Ugo TognazziData nascita: 3 Marzo 1922 (Pesci), Cremona (Italia)Data morte: 27 Ottobre 1990 (68 anni), Roma (Italia) |
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![]() Qui c’è gente che soffre per davvero, capite?! Chiamo il medico di turno, e domani ve la vedrete col professore! Scappellato?
dal film Amici miei (1975)
Ugo Tognazzi è Il conte Lello Mascetti
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Da giovane lavora come contabile in un salumificio ma ha una grande passione per il teatro e quindi passa tutto il suo tempo libero a recitare nella compagnia del dopolavoro aziendale. Dopo essere stato chiamato alle armi durante la seconda guerra mondiale, inizia a lavorare sempre a Cremona come archivista, prima di decidere di dedicarsi completamente al palcoscenico. Debutta ufficialmente in teatro nella rivista Viva le donne, scritta da Marcello Marchesi. Dal 1945 fino ai primi anni '50 vive una felice stagione nel teatro di rivista a fianco delle sorelle Nava, di Wanda Osiris e di Tina De Mola. Proprio nell'avanspettacolo e nella rivista Tognazzi instaura un rapporto subito felice con il pubblico, trattandolo da amico. Anche per il suo nuovo modo di fare ridere non legato a una precisa maschera, vestito all'uomo borghese qualunque, senza eccessi né smorfie. Proprio in quegli anni stringe il fortunato sodalizio con Raimondo Vianello che lo avvicina alla televisione, dove è l'impareggiabile protagonista delle varie edizioni del varietà Un, due, tre (dal 1954 al 1959), basato su una comicità stralunata e solo apparentemente sempliciotta (la trasmissione viene bruscamente interrotta a causa delle proteste suscitate da una poco gradita satira politica). Nel frattempo viene scoperto dal cinema; dopo una quarantina di film piuttosto mediocri, Luciano Salce gli offre nel 1961 con Il federale la possibilità di misurarsi con un personaggio (un gerarca fascista) di notevole spessore umano e psicologico. Già agli inizi della carriera si nota la grande abilità di muoversi con disinvoltura nei ruoli più spensieratamente comici come in quelli più difficili e drammatici, il successo ottenuto in questa occasione viene confermato da numerose altre interpretazioni in opere di sempre maggiore impegno, incarnando personaggi ora volgari, sgradevoli e meschini, ora umili, simpatici e accattivanti. Fra i suoi maggiori successi ricordiamo La voglia matta (1962), La marcia su Roma (1963), I mostri (1963), L'ape regina (1963), La donna scimmia (1964), Il commissario Pepe (1969), Amici miei (1975), La stanza del vescovo (1977) e Il vizietto (1978). Nel 1981 vince la Palma d'oro per il migliore attore al Festival di Cannes per La tragedia di un uomo ridicolo, di Bernardo Bertolucci. Nel corso della sua lunga carriera, Tognazzi fa anche la fortuna dei giornali scandalistici per via della sua movimentata vita sentimentale. Dalla sua relazione con la ballerina Pat O'Hara nasce il figlio Ricky, ma dopo alcune storie chiacchierate con modelle e attrici stranieri, Tognazzi sposa nel 1963 l'attrice norvegese Margaretha Robsham, da cui avrà un altro figlio, Thomas. Nel frattempo, conosce Franca Bettoja. Dalla loro unione, che diventa matrimonio nel 1972, nasceranno due figli, Maria Sole e Gian Marco. E in anni in cui si parlava poco o forse per niente di famiglia allargata, Tognazzi cerca sempre di tenere intorno a sé tutti i suoi figli e le sue compagne, formando una specie di tribù che si riunisce spesso nella villa di Torvajanica, dove il celebre comico istituisce un torneo annuale di tennis, sua grande passione insieme al calcio e alla cucina. Negli anni '80, dopo una florida attività cinematografica, torna al suo antico amore: il teatro. Ci torna recitando in francese, alla Comédie di Parigi, il ruolo del padre in Sei personaggi in cerca d'autore, di Luigi Pirandello; indi, in Italia, con Molière L'avaro (1988) diretto da Mario Missiroli e Mr. Butterfly (1989), in finale di carriera. Negli ultimi anni i suoi ruoli sul grande schermo vanno via via riducendosi: interpreta un popolano medievale in Dagobert (1984) di Dino Risi, gira Ultimo minuto (1987) di Pupi Avati e infine compare in Tolérance (1989) nei panni di un nobile gastronomo gaudente. Amareggiato per via di un progetto con Fellini mai andato in porto e soprattutto deluso dal nuovo cinema italiano che non gli offre altro che ruoli di secondo piano in pellicole di scarso rilievo, Ugo Tognazzi, il creatore della "commedia all'italiana ", muore per emorragia cerebrale in una clinica romana il 27 ottobre 1990.
