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Monica BellucciSuperdiva - Dall'Italia con passione48 anni, 30 Settembre 1964 (Bilancia), Città di Castello (Italia) |
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![]() E tu, marito felice? Marito.
dal film Ricordati di me (2003)
Monica Bellucci è Alessia
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C'è una chiave di genere (quello femminile) nel genere (cinematografico) che definisce il suo posto nella settima arte mondiale. Monica Bellucci lo ha detto fin dal principio: «Essere un'attrice è una sublimazione della femminilità». Ma lei, senza alcun dubbio, è qualcosa di diverso. L'hanno paragonata al premio Oscar italiano Sophia Loren, ma lei se ne distacca. La Bellucci in effetti è più cupa, più griffata della sua collega, e ha popolato la sua carriera di una serie di ruoli che, presi singolarmente, potrebbero anche apparire superfreak, ma che senza dubbio, l'hanno resa una superdiva.
Impossibile non notarla
Nata nel 1964 nel villaggio umbro di Città di Castello, la Bellucci originariamente seguiva il sogno di intraprendere una professione legale. Frequenta così Giurisprudenza all'Università di Perugia, pagandosi gli studi con il lavoro da modella. Ma nel 1988, richiesta dalla Elite Model Management, decide di abbandonare tutto e di trasferirsi a Milano.
Dopo due anni di sfilate, durante i quali riesce a raggiungere un successo immenso, viene spinta dalla passione per la recitazione a intraprendere la carriera d'attrice. Debutta nel 1990 nel film tv del grande Dino Risi Vita coi figli, con Giancarlo Giannini e Corinne Clery. L'anno seguente è già protagonista in un film per il grande schermo: La riffa di Francesco Laudadio, con Giulio Scarpati e Massimo Ghini.
Le ambizioni cinematografiche
Decisa a diventare popolare in tutto il mondo, sbarca a Hollywood, dove esordisce nel ruolo di una delle "donne di Dracula" nella bellissima pellicola Dracula di Bram Stoker (1992), diretta nientemeno che da Francis Ford Coppola. La scena d'amore con Keanu Reeves entrerà nella storia del cinema horror come una delle sequenze più erotiche mai viste. Tornata in Italia, dopo qualche commedia, è diretta da Carlo Vanzina ne I mitici (1994) e da Maurizio Nichetti in Palla di neve (1995).
Dopo due fiction in cui riveste ruoli minori, Giuseppe (1995) di Roger Young (moglie del Faraone) e Sorellina e il principe del sogno (1996) di Lamberto Bava (una principessa), tenta di scalare la vetta del cinema francese e viene scelta per affiancare Vincent Cassel nel thriller L'appartamento (1996) di Gilles Mimouni, dove viene baciata da una nomination ai César come miglior promessa femminile. Come se non bastasse su quel set trova l'amore nel suo partner. Si sposerà infatti con Cassel nel 1999 e da lui avrà una figlia, Deva Cassel. I due, che non vivono assieme ma in due appartamenti separati (lei a Londra e lui a Parigi), si incontrano soprattutto sui set di pellicole come: Dobermann (1997), Come mi vuoi (1997), Le plaisir (et ses petits tracas) (1998), Méditerranés (1999) e il corto Compromis (1998).
La Cleopatra italiana
Giunonica bellezza immortalata nel calendario della rivista Max (e successivamente anche nel 2000 per GQ), continua a non disdegnare la sua patria e lavora con Marco Risi che la dirige ne L'ultimo Capodanno (1998), poi sarà la protagonista di uno dei più bei film di Giuseppe Tornatore: Malèna (2000), che ne sancirà lo status di diva italiana. In America si frapporrà tra Gene Hackman e Morgan Freeman nel thriller Under Suspicion (2000) di Stephen Hopkins e, senza snobbare la pubblicità, sarà la protagonista di diversi spot commerciali (Infiore bras, Breil, Dolce & Gabbana).
Seducente e misteriosa dama francese nell'horror di Christophe Gans Il patto dei lupi (2001), ricoprirà il ruolo di un'isterica Cleopatra in Astérix e Obélix: Missione Cleopatra (2002) di Alain Chabat. Si griderà allo scandalo per le sequenze del suo stupro in Irréversible (2002) di Gaspar Noè, e rifiuterà il ruolo di Mina Harker nell'hollywoodiano La leggenda degli uomini straordinari (2003), che poi andrà a Peta Wilson, per recitare in un film italiano: Ricordati di me (2003) di Gabriele Muccino, nel ruolo dell'amante di Fabrizio Bentivoglio, unico personaggio positivo e libero di tutta la pellicola, che accetta il caro prezzo delle sue scelte.
