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![]() Sono il Signor Wolf, risolvo problemi.
dal film Pulp Fiction (1994)
Harvey Keitel è Mr Wolf
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Ha avuto un volto accarezzato dal vento dell'Australia e segnato dalla tradizione maori, uno sguardo stretto, ma sempre posato su un pianoforte nero e su quella donna che, muta, sa suonarlo. Impeccabile il suo completo giacca e cravatta per un Mr. White, bandito e assassino che, fra ossessione e mistero, si è trovato implicato in lurido gioco del gatto col topo che ha fatto storia del cinema. Si è drogato nella realtà e nella finzione, ha litigato con Coppola ed è scoppiata l'apocalypse, si è immerso in un campo di girasoli italiano, accanto a una Asia Argento in versione suora rosso porpora. Si è concesso nudi integrali, ha venduto pietre, ha bruciato il successo e ha baciato Kate Winslet vestito da donna. Si è sporcato di cinema e di quei ruoli marginali che ogni attore hollywoodiano aborrirebbe, ma che lui ha trattato come fossero preziose gemme. Tutti vorrebbero essere il vecchio Dirty Harvey, con gli eccessi e il marchio di outsider sulla pelle sordida e immonda.
Figlio di un polacco e di una rumena, gestori di un ristorante a Brooklyn, viene espulso dalla Alexander Hamilton Vocational School perché troppo turbolento e indisciplinato. Decide così di servire gli Stati Uniti d'America nei Marines ed entra a far parte del corpo di spedizione americano che deve essere invitato a Beirut, ma dopo qualche tempo, lascia anche questa carriera e torna a New York, dove vive di espedienti e in maniera molto sregolata, abusando di sesso, droga e alcol. La "vita spericolata" non fa evidentemente per lui, anche se è piacevole. Decide di mettere la testa a posto e di combinare qualcosa. Trova lavoro prima come commesso in un negozio di scarpe femminili (che lascia subito dopo per una grave forma di balbuzie), poi come stenografo e per ben dieci anni mantiene quell'impiego, soprattutto perché gli permette di pagarsi i corsi all'Actor's Studio, dove prende lezioni direttamente da Dean James Lipton, Frank Corsaro, Lee Strasberg e Stella Adler, i quali riusciranno perfino a curargli la balbuzie. Terminati gli studi all'Actor, per una decina di anni si esibisce sui palchi off-Broadway, incrociando lo sguardo con l'allora sconosciuto Sam Shepard, che diverrà un suo grande amico.
Fa qualche apparizione televisiva nel telefilm Dark Shadows (1966) e lo si intravede nel suo film di debutto Riflessi in un occhio d'oro (1967) di John Huston, accanto a Marlon Brando ed Elizabeth Taylor, nella parte di un soldato. Nel 1968, dopo aver girato un episodio di N.Y.P.D., risponde a un annuncio di un regista esordiente di nome Martin Scorsese, il quale cerca un interprete per il suo film Chi sta bussando alla mia porta?, che sta girando per la sua tesi di laurea. Keitel si fa avanti e la collaborazione con Scorsese diventa un importante vincolo d'amicizia che li vedrà affiancati per diversi anni e in diversi film, all'interno dei quali l'attore avrà modo di sviluppare soprattutto personaggi nevrotici e violenti. Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all'inferno (1973), Alice non abita più qui (1975) e soprattutto Taxi Driver (1976) gli permettono di stringere amicizia con un altro attore che diverrà poi un mito, Robert De Niro, ma anche di essere affiancato da coloro che diverranno dei veri e propri miti del cinema (Kris Kristofferson e Jodie Foster su tutti). Dopo Virginia Hill Story (1974), entra nel cast di Buffalo Bill e gli indiani (1976) di Robert Altman, accanto a Paul Newman e Burt Lancaster, poi viene scelto da un altro regista esordiente che "muove i primi passi", tale Ridley Scott, in un cappa e spada dal titolo I duellanti (1977).
In seguito a Tuta blu (1978), attira l'attenzione di Francis Ford Coppola, il quale lo sceglie per il ruolo del Capitano Willard de Apocalypse Now (1979), ma dopo due settimane di riprese, Keitel abbandona il set per delle forti divergenze con il regista, venendo rimpiazzato da Martin Sheen. Peccato, il film sarebbe diventato un capolavoro del cinema! Ma a Keitel non importa. Si consola (per modo di dire) in Saturn 3 (1980) con Kirk Douglas e Il lenzuolo viola (1980); poi il regista francese Bernard Tavernier lo impone nel cast de La morte in diretta (1980) con Max von Sydow. C'è da dire che l'Europa subirà fortemente il fascino di questo attore, amandolo molto più di quanto non sia amato nella sua patria. Arriva il tempo anche del matrimonio, quello con l'attrice Lorraine Bracco, nel 1982, felicemente allietato dalla nascita della sua prima figlia: Stella Keitel. Nel 1993, in seguito al divorzio con la Bracco, proprio la piccola Stella sarà al centro di una lunga battaglia legale: Keitel ne chiese l'affidamento dopo che il nuovo compagno della Bracco, l'attore e regista Edward James Olmos, fu accusato di molestie sessuali su una bambina amica della figlia. Ma il tribunale dispose l'affidamento della bimba alla madre, giudicando Keitel non troppo idoneo a fare il padre.
