Gli amici del Bar Margherita

Film 2009 | Commedia 90 min.

Regia di Pupi Avati. Un film Da vedere 2009 con Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabio De Luigi, Gianni Cavina. Cast completo Genere Commedia - Italia, 2009, durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 3 aprile 2009 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,92 su 43 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La Bologna degli anni '50 vista con gli occhi di un ragazzo di diciotto anni. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Gli amici del Bar Margherita ha incassato 3 milioni di euro .

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Consigliato sì!
2,92/5
MYMOVIES 2,75
CRITICA 3,29
PUBBLICO 2,85
CONSIGLIATO SÌ
Avati si ricorda, senza indulgenza, con un sorriso.
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 1 aprile 2009
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 1 aprile 2009

È il 1954. Sotto i portici di Bologna, il diciottenne Taddeo vive con la mamma e il nonno e sogna di poter diventare un frequentatore del Bar Margherita. Si procura una macchina e un po' di fortuna e ottiene il soprannome di "Coso" e il ruolo di autista di Al, nelle sue visite notturne al night club Esedra e poi ad un piatto di lasagne alla stazione. È così che conosce Bep, che non si toglie mai i guanti da guida perché il padre gli ha promesso una porsche, Gian, che ha ricevuto una lettera d'invito dal Festival di Sanremo, Manuelo che commercia in auto rubate e spoglia le donne con gli occhi, e Zanchi, Sarti, Pus e Mentos.
Pupi Avati lascia la tetra via San Vitale del Papà di Giovanna e si sposta, lungo i portici che tutto collegano, nella via Saragozza dei ricordi adolescenziali, andandosi a nascondere dietro alla figurina del narratore, ometto alle prime armi, privo di una figura paterna, che trova nella fauna del bar una curiosa definizione delle priorità della vita.
Se in Festa di Laurea era un bacio dato per caso a cambiare a cambiare la vita di un uomo, oggi sono una bottiglia di cognac bevuta tutta d'un sorso, una maestra di piano ingaggiata a novant'anni, la promessa di un'entreneuse. Cose dell'ordine dell'illusione smaccata, a cui i personaggi avatiani aderiscono incondizionatamente, ma forse non incoscientemente.
L'amarcord del Bar Margherita procede con passo episodico, con l'andamento dell'aneddoto, tenuto insieme dal dispiegarsi di due storie maggiori che corrispondono a due scherzi atroci, di quelli che solo la società dei maschi può perpetrare e solo nella società dei maschi si possono rimarginare, se non guarire. Epicentro del racconto corale è ancora una volta una festina, un compleanno in casa, sequenza che vale il film e che irradia di cinico umorismo il resto, spingendoci a perdonare un intro leggermente sornione e un fastidiosissimo ralenti finale.
Abbandonata l'idea di voler infilare la Storia nel proprio cinema, Avati torna a collocare il cinema nella storia, con esiti ben più originali e riusciti. Nelle figure del cineoperatore che insegue tutto e tutti e in quella del fotografo delle grandi occasioni, c'è un'idea di cinema al lavoro ma anche di mestiere del cinema, di artigianato, che non vuol dire tanto o soltanto nostalgia, ma soprattutto esperimento empirico, confusione della vita col gioco, adesione all'illusione, appunto.
Aggiungendo il movimento e il sonoro alla fotografia, il cinema permette di fare molto di più che conservare un ricordo, permette di travisarlo e cioè, letteralmente, di trasformare il suo volto. Così, al posto delle facce dei protagonisti della vita, Avati schiera i suoi attori-feticcio, Cavina, Marcorè, Abatantuono, e chiede a De Luigi e Lo Cascio di sorprenderlo, facendosi obbedire. Tutt'altro che stanco, il film ha lo spirito dell'età in cui il passato -la guerra- doveva rimanere passato e si guardava avanti, agli occhiali K: una nuova fantasiosa e ingannevole promessa da entreneuse.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