La sua interpretazione è così sorprendente che il pubblico la premia con una nomination ai David di Donatello come miglior attrice non protagonista e il Nastro d'Argento nella stessa categoria. Sui set di Matrix - Reloaded (2003) e Matrix - Revolutions (2003) dei fratelli Larry e Andy Wachowski, ritrova il collega Keanu Reeves nel ruolo della diabolica Persephone. Poi sarà una toccante Maria Maddalena per Mel Gibson nel discusso La passione di Cristo (2004), ruolo per cui verrà candidata per il secondo Nastro d'Argento nella stessa categoria dell'anno prima.
Professionista giramondo
Spike Lee la trasformerà nella figlia di un gangster in Lei mi odia (2004) e, dopo essersi fatta fotografare nuda e gravida sulle copertine di Vanity Fair - come segno di protesta contro la legge italiana per cui solo le coppie sposate possono utilizzare l'inseminazione artificiale -, è una bellissima e magica Regina per Terry Gilliam ne I fratelli Grimm e l'incantevole strega (2005). Prostituta dal cuore d'oro per Bertrand Blier in Per sesso o per amore? (2005), riconosciuta ormai mondialmente come una delle creature più divine dello schermo, oltre che come una delle donne più belle della Terra, diventa giurata al Festival di Cannes.
Nel 2006, N (Io e Napoleone) di Paolo Virzì la metterà in luce nel ruolo comico della baronessa-parvenu Emilia Speziali, mentre nel 2007 sarà un'erotica fisioterapista, accolta fra le braccia di Riccardo Scamarcio, in Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi (2007) per Giovanni Veronesi e la bella pupa in Shoot'em Up - Spara o Muori accanto a Clive Owen. Tra il 2008 ed il 2009 si cimenta in tre pellicole tutte italiane: si tratta di Sanguepazzo di Giordana, L'uomo che ama con Pierfrancesco Favino e Baarìa di Tornatore.
Concluso il 2010 con la produzione Disney L'apprendista stregone, torna in Italia e gira il terzo capitolo del Manuale di Veronesi, Manuale d'amore 3 e nel 2013 torna in un film francese, Benvenuti a Saint Tropez di Danièle Thompson.
Capacità indiscutibili
Mescolare bellezza e bravura, erotismo e maternità, può dar vita a un ibrido ad alto tasso di popolarità. Monica Bellucci riesce tecnicamente e con una maestria lodevole a raccontare/lasciar immaginare i suoi personaggi, decollando dal grande schermo e cadendo dentro di noi. Evitando sempre di abbattersi in stupidi ruoli comuni. L'elemento dell'impossibilità e quello della possibilità di averla concorrono a crearne un mito. E nonostante quel che si dica della sua recitazione, è un'attrice emotivamente toccante che è capace di esprimere un sentimento tragico e universale.
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Benvenuti a Saint Tropez
continua»
Genere Commedia sentimentale, - Francia 2013. Uscita 30/05/2013. |
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“Perché ho fatto quel nudo? Quando accetti di lavorare con un regista ti affidi totalmente a lui. Philippe Garrel ha un suo universo, che si può amare o meno, ma che è indiscutibilmente suo. E io ho deciso di fare parte del suo universo”. Monica Bellucci commenta così il suo nudo integrale all’inizio di Un été brulant, presentato ieri in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. E accolto da diversi fischi, e un po’ di ilarità.
Che cosa la ha convinta a fare quel nudo, Monica?
Un attore deve abbandonarsi alla visione del suo regista. Io ero in un momento molto fragile del mio essere donna, avevo partorito da un mese appena. Ho deciso di affidarmi a Garrel. E mi sono sentita protetta e rispettata, anche in quella scena.
Che effetto vi hanno fatto quei fischi?
