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venerdì 9 dicembre 2016

Ricky Memphis

Giovane, carino e molto coatto

Nome: Riccardo Fortunati
48 anni, 29 Agosto 1968 (Vergine), Roma (Italia)
occhiello
Cos'è la filosofia? E' sapere che questo momento non lo rivivrai mai piu'
dal film Immaturi (2011) Ricky Memphis è Lorenzo
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Ricky Memphis
Nastri d'Argento 2014
Nomination miglior attore non protagonista per il film La mossa del pinguino di Claudio Amendola



Una nuova miniserie poliziesca per la prima serata di RaiUno.

Caccia all'Ottavo Re di Roma

venerdì 14 gennaio 2011 - Edoardo Becattini cinemanews

Caccia all'Ottavo Re di Roma Abbandonando momentaneamente i romanzi popolari e il melodramma seriale che ha garantito il successo degli ultimi prodotti (Terra ribelle, Paura di amare e Rossella), il prime time di RaiUno cambia faccia e propone un ritorno alla tradizione tutta italica del poliziottesco coniugata coi temi sociali più attuali. Diretta da un virtuoso frequentatore del cinema di genere come Michele Soavi (Dellamorte Dellamore, Arrivederci amore, ciao), Caccia al Re – La narcotici è il racconto in sei puntate (in onda a partire da domenica 16) della complessa operazione "Caput Mundi": la prima indagine affidata al vicequestore Daniele Piazza, subentrato come dirigente della sezione narcotici in seguito a un grosso scandalo di corruzione. In questo primo incarico, la nuova squadra di Piazza si troverà subito ad affrontare l'impero di un importante trafficante, detto l'Ottavo Re di Roma, con il quale Piazza ha un conto in sospeso da lungo tempo.
Ad interpretare il vicequestore è stato chiamato il tedesco Gedeon Burkhard, volto molto amato dai telespettatori de Il commissario Rex e di Squadra Speciale Cobra 11, affiancato dagli altri membri della squadra Raffaella Rea, Alina Nedelea, Sergio Friscia, Denis Fasolo e Valentino Campitelli. Del "lato oscuro" fanno parte invece l'Ottavo Re di Roma Stefano Dionisi e i suoi scagnozzi Michele D'Anca, Libero De Rienzo, Ricky Memphis e Bruno Conti. In mezzo alle due opposte fazioni stanno invece i giovani protagonisti della storia, adolescenti irretiti dal pericoloso gioco della droga, che nelle parole degli autori e degli attori sono i veri destinatari di questa nuova produzione. Una produzione in cui l'elemento didattico e civile ha quindi una forte presenza in quanto, come sostiene a gran voce Maurizio Masciopinto, responsabile delle relazioni esterne della Polizia di Stato: "Non è vero che il bene non fa ascolto!".

Dopo due film per il cinema, cosa l'ha attratta a tornare alla tv?
Michele Soavi: Mi ha molto affascinato il tema della serie. La sceneggiatura affrontava il mondo della droga tema in modo crudo, realistico, senza falsi buonismi. Si trattava di un lavoro molto accurato, scritto a partire da fatti di cronaca. La droga è sempre un tema molto attuale e dare su questo argomento dei messaggi ai giovani è un dovere didattico e terapeutico. Il servizio pubblico ha il dovere di fare questo tipo d'informazione, di raccontare qualcosa che ci faccia vedere il riflesso dell'immagine di noi e di come sono e cosa rischiano i nostri figli. Caccia al Re è tutto questo, condito da un buon ritmo e da una storia molto avvincente.

C'è qualcosa in comune fra Daniele Piazza e i suoi poliziotti precedenti?
Gedeon Burkhard: Sono ruoli sempre più drammatici, ma non hanno molto in comune fra loro a parte il fatto che sanno come usare un'arma. Il commissario Rex era un po' favola, Cobra 11 più improntato all'azione. In questa serie invece, il mio personaggio è vittima di un tragico destino e ciò lo avvicina molto più degli altri a una persona reale.

Cosa ti ha spinto a diventare l'Ottavo Re di Roma?
Stefano Dionisi: Ho accettato con grande passione perché mi ero divertito molto a lavorare con Michele Soavi per Il sangue dei vinti. I nostri cattivi sono interessanti perché appartengono al mondo criminale di tutti i giorni, ma in fondo sono sempre i soliti cattivi... La parte più importante della storia è senza dubbio quella che coinvolge gli adolescenti e il tema della droga. Finora non si era mai affrontato con una storia così affascinante e un tale talento di regia il problema dei ragazzi adolescenti che si avvicinano alle droghe.