34° film di Avati in 40 anni, il 9° ambientato a Bologna e il più autobiografico: il suo alter ego è il 16enne Taddeo che fa da perno e narratore in questa commedia di personaggi, senza un vero intreccio, in cui, secondo lui, ha raccontato la sottocultura di un ambiente - il bar di via Saragozza nella Bologna del 1954, da lui mitizzato - con tenerezza e crudeltà. Dice il vero, non tutto: la crudeltà prevarica sulla tenerezza nel suo film più estremo, misantropo, sgradevole. Nel suo cinico e ladro Taddeo si è calunniato a ritroso. Perché ha spinto, o permesso, che Lo Cascio rida o sghignazzi senza pause? Perché Marcorè portatore di inadeguatezza, è un imbranato così radicale? E il nonno di Cavina che non smette mai di tossire e gioca a biliardo come se non avesse mai maneggiato una stecca? Quasi tutto il film è sopra le righe e, a furia di caratterizzare, scivola nel macchiettismo. Solo l'Al del sobrio Abatantuono è raccontato con simpatia e ammirazione. Fotografia (il fido P. Rachini) e musica (Lucio Dalla) intonate come le scene (G. Pannuti) e i costumi (S. Tonelli). È un'altra tappa dell'ascesa postdivistica della bella e brava Chiatti. A 70 anni Avati ha scoperto il valore dell'ingenuità, ma esagera.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 12 aprile 2009
ishappy

Non mi è piaciuto questo ennesimo film di Pupi Avati. Il regista mi aveva abituato a cose ben più belle. Pensavo di vedere un film divertente, allegro, e la potenzialità c'era tutta. Gli attori come sempre ottimi, ma la sceneggiatura era veramente priva di spessore. Peccato. Un film "sui bar degli anni cinquanta" era un film che poteva veramente narrare un periodo di miseria, di bevute, d allegria, [...] Vai alla recensione »

sabato 4 aprile 2009
scarlett74

Ho amato la meravigliosa produzione di Avati apprezzandone in particolar modo la capacità di narrare efficacemente tanto vicende surreali e grottesche quanto di tratteggiare a tinte tenui ma mai stucchevoli eventi verosimili su uno sfondo storico pertinente ma mai stancante. Pertanto è stata grande la mia delusione alla visione de "Gli amici del Bar Margherita".

sabato 4 aprile 2009
marco46

Sono andato a vedere l'ultimo film di Pupi Avati per due ragioni. Avati è un bravo regista e spesso crea dei capolavori. Recentemente mi erano piaciuti MARCORE' in IL CUORE ALTROVE e Antonio Albanese in LA SECONDA NOTTE DI NOZZE: due personaggi dolcemente folli. MA STAVOLTA LA MAGIA NON HA FUNZIONATO. La seconda ragione era la curiosità. A quel bar ci andavo anch'io DIECI ANNI DOPO IL 1954 e giocavo [...] Vai alla recensione »

domenica 12 aprile 2009
olimpio

Un film insignificante,un grande sforzo scenografico autoreferenziale al servizio di una sceneggiatura fragile,leziosa,superficiale.Ma di quale Bologna si parla,perchè non si capisce,i personaggi sembrano costruiti a tavolino e malamente cuciti insieme,un Amici miei in brutta copia,peccato l'idea narrativa di partenza poteva essere interessante,l'Italia del dopo guerra pre boom economico,una città [...] Vai alla recensione »

domenica 5 aprile 2009
pipay

Il film non è certo un capolavoro. In primo piano un gruppo di pseudo amici/nemici che frequentano, nel 1954, un bar di Bologna. Città e atmosfera di quel periodo appena passabili, anche se si riscontra una certa cura nel dettaglio e nei particolari. Vicende di poco conto, trovate goliardiche, intese, malintesi e sfide; personaggi-macchietta, descritti in modo bozzettistico, che dovrebbero conferire [...] Vai alla recensione »

domenica 17 maggio 2009
ALTRYX

film che annovera un cast eccezionale di attori, guidato da un buon regista che narra una storia di ricordi che rinfrescano le memerie dello spettatore, il che fa presagire ad un bellissimo film. tutti i personaggi sono realistici e forti grazie alle buone prove degli attori, quindi tutto perfetto? niente affatto purtroppo il che penalizza di molto l'opera di pupi avati, con un materiale simile doveva [...] Vai alla recensione »

mercoledì 13 maggio 2009
houssy

Strano regista Pupi Avati, davvero strano, ogni suo film è un'incognita, una scommessa con lo spettatore. Chi ricorda La casa dalle finestre che ridono e Zeder, saprà a cosa mi riferisco, il buon Pupi infatti non disdegna l'horror (come nei due film appena citati), il film in costume (I cavalieri che fecero l'impresa) e soprattutto ama crogiolarsi nei ricordi dei tempi che furono (Una gita scolastica, [...] Vai alla recensione »

venerdì 16 maggio 2014
Filippo Catani

Bologna 1954. Un giovane ragazzo racconta un anno di vita all'interno del bar Margherita di via Saragozza dividendosi tra i personaggi che popolano il bar e innumerevoli avventure. Un Pupi Avati nostalgico ripensa un po' alla Bologna che fu ma soprattutto a quella vita da bar e a quei personaggi da bar che oggi ormai sono del tutto tramontati.