Risponde Louis Garrel, il figlio del regista, nonché il protagonista del film, e della storia d’amore sullo schermo con Monica Bellucci. “Mio padre fa film da tutta la vita, e sempre divide il pubblico. Ho visto su youtube uno spezzone di quando lui aveva diciotto anni: metà sala lo fischiava, e metà sala gli diceva ‘bravo!’. Ecco, è sempre stato così. Quando un artista esce dal conformismo, viene sempre attaccato da una parte del pubblico”. Continua »
C’è chi nasce con un talento luminoso ed evidente, e chi passa i migliori anni della sua vita a tentare di dimostrare che il talento c’è, e magari è solo offuscato. C’è chi colleziona premi e passerelle, chi lavora all’estero, chi va lontano. E chi, bruciato dalle critiche ad ogni passo falso, non riesce a uscire dal recinto provinciale della bassa fiction metropolitana.
Monica Bellucci è un bizzarro oggetto di spettacolo che si colloca a mezza via fra i due estremi. La sua bellezza, anche e soprattutto adesso che si avvicina ai cinquant’anni, esplode sullo schermo in modo incontestabile. Alta e giunonica, dominante, da vent’anni è ambasciatrice di quel fascino italiano perduto nel tempo, di una bellezza antica che sa di Loren, ammalia gli stranieri, capace di bucare trasversalmente gli schermi mondiali. Il suo talento, mai riconosciuto e sempre contestato, è un dettaglio trascurabile. Una performance secondaria, un accessorio che stride ma non rovina l’insieme, come una borsetta da mercato su un vestito da sera. Bellucci, la più esportata e la più amata delle nostre attrici, alle critiche non ha mai fatto caso. Non le servono. Il cinema l’attira come una calamita, e lei si lascia prendere senza opporre resistenza. Decora i blockbuster d’America. Si abbina agli indipendenti europei. Si intona a pellicole di ogni foggia e colore, al fantasy de L’apprendista stregone, al nazional popolare Manuale d’am3re, ai toni rivoluzionari dell’iraniano Rhinos Season, suo prossimo progetto d’autore.
Quando fa il suo ingresso al TaorminaFilmFest per una lezione di cinema, qualcuno arriccia il naso. Non è all’altezza di insegnare, si dice. Non ha mai vinto abbastanza, non è mai stata benedetta dalla critica, in pochi le hanno detto brava. Il suo successo fa spavento, perché ha a che fare col mistero. Eppure, appena comincia a parlare, in sala cala il silenzio.
Le opinioni su di lei non hanno grande importanza: Bellucci è una star e il suo shining, qualsiasi cosa esso sia, continuerà a portarla lontano.
Arriva in sala il terzo e attesissimo capitolo di Manuale d’amore, impreziosito dalla carismatica presenza di Robert De Niro, che parla italiano, pensa in inglese e innamora la bella Viola di Monica Bellucci. Tre episodi, corrispondenti a tre stagioni dell’amore (Giovinezza, Maturità, Oltre), compongono questa volta le ‘istruzioni per l’uso’ di Giovanni Veronesi, che offre nuovi campioni rappresentativi di una più ricca sociologia del comportamento sentimentale. Matrimonio e adulterio per Riccardo Scamarcio, conteso dalla mediterranea Valeria Solarino e dalla bionda Laura Chiatti in terra toscana e a due passi dal mare. Tradimento anche per Carlo Verdone, affermato anchorman televisivo, sedotto e ricattato in città da un'avvenente e ‘bipolare’ Donatella Finocchiaro. Corteggiamento e tanto sentimento invece per il professore americano di Robert De Niro, stregato in terrazza dalla bellezza di Monica Bellucci, figlia emigrata (a Parigi) di Michele Placido. A raccordare gli sguardi e le vite dei tanti protagonisti ci pensa addirittura Cupido, interpretato da Emanuele Propizio, che arco alla mano scocca frecce e infatua i cuori.
A Roma per presentare il suo film, Giovanni Veronesi promette di girare altri capitoli del suo prontuario sentimentale: “Non ho nessuna intenzione di fermarmi qui, sogno di realizzare un pentagono perché sull’amore continuo ad essere confuso. È un argomento inesauribile e misterioso, per questa ragione i miei manuali non danno risposte piuttosto suggeriscono delle domande”. Domande che si pongono confusi tutti i protagonisti, accompagnati nelle loro vicende sentimentali dalle note remote di Luigi Tenco, quelle introverse di Morgan e quelle jazzate di Raphael Gualazzi, che con “Follia d’amore” ha travolto una manciata di giorni fa il palco dell’Ariston e ha battuto la concorrenza, aggiudicandosi il premio del pubblico e quello della critica. “Siamo contenti”, dice Aurelio De Laurentiis, “di aver portato fortuna a questo ragazzo che a soli ventisette anni compone, suona, canta e gira il mondo con la sua musica straordinaria. Adesso spero sarà lui a portarla a noi. È stata Caterina Caselli a proporcelo, si è presentata un giorno sul set e ci ha invitati ad ascoltare questo giovane artista che ha impreziosito la nostra commedia con la versione in lingua inglese della canzone sanremese”.