Fortissimo il legame con l'Italia. Ettore Scola lo affiancherà a Marcello Mastroianni ne Il mondo nuovo (1982), cui seguiranno altre pellicole italiane come Copkiller (1983), Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti (1986), L'inchiesta (1986), Caro Gorbaciov (1988), il pessimo Il mio West (1998), Vipera (2001) del grande e sottovalutato Sergio Citti e Il mercante di pietre (2005), ognuna delle quali lo trasformerà nell'attore più europeo fra gli interpreti americani. Compagno di set di Jack Nicholson in Frontiera (1982), viene scelto da Brian De Palma per recitare con Danny DeVito in Cadaveri e compari (1986), tornando fra le braccia di Scorsese per lo scandaloso L'ultima tentazione di Cristo (1988), nella parte di Giuda. Non si stacca mai da due dei suoi collaboratori: il personal trainer e il dialogue coach, che lo aiuta a recitare nei diversi accenti e nelle diverse parti. Immancabili i due anche sul set de Il grande inganno (1990), poliziesco che porta la firma di Jack Nicholson.
Ancora con Ridley Scott, prende parte al piccolo gioiello del cinema Thelma & Louise (1991), assieme a Susan Sarandon e a un ancora-non-famoso Brad Pitt, ricoprendo il ruolo del poliziotto che da la caccia alle due casalinghe disperate in fuga.
Dopo L'ombra del testimone (1991), con Bruce Willis, finalmente arriva la sua prima candidatura all'Oscar: Bugsy (1991) con Warren Beatty. La parte del gangster Mickey Cohen lo porterà a essere nominato come miglior attore non protagonista anche ai Golden Globe, ma sfortunatamente la sua performance, per quanto significativa e intensa, non raggiunge lo scopo meritato. Eppure Keitel sforna performance anche migliori e meritevoli davvero di un Oscar, come il ruolo dello straordinario "cattivo tenente" eretico e paranoico, succube di narcotici e di sesso, ma in cerca di Dio, che lo portò a essere ribattezzato dalla stampa "Dirty Harvey", per contrapporlo al Dirty Harry di Clint Eastwood. Da quel momento in poi, grazie a Il cattivo tenente (1992), i media avranno gli occhi puntati su di lui, considerandolo uno degli attori più eccentrici della storia del cinema, un interprete che giganteggia, laido e sublime, sporco e puro, anche in un provocatorio nudo frontale.
Contattato da Quentin Tarantino, si innamora del soggetto e della sceneggiatura de Le iene – Cani da rapina (1992) che accetta immediatamente di produrre e di recitare nella parte del violento Mr. White (diventando molto amico di un membro del cast Michael Madsen). Poi passa al ruolo più leggero di un gangster della mala nel musicarello Sister Act- Una svitata in abito da suora (1992), ma in seguito alla manesca parte di Occhi di serpente (1993) eccolo in un'altra grande prova di attore, esplodendo con il suo secondo nudo integrale, omogeneizzato e reso inoffensivo dai settimanali femminili, in Lezioni di piano (1993) di Jane Campion. Il ruolo del vicino inglese George Baines, semiconvertito alla filosofia di vita maori, commosso dall'intensità della musica di Ada al punto da innamorarsene che si presta per il leggendario nudo pieno (e maturo), segna un punto in suo favore, in barba a quei sirenetti di plastica che la televisione e Hollywood ci propone.
Molto amato dai registi indipendenti, si presta per Somebody to Love – Qualcuno da amare (1994), poi fa un piccolo ruolo in Pulp Fiction (1994) di Tarantino, entrando così nel puro club del mitico regista, che lo affianca a star del calibro di Willis, Travolta e Walken (i suoi interpreti più amati). Il suo Mr. Wolf, l'uomo che risolve i problemi è un personaggio meraviglioso. Continua la sua carriera, senza mai essere stanco, fra Lo sguardo di Ulisse (1995) di Théo Angelopulos e Clockers (1995) di Spike Lee, conquistandosi l'Orso d'Argento e il David di Donatello come miglior attore straniero per Smoke (1995), per il ruolo di Auggie, proprietario di una tabaccheria. Lotta contro i vampiri nell'horror Dal tramonto all'alba (1996), come prete senza Dio e ostaggio di uno svalvolato rapinatore che ha voce e corpo dell'amico Tarantino. Si denuda ancora una volta per la Campion in Holy Smoke – Fuoco sacro (1999).