Come si è svolto il lavoro degli sceneggiatori?
Leonardo Fasoli: In effetti, per noi l'obiettivo fondamentale era sviluppare il punto di vista degli adolescenti, cercare di raccontare le cose con un massimo di aderenza alla verità e di rispetto nei confronti dell'argomento. Occorreva prestare attenzione a non criminalizzarlo in maniera troppo facile per non essere troppo superficiali e rischiare di ottenere l'effetto contrario.
Maddalena Ravagli: Era fondamentale non condannare semplicemente l'uso della droga in quanto tale, ma indagare in quale modo e perché gli adolescenti si avvicinano e si integrano al business della cocaina. Non assumere una presa di distanza, ma chiedersi quindi in prima persona come ci comporteremmo se succedesse ai nostri figli. Uno dei grandi problemi attuali è proprio l'enorme distanza che c'è fra i giovani e i loro genitori.

Cosa ti ha spinto a diventare una poliziotta?
Raffaella Rea: In una fiction di questo tipo è il linguaggio con cui si racconta il problema a fare la differenza. Molto spesso notiamo uno scollamento fra materia trattata e storia realizzata, qua invece ho notato fin dalla scrittura una forte aderenza ai problemi della realtà. Inoltre, come donna, mi affascinava interpretare una poliziotta che per una volta non mettesse da parte la sua femminilità ma che anzi ne facesse un segno della sua passione e dedizione al lavoro.

Dopo tanti polizieschi, è la tua prima volta da cattivo?
Ricky Memphis: Sì, ma è il cattivo meno cattivo di tutti. Livio Vitale è sì un infame spacciatore che guadagna sulla pelle della gente, ma è anche un sognatore, un uomo diabolicamente ingenuo. In questo lavoro vedrete una Roma che è molto vicina alla situazione reale. Magari non capita proprio tutti i giorni di incontrare spacciatori come l'Ottavo Re, soprattutto se non te li vai a cercare, però attraverso la storia si percepisce come nella nostra società in questo momento ci sia una forte aria di criminalità e di perdita dei valori.

Presentato a Roma Immaturi, ultimo film di Paolo Genovese.

Una commedia corale su un incubo ricorrente

mercoledì 12 gennaio 2011 - Marianna Cappi cinemanews

Una commedia corale su un incubo ricorrente Medusa cavalca l’onda degli incassi da sogno della stagione con un titolo che scherza su un incubo rincorrente assai comune. Immaturi, in uscita il 21 gennaio in ben 500 copie, prende infatti le mosse dell’ipotesi che un gruppo di liceali possa essere costretto a ripetere l’esame di maturità a distanza di vent’anni, con famiglie e carriere già avviate o avariate. Il cast, nutritissimo, associa nomi della comicità televisiva, come Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, con nomi della commedia sentimentale (Raoul Bova) ma non solo (ci sono anche Barbora Bobulova e Anita Caprioli, che vengono da un altro cinema, e uno spettacolare Ricky Memphis). Al banco di prova, in un certo senso, anche il regista Paolo Genovese, che ha scritto e diretto senza la consueta spalla di Luca Miniero.

Come nasce l’idea del film?
Genovese: Quello di dover ripetere l’esame che segna la soglia tra adolescenza e libertà è un incubo ricorrente che io stesso ho vissuto con terrore alla fine del liceo: avevo paura di trovarmi a vedere i miei amici diventare grandi mentre io restavo indietro, tra i banchi di scuola. Ho chiesto ad un legale: non è probabile che avvenga ma è verosimile. Se ci fosse nella commissione un professore non realmente laureato, si potrebbe richiedere l’invalidazione.