domenica 26 dicembre 2010
il Brandani

Bologna, 1954. Un timido giovane ha il sogno di diventare membro della comitiva del bar Margherita, un locale di via Saragozza, frequentato da personaggi eterogenei e singolari. Il bar rappresenta il paradigma della vita lenta italiana anni ’50, con le sue storie, le sue chiacchiere e le sue ghignate tipicamente provinciali. Per il suo Gli amici del bar Margherita pare proprio, sin dalle prime [...] Vai alla recensione »

mercoledì 13 maggio 2009
dario adamo

Pupi Avati pensa bene di fermarsi un attimo e guardare indietro al proprio passato, tornare alla propria adolescenza fatta di eroi ingenui, un po' goffi e un po' machi, ma sempre grandiosi. Idoli da carambola e caffè corretto, geni della piccola truffa e dello scherzo ben architettato, gioviali affaristi da bancone. E pensare che c'era qualcuno che li ammirava anche quei perdigiorno lì, che agognava [...] Vai alla recensione »

mercoledì 18 settembre 2013
gianleo67

Il giovane Taddeo racconta con nostalgia ed ingenuo orgoglio giovanile le vicende ed i personaggi che ruotano attorno ad un famigerato locale bolognese, il Bar Margherita, nell'ormai lontano 1954. Tra gaudenti fannulloni,mariti fedifraghi,irridenti ricettatori meridionali e sprovveduti figli di famiglia in cerca di dote e di avventure galanti si alterna la varia umanità di un 'postribolo [...] Vai alla recensione »

giovedì 9 aprile 2009
merilois

Mi è piaciuto questo quadretto di una Bologna del 1954. Non è esaltante certo ma umanissimo come gli alti e i bassi della vita. Ci sono i personaggi comici, furbi, belli e brutti. Come nelle esistenze di noi tutti, gente comune e straordinaria nello stesso tempo. Mi è piaciuta molto la scena del nonno che per fare sesso (si fa per dire) con la bella insegnante di piano ci rimette la vita.

venerdì 3 aprile 2009
David80

Pupi Avati è uno dei registi più prolifici del cinema italiano. Il suo esordio risale al 1968 con il curioso e casereccio thriller emiliano "Balsamus, l'uomo di Satana". Otto mesi fa "Il padre di Giovanna" con degli strepitosi Silvio Orlando e Alba Rorwacher ha incantato il pubblico (3,4 milioni di euro di incasso)e la critica, adesso Avato tornata alla sua Bologna (anche se le riprese in realtà sono [...] Vai alla recensione »

domenica 5 aprile 2009
mamooo

Personaggi mal caratterizzati e privi di spessore. Ad esempio Abatantuono, che pure è un bravo attore, come "tipo" bolognese mi è parso parecchio improbabile. Inoltre, a parte gli accenti enfatizzati dei personaggi, c'è ben poco che ricordi davvero Bologna e la sua atmosfera. Infine, parecchi errori nelle riprese e nel montaggio (ma come hanno fatto a montare quella immagine sotto i portici, con il [...] Vai alla recensione »

mercoledì 1 aprile 2009
hermes

il trailer l'ho trovsto agghicciante. vediamo se la Chaitti riesce a fre il terzo film flop. uno dietro l'altro. un mito.

mercoledì 29 luglio 2009
Vera Miles

E’ un film autobiografico questo di Pupi Avati che, con la voce del diciottenne Taddeo (Pier Paolo Zizzi , che ha una faccia buffa come il nome) ci racconta le vicende anni ’50 del Bar Margherita, ritrovo di una serie di personaggi strampalati, un po’ simpatici idioti, un po’ canaglie, “gli eroi sciocchi” come li definisce lo stesso regista. Apparentemente senza trama il film si snoda tra i desideri [...] Vai alla recensione »

venerdì 10 aprile 2009
titti

il film non si presenta come una commedia essendo piuttosto lento nel ritmo e poco divertente. peraltro non e' un film che dia spunti di riflessione o lasci una sensazione piacevole. i personaggi sono un po' balordi e quasi non c'e' storia

martedì 27 ottobre 2009
Liuk

una Bologna nostalgica che solo Avati sa ricordare e dipingere con maestria. Senza una trama particolare, il film si sviluppa sui personaggi e sulla voglia del vecchio bar, luogo di amicizia, perdizione e goliardia. L'ottimo cast si impegna e riesce a dar un'anima alla pellicola. Film da vedere per tutti ma in particolare per gli emiliani.

