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![]() Mario: in bocca al lupo Paolo: Casomai in c**o a Balena!!!!!!
dal film Natale a Rio (2008)
Massimo Ghini è Mario Patani
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Esilarante attore teatrale e bell'interprete cinematografico che si presta (giustamente) anche al piccolo schermo all'interno di fiction biografiche.
Teatro & Matrimoni
Figlio di un partigiano di Parma, deportato a Mauthausen, Massimo Ghini è un ragazzo che ha due passioni: la politica, che lo impegna sin da adolescente - infatti è stato consigliere comunale per il Pds a Roma - e la recitazione, principalmente teatrale al suo debutto, dove si contraddistingue - fra le regie di Franco Zeffirelli, Giorgio Strehler, Giuseppe Patroni Griffi e Gabriele Lavia - per i ruoli brillanti e ironici, ma lontani dalla macchietta. A impegnarlo però, almeno nei primi tempi, non è solo la recitazione ma, anche il doppiaggio e il lavoro di speaker radiofonico. Grande amico di Fabrizio Bentivoglio e Armando De Razza, con i quali condivideva un appartamento, sposa prestissimo Paola Romano dalla quale avrà due figli: Leonardo e Margherita. Ma l'unione disgraziatamente non rimarrà in piedi e Ghini ci riprova con un secondo matrimonio, quello con Federica Lorrai che vedrà la nascita di due gemelli: Lorenzo e Camilla.
L'esordio cinematografico e primi contatti con il piccolo schermo
Quanto al debutto cinematografico, Ghini fa il primo passo verso la settima arte con la pellicola del 1979 C'era una volta la legge di Stelvio Massi, accanto a Fabio Testi, Vittorio Mezzogiorno, Daniela Poggi, Lia Tanzi e Marco Bonetti, poi lavorerà principalmente in televisione negli sceneggiati Anna Kuliscioff (1981), Delitto di Stato (1982), Il Diavolo di Pontelungo (1982), Tre anni (1983) e le fiction La biondina (1982) e La maschera e il volto (1984). Nel 1984, Giuseppe Bertolucci lo inserisce nel ricco cast di Segreti segreti accanto a Stefania Sandrelli e la mitica Alida Valli, nonché all'oggi regista Francesca Archibugi, poi sarà ancora accanto alla Sandrelli ne La sposa era bellissima (1986).
L'incontro con Nancy Brilli
Per la seconda metà degli Anni Ottanta sarà ancora televisione: da Portami la luna (1986) a Un'isola (1986), passando per La neve nel bicchiere (1986), Ellepi (1987) e la miniserie di Franco Giraldi La Fronde inutile Ciano Bottai e Grandi (1986). Modestamente internazionale, lavora in Spagna accanto ad Antonio Banderas ne Así como habían sido (1987), ma il miglior successo - almeno in campo sentimentale - sembra arrivare sul set della miniserie di Alberto Lattuada Due fratelli (1988), dove conoscerà la sua terza moglie: l'attrice Nancy Brilli, dalla quale poi peraltro divorzierà. Instancabile, passa da Tamburi di fuoco (1990) con Ugo Tognazzi e Harvey Keitel alla bella (ma sottovalutata) commedia di Alessandro Benvenuti Zitti e mosca(1991) con Alida Valli, poi interpreterà Giacomo Puccini nella miniserie di Mauro Bolognini La famiglia Ricordi (1993) e reciterà ne La vera vita di Antonio H. (1994) accanto a Federico Fellini e Vittorio Gassman. Attore prediletto di Alessandro D'Alatri, è diretto da Davide Ferrario ne Anime fiammeggianti (1994), scegliendo poi il teatro dove, accanto alla Brilli, interpreta il musical "Alleluja, brava gente".