Manuale d’amore ricomincia da tre e riconferma immancabilmente Carlo Verdone, maschera comica graditissima al pubblico italiano che il regista toscano ama (letteralmente) mettere a nudo: “Nella vita non sto mai così tanto in mutande come nelle commedie di Veronesi, che in ogni capitolo si diverte a maltrattarmi. Anche questa volta sono vittima di una donna che ha deciso a suo modo di farmela pagare. Nel terzo Manuale interpreto un uomo di successo che lavora in televisione e vive in adorazione di se stesso. Un emerito ruffiano che merita assolutamente di cadere in miseria per mano di una donna che non è affatto chi dice di essere. È funzionale al racconto che io ceda al suo fascino e alla sua autorità con le conseguenze disastrose che vedrete sullo schermo”. A corteggiare il bellimbusto e mezzobusto di Carlo Verdone è la finta psichiatra di Donatella Finocchiaro, soddisfatta del suo debutto comico a fianco dell’attore romano: “Quando Giovanni mi ha proposto il ruolo di Eliana ero terrorizzata, fino a quel momento avevo interpretato soltanto dei drammoni e temevo per questo di non essere all’altezza delle aspettative. Poi invece tutto è andato magnificamente. Esordire nella commedia accanto a Carlo Verdone era un sogno che si realizzava. Carlo sul set è un ciclone, è avvolgente, è un’esplosione di idee, un grande improvvisatore alla continua ricerca di qualcosa di speciale".
Mentre la Finocchiaro è occupata a vessare il marito traditore di Verdone, a Monica Bellucci spetta il privilegio di irretire il cuore trapiantato del professore di De Niro: “Sono davvero felice di aver preso parte a questo progetto e di aver lavorato con due attori del calibro di Michele Placido e Robert De Niro, che nonostante l’età mantiene intatto il suo fascino. Tutte le donne sul set erano innamorate di lui come il mio personaggio. Baciarlo certo è stata una bella emozione ma lo è stata anche per lui…”. Ma non di soli baci ha vissuto Bob De Niro, che ha stretto una bella amicizia col portiere di Placido, personale pusher di mozzarelle: “Bob è strepitoso, un vero professionista. Ogni mattina si presentava preparatissimo, non ha mai perso una battuta, né ha mai avuto bisogno di suggerimenti, l’unica cosa che veramente riusciva a confonderlo era la mozzarella di Battipaglia, ne va matto. Mi ha fatto promettere di garantirgli a Cannes un carico quotidiano”. Confessate pene e gioie d’amore, consumati amplessi e mozzarelle, Veronesi e cast ci danno appuntamento al manuale prossimo venturo.
Sarà un caso che, dopo un (non)giovane di nome Dante (Francesco Mandelli) e un disc-jockey interpretato da Claudio Bisio, il narratore che sfoglierà per noi i nuovi capitoli del compendio amoroso di Giovanni Veronesi sia un tassista chiamato Cupido (Emanuele Propizio)? Forse no, considerando che il protagonista di Manuale d'amore 3 è il taxi driver per eccellenza della storia del cinema, l'uomo più emulato da varie generazioni di attori posti davanti a uno specchio in cerca di uno sguardo paranoico ed esaltato. C'è voluta una conferenza stampa allestita durante una pausa di lavorazione per vedere e credere ciò che era stato già da tempo annunciato: Robert De Niro protagonista dell'ultima delle ricette sentimentali di Giovanni Veronesi e Aurelio De Laurentiis. I quali, dopo le "appendici" sugli italiani all'estero (Italians) e sul gap generazionale (Genitori & Figli), tornano così alla manualistica più rodata (35 milioni di euro gli incassi complessivi dei primi due film) con un terzo tomo che si porta dietro molti degli attori delle puntate precedenti (Verdone, Scamarcio, Bellucci) più qualche nuova entrata (Michele Placido, Donatella Finocchiaro, Laura Chiatti e Valeria Solarino), tutti uniti a sostenere e controbilanciare la mole del mostro sacro newyorkese.