Che ricordo avete del vostro esame di maturità ? Come avete reagito alla richiesta del copione di rifarlo?
Kessisoglu: Io ho fatto una scuola privata di lingue, tedesca, dove le mie orecchie da somaro pesavano ancora di più, perché era una scuola severa, dove tutti andavano bene. Mi ricordo che mi sono detto per mesi “domani comincio a studiare” ed è finita che ho fatto la classica nottata ed è stata un’esperienza tragica. Forse è per questo che non me lo sono mai risognato.
Bizzarri: Io, come Bova, invece me lo sogno ancora. È una delle tante cose che ho in comune con Raoul, oltre all’aspetto fisico.
Angiolini: Io quando sono nervosa spesso scoppio in crisi di riso incontrollate. L’ho fatto davvero e l’ho fatto nel film.
Memphis: Io non mi sono diplomato, non ho fatto l’esame di maturità, per cui non ho ricordi.
Bova: Io mi sogno la quinta elementare, la terza media e la maturità. Tutto. I miei professori mi scusavano perché nuotavo, però la commissione esterna mi terrorizzava. In realtà il mio anno ci fu la commissione interna per cui andò bene ma mi è rimasta la paura.
Bobulova: Io facevo Giulietta al teatro nazionale della Slovacchia quell’estate, per cui con lo stesso monologo me la sono cavata anche all’esame.
Caprioli: Prima di girare la scena dell’esame ero in macchina con Ambra e ripetevamo le battute. Il vero incubo è quando la preparazione c’è ma la tensione e l’ansia da prestazione ti fanno dimenticare tutto.
Ranieri: Io non faccio l’esame nel film e non ho nemmeno ricordi del mio vero esame, perché da brava ansiosa l’ho completamente rimosso e se me lo riproponessero davvero mi verrebbe un infarto.
Mattioli: Io a 32 anni ho preso l’abilitazione magistrale, ormai con i figli, i mutui, i peli. Poi mi arrivò davvero una raccomandata che mi invalidava la terza classe.

Quando si diventa maturi?
Angiolini: C’è tempo, c’è tempo. Ho corso tutta la vita e adesso ho deciso di rallentare.
Memphis: Non è che uno ad un certo punto diventa maturo: nel corso della vita si fanno alcune scelte mature e altre no. Quando sono diventato padre sono dovuto maturare per forza, è banale ma è vero.
Bova: Bisogna mantenere una piccola dose d’immaturità, per infrangere qualche regola e mantenere il tutto un po’ meno monotono.
Bobulova: Non lo so, perché tutte le volte che penso di aver fatto o detto una cosa matura c’è sempre qualcuno che mi viene a dire “mamma mia come sei immatura”.
Caprioli: Io penso come Ricky che ci sono delle tappe e in ogni tappa si matura un po’.
Luisa Ranieri: Io sono cresciuta in fretta, perché ho perso il papà da piccola.
Maurizio Mattioli: Quando ti arriva una telefonata pesante alle sette di sera che ti annuncia una disgrazia in famiglia, la tua vita cambia. A me è successo.
Bizzarri: Io non posso rispondere, perché non sono ancora diventato maturo.
Kessisoglu: Per me l’incontro con mia moglie e la paternità hanno significato dover provare a spiccare il volo e poi volare più alto, ma senza perdere la leggerezza, che non vuol dire immaturità ma capacità di saper giocare.

Il film non punta sulla risata facile né sulla facile commozione. L’intento era quello di sperimentare un tono diverso dal solito?
Genovese: Non mi pare un film “diverso”, ma è sicuramente una storia molto sentita, perché anche se non c’è nulla di autobiografico poi, in fondo, in realtà c’è molto. Non volevo raccontare una generazione bensì sei personaggi che appartengono ad una generazione ma non pretendono di rappresentarla.

Gli ingredienti del film pescano dall’osservazione della realtà ma anche da una serie di altre commedie recenti. Come si è svolto il processo di scrittura?
Genovese: Nelle commedie corali scrivo la storia per linee, costruendo prima ogni singola vicenda dall’inizio alla fine. Solo dopo cerco di intrecciarle tra loro con equilibrio.

La verosimiglianza del film è una scelta o un risultato?
Genovese: Una scelta. La grandezza della commedia è proprio quella di riuscire a raccontare la realtà da un preciso punto di vista, da un’esagerazione, ma pur sempre la realtà. Per il personaggio di Ambra, la sessodipendente ossessivo-compulsiva, per esempio, mi sono consultato con una sessuologa. Non volevo rischiare di dire cose non reali.

La scena in discoteca segnala il gap tra le due generazioni a confronto: quasi ventenni e quasi quarantenni. Cos’è cambiato rispetto a vent’anni fa?
Genovese: Quando avevo 20 anni io era molto più difficile sentirsi grandi prima del tempo, oggi la società ci permette di farlo, con i social network e tutto quanto.

