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giovedì 17 gennaio 2019

Ugo Tognazzi

L'indimenticato Conte Lello Mascetti

Data nascita: 23 Marzo 1922 (Ariete), Cremona (Italia)
Data morte: 27 Ottobre 1990 (68 anni), Roma (Italia)
occhiello
Qui c’è gente che soffre per davvero, capite?! Chiamo il medico di turno, e domani ve la vedrete col professore!
Scappellato?

dal film Amici miei (1975) Ugo Tognazzi è Il conte Lello Mascetti
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Ugo Tognazzi
Nastri d'Argento 1982
Premio miglior attore per il film La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci

Nastri d'Argento 1982
Nomination miglior attore per il film La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci

Festival di Cannes 1981
Premio miglior attore per il film La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci

David di Donatello 1976
Premio miglior attore per il film Amici miei di Mario Monicelli

David di Donatello 1976
Premio miglior attore per il film L'anatra all'arancia di Luciano Salce

David di Donatello 1976
Nomination miglior attore per il film Amici miei di Mario Monicelli

David di Donatello 1976
Nomination miglior attore per il film L'anatra all'arancia di Luciano Salce

David di Donatello 1971
Nomination miglior attore per il film La califfa di Alberto Bevilacqua

David di Donatello 1971
Premio miglior attore per il film La califfa di Alberto Bevilacqua

Nastri d'Argento 1969
Nomination miglior attore per il film La bambolona di Franco Giraldi

Nastri d'Argento 1969
Premio miglior attore per il film La bambolona di Franco Giraldi

David di Donatello 1967
Premio miglior attore per il film L'immorale di Pietro Germi

David di Donatello 1967
Nomination miglior attore per il film L'immorale di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1966
Nomination miglior attore non protagonista per il film Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli

Nastri d'Argento 1966
Premio miglior attore non protagonista per il film Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli

Nastri d'Argento 1964
Premio miglior attore per il film L'ape regina di Marco Ferreri

Nastri d'Argento 1964
Nomination miglior attore per il film L'ape regina di Marco Ferreri



Amici miei

* * * * -
(mymonetro: 4,23)
Un film di Mario Monicelli. Con Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete, Adolfo Celi.
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Genere Commedia, - Italia 1975. Uscita 16/11/2015.

Amici miei - Atto II

* * * - -
(mymonetro: 3,25)
Un film di Mario Monicelli. Con Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Renzo Montagnani, Gastone Moschin, Adolfo Celi.
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Genere Commedia, - Italia 1982.

La grande abbuffata

* * * * -
(mymonetro: 4,16)
Un film di Marco Ferreri. Con Ugo Tognazzi, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret, Andréa Ferréol.
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Genere Commedia, - Italia, Francia 1973.

I mostri

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,83)
Un film di Dino Risi. Con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Lando Buzzanca, Marisa Merlini, Rika Dialina.
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Genere Commedia, - Italia 1963.

La tragedia di un uomo ridicolo

* * * - -
(mymonetro: 3,13)
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Ugo Tognazzi, Vittorio Caprioli, Anouk Aimée, Victor Cavallo, Laura Morante.
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Genere Drammatico, - Italia 1981.
Filmografia di Ugo Tognazzi »

lunedì 7 gennaio 2019 - Compie 200 anni il canto immortale del poeta di Recanati, emblema della sua grandezza e protagonista anche al cinema.