Dopo il ricco proprietario terriero di Novecento di Bertolucci e il gangster Noodles di C'era una volta in America di Sergio Leone, De Niro rientra in Italia dopo più di venticinque anni per assecondare il genere che da un po' di tempo gli risulta più congeniale (sta per uscire in America la terza parte di Ti presento i miei) e per interpretare (in italiano!) un maturo professore di storia dell'arte destinato a innamorarsi delle forme giunoniche di Monica Bellucci. L'episodio in questione si intitola "Oltre" (in merito a quella fase del percorso amoroso che segue "Giovinezza" e "Maturità", gli altri due episodi previsti del film), ma è davvero difficile anche per gli altri attori presenti andare "oltre" e parlare liberamente, al di là della presenza di De Niro al loro fianco. Così che anche le loro parole si concentrano sugli aneddoti riguardanti l'attore italo-americano. Il quale, a sua volta, ricambia la stima con molta umiltà e qualche lacrima, a dispetto di un'atmosfera a dir poco festante.
Come è stato coinvolto in questo progetto?
Robert De Niro: Avevo sentito dire che Giovanni Veronesi era interessato a farmi interpretare un ruolo in un suo nuovo film. Per convincermi, mi ha mandato i primi due Manuali. Li ho visti e mi sono piaciuti molto, così come mi è piaciuta l'idea del ruolo scritto per me. Così, mi ha mandato la storia e quando ci siamo incontrati in Sicilia l'estate scorsa, mi sono reso conto che era una persona intelligente e ho deciso di accettare il ruolo.
È stato molto difficile recitare in italiano?
Robert De Niro: Un po' d'italiano lo parlo in realtà, ma la qualità dell'italiano richiesto dalle mie battute era davvero difficile e sofisticato, così ho dovuto imparare a memoria la giusta pronuncia. Non che sia stato difficilissimo, ma devo anche ammettere che non è stato sempre semplice, mi auguro solo di aver recitato con un italiano sufficientemente buono da non dover essere doppiato. Molto dell'umorismo sta anche nel fatto che il mio personaggio deve parlare un accento un po' strano.
Cos'è per lei l'amore?
Robert De Niro: L'amore è sempre lo stesso, a ogni età, ed è sempre meraviglioso: solo che, invecchiando, si è più consapevoli del fatto che tutte le cose hanno una fine. Giovanni Veronesi ha scritto il mio episodio con tanta dolcezza, dando al personaggio una seconda possibilità. D'altronde l'amore è qualcosa di fantastico. Di dolce e di fantastico.
Cosa la attira così tanto nella commedia contemporanea?
Robert De Niro: Le commedie generalmente hanno meno restrizioni. Nella commedia puoi provare su ogni cosa, puoi osare di più. Puoi essere molto più spregiudicato rispetto a un dramma. Mi piace fare commedie e devo dire che recitare in una commedia italiana è stato ancor più piacevole, grazie a una grande tradizione che gli permette in modo unico di coniugare comico e drammatico.
Le tre fasi evolutive dell'amore: Oltre
Giovanni Veronesi: Con "Oltre", volevo parlare di quella fase dell'uomo dopo la maturità, quella fase molto delicata e molto dolce, in cui non si chiede più molto dalla vita. L'idea vincente dell'episodio con Bob è stata quella di affiancargli Michele Placido e Monica Bellucci: assieme li ho resi davvero un trio esplosivo! Standogli vicino, ho imparato molto cercando di osservare la sua dedizione: all'interno di un piccolo film italiano con attori a lui sconosciuti, lui dà il massimo e passa anche ore a imparare una singola battuta. Diciamo che sono andato a scuola e ho imparato abbastanza.
Monica Bellucci: Finalmente un ruolo femminile così bello e due grandi accompagnatori. Inizialmente ero molto stupita dall'idea di lavorare con questi attori: non sapevo cosa poteva venirne fuori. Inoltre eravamo tutti in qualche modo intimiditi dal De Niro star. Fortunatamente siamo presto riusciti a conoscere anche l'uomo e ce ne siamo davvero tutti innamorati. Si tratta davvero di una bellissima esperienza di cinema.
