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![]() Perché io non voglio dimenticare? Non la voglio una vita nuova, l'unica cosa che voglio io... è tornare con te.
dal film Un giorno perfetto (2008)
Valerio Mastandrea è Antonio
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Grandissimo attore romano cresciuto professionalmente nel cinema indipendente e nei più grandi teatri italiani. Impostosi all'Italia degli anni '90, grazie alla sua trivialità giocosa, è diventato un vero e proprio sex symbol e un'icona di quella romanità aspra che tutti amano, tanto da essere soprannominato "il Quarto Re di Roma". Dopo aver frequentato il liceo scientifico e due anni di università, si stufa e scrive al presentatore Maurizio Costanzo che lo inserisce nel salotto televisivo del suo famoso show. Ha solo 19 anni e, sul palco del Parioli, diventa un personaggio in pochi attimi. Desideroso di recitare, dal 1994 al 1996, interpreta piccoli ruoli per il grande schermo: la commedia Ladri di cinema (1994) di Piero Natali con Carlotta Natoli, Vera Gemma e Neri Marcoré; Cuore Cattivo (1995) di Umberto Marino; L'anno prossimo vado a letto alle dieci (1995) di Angelo Orlando e Palermo Milano solo andata (1995) di Claudio Fragasso accanto a dei nomi che poi sarebbero diventati grandissimi nel panorama cinematografico italiano: Rosalinda Celentano, Stefania Rocca, Raoul Bova, Ricky Memphis, Maurizio Aiello, Paolo Calissano e Romina Mondello. Ma è con il "caso" Cresceranno i carciofi a Mimongo (1996) di Fulvio Ottaviano, film disinvolto e simpatico in bianco e nero e a basso costo fattosi conoscere grazie al passaparola degli spettatori, che Valerio si distingue nel divertente ruolo marginale (spalla di Daniele Liotti) di Enzo, l'amico che continua a fare la vita del vitellone. Questo personaggio, così sopra le righe, farà sì che Mastandrea diventi un attore popolarissimo (si tenterà di bissare il successo con Abbiamo fatto solo l'amore del 1998, stesso regista e stessa coppia vincente Mastandrea-Liotti, ma il successo questa volta non arriva).
Nel 1997 ancora un film generazionale, ma questa volta è il protagonista ed arriva il momento della vera consacrazione firmata Davide Ferrario: Tutti giù per terra. Commento lucido e spesso acido di Walter, 22 anni, che è intento ad analizzare con disincanto la propria vita dopo aver trascorso l'adolescenza a Roma dalla zia Caterina e, ritornato a Torino per frequentare l'università, passa le giornate a girare solo e senza soldi. Ruolo che gli farà vincere la Grolla d'oro ed il Pardo d'oro come miglior attore.
L'anno seguente una nuova sfida, sale sul palco del Sistina di Roma e canta e balla con Sabrina Ferilli, Maurizio Mattioli e Simona Marchini ne "Rugantino", applaudito da 1400 persone ogni sera per la bellezza di 253 repliche. Valerio Mastandrea tiene testa a chi prima di lui aveva interpretato con bravura quei ruoli, primo fra tutti il compianto Nino Manfredi. Valerio diventa un attore con la A maiuscola e di indubbia fama. Torna al cinema d'autore con Viola bacia tutti (1998) di Giovanni Veronesi con Rocco Pappaleo, Massimo Ceccherini ed una Asia Argento in stato di grazia; Velocità Massima (2002) di Daniele Vicari (per il cui ruolo otterrà il Premio Pasolini Pigneto come miglior attore e l'Annecy Cinema Italien); L'odore della notte (1998) di Claudio Calidari; Barbara (1998) di Angelo Orlandi; Domani (2001) di Francesca Archibugi (nel ruolo di un omosessuale); Lavorare con lentezza (2004) di Guido Chiesa e Il siero delle vanità (2004) di Alex Infascelli.