venerdì 25 giugno 2010
germi86

Bologna 1954,pupi avati ci racconta la sua bologna,con un cast molto importante,ma la storia è senza mordente,mi aspettavo qualcosa di più,cmq il mio parere rimane positivo..ha fatto di peggio pupi avati....

giovedì 29 aprile 2010
doctorw58

Un bel film dai toni piacevolmente nostalgici e dal tocco lieve e intelligente. Mi ha riconciliato con il cinema di Pupi Avati dopo il pessimo "La cena per farli conoscere". Dimostra come si possa fare del cinema di qualità, divertente e senza scadere nella facile volgarità (lontano quindi anni luce dal cinema dei Vanzina-De Sica). Ottimi gli attori, tutti perfettamente calati nella parte, bene la [...] Vai alla recensione »

martedì 21 aprile 2009
michel21

Mescoliamo un po'di Fellini (i Vitelloni), condendolo con Monicelli (Amici miei) e un pizzico di grottesco alla Ferreri, il risultato? A partire da una scenografia mediocre (con alcune inesattezze grossolane), il film riesce ad essere un distillato di ovvietà e luoghi comuni che sfiora il ridicolo. Peccato che attori come Lo Cascio e Marcorè si prestino a tali imprese.

giovedì 19 novembre 2009
Vittorio

Film gradevole, con una splendida fotografia e una storia semplice che riesce a coinvolgere lo spettatore. Uno spaccato dell'Italia del dopo guerra....le speranze verso il futuro, la voglia di mettersi in gioco e di apparire....la mano di Avati si vede e come!! Film da vedere!!

giovedì 27 agosto 2009
titta

come faccio a lasciare una recensione per questo benedeto film "gli amici dl bar margherita", se al cinema, non lo hanno dato, in dvd e nelle migliori videoteche non sanno nemmeno se e quando uscirà.....!!!! a me piacerebbe tanto vederlo...come fare? a voi l'ardua sentenza!!!!!!

mercoledì 22 luglio 2009
marezia

Dopo il totale fiasco e il mezzo passo falso rappresentati da "Il Nascondiglio" e "Il papà di Giovanna" Avati ritorna a quello che sa fare meglio ossia raccontare storie corali. Quest'ultimo è un diamante le cui sfaccettature brillano di una luce lieve ma nitida; complimenti Maestro! e alla prossima.

mercoledì 4 novembre 2009
dario

Vicende convenzionali, trattate con superficialità e con qualche vezzo narcisistico. Sono personali, interessano poco, non incidono. Avati non riesce a prendere una strada, va continuamente per sentieri. Bella fotografia, al solito. Bravo Cavina, insopportabile Lo Cascio, impalpabile Abatantuono, non simpaticissimo il ragazzo narratore.

giovedì 14 maggio 2009
fabruss

ma nostalgici di che? miserie e bassezze di ieri, base di quelle di oggi, in un triste, eterno immobilismo, senza speranza, se non nella fuga! viva salvatores, a zappare avati!

giovedì 23 aprile 2009
Lalli

un piacevolissimo film, dove spesso si ride amaro. ottimo come sempre Lo Cascio.

venerdì 9 luglio 2010
astromelia

questi sono film fatti ad uso e consumo dei registi stessi,al pubblico non gli può interessare di meno,un'ora e mezza di noia.........

domenica 24 gennaio 2010
ultimoboyscout

...il film non è male (non amo per nulla Avati a dire il vero). Qualcosa di amici miei ce l'ha (ma meno comico), con un istrionico Abatantuono leader di un gruppo di amici frequentatori dell'omonimo bar. Che bello che ci si ricordi ancora del mitico Gianni Cavina!!

domenica 5 luglio 2009
migno

Noioso

martedì 10 aprile 2012
Artemisia1593

Ho trovato questo film un po’ tirato via, come se il regista ci avesse voluto mettere tanti ingredienti buoni ma miscelati in fretta e senza cura. Risultato: poco divertente, molto scontato e poco coinvolgente.

