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Laura ChiattiNon più notata per la bellezza, ma per la bravura30 anni, 15 Luglio 1982 (Cancro), Castiglion del Lago (Italia) |
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![]() Gin: guarda che è per sempre Step: per sempre....
dal film Ho voglia di te (2007)
Laura Chiatti è Gin
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Bellissima attrice italiana, inevitabilmente destinata a essere notata più per il suo fascino - ha degli splendidi occhi azzurri e dei fantastici capelli biondi - che per il suo talento, sta muovendo i primi passi nel cinema italiano.
Da grande volevo fare la cantante
Figlia di un metalmeccanico e della proprietaria di un negozio di abbigliamento, Laura Chiatti è cresciuta come tutte le normali ragazze di casa e provincia. Ha iniziato a studiare canto all'età di 11 anni, mentre all'età di 14 partecipa a un concorso regionale per talenti nella categoria cantanti, ma la sua avvenenza e il suo fascino non passano inosservati agli occhi dei giurati che decidono di premiarla non per le sue corde vocali, ma per il suo aspetto fisico, così alla fine vince il concorso nella sezione sbagliata e viene incoronata Miss Teenager Europa.
La sua passione resta comunque la musica, infatti Laura incide due dischi in inglese che però non avranno successo. Nel 1997, recita con il cantante italiano più desiderato dell'epoca, Nek, nel teen-movie Laura non c'è. Due anni più tardi, inizia la collaborazione con il regista Mariano Laurenti che la inserirà nel film Pazzo d'amore, accanto a Marisa Merlini, cui seguirà anche Vacanze sulla neve.
I primi passi sul piccolo schermo
Comincia la sua gavetta di attrice che si consumerà soprattutto nel piccolo schermo, nelle tante fiction televisive, nelle soap opere e nelle miniserie italiane. Partecipa a Un Posto al sole e nel 2001 è scelta per la serie tv Compagni di scuola, accanto a quelle che saranno le nuove leve e i nuovi freschi volti del cinema italiano: Riccardo Scamarcio, Brando De Sica e Cristina Capotondi. Lo stesso anno, si fidanza con Luca Grilli, giocatore della Cagliese.
Ma nella lista scorrono anche: il film tv Padri (2002); la miniserie che doveva mettere in luce le buone qualità di attrice di Martina Colombari, Diritto di difesa (2004); il fortunatissimo Don Matteo (2004) con Terence Hill, e poi Carabinieri e Incantesimo. È presente anche in alcuni spot, infatti, la si riconosce nei celebri sketch per la Lavazza accanto a Paolo Bonolis, Luca Laurenti e il "San Pietro" Riccardo Garrone.
Nel 2005, torna al cinema con Mai + come prima di Giacomo Campiotti, nel ruolo di Giulia, una ragazza che, finita la maturità, parte per un'avventurosa vacanza in montagna con i suoi amici. E lo stesso anno, piroetta col ballerino televisivo che fa impazzire le adolescenti italiane del Duemila, Kledi Kadiu, nella pessima pellicola Passo a due di Andrea Barzini.
Il grande salto: l'incontro con Paolo Sorrentino e Francesca Comencini
L'anno seguente è l'anno del grande salto: dai film per teenagers a quelli impegnati. Scelta da Paolo Sorrentino per L'amico di famiglia, reciterà, accanto a Giacomo Rizzo e Fabrizio Bentivoglio, nel ruolo di Rosalba, una ragazza che si deve sposare e che, per aiutare il padre indebitato con un usuraio, decide di fare un ultimo sacrificio (nel film si lascia andare anche al suo primo nudo integrale). Ed è reclutata perfino da Francesca Comencini per A casa nostra, accanto a Luca Argentero, Luca Zingaretti e Valeria Golino, nel ruolo di una modella cocainomane.
Queste due prove, cambieranno il corso della sua carriera per sempre. Non più notata per la fresca bellezza, ma anche per la bravura nell'interpretazione.