Dopo molte relazioni sentimentali (Heather Bracken, Toni Welsh, Embeth Davidtz e Andie MacDowell), diventa padre di Hudson, figlio nato dalla sua ragazza Lisa Karmazin, che però non sposerà. Diverrà infatti la sua seconda moglie, l'attrice Daphna Kastner, incontrata al Festival di Toronto l'11 settembre 2001 e sposata in una segretissima cerimonia a Gerusalemme (Israele) tre settimane dopo (il 7 ottobre 2001). Nell'agosto 2004, nasce Roman, figlio della coppia. Lo aspetta il film sui desaparecidos Nowhere (2001) e quello tedesco A torto o a ragione (2002), poi passa a uno dei thriller della tr(h)il(l)ogia di Hannibal The Cannibal Red Dragon (2002), accanto all'immancabile Anthony Hopkins. Decisamente più favolistico il doppiaggio di Miro ib Arthur e il popolo dei Minimei (2006) e più avventuroso il suo ruolo nei film con Nicolas Cage e Jon Voight Il mistero dei templari (2004) e Il mistero delle pagine perdute (2007).
Interprete privilegiato del grande cinema d'autore, vive con straordinaria intensità fisica i ruoli faticosi e introspettivi. Scegliendo la linea d'ombra fra il cinema marginale e quello hollywoodiano. Volto provato, ma bellissimo, occhi dal taglio a mandorla, vibranti, felini, villani e torvi e un corpo massiccio e muscoloso, ma non certo levigato, gli hanno permesso di fare della sua vita una parte della storia del cinema degli ultimi tre decenni.
Festival di Venezia 1993
Golden Globes 1992
Premio Oscar 1991
Sembra quasi che le preghiere di Harvey Keitel siano state raccolte da quel Dio pregato e imprecato in Il cattivo tenente (1992). Lo stesso Dio che ha indirizzato la sua vita verso tutt'altri percorsi. Cacciato da scuola per il suo "caratteraccio" (quando in Pulp Fiction dimostrerà avere "carattere"), si arruola nei marines per essere spedito in Libano a soli 16 anni. Dopo il congedo seguirà un periodo turbolento di droghe e alcol che contribuiranno forse ad esaltare la sua innata fisicità laida e accattivante avvicinandolo a quei poco di buono spesso interpretati con estremo talento.
Seguiranno altre esperienze personali come quella di commesso e dattilografo, portate avanti per potersi mantenere all'Actor's Studio, fino alla risposta all'annuncio del giovane laureando Martin Scorsese che lo solleverà dai piccoli ruoli marginali interpretati fino a quel momento nel telefilm Dark Shadows (1966) oltre che la fuggevole apparizione in Riflessi in un occhio d'oro (1967) di John Huston, dove debutta sul grande schermo accanto a Marlon Brando ed Elizabeth Taylor. Chi sta bussando alla mia porta?, progetto per la tesi di laurea portato avanti da Scorsese, fornirà all'attore i contatti e le amicizie necessarie che gli permetteranno di interpretare e di fissarsi in quei personaggi icona che lo hanno reso immortale agl'occhi dei suoi spettatori. Il nipote del mafioso Charlie in Mean Streets e il viscido e pacchianissimo protettore Sport di Taxi Driver tre anni più tardi.
Con il passare degl'anni il connubio professionale con Scorsese si arricchisce di una ulteriore collaborazione con L'ultima tentazione di Cristo (1988 ). Harvey ricorda i suoi esordi dietro la direzione del regista italoamericano: "Avrei voglia di tornare a lavorare con Martin. Quando ci siamo conosciuti ero un giovane attore che si accontentava di lavorare gratuitamente pur di muoversi nell'ambiente. Risposi all'annuncio per il casting di Chi sta bussando alla mia porta? ed ottenni la parte. Girammo molte scene in interno nella sua casa a Little Italy, e come in una vera commedia suo padre rincasò dal lavoro senza essere stato avvertito che casa sua era diventata un set cinematografico e cominciò ad urlare cacciandoci tutti fuori. Sua madre invece urlava contro di lui".
Durante il suo processo di maturazione professionale è passato attraverso i ruoli più svariati, Il mondo nuovo, di Ettore Scola, Men's club, di Peter Medak, Thelma & Louise di Ridley Scott, Lezioni di piano di Jane Campion, mantenendo però intatta la vocazione e il talento per interpretare i personaggi capaci di passeggiare con disinvoltura lungo i marciapiedi del lato selvaggio dell'esistenza. Il Signor White di Le iene (1992) di Tarantino, il manesco regista Eddie Israel in Occhi di serpente di Abel Ferrara dell'anno successivo, Il fantomatico Wolf - problem solving - in Pulp Fiction.
Spesso gli è stata riconosciuta dalla critica quella qualità artistica capace di trasformare l'attore in ciò che sta recitando: "Sono stato molto fortunato. Ho incontrato gente capace che ha fatto cinema e teatro. Gente che ha applicato Stanjslavskji alla tecnica attoriale rivoluzionando tutto. L'attore sul palcoscenico deve sperimentarle le emozioni, e non limitarsi ad esporle in modo didascalico".
Oggi Harvey Keitel compie 70 anni ed è ancora convinto che "Se riveli quello che hai dentro di te ti salverai, se non lo riveli ti distruggerà".
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