Ricky Memphis in versione bamboccione è esilarante. Com’è nato il suo personaggio?
Genovese: Mi piaceva l’idea di un Memphis quasi intellettuale, secchione, completamente diverso da com’è nella vita reale.
Memphis: Mi sono trovato bene nel personaggio di Lorenzo, perché anche se non sembra, anche se me ne sono andato presto da casa, sono molto simile a lui caratterialmente: sono un secchione nella vita, non a scuola, perché ci sono andato poco.

Dal film emerge il ritratto di una generazione incompiuta. È così?
Genovese: Quella tra i 35 e i 45 anni è una generazione orfana di ideali. I nostri genitori venivano posti dalla Storia davanti a delle scelte forti, ma che consentivano loro di identificarsi con un’ideologia dominante. Per noi non è stato così.
Bizzarri: Paolo Nori dice che i nostri nonni volevano costruire il mondo, i nostri padri cambiarlo e noi basta che non rompiamo troppo i c… Per i ventenni di oggi la prospettiva è più dura, più seria, ma la nostra generazione è proprio quella lì, di quelli che basta che non rompano troppo i c…

Il film accresce il numero delle tante fortunate commedie corali di questi ultimi anni. Come si spiega?
Genovese: Rispetto a pochi anni fa, nel cinema italiano si è innestato un circolo virtuoso, ed è perché i prodotti offerti sono molto buoni, se non lo fossero il pubblico li abbandonerebbe. La coralità però non è l’unica opzione, il film di Checco Zalone, per esempio, è un one man show.
Letta: Da qualche anno è caduto il pregiudizio sui film italiani, ci sono stati film “d’autore” che hanno ottenuto ottimi risultati sul mercato, la novità positiva è il rapporto recuperato tra pubblico e autori e produttori del cinema italiano.

Rimarranno sempre e comunque 9 e mezzo i mesi della loro distribuzione?
Letta: Medusa negli ultimi tre anni ha puntato molto sulla commedia “di qualità” e i risultati sono soddisfacenti, ma non è la nostra unica offerta. Sulla durata della stagione cinematografica continuiamo a lavorare, per scardinare l’abitudine del cinema italiano a non frequentare le sale d’estate, ma è un lavoro lungo nel quale bisogna credere, bisogna investire e bisogna essere uniti.

Quali impegni all’orizzonte?
Kessisoglu e Bizzarri: Per noi Sanremo, "Le Iene" e "Camera Cafè"
Angiolini: “I pugni in tasca” di Bellocchio in teatro.
Memphis: Ho in uscita una serie tv sui narcotici, il film di Abatantuono per Mediaset (Area Paradiso) e Come un delfino, la miniserie di Stefano Reali.
Bova: Come un delfino e Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno con Paola Cortellesi.
Bobulova: Come un delfino e Scialla! di Francesco Bruni, presto al cinema.
Caprioli: Il film di Alice Rohrwacher Corpo celeste.
Ranieri: Mozzarella story, film d’esordio di Edoardo De Angelis.
Mattioli: Come un delfino e il musical "Rugantino".

Miami Beach

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,86)
Un film di Carlo Vanzina. Con Ricky Memphis, Max Tortora, Paola Minaccioni, Emanuele Propizio, Giampaolo Morelli.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2016. Uscita 01/06/2016.

Torno indietro e cambio vita

* * - - -
(mymonetro: 2,33)
Un film di Carlo Vanzina. Con Raoul Bova, Giulia Michelini, Ricky Memphis, Max Tortora, Paola Minaccioni.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2015. Uscita 18/06/2015.

Ma tu di che segno 6?

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,51)
Un film di Neri Parenti. Con Massimo Boldi, Ricky Memphis, Luigi Proietti, Vincenzo Salemme, Pio D'Antini.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 11/12/2014.

Soap Opera

* * - - -
(mymonetro: 2,31)
Un film di Alessandro Genovesi. Con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Ricky Memphis, Chiara Francini, Elisa Sednaoui.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 23/10/2014.

Un matrimonio da favola

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,53)
Un film di Carlo Vanzina. Con Ricky Memphis, Adriano Giannini, Emilio Solfrizzi, Giorgio Pasotti, Stefania Rocca.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 10/04/2014.
Filmografia di Ricky Memphis »
Torno indietro e cambio vita (2015) Ma tu di che segno 6? (2014)
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