Diventa una delle attrici più richieste: nel 2007, infatti, la ritroviamo ne Il mattino ha l'oro in bocca, dove interpreta la fidanzata di Marco Baldini (Elio Germano), in un film che racconta i vizi, radiofonici e d'azzardo, di uno dei conduttori più conosciuti e apprezzati. Subito dopo, diventa Gin accanto al famoso Step (Riccardo Scamarcio) di Tre metri sopra il cielo nel secondo capitolo, tratto dall'omonimo best-seller di Federico Moccia, Ho voglia di te . Torna per qualche mese sul piccolo schermo, nella fiction sulla vita di Rino Gaetano Ma il cielo è sempre più blu accanto a Claudio Santamaria.
Gli ultimi anni
Ma l'ascesa di Laura non si ferma e nel 2008 interpreta Desdemona nel dramma shakespeariano Iago, reinterpretazione in chiave postmoderna di un grande classico, con Nicolas Vaporidis nei panni del protagonista. Nel 2009 è di nuovo tra le braccia di Claudio Santamaria ne Il caso dell'infedele Klara, una commedia passionale sui risvolti dell'infedeltà, vera o presunta. Nello stesso momento, l'incontro con Pupi Avati, per la pellicola Gli amici del bar Margherita, dove Laura indossa abiti anni '50 per una film corale che descrive la società maschilista di quegli anni con sguardo nostalgico. Il 2010 inizia nel migliore dei modi: è infatti la protagonista femminile della commedia di Carlo Verdone Io, loro e Lara; ma prosegue anche meglio, con un battesimo internazionale. Sua è la parte della tipica soubrette italiana in Somewhere di Sofia Coppola. Fa il suo ingresso anche nel Manuale di Veronesi, al terzo capitolo: la troviamo in Manuale d'amore 3. Nel 2012, diretta dal regista Marco Tullio Giordana, partecipa a Romanzo di una strage, film drammatico sui retroscena della strage di Piazza Fontana del 1969 dove recita al fianco di Valerio Mastandrea e Pierfrancesco Favino; oltre che alla commedia di Alessandro Genovesi con Fabio De Luigi e Cristiana Capotondi Il peggior Natale della mia vita.
Sarà un caso che, dopo un (non)giovane di nome Dante (Francesco Mandelli) e un disc-jockey interpretato da Claudio Bisio, il narratore che sfoglierà per noi i nuovi capitoli del compendio amoroso di Giovanni Veronesi sia un tassista chiamato Cupido (Emanuele Propizio)? Forse no, considerando che il protagonista di Manuale d'amore 3 è il taxi driver per eccellenza della storia del cinema, l'uomo più emulato da varie generazioni di attori posti davanti a uno specchio in cerca di uno sguardo paranoico ed esaltato. C'è voluta una conferenza stampa allestita durante una pausa di lavorazione per vedere e credere ciò che era stato già da tempo annunciato: Robert De Niro protagonista dell'ultima delle ricette sentimentali di Giovanni Veronesi e Aurelio De Laurentiis. I quali, dopo le "appendici" sugli italiani all'estero (Italians) e sul gap generazionale (Genitori & Figli), tornano così alla manualistica più rodata (35 milioni di euro gli incassi complessivi dei primi due film) con un terzo tomo che si porta dietro molti degli attori delle puntate precedenti (Verdone, Scamarcio, Bellucci) più qualche nuova entrata (Michele Placido, Donatella Finocchiaro, Laura Chiatti e Valeria Solarino), tutti uniti a sostenere e controbilanciare la mole del mostro sacro newyorkese.
Dopo il ricco proprietario terriero di Novecento di Bertolucci e il gangster Noodles di C'era una volta in America di Sergio Leone, De Niro rientra in Italia dopo più di venticinque anni per assecondare il genere che da un po' di tempo gli risulta più congeniale (sta per uscire in America la terza parte di Ti presento i miei) e per interpretare (in italiano!) un maturo professore di storia dell'arte destinato a innamorarsi delle forme giunoniche di Monica Bellucci. L'episodio in questione si intitola "Oltre" (in merito a quella fase del percorso amoroso che segue "Giovinezza" e "Maturità", gli altri due episodi previsti del film), ma è davvero difficile anche per gli altri attori presenti andare "oltre" e parlare liberamente, al di là della presenza di De Niro al loro fianco. Così che anche le loro parole si concentrano sugli aneddoti riguardanti l'attore italo-americano. Il quale, a sua volta, ricambia la stima con molta umiltà e qualche lacrima, a dispetto di un'atmosfera a dir poco festante.
