicamente impegnata, roba seria. Gli anni settanta erano quelli delle Brigate rosse e di Prima linea, politica, ideologia, violenza. La gente non ne poteva pi. I Vanzina pensarono che occorresse fare dell'altro cinema. Era bene creare un deterrente di stacco e di sorriso. E hanno fatto tanti film magari troppi, alcuni belli altri meno, ma, non c' dubbio, quei film hanno lasciato dei segnali. Si, chiama, in termini semplici, cultura popolare. Diciamo che erano, un po', gli eredi di quegli autori, come Monicelli, Risi e Comencini, fra gli altri, che facevano film di evasione colta, spesso opere d'arte generali, con battute e simboli molto diversi. Gli Abatantuono, i De Sica i Cal, i Boldi, non sono Sordi, Gassman, Mastroianni e Manfredi, ma non pu essere che cos, quelli appartengono a un'epoca non ripetibile, tuttavia questi sono l'espressione, i caratteri, di questa epoca, modelli che dagli anni ottanta, agiscono in parallelo con quelli del piccolo schermo. Sia chiaro, Carlo Vanzina ci servito, ci ha garantito, a fronte di proposte, parlo di piccolo e grande schermo, e anche "carta", deprimenti, inutilmente e tristemente "colte e corrette". Carlo, al di l del cosiddetto cinepanettone, ha esplorato quasi tutti i generi: il thriller (Sotto il vestito niente), la satira grottesca in costume (S.P.Q.R.), l'avventura (La partita), il giallo (Tre colonne in cronaca). E molto, molto altro. La critica corrente indica ne Il pranzo della domenica, la migliore espressione dei Vanzina. Da parte mia, anche influenzato da mia figlia Rossella che ormai sa misurare bene il cinema, indico Sapore di Mare, del 1984, che racconta di una vacanza a Forte dei Marmi nel 1964. Un gruppo di ragazzi borghesi figli di quel decennio, cerca di cogliere il meglio, il disimpegno, della vita. Amori, gag, generazioni, clich, con l'inserto felice delle canzoni di quel periodo. Un film che mantiene, ai nostri giorni, ancora tutta la sua vedibilit, e la sua bella nostalgia.

   

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