A tutta fiction
Nel 1995, indossa i panni di Roberto Rossellini nella pellicola Celluloide, recitando accanto a Christopher Walken, mentre due anni più tardi è diretto da Francesco Rosi ne La tregua (1997) e da Maurizio Zaccaro ne Il carniere (1997). Zaccaro, l'anno seguente lo rivorrà nella fiction La missione, così alternerà il set cinematografico con quello televisivo della divertente miniserie Tutti gli uomini sono uguali (1998). Il suo ruolo migliore, per alcuni è nel mediocre film di Franco Zeffirelli Un tè con Mussolini (1999) accanto a Lily Tomlin, Maggie Smith, Joan Plowright, Cher, Judi Dench, Claudio Spadaro, Pino Coalizzi, Roberto Farnesi e Paolo Seganti. Ma nel ruolo del padre del noto regista (nel film filtrato con il nome di Luca Innocenti), Massimo Ghini non è formidabile, così come non è altrettanto incisivo nelle fiction Un sogno per la vita (2000), Gli amici di Gesù - Maria Maddalena (2000) e Come l'America (2001). Molto probabilmente, deve ancora arrivare il ruolo della carriera di Massimo Ghini, quello che ci lascerà effettivamente senza fiato. Nel frattempo, si gode il suo momento di popolarità, conseguenza di un duro lavoro anche accanto a grandi star internazionali come Sean Penn (Una notte per decidere, 2000) e Gérard Depardieu (Cq, 2001), sperimentando e presenziando principalmente nella fiction: Commesse (2002), Papa Giovanni - Ioannes XXIII (2002), La cittadella (2003), Imperium - Augusto (2003) con Peter O'Toole e Charlotte Rampling, La Omicidi (2004), Edda (2005) e Meucci (2005). Dopo aver rimpiazzato Massimo Boldi come partner di Christian De Sica in ben due cinepanettoni, è protagonista del telefilm Raccontami (2006-2007), ma anche di Piper (2007) ed Era mio fratello (2007). Segretario generale del Sindacato Attori Italiani-CGIL, Massimo Ghini ha ancora palesemente vivo l'altro interesse: quello per la politica, che manifesta su grande schermo con Guido che sfidò le brigate rosse di Giuseppe Ferrara. Dopo la parentesi seriosa torna all'appello dei cinepanettoni e delle commedie con un poker firmato Neri Parenti: Natale a Rio (2008), il successivo Natale a Beverly Hills (2009), Natale in Sudafrica (2010) e Amici miei - Come tutto ebbe inizio (2011).
Roma Fiction Fest 2009
Nastri d'Argento 2008
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Niente può fermarci
continua»
Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 13/06/2013. |
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"Se ho avuto paura? Si, non averla sarebbe stato da incoscienti". Alla conferenza stampa di Amici miei – come tutto ebbe inizio, Neri Parenti sembra Don Quichotte. Regista del quarto sequel della saga di Amici miei, iniziata nel 1975 da Mario Monicelli, davanti a sé non ha mulini a vento ma veri giganti: "Lasciamo perdere le polemiche – dice subito, più candido che può – io sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto: questo è un altro film, diverso dai primi tre Amici Miei, ma che mantiene lo spirito dei predecessori".
Dal forte contenuto sociale ed emotivo Gli ultimi del Paradiso, la miniserie che Rai Uno offrirà al suo pubblico domenica 24 e lunedì 25, in prima serata. Massimo Ghini ed Elena Sofia Ricci sono Mario e Carmen, una coppia che con fatica ha ottenuto un piccolo benessere e che, insieme ad altri amici, si ritroverà nella piaga delle morti bianche quando un collega di Mario sarà costretto alla immobilità. Tanti i personaggi che animano questa vicenda per un cast, stavolta anche a detta dei giornalisti, davvero eccezionale (tra gli altri anche Ninetto Davoli e Caterina Vertova). Un tema contemporaneo, ribadisce il direttore Fabrizio Del Noce, così come le fiction Rai che vanno in onda in questo periodo perché rispecchiano quello che è un vero e proprio intendimento culturale, quello cioè di occuparsi del sociale. Quando si parla di morti sul lavoro, tutti dovrebbero riconoscersi ed interessarsi, non soltanto per ridurre le morti, ma gli incidenti stessi, come è stato egregiamente raccontato nella sceneggiatura di Giancarlo De Cataldo, Monica Zapelli e Luciano Manuzzi. Compito del servizio pubblico, sottolinea Del Noce, non è quello di indicare colpevoli o innocenti, ma di coinvolgere l'opinione pubblica per tenere alta la guardia e tutelare i più deboli. Conclude, infine, ringraziando la sensibilità degli attori per essersi davvero calati nei panni dei protagonisti e delle loro storie di vita, rivolgendosi alla Ricci, presente alla conferenza, a differenza di Ghini, in rappresentanza della Rai a New York, in occasione di un festival della fiction. A dirigere la miniserie Luciano Manuzzi, il quale, intervenendo, ha fatto notare che un altro titolo della fiction sarebbe potuto essere "La corsa", in quanto oggi questa forma di fretta, che mettiamo in ogni nostro agire, è la ragione fissa che sta alla base delle tragedie sul lavoro. Le morti bianche hanno a che fare con l'approssimazione e la fretta, tutte condizioni di un incidente. Un racconto questo sull'etica della responsabilità, che tratta di una dimensione piccola di lavoro, partendo dalle storie di vita delle persone più semplici per comunicare che bisogna interrogarsi sulle scelte che si fanno, anche per rendere più umano il lavoro che spesso schiaccia o porta a morire.