Come è stato coinvolto in questo progetto?
Robert De Niro: Avevo sentito dire che Giovanni Veronesi era interessato a farmi interpretare un ruolo in un suo nuovo film. Per convincermi, mi ha mandato i primi due Manuali. Li ho visti e mi sono piaciuti molto, così come mi è piaciuta l'idea del ruolo scritto per me. Così, mi ha mandato la storia e quando ci siamo incontrati in Sicilia l'estate scorsa, mi sono reso conto che era una persona intelligente e ho deciso di accettare il ruolo.
È stato molto difficile recitare in italiano?
Robert De Niro: Un po' d'italiano lo parlo in realtà, ma la qualità dell'italiano richiesto dalle mie battute era davvero difficile e sofisticato, così ho dovuto imparare a memoria la giusta pronuncia. Non che sia stato difficilissimo, ma devo anche ammettere che non è stato sempre semplice, mi auguro solo di aver recitato con un italiano sufficientemente buono da non dover essere doppiato. Molto dell'umorismo sta anche nel fatto che il mio personaggio deve parlare un accento un po' strano.
Cos'è per lei l'amore?
Robert De Niro: L'amore è sempre lo stesso, a ogni età, ed è sempre meraviglioso: solo che, invecchiando, si è più consapevoli del fatto che tutte le cose hanno una fine. Giovanni Veronesi ha scritto il mio episodio con tanta dolcezza, dando al personaggio una seconda possibilità. D'altronde l'amore è qualcosa di fantastico. Di dolce e di fantastico.
Cosa la attira così tanto nella commedia contemporanea?
Robert De Niro: Le commedie generalmente hanno meno restrizioni. Nella commedia puoi provare su ogni cosa, puoi osare di più. Puoi essere molto più spregiudicato rispetto a un dramma. Mi piace fare commedie e devo dire che recitare in una commedia italiana è stato ancor più piacevole, grazie a una grande tradizione che gli permette in modo unico di coniugare comico e drammatico.
Le tre fasi evolutive dell'amore: Oltre
Giovanni Veronesi: Con "Oltre", volevo parlare di quella fase dell'uomo dopo la maturità, quella fase molto delicata e molto dolce, in cui non si chiede più molto dalla vita. L'idea vincente dell'episodio con Bob è stata quella di affiancargli Michele Placido e Monica Bellucci: assieme li ho resi davvero un trio esplosivo! Standogli vicino, ho imparato molto cercando di osservare la sua dedizione: all'interno di un piccolo film italiano con attori a lui sconosciuti, lui dà il massimo e passa anche ore a imparare una singola battuta. Diciamo che sono andato a scuola e ho imparato abbastanza.
Monica Bellucci: Finalmente un ruolo femminile così bello e due grandi accompagnatori. Inizialmente ero molto stupita dall'idea di lavorare con questi attori: non sapevo cosa poteva venirne fuori. Inoltre eravamo tutti in qualche modo intimiditi dal De Niro star. Fortunatamente siamo presto riusciti a conoscere anche l'uomo e ce ne siamo davvero tutti innamorati. Si tratta davvero di una bellissima esperienza di cinema.
Michele Placido: Credo che siamo a un'età in cui si comunica molto di più fra colleghi parlando della vita e dei nostri piaceri che del nostro lavoro. A casa De Laurentiis, Bob ha rotto il ghiaccio subito facendosi una foto con tutti quanti. Poi abbiamo passato serate intere a dissertare sulla qualità delle mozzarelle del Sud, si è creata una grande atmosfera amichevole.
Giovinezza
Valeria Solarino: La giovinezza è quella fase in cui non si è ancora presa una direzione, quando ci ferma a pensare e si cerca di crescere oppure si cambia improvvisamente percorso di vita per una svolta esistenziale. Per quanto riguarda me stessa, sento di essermi arricchita molto in questi ultimi anni e anche grazie a questa esperienza.