giovedì 17 settembre 2009
marta rossi

film orribile la trama non esiste almeno gli attori sanno recitare

giovedì 13 agosto 2009
silvio de meo

Ciao ,sono stato tra i primi a vedere questo film di Pupi Avati,mi è piaciuto parecchio e da attore ho simpaticamente invidiato Luigi Lo Cascio.....avrei voluto essere io ad interpretare quel personaggio.......bravo Luigi,mi sei piaciuto tantissimo!Complimenti a tutti ,ciao silvio

Frasi
Nel tuo piccolo ti sei preso quest'auto.
Una frase di Al (Diego Abatantuono)
dal film Gli amici del Bar Margherita - a cura di Giorgia
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Maurizio Cabona
Il Giornale

Pierpaolo Zizzi è il nuovo alter ego di Pupi Avati negli Amici del bar Margherita, film fra i più cattivi della sua trentennale autobiografia per immagini. Nella Bologna del 1954 - ricostruita a Cuneo per gli esterni - un bar via Saragozza è ritrovo di vitelloni dai trenta ai cinquant'anni. Nel desolante circolo virile ambisce d'entrare un adolescente (Zizzi) che sa riconoscere le belle ragazze, ma [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Il cinema di Pupi Avati è spesso (e sempre più) un viaggio nel passato giocato sul filo di un'autobiografia segreta che con il tempo si è fatta più esplicita. Prendiamo la Bologna del 1954 vista attraverso lo spaccato di Gli amici del Bar Margherita, ovvero il posto più bello di quella «città grande e lunga, soleggiata o piovosa nei giorni giusti» che c'era una volta e non c'è più.

Valerio Caprara
Il Mattino

Voce off: «Nel 1954, in via Saragozza...». Il divertito contrappunto jazz mitiga l'effetto nostalgia, poi la radio prorompe dallo stadio: «Gol! Bonafin segna di testa!». Scorre così, in un seguito di appunti, spunti, tic e frammenti, la commedia d'atmosfera che Pupi Avati dedica ai veri o verosimili «Amici del Bar Margherita». Una millecento nera. L'intercalare del carismatico Al.

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Come molti registi prolifici, Pupi Avati sembra fare i film a due a due. Ogni titolo della sua ricca filmografia ne ha (almeno) un altro più o meno gemello. Ogni volta che sceglie un mondo, un punto di vista, un sentimento, sente il bisogno di riprendere il discorso da un angolo o con un tono diverso. Così Gli amici del bar Margherita è quasi il "gemello", o meglio il rovescio, di Ma quando arrivano [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Povera provincia italiana. Gli amici del bar Margherita sono solo dei vigliacchetti pieni di nulla. Pupi Avati li pone al centro della sua Bologna,nell'anno di grazia 1954: poche, invidiatissime automobili, lunghe partite a biliardo, l'attesa infinita di un avvenimento che possa cambiare il corso della vita. Ma può davvero cambiare una vita così? No, perché in realtà è il massimo a cui quei maschi [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Adesso anche Bologna ha i suoi "Vitelloni": coevi a quelli di Fellini, un po' più grandi ma uomini senza qualità al pari degli altri, stazionano, perfettamente sedentari, a poche decine di male che far credere a un poveraccio, aspirante cantante, di essere stato ammesso a Sanremo; o, a un imbranato alla vigilia del matrimonio con una bruttona, che una bellissima bionda di sia innamorata di lui.

NEWS
NEWS
venerdì 3 luglio 2009
Marlen Vazzoler

Nato nel 1959, come premio della stampa estera per il cinema italiano per contribuire ad una migliore conoscenza del nostro cinema all'estero, il Globo D'Oro è un premio cinematografico nato sulla scia dei Golden Globes ed è assieme ai Nastri d'Argento [...]

LIBRI
venerdì 3 aprile 2009
Pierpaolo Simone

La recensione *** Bologna è una vecchia signora, coi fianchi un po' molli. L'Emilia Romagna – con le sue atmosfere evocate da mille canzoni e da mille film – raccoglie le vite di questo brevissimo romanzo di Pupi Avati, come al solito pretesto narrativo [...]

NEWS
venerdì 3 aprile 2009
Lisa Meacci

Una battaglia tridimensionale Il primo weekend di aprile si preannuncia molto più "leggero" della settimana appena trascorsa, questo di certo non significa che manchino uscite curiose. È tempo dell'insolito scontro Mostri contro alieni, una storia [...]

CELEBRITIES
martedì 31 marzo 2009
Stefano Cocci

Sempre con la battuta pronta Il cabaret, i primi film comici poi la scoperta dell'arte drammatica o, meglio, di come spesso l'amaro della vita vada insaporito con un sorriso o una battuta scanzonata.

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