Leopardi, L'infinito e il suo incanto universale

Pino Farinotti cinemanews

Leopardi, L'infinito e il suo incanto universale Giacomo Leopardi (1798-1837) scrisse 'L'infinito' due secoli fa, fra il dicembre del 1818 e il gennaio del 1819, aveva vent'anni. Quella lirica è considerata uno dei maggiori incanti prodotti dalla poesia universale. Il 20 dicembre a Recanati si è inaugurata una mostra per i 200 anni del "canto". Ma non si esaurisce lì la memoria, l'eco parte dal paese natale del poeta e si irradia dovunque. "Dovunque" non è un concetto inadeguato, perché Leopardi, nella sua epoca, era ritenuto il maggiore poeta italiano e una figura dominante della poesia europea. Se vogliamo "poeta" è riduttivo perché l'azione del recanatese si estende alla filosofia, alla scrittura, alla filologia, insomma a tutto. Il termine "genio" ci sta senz'altro, così come "prodigio" se è vero che a nove anni scriveva in latino e conosceva le regole della versificazione e della metrica. Il conte Monaldo, padre di Giacomo, severissimo, letterato, riteneva che il figlio, così come i suoi fratelli, dovessero vivere studiando, "oppressi" dalla grande libreria di famiglia. La vita "fuori" non era necessaria ma Giacomo ne soffrì e così cercò di "vivere" attraverso la sua fantasia, che non aveva limiti. 'L'infinito' fa parte di questa ricerca di evasione. Quando nei primi versi scrive "Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte, dell'ultimo orizzonte il guardo esclude..." allude alle pareti della sua prigione. L'immobilità, l'impotenza costretta, furono la spinta per quei versi. Una narrazione dell'"Infinito" non è davvero semplice. Hanno scritto volumi interi con esegesi "infinite", ma in queste righe niente lemmi come iperbato o indiamento. Attraverso una sintesi, certo arbitraria e insufficiente, si può rilevare la siepe come ostacolo per l'orizzonte, ma la fantasia può intuire "interminati spazi" ma anche "sovrumani silenzi" che possono portare sgomento e un'indicazione di eternità, favorita dallo "stormire del vento" che con la sua mobilità può portare lontano, verso l'infinito, appunto. Verso il futuro ignoto, verso un'illusione che non ci abbandona mai.

La mia generazione, in gran parte almeno, quel Canto lo sa a memoria. Una volta nella scuola si usava così, e certo non era una cattiva abitudine. 'L'infinito', per la sua storia e la sua potenza, è diventato spesso attore protagonista in varie discipline che sorpassano la scrittura. Il cinema per esempio. È recente le ricerca su Leopardi di Mario Martone col suo Giovane favoloso. Elio Germano, che fa Leopardi, recita nella notte, fra le gli alberi mossi dal vento, la lirica integralmente. Elio è efficace a trasmettere il sortilegio. Ne Il federale, diretto da Luciano Salce nel 1961, Ugo Tognazzi, graduato della milizia fascista, del tutto ottuso e mentalmente asservito al regime, ha l'incarico di portare a Roma il professore antifascista Bonafé, che per abitudine ha sempre con sé un'edizione tascabile dei Canti di Leopardi. Tognazzi costringe il prigioniero a dargli una per una le paginette dei testi, per farne della sigarette. Quando è la volta dell' 'Infinito' il professore si rifiuta. Non valgono le minacce del milite, Bonafé non molla, anzi, rilancia, e gli legge la poesia "chissà, magari qualcosa impari". Persino l' irreggimentato guardiano rimane colpito.

Potere dell'"Infinito". Qualche anno fa Enrico Brignano, in televisione, commentò il Canto in chiave burlesca, a sfottere i versi e il suo autore. Ero furibondo, pensai di scrivere all'emittente, ma non è il mio genere. Sappiamo che è facile dissacrare, lo puoi fare sempre, con 'L'Amleto', 'La Divina commedia', 'Guerra e pace' , il 'Werter', Per 'chi suona la campana' e così via ma dico che occorrerebbe rispetto e franchigia. Leopardi nelle mani di Brignano... mamma mia! Il grande schermo e il piccolo schermo, questa comunicazione pop, applicati al poeta, possono sembrare una contaminazione, ma sono solo strumenti, utili a raccontare, meglio a divulgare, il valore ecumenico di quella poesia. L'auspicio è che questo editoriale faccia leggere 'L'infinito'.

   

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