Riccardo Scamarcio: Interpreto un giovane avvocato, un uomo che si trova in quella fase della vita in cui occorre fare scelte importanti, ma poi per una cosa di lavoro vengo mandato in un paesino di provincia della Toscana. A Castiglion della Pescaia vivrò grazie a una sbandata per il personaggio di Laura Chiatti un ritorno adolescenziale che metterà in crisi le mie prospettive sulla stabilità.
Laura Chiatti: Sono davvero molto onorata di partecipare a questo film, fin dalla prima volta in cui ho conosciuto De Niro non ho avuto il coraggio di dire niente. Tuttora credo di dover ancora realizzare. Il mio personaggio è una ragazza energica e brillante, con un carattere forte. Sono tuttavia il seme della discordia, quello che creerà problemi alla coppia Scamarcio-Solarino.
Maturità
Carlo Verdone: Ho preso parte a Manuale 3 un po' in extremis. Dovevo cominciare a girare il mio nuovo film in questo periodo ma mi sono reso conto che non sarei riuscito a finire di scriverlo per tempo. Così, di comune accordo col produttore De Laurentiis, mi sono preso un po' di tempo e ho trovato qualche spazio libero che ho cercato subito di impiegare chiedendo a Giovanni di poter occupare con una partecipazione al suo film. Mi ha risposto subito sì e ha creato un episodio alla Attrazione fatale con Donatella Finocchiaro, tanto bella e simpatica, quanto pericolosa e compulsiva. Lavorando a stretto contatto con De Niro, abbiamo avuto il privilegio di incontrare un grandissimo attore, una grandissima persona dotata di signorilità e di grande umiltà. Quando l'ho conosciuto avrei voluto parlargli per ore di Taxi Driver o Il cacciatore e invece siamo finiti a mostrarci le foto delle vacanze con la famiglia sul cellulare! Abbiamo creato un legame attraverso il telefonino.
Donatella Finocchiaro: Nell'episodio interpreto una donna affetta da una sindrome bipolare, una tendenza ossessivo-compulsiva. La sua ossessione per Carlo diventa follia vera, finché non divento per lui una minaccia seria. Ma non abbiamo voluto banalmente ridicolizzare una malattia seria, vedrete che l'episodio ha anche una sua complessità.
Ha fatto quasi quaranta film in quarant'anni, eppure il materiale a Pupi Avati sembra non mancare mai. Quello migliore ce l'ha nascosto in casa, nel baule delle cose vecchie, dei ricordi da bar. Da lì ha estratto Gli amici del Bar Margherita, dalle memorie di quando era sedicenne e sognava di poter avere un soprannome e un posto al tavolo del biliardo vicino ai suoi eroi. Quelli, tra gli altri, come Al, il duro del quartiere, come Manuelo, il "linfomane" o come Gian, che è andato a Sanremo per cantare anche se non l'avevano chiamato. Quelli che oggi hanno hanno le facce di Diego Abatantuono, Luigi Lo Cascio e Fabio De Luigi.
Un mostro si aggira per il cinema italiano. Ha "gli occhi verdi e si prende gioco della carne di cui si nutre". È la gelosia. Al centro del mirino fotografico c'è Laura Chiatti, fresca martire di Iago, nuovamente vittima e carnefice di Claudio Santamaria, ne Il caso dell'infedele Klara, dove Roberto Faenza indaga con strumenti contemporanei un sentimento universale. Affiancano i protagonisti, Iain Glen, già cooptato dallo stesso Faenza per Prendimi l'anima, Kierston Wareing (dall'ultimo Ken Loach) e Paulina Nemcova. In movimento tra Praga, città dei misteri, e Venezia, città dei sospiri, il film sonda la più cinematografica delle malattie: quella che confonde gli sguardi.