Personaggio geniale e coraggioso, ma controverso per molti versi, fondatore dell'Eni, rivivrà in una fiction di Rai Uno, realizzata in collaborazione con Lux Vide, che andrà in onda domenica 3 e lunedì 4 maggio prossimi, in prima serata. Una piccola curiosità, proprio oggi, 29 aprile, sarebbe stato il 103° compleanno di Enrico Mattei! Questa è una miniserie che ha un sottotitolo: L'uomo che guardava al futuro, che offre un'importante chiave di lettura del racconto; infatti, dà l'idea dell'uomo visionario, che, nell'Italia ferita e povera dell'immediato dopoguerra, ha una visione di quello che potrà essere il mercato di domani, la ricchezza futura dell'Italia: da una parte attraverso le risorse del sottosuolo come il metano; dall'altra giocando su quello che è il grande mercato dello sfruttamento del petrolio. Questa storia è fondamentalmente, da un punto di vista narrativo, quello cioè di qualcuno che parte dalla povertà e riesce ad avere fortuna. Il percorso di Mattei è questo: l'uomo nato povero, costretto fin da giovanissimo a fare l'operaio, arriva a una propria ricchezza personale, che non è altro che la premessa del racconto, perché, come dice Mattei: "Non desidero essere un uomo ricco in un paese povero". Egli lotterà per la possibilità di rinascita dell'intero paese.
Aurelio De Laurentiis aveva promesso alla stampa che quest'anno avrebbe mostrato la sua pellicola in anteprima e accettato il confronto, ma così non è stato. Si giustifica dicendo che ha rischiato di non far vedere il suo Natale a Rio neanche agli italiani, perché si è allagata la Technicolor e il negativo del film ha sfiorato la distruzione. Fabio De Luigi sostiene non senza malizia che il produttore ha conoscenze così in alto che ha chiesto e ottenuto il diluvio su Roma per avere la scusa di non mostrare il film. Sarà vero? La promessa è rinnovata, al prossimo anno, alla prossima immancabile vacanza di Natale.
Ogni anno la RAI produce seicento ore di fiction. Poco più di diciotto ore complessive (100' a puntata per tredici episodi) è lo spazio che si è ritagliato Raccontami, la serie televisiva ispirata alla spagnola Cuéntame cómo pasó, diretta da Riccardo Donna e Tiziana Aristarco che torna il prossimo autunno, in prima serata, su Rai Uno. Ambientata negli anni '60, nel momento di stagnazione che precedette il '68, Raccontami - Capitolo II, che vanta tra gli sceneggiatori nomi come Stefano Rulli, Gloria Malatesta e Claudia Sbarigia fra gli altri, si propone di ritrovare la leggerezza, l'ironia e la componente agrodolce della commedia italiana. "La commedia è un genere molto amato dal pubblico e naturalmente necessita di un'ottima scrittura per poter raccontare la grande storia del paese, del costume, e trasmettere la memoria, la nostra eredità culturale" ha dichiarato Max Gusberti di Rai Fiction. "Raccontami è una produzione che è costata 14 milioni e 700mila euro. L'abbiamo girata in cinquantadue settimane con due unità e impiegato più di cento persone, tra tecnici e operatori, e più di duemila comparse" ha aggiunto il produttore Mario Mauri della Papermoon che ha rivelato l'intenzione di protrarre le vicende della famiglia Ferrucci in una terza stagione della serie. "Nessuno racconta la storia più recente del nostro paese" è intervenuto Massimo Ghini. "I miei stessi figli, a scuola, non riescono a uscire dall'Impero Romano. E credo che questa sia la caratteristica principale della serie: raccontare gli anni '60 attraverso la storia di una famiglia. Siamo riusciti ad entrare nella memoria delle persone senza diventare una vecchia cartolina ingiallita".