Valerio dà prova di sé nei ruoli da duro, da poliziotto bastardo, da carabiniere vendicativo e da giovane di periferia che affronta le difficoltà della vita, ma ha anche un talento comico che non va sottovalutato. Ad accorgersene è l'attrice Paola Cortellesi che lo inserisce nel suo programma televisivo "Nessun dorma", che era già stata sua partner nei videoclip dei Tiromancino "La descrizione di un attimo" e "Due Destini", dove ricalcano il Tarzan e lo Zorro di Vianello e Mondaini (ma non è da dimenticare che aveva già dato prova di comicità in un altro video musicale: "Supercafone" di Er Piotta). Nel 2002 emigra in Francia per girare Nido di Vespe e nel 2003 è diretto dal maestro Ettore Scola nel film Gente di Roma dove duetta con Salvatore Marino sopra un autobus.
Nel 2005 è a teatro dove interpreta "Migliore", monologo comico scritto e diretto da Mattia Torre: storia di un uomo normale che per casualità (viene assolto da un reato di cui era in realtà colpevole) entra in una crisi profonda e diventa sorprendentemente cattivo. Mastandrea non è solo interprete, ma è anche autore teatrale in coppia con Vera Gemma: nel 1995, infatti, sono autori di "La luna e l'asteroide" di Luciano Curreli. L'attore non disdegna i cortometraggi: a partire da Mirko e Caterina (1995) di Cecilia Calvi fino a Trevirgolaottantasette da lui stesso diretto, scritto con Daniele Vicari e con Elio Germano, Jasmine Trinca e Marco Giallini, gli permetterà di vincere la prima edizione del concorso per cortometraggi RDC AWARDS 2005.
Nel 2006 recita in Piano 17 dei Manetti Bros (con cui aveva già lavorato in videclip e nel loro primo film Zora la Vampira, 2000) e in N - Io e Napoleone di Paolo Virzì, accanto a Monica Bellucci. Dopo l'insolito ruolo ne Il caimano, continuano a succedersi ruoli adatti alla sua aria un po' depressa e disillusa, come quella del filosofo di Notturno bus Franz, il chitarrista Stefano di Non pensarci e il sindacalista Giorgio di Tutta la vita davanti.
Presto in Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek e in Ex di Fausto Brizzi al fianco della sua ex Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea rimane uno degli artisti più poliedrici ed eclettici del nostro cinema, un attore versatile che non tralascia mai quella romanità che è parte di lui e che continua ad affascinarci.
David di Donatello 2009
Nastri d'Argento 2008
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La prima cosa bellaGenere Commedia, - Italia 2010. Uscita 08/01/2010. |
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Forse qualcosa si sta finalmente muovendo anche nel cinema italiano. Forse anche nella nostra cinematografia stiamo cominciando a guardarci attorno e a scoprire il carattere multiculturale della moderna società attraverso un'ottica che non sia né quella della paura e della xenofobia, né quella di un certo umanesimo peloso e didascalico. Lo sguardo su questa Italia inedita, così comune ma anche così sconosciuta, è quello di giovani autori interessati soprattutto ai giovani immigrati di seconda generazione (quindi al futuro della società dell'immigrazione, più che alle polemiche del presente) e frequentatori anche delle pratiche del documentario, come Francesco Munzi, Claudio Giovannesi, Federico Bondi, Marco Simon Puccioni.
A questi, si aggiunge oggi anche Claudio Noce, regista di videoclip e documentari attento ai fermenti sotterranei della metropoli romana, con il primo lungometraggio: Good Morning Aman. Partendo dai ragazzi conosciuti in giro per la capitale e nel quartiere d'immigrazione per eccellenza del centro di Roma, l'Esquilino, Claudio Noce riprende alcuni temi già affrontati nei suoi primi cortometraggi come la rabbia e le aspirazioni giovanili e lo sfruttamento lavorativo, per costruire la storia di un incontro d'identità prima che di razze, di rabbia prima che di amicizia, fra un ragazzo somalo, ribelle e sognatore, in cerca di un posto nel mondo e un uomo completamente avulso dalla società per propria scelta.
Per realizzare un tale connubio di anime forti e deboli, Noce si serve di uno stile visivo non convenzionale e di due ottime presenze: la giovane scoperta Said Sabrie e Valerio Mastandrea, per l'occasione diventato anche co-produttore.