La musica l'ha lanciata ma è la televisione ad aver segnato la sua carriera. Anche oggi che è una delle più desiderate attrici italiane, Laura Chiatti non disdegna di mantenere in piedi un rapporto con il suo primo amore. La storia dell'attrice nata a Castiglione del Lago nella calda estate del 1982 inizia con la musica: sogna di sfondare come cantante e arriverà a incidere due album in inglese. Il successo non le sarà riconosciuto per le sue doti canore ma per quelle fisiche. Nel 1996 vince il concorso di bellezza Miss Teenager Europa. Si aprono le porte del cinema e sarà la musica a segnare la sua carriera. È scelta per il "musicarello" in salsa anni Novanta Laura non c'è: chi meglio di lei per il film ispirato alla canzone di Nek? È ovvio che i gloriosi tempi che fecero grande questo genere in Italia sono ben lontani – quelli, per intenderci, di Gianni Morandi che fece una grande coppia con Laura Efrikian, Claudio Villa, Al Bano e Rita Pavone, solo per citarne alcuni.
Però Laura c'è e non demorde. Dal 1999 inizia a fare presenza fissa sui canali Rai grazie a fiction e soap, come Incantesimo e Un posto al sole. Il nuovo millennio è suo. Campiotti e Sorrentino la vogliono. Il confronto con il regista de Il Divo sembra lasciare degli strascichi. Qualche anno fa, in una intervista, la Chiatti dichiarò di preferirgli Muccino, un'affermazione che forse sottintende qualche frizione sul set. Abbandonati gli spifferi e i gossip, la Chiatti prosegue nella sua folgorante carriera: diventa icona del cinema generazionale italiano, insieme a Scamarcio, Capotondi e Vaporidis. Prima o dopo li incontrerà tutti sul set. L'ultimo è proprio il bel Nicolas in Iago, diretta da Volfango De Biasi nell'italico tentativo di un Romeo+Giulietta di luhrmaniana memoria. Ispirato all'Otello di Shakespeare, vuole essere una rilettura del capolavoro attraverso una lente giovanilistica.
Che Volfango De Biasi fosse un estimatore del college movie a stelle e strisce non è una novità, avendo esordito sul grande schermo con una rivisitazione tutta italiana di Kiss Me. Forte del successo di Come tu mi vuoi, il regista romano torna al cinema con Iago, una commedia che tradisce l'opera shakespeariana ammiccando alla (tiepida) rielaborazione in chiave moderna di Tim Blake Nelson, "O" come Otello. Cancellato ogni risvolto drammatico dallo script, De Biasi incarica un nucleo di giovani attori (Nicolas Vaporidis, Laura Chiatti, Aurelien Gaya, Lorenzo Gleijeses, Fabio Ghidoni, Giulia Steigerwalt capitanati dal "preside" Gabriele Lavia) di portare la commedia della gelosia in una facoltà di architettura veneziana. "Girare a Venezia è stato un mio capriccio" ha dichiarato il regista nella conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Roma. "È una città meravigliosa, un teatro seicentesco permanente e sono felice che mi abbiano dato quest'opportunità, anche se è complicato farci un film".
Un po' come il Welles di Pasolini (in La ricotta) quando l'intervistatore gli domanda: «E Fellini?». Anche noi, nel nostro piccolo, ci chiediamo: «E Pappi Corsicato?». Due soggetti diversi per una medesima risposta: «Egli danza». Danzano insomma, tra forme e azzardi visivi; nel caso del maestro geniali e visionari, in quello del regista partenopeo (classe 1960, l'anno della Dolce vita) eccentrici e pop. Pappi Corsicato, però, danza(va) sul serio perché in gioventù faceva il ballerino, prima di essere chiamato da Pedro Almodovar sul set di Légami! come assistente. Da lì, inizia qualcosa di completamente diverso, grazie soprattutto a un cortometraggio di culto, Libera (1991), che farà poi parte di un lungometraggio uno e trino omonimo (gli altri due episodi si intitolano Aurora e Carmela) presentato con successo al Festival di Berlino. Bei tempi. Il cinema di Corsicato, grazie anche all'adesione portentosa della sua attrice feticcio Iaia Forte (nelle parti di Libera e Aurora) pare un ufo per chi arriva da un decennio tutt'altro che affollato di belle cose come gli anni '80. Temi nuovi (il porno, le malefemmine, i femminielli) trattati molto seriamente attraverso un registro brillante, grottesco, leggero nel vestito migliore. Continua »
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