Nastri d'Argento 1982
Festival di Cannes 1981
David di Donatello 1976
David di Donatello 1976
Nastri d'Argento 1969
David di Donatello 1967
Nastri d'Argento 1966
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Amici miei
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Genere Commedia, - Italia 1975. |
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La grande abbuffata
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Genere Commedia, - Italia, Francia 1973. |
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Amici miei - Atto II
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Genere Commedia, - Italia 1982. |
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I mostri
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Genere Commedia, - Italia 1963. |
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Casotto
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Genere Commedia, - Italia 1977. |
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Ribadisco l'assunto iniziale della grande attitudine della cultura anglosassone, specie di quella britannica, al giallo. I nomi e i titoli sono stati fatti. Fra i nomi, di autori e di personaggi, che possano attestarsi sulla stessa piattaforma di qualità, non ci sono italiani. La tradizione gialla italiana ha radici decisamente meno importanti. I nostri autori hanno preferito raccontare storie di matrice sociale, fantastica, realista o intimista. O magari leggere-con-qualità. I nomi sono i soliti: Visconti, Fellini, De Sica e Rossellini, Antonioni, Risi e Monicelli. Il giallo, il poliziesco eccetera nascono da noi come generi minori, quasi non-generi. E parlo di un tempo quando i generi esistevano perché nell'era recente del cinema italiano, non esistono più. Devo davvero forzare la memoria per estrarre un giallo italiano "di genere": forse La ragazza del lago, di impianto quasi tradizionale. Il film, con Toni Servillo che indaga, diretto da Andrea Molaioli è però soltanto parzialmente italiano, essendo tratto dal romanzo della norvegese Karin Fossum. Tornando alle stagioni dei generi, la nostra scarsa attitudine, la nostra quasi dipendenza da modelli nati altrove emerge semplicemente facendo dei nomi. Gli altri avevano Bogart, noi Enrico Maria Salerno; gli altri Clint Eastwood, noi Maurizio Merli.
Ragionando "italianamente" sui generi, ecco venir fuori due talenti nostrani e smaliziati, buoni per tutte le storie: Mastroianni e Tognazzi. Il primo è il commissario ne La donna della domenica scritto dai nostri giallisti più accreditati, Fruttero e Lucentini. Mastroianni è il buon, italico poliziotto, anche in Doppio delitto, di Steno, per la penna di Moretti. Di Tognazzi ricordiamo Il commissario Pepe, di maigretiana memoria, e Il commissario Ambrosio, creato da Renato Olivieri, nostro giallista ufficiale. E poi due citazioni importanti: Franco Nero, nel ruolo del capitano dei carabinieri Bellodi ne Il giorno della civetta: e ancora Pietro Germi che fa il commissario della Squadra mobile di Roma ne Il maldetto imbroglio, tratto dal romanzo "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana". E così con Leonardo Sciascia e Carlo Emilio Gadda annoveriamo anche noi due grandi scrittori nella voce "giallo".
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