Ci è mancato Giuseppe Piccioni. Ci è mancato il suo cinema sommesso e sempre discreto. Ci sono mancate le sue scenografie credibili, la sua fotografia coerente alla storia e il suo coraggio di mettere in scena uomini e donne che hanno qualche "mancanza", che non posseggono l'efficienza media richiesta oggi dal mondo e dal mercato. Ci sono mancati, ancora, i suoi personaggi fuori dal mondo e col cuore al verde. Dopo cinque anni e una libreria "spettacolare" (e sempre operativa) nel cuore di Roma, Piccioni torna a raccontarci di un uomo e di una donna "condannati" alla vita. Giulia è un'istruttrice di nuoto in libertà vigilata e compromessa col mondo, Guido uno scrittore con una debole vocazione che cerca un coinvolgimento col mondo. Si incontreranno ai bordi di una piscina, lui per imparare a nuotare, lei per non andare a fondo. A Roma, regista e interpreti si raccontano, rivelando un "altrove" a cui aspirare, qualcosa di migliore del mondo e del cinema così com'è.
La storia, durissima, è quella di un uomo che non vuol rassegnarsi all'idea di aver perso la famiglia. Non accetta la separazione dalla donna che ha amato e dalla quale ha avuto due figli. Trascorre le giornate nell'ossessiva ricerca di un contatto, seppure breve, con ciò che rappresenta il suo passato il cui distacco lo ha gettato nello sconforto più totale. Una storia dolorosa con un epilogo altrettanto duro che arriva come un pugno allo stomaco. Una di quelle tematiche di cui purtroppo spesso ci informa la cronaca, che sbatte in prima pagina storie di delitti familiari e che, per quanto portata sul grande schermo da uno dei registi più amati degli ultimi anni, non ha convinto la stampa che lo ha accolto con applausi tiepidi e giudizi tutt'altro che positivi. Tratto dal romanzo della scrittrice Melania Mazzucco, che a Ferzan Ozpetek ha riconosciuto, oltre alla sua magnifica capacità di esplorare il mondo femminile anche quella di essere riuscito perfettamente a rovesciare i generi, Un giorno perfetto è nato da un incontro con il produttore Domenico Procacci successivo alla lettura del libro da parte del regista. "Ho sentito paura e, insieme, una grande attrazione nei confronti della storia. Ero abituato a fare cose mie, non legate a un racconto già esistente. Quando mi sono messo a scrivere la sceneggiatura con Sandro Petraglia ho cercato sin da subito di identificare gli attori giusti perché volevo mettere insieme un cast perfetto".
Valerio Mastandrea è un'icona alquanto peculiare nel panorama del cinema italiano. Sebbene possa essere inserito nella ritrattistica più comune della romanità – coatto, un po' volgare, anche un pizzico menefreghista e nichilista, tipico di un popolo che in duemila anni di storia ha visto passare consoli, imperatori, papi e dittatori – è difficile inserirlo esclusivamente in questa categoria. Mastandrea porta con sé geni sani di umanità che è difficile disconoscergli, un disincanto malinconico tipico di una generazione di sognatori tradita dai propri sogni. È per questo motivo, per questo suo appartenere senza ombre ad una età di dubbi che ti fa sognare i milioni della tv e poi ti relega a guidare un autobus, che Valerio Mastandrea interpreta perfettamente il suo e il nostro tempo. Così, ci regala ogni volta interpretazioni apparentemente in tono minore, ma assolutamente maiuscole per l'intensità e la sincerità con cui le pone al pubblico. Da ricordare l'autista dell'ATAC di Notturno Bus, il sindacalista di Tutta la vita davanti, il chitarrista in crisi esistenziale di Non pensarci. Per tutte queste doti e la sua poliedricità, lo incontriamo spesso al cinema, "ricercato" interprete per commedie e drammi, film in costume e d'azione. Con Non pensarci ha aggiunto un altro tassello alla sua galleria di personaggi: Stefano, chitarrista trentacinquenne che scopre i drammi della sua famiglia solo apparentemente perfetta. Intanto lo attendiamo alla prova con Ozpetek in Un giorno perfetto.
Ci sono voluti otto anni a Gianni Zanasi per tornare alla regia di un lungometraggio dopo A domani, presentato in concorso a Venezia nel 1999. Un'assenza dovuta alla difficile condizione che vive il cinema del nostro paese da ormai troppo tempo, come ha spiegato lo stesso regista nella conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Roma. "Sono stati anni non semplici. Si era creata una situazione produttiva complicata che non favoriva chi aveva progetti anomali, fuori linea. Era difficile in determinate condizioni, per chi come me non ha amicizie, riuscire a lavorare. Questo è un meccanismo che impoverisce il cinema. Guardando all'estero, penso a uno come Lukas Moodysson che ha inanellato grossi successi europei, film come Together - Insieme e Lilja 4-ever realizzati con budget bassissimi. Ma io sono uno ottimista e credo che questa tendenza tutta italiana stia cambiando".