Michele Placido: Credo che siamo a un'età in cui si comunica molto di più fra colleghi parlando della vita e dei nostri piaceri che del nostro lavoro. A casa De Laurentiis, Bob ha rotto il ghiaccio subito facendosi una foto con tutti quanti. Poi abbiamo passato serate intere a dissertare sulla qualità delle mozzarelle del Sud, si è creata una grande atmosfera amichevole.
Giovinezza
Valeria Solarino: La giovinezza è quella fase in cui non si è ancora presa una direzione, quando ci ferma a pensare e si cerca di crescere oppure si cambia improvvisamente percorso di vita per una svolta esistenziale. Per quanto riguarda me stessa, sento di essermi arricchita molto in questi ultimi anni e anche grazie a questa esperienza.
Riccardo Scamarcio: Interpreto un giovane avvocato, un uomo che si trova in quella fase della vita in cui occorre fare scelte importanti, ma poi per una cosa di lavoro vengo mandato in un paesino di provincia della Toscana. A Castiglion della Pescaia vivrò grazie a una sbandata per il personaggio di Laura Chiatti un ritorno adolescenziale che metterà in crisi le mie prospettive sulla stabilità.
Laura Chiatti: Sono davvero molto onorata di partecipare a questo film, fin dalla prima volta in cui ho conosciuto De Niro non ho avuto il coraggio di dire niente. Tuttora credo di dover ancora realizzare. Il mio personaggio è una ragazza energica e brillante, con un carattere forte. Sono tuttavia il seme della discordia, quello che creerà problemi alla coppia Scamarcio-Solarino.
Maturità
Carlo Verdone: Ho preso parte a Manuale 3 un po' in extremis. Dovevo cominciare a girare il mio nuovo film in questo periodo ma mi sono reso conto che non sarei riuscito a finire di scriverlo per tempo. Così, di comune accordo col produttore De Laurentiis, mi sono preso un po' di tempo e ho trovato qualche spazio libero che ho cercato subito di impiegare chiedendo a Giovanni di poter occupare con una partecipazione al suo film. Mi ha risposto subito sì e ha creato un episodio alla Attrazione fatale con Donatella Finocchiaro, tanto bella e simpatica, quanto pericolosa e compulsiva. Lavorando a stretto contatto con De Niro, abbiamo avuto il privilegio di incontrare un grandissimo attore, una grandissima persona dotata di signorilità e di grande umiltà. Quando l'ho conosciuto avrei voluto parlargli per ore di Taxi Driver o Il cacciatore e invece siamo finiti a mostrarci le foto delle vacanze con la famiglia sul cellulare! Abbiamo creato un legame attraverso il telefonino.
Donatella Finocchiaro: Nell'episodio interpreto una donna affetta da una sindrome bipolare, una tendenza ossessivo-compulsiva. La sua ossessione per Carlo diventa follia vera, finché non divento per lui una minaccia seria. Ma non abbiamo voluto banalmente ridicolizzare una malattia seria, vedrete che l'episodio ha anche una sua complessità.
È un modo di dire siciliano, che il regista ha appreso ai tempi in cui girava I cento passi. Sanguepazzo (tutto attaccato) indica uno spirito indisciplinato, eccentrico, incontrollabile. Una testa calda, un elemento pericoloso. Nel nuovo film di Marco Tullio Giordana il titolo rivela la natura dei due protagonisti - coppia celebre nella vita e sullo schermo - Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, che, secondo le parole dello stesso regista, "si erano sempre comportati al di sopra di qualsiasi legge, contraddicendo ogni buonsenso e decenza, perfino orgogliosi della loro dubbia fama. Protagonisti del cinema dei telefoni bianchi che il fascismo aveva tanto sostenuto, in quelle pellicole rassicuranti e perbeniste Valenti e la Ferida avevano sempre recitato la parte dei cattivi, turbando l'Italietta piccolo-borghese con personaggi che avevano eco anche nella spregiudicatezza della loro vita privata". A incarnare i due controversi amanti attori è una coppia inedita, Luca Zingaretti e Monica Bellucci, che sotto la direzione di Giordana trovano il punto di contatto con i divi maledetti del fascismo.