È Valerio Mastandrea a suggerire come il lavoro sia non solo necessario al sostentamento di una persona ma anche a definirla come individuo. "Senza lavoro" ha dichiarato l'attore nella conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Roma, "non possiamo investire su noi stessi e sul nostro futuro e di conseguenza non possiamo essere completi come individui". È un tema attuale, quello del precariato, che riguarda la maggior parte dei ragazzi di oggi, che siano laureati o meno. Paolo Virzì, che non si è mai tirato indietro di fronte all'argomento, posa il suo sguardo su una realtà comune a molti per raccontare l'Italia di oggi, quella dei call center, dei reality e dei neolaureati che si trovano costretti a espatriare per ottenere delle garanzie sul proprio futuro. "Abbiamo volutamente tracciato un parallelo con i reality show perché in qualche modo indicano l'orientamento del nostro paese" ha rivelato Francesco Bruni (co-sceneggiatore di Tutta la vita davanti insieme allo stesso Virzì). "Non vogliamo dire che non esiste più la solidarietà, perché c'è anche nei reality, ma di fronte alla nomination o all'eliminazione la logica del gioco è mors tua vita mea, una regola che ormai vige anche nella vita reale".
La ventiquattrenne Marta (Isabella Ragonese) si è laureata in filosofia, con tanto di lode e abbraccio accademico, ma fatica a trovare lavoro. Dopo le prime risposte negative si trova costretta ad accettare un posto come telefonista presso il call-center della Multiple, l'azienda diretta da Claudio (Massimo Ghini) che vende robottini da cucina a domicilio. Claudia scopre presto che per essere buoni venditori bisogna curare il sorriso e agire d'astuzia. La responsabile delle telefoniste, Daniela (Sabrina Ferilli) si accorge subito delle potenzialità della ragazza e la incita a migliorare. Gli slogan dell'azienda (Coccolare il cliente, Coraggio e autostima, L'orgoglio di essere persone speciali) sembrano dimenticare che quei posti di lavoro non offrono speranza per il futuro, ma sono precari. A interessarsi alla situazione è Giorgio (Valerio Mastandrea), un sindacalista della Nidil-Cgil che spera di ottenere qualche informazione sul modus operandi della Multiple. Scritto da Francesco Bruni e Paolo Virzì, Tutta la vita davanti è una commedia all'italiana che posa lo sguardo ora sulle vite private dei dipendenti, ora sulla situazione (precaria) dell'Italia di oggi. Siamo stati sul set e ci siamo fatti dare qualche anticipazione sul film che uscirà nel febbraio 2008.
Nel suo nuovo film Giuseppe Ferrara, da sempre impegnato nell'indagare attraverso il linguaggio cinematografico gli eventi più scomodi della storia italiana (Cento giorni a Palermo, Il caso Moro, Giovanni Falcone), fa luce sul caso Guido Rossa, il sindacalista genovese ucciso dalle BR nel 1979. Una storia che rischiava di essere dimenticata se non fosse stato per il coraggio del regista toscano che con pochi mezzi e andando incontro a infiniti ostacoli è riuscito a portare Guido che sfidò le brigate rosse sugli schermi. Il film verrà presentato in anteprima giovedì 7 giugno al Cinema Barberini di Roma e uscirà nelle sale italiane ad agosto. Tante le parole di apprezzamento e stima da parte dei sindacati che come Ferrara sentivano fortemente il bisogno di "rivisitare, ripensare e conoscere la nostra storia recente" attraverso le gesta di "un sindacalista che, per affermare l'impegno a difesa delle istituzioni democratiche e dei più alti ideali di libertà, non ha esitato a pagare con la propria vita".
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