La ventiquattrenne Marta (Isabella Ragonese) si è laureata in filosofia, con tanto di lode e abbraccio accademico, ma fatica a trovare lavoro. Dopo le prime risposte negative si trova costretta ad accettare un posto come telefonista presso il call-center della Multiple, l'azienda diretta da Claudio (Massimo Ghini) che vende robottini da cucina a domicilio. Claudia scopre presto che per essere buoni venditori bisogna curare il sorriso e agire d'astuzia. La responsabile delle telefoniste, Daniela (Sabrina Ferilli) si accorge subito delle potenzialità della ragazza e la incita a migliorare. Gli slogan dell'azienda (Coccolare il cliente, Coraggio e autostima, L'orgoglio di essere persone speciali) sembrano dimenticare che quei posti di lavoro non offrono speranza per il futuro, ma sono precari. A interessarsi alla situazione è Giorgio (Valerio Mastandrea), un sindacalista della Nidil-Cgil che spera di ottenere qualche informazione sul modus operandi della Multiple. Scritto da Francesco Bruni e Paolo Virzì, Tutta la vita davanti è una commedia all'italiana che posa lo sguardo ora sulle vite private dei dipendenti, ora sulla situazione (precaria) dell'Italia di oggi. Siamo stati sul set e ci siamo fatti dare qualche anticipazione sul film che uscirà nel febbraio 2008.
Nell'Anno europeo della Creatività e Innovazione, i Paesi Ospiti d'Onore del MedFilm Festival 2009 - XV edizione sono Francia e Marocco esempio di dialogo e di concreta cooperazione tra due paesi che hanno saputo voltare pagina e guardare al futuro.
Fedele al suo obiettivo di promuovere il dialogo tra le sponde del Mare di mezzo attraverso le cinematografie del nord e del sud, il più antico festival internazionale di cinema della capitale torna dal 7 al 15 novembre, con una nuova mèsse di film, affascinanti sfaccettature di diverse culture che nel Mediterraneo trovano un denominatore comune.
Tra le novità di quest'anno l'alleanza con la Fondazione Roberto Rossellini, un'importante scelta così motivata dal suo Presidente Francesco Gesualdi: "È con grande convinzione e apprezzamento che la Fondazione Roberto Rossellini stringe un'alleanza con il MedFilm Festival che, nel giungere quest'anno ad una tappa significativa come la quindicesima edizione, è il manifesto più vivo di un Mediterraneo multiculturale, multietnico, multilinguistico e pacificato…. Ci uniamo quindi al MedFilm Festival per promuovere l'internazionalizzazione delle nostre imprese e rilanciare nel Mediterraneo il nostro cinema contemporaneo."
Entrando nei contenuti del festival, la proposta cinematografica di quest'anno ha un filo conduttore: il coraggio di giovani registi che trattano con determinazione gli argomenti del nostro quotidiano, veri talenti, autentici viaggiatori che attraversano la diversità vissuta come un valore, quel valore la cui conoscenza e diffusione MedFilm si augura di facilitare con un ricco cartellone, 132 opere tra lungometraggi, corti e documentari, per la maggior parte in anteprima.
Ad inaugurare il Festival, il 7 novembre all'Auditorium della Conciliazione, il film Le Grand Voyage (Viaggio alla Mecca), del marocchino Ismael Ferroukhi, una coproduzione Francia-Marocco. Viaggio alla Mecca è un emozionante road movie che mette a confronto un padre e un figlio profondamente diversi, obbligati ad affrontare un viaggio di 5500 km in macchina attraverso l'Europa, i Balcani, la Turchia, la Siria fino alla Mecca. Gli imprevisti diventeranno momenti di vicinanza e illumineranno aspetti dell'altro non ancora rivelati, il viaggio rappresenterà per entrambi un nuovo inizio. Ad arricchire di inedite considerazioni il punto di vista del regista marocchino sull'Europa.