Per gli italiani, l'amor patrio entra in gioco solo quando si tratta di calcio e di belle donne: tuffi nelle fontane per vittorie al campionati del mondo e difesa a spada tratta del primato di beltà di Sophia Loren, splendida settantenne, che, forse, un giorno potrà essere oscurato da una meravigliosa (quasi) quarantenne. Monica Bellucci da Città di Castello torna nelle sale con Shoot 'em up, in cui, al fianco di Clive Owen, dà vita a un originalissimo action movie dal tono fumettistico ed estremo.
Monica l'Umbra ci riprova così con ruoli stilizzati in cui cerca di dimostrare di essere un'attrice vera e non solo un'icona di femminilità e italianità.
Come gli spaghetti, ormai è la portabandiera del tricolore in tutto il mondo, non disdegnando puntatine polemiche ai nostri vizi peggiori, se non addirittura contro la politica del tricolore. Proprio alla vigilia delle elezioni 2008 si è scagliata contro il rischio di un nuovo medioevo per l'Italia e qualche anno fa aveva protestato contro la legge sulla fecondazione assistita. Chi si aspetta una Bellucci materna e dimessa deve fare i conti con questa Signora del cinema che vuole lo scettro da regina.
È stato amore a prima vista. Monica Bellucci ci spiega cosa l'ha portata ad accettare il ruolo di Donna Quintano - una prostituta italiana dal seno materno - nel nuovo film di Michael Davis. "Quando ho letto il copione mi ha colpito molto perché era divertente, strano, pazzo. Così ho voluto incontrare il regista, che nasce come storyboarder. Aveva tramutato tutta la sceneggiatura in un fantastico fumetto e ho potuto praticamente vedere il film prima ancora di iniziare le riprese. Siccome amo i fumetti (ho imparato a leggere con i fumetti, il mio preferito era "Diabolik") e da quando sono diventata mamma leggo praticamente solo "Topolino" e "Paperino", mi piaceva poter interpretare un film del genere, che mette in scena la violenza in modo surreale. Tutto è sublimato all'estremo. In qualche modo mi ricorda molto un altro film che ho fatto: Dobermann. Shoot'em Up potrebbe esserne la versione americana. Ho accettato la parte senza conoscere gli altri lavori di Michael Davis, perché ero certa che, avendo scritto lui la sceneggiatura e occupandosi della regia, avrebbe saputo esattamente cosa farne. Inoltre non nascondo che avevo voglia di lavorare con due attori come Clive Owen e Paul Giamatti che sono riusciti, all'interno di un action movie, a creare due personaggi fuori dagli schemi. È stata una bellissima avventura".
Nella Parigi degli anni '60 Jacques muore sotto i colpi d'arma da fuoco nel locale di Manouche. È il suo amante ma la donna non sembra disperarsi perché ha appena saputo che Gu, l'uomo di cui è segretamente innamorata, è evaso dal carcere dopo dieci anni di prigionia. I gangster che hanno fatto fuori Jacques la raggiungono a casa per ucciderla, ma Gu la salva e cerca di vendicarsi. Le strade della capitale francese sono però controllate dalla polizia comandata dal Commissario Blot che sembra sapere cosa stia accadendo e studia le mosse della malavita per trovare il pericoloso evaso e rimetterlo in cella. Gu è costretto a lasciare la Francia, ma prima di farlo deve partecipare a un ultimo colpo che gli dia la libertà... È un noir classico e coinvolgente quello riportato sullo schermo da Alain Corneau a distanza di quarantun anni dall'uscita del film firmato da Jean-Pierre Melville.
Nel thriller francese l'attrice è una madre adottiva in pena per suo figlio Su Lian, un bimbo mongolo che sta per compiere sette anni che parla di notte in un dialetto mongolo che nessuno gli ha mai insegnato, fa incubi di foreste e orsi mostruosi e non vuole assolutamente separarsi da lei. Anche Laura, il personaggio che interpreta, ha allucinazioni e un continuo senso d'angoscia. Mentre sta per partire per un viaggio di lavoro, lascia il bimbo da un'amica, la ricercatrice Sibille Weber (Catherine Deneuve). Il bambino si nasconde nella sua macchina e insieme hanno un incidente. Dall'ospedale Su Lian viene fatto sparire: a Laura non resta che partire per la Mongolia.
Un viaggio che ha fatto molto riflettere Monica, come ha raccontato in conferenza stampa.
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