Il film vincitore del Leone del Futuro alla 61esima Mostra di Venezia è un omaggio ai due paesi ospiti d'onore.
Il CONCORSO UFFICIALE presenta 11 pellicole, di cui ben cinque sono l'esordio nel lungometraggio di registi certamente destinati a scrivere il futuro della storia del cinema mediterraneo, come il libanese Hany Tamba con Melodrama Habibi, coproduzione franco-libanese che racconta con ironia e tenerezza di un cantante finito nel dimenticatoio in Francia dopo una sola canzone, la stessa che è ancora viva nel ricordo dei libanesi come simbolo degli anni prima della guerra, o il turco Mahmut Fazil Coskun con Uzak Ihtimal (Wrong Rosary) storia di un muezzin che si innamora di un'infermiera cattolica legata ad uno strano bibliotecario. Anche Ander dello spagnolo Roberto Caston è un'opera prima, una vicenda intima e profonda sullo sfondo della vita contadina nei paesi baschi, il cui ritmo secolare e lento viene sconvolto dall'arrivo di un lavorante peruviano di cui il capofamiglia si innamora. Uno scandalo nella Spagna profonda e retrograda, ma non quanto l'essere gay nel contesto della comunità ultraortodossa di Gerusalemme, raccontato in Eyes Wide Open - tra le anteprime nazionali più attese di questo Festival – dell'israeliano Haim Tabakman, che con rara intensità e rigore formale porta i due protagonisti a compiere il loro destino infrangendo con coraggio un tabù secolare. È un'opera prima anche il film italiano in concorso,
Good Morning, Aman
di Claudio Noce con Valerio Mastandrea che ha partecipato anche alla produzione del film, storia di amicizia, integrazione, speranza sullo sfondo di una Roma distante e multietnica.
Le difficoltà d'integrazione per gli emigranti di seconda generazione segnate dal bisogno di risalire alle proprie origini, di ritrovare la propria identità, sono al centro di due film in concorso: Athanasia del greco Panov Karkanevatos, coproduzione Grecia, Usa, Olanda e Belgio, viaggio di una ragazza di origini greche che dal Canada parte alla ricerca del padre naturale, accompagnata in questa faticosa presa di coscienza dal padre adottivo. E Aguas mil (April Showers) del portoghese Ivo M. Ferreira, ancora il racconto del viaggio di un figlio a ritroso nel tempo, sulle tracce del padre scomparso durante la dittatura.
Numerosi i personaggi femminili forti, sempre presenti nella cinematografia mediterranea, come Batoul, la promettente dottoressa di Hijab el hob, Amours Voilés, del marocchino Aziz Salmy, che intreccia una relazione d'amore con l'affascinante Hamza, senza smettere però di misurarsi con le sue scelte profonde di donna emancipata con un ruolo sociale forte, alla ricerca di una relazione sentimentale vicina alle sue prospettive, anche religiose. Fortemente credente, Batoul deciderà nonostante tutto di portare avanti la sua gravidanza fuori dal matrimonio.
Dalla regista nota per il bellissimo Satin Rouge, la tunisina Raja Amari, il thriller drammatico Dowaha (Buried secrets), inquietante ritratto di tre donne che vivono volontariamente isolate dal mondo in una casa teatro di risentimenti vissuti in stanze segrete e nel profondo del cuore. Ancora una donna, un'inedita e bravissima Isabelle Adjani, ne La Journée de la jupe del francese Jean-Paul Lilienfeld, alle prese con la difficoltà di gestire l'inquietudine giovanile che specie nelle periferie parigine esplode in violenza. La rosa dei film candidati al Premio Amore e Psiche comprende un'altra attesa anteprima romana, London River del regista franco-algerino Rachid Bouchareb, come sempre impegnato in temi di attualità. Questa volta il regista di Indigènes, film che ha fruttato a Cannes il premio per la migliore interpretazione a tutti i suoi protagonisti, parla di quel 7 luglio 2005, quando quattro bombe esplosero a Londra uccidendo 56 persone e ferendone oltre 700. Ousmane e la signora Sommers, normali cittadini e perfetti estranei, mettendo da parte pregiudizi e differenze culturali e religiose, si fanno forza a vicenda nella ricerca dei loro figli scomparsi dopo gli attentati.
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