Elizabeth TaylorNome: Elizabeth Rosemond TaylorAltri nomi: Dame Elizabeth Taylor / Liz Taylor 78 anni, 27 Febbraio 1932 (Pesci), Londra (Gran Bretagna) |
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![]() Oh Wilma! Avresti potuto sposare Pietro Firestone, l’uomo che inventò la ruota!
dal film I Flintstones (1994)
Elizabeth Taylor è Pearl Slaghoople
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Attrice statunitense. Bruna, occhi viola e viso angelico, insieme a M. Monroe è certamente la diva hollywoodiana più celebre degli anni ’40 e ’50, sia per le sue interpretazioni che per la sua movimentata vita privata, che riempie le pagine dei rotocalchi rosa di tutto il mondo. Nata in Inghilterra da genitori americani, ritorna negli Stati Uniti a sette anni e, notata per il suo splendido viso, debutta in un cortometraggio a dieci anni. L’anno successivo è già interprete principale in Torna a casa, Lassie! (1943) di F.M. Wilcox e diva di prima grandezza dopo l’eccezionale successo di Gran Premio (1944) di C. Brown, interpretato a fianco a M. Rooney. Dopo un paio d’anni di sosta, nel 1946 in Vita col padre di M. Curtiz interpreta ancora la parte di una teenager, ma in Piccole donne (1949) di M. LeRoy è già una signorina in attesa dell’amore e nei due anni successivi convola a nozze in Il padre della sposa (1950) e diviene mamma in Papà diventa nonno (1951), ambedue di V. Minnelli, per trasformarsi poi nella sofisticata «rubamariti» Angela Vickers di Un posto al sole (1951) di G. Stevens. All’apice della carriera inanella un successo dietro l’altro – da L’ultima volta che vidi Parigi (1954) di R. Brooks a Il gigante (1956) di G. Stevens, da L’albero della vita (1957) di E. Dmytryk, a La gatta sul tetto che scotta (1958) di R. Brooks e Improvvisamente l’estate scorsa (1959) di J.L. Mankiewicz – offrendo interpretazioni di donne volitive, coraggiose e tenacemente attaccate all’amore, gradatamente più mature e consapevoli che le fanno ottenere per gli ultimi tre la nomination all’Oscar, che vince poi nel 1960 con Venere in visone (1960) di D. Mann, film con il quale si libera definitivamente dal cliché di donna dalla sana e irreprensibile moralità, interpretando una ragazza-squillo dalla complessa personalità. Arrivata già al quarto marito (E. Fisher, sposato dopo la morte in un incidente aereo del terzo, il produttore M. Todd), la sua vita e la sua carriera subiscono una svolta quando interpreta l’imperatrice egiziana in Cleopatra (1963), kolossal di J.L. Mankiewicz, che si risolve in un disastro economico nonostante la grande pubblicità fornita dallo scandalo dell’amore tempestoso e doppiamente adulterino che la lega a R. Burton, suo partner nel film e subito dopo nella vita (divorziano nel 1974, si risposano nel ’75 e ridivorziano definitivamente nel ’76). Sempre imperante nei tabloid, dopo International Hotel (1963) di A. Asquith, ancora insieme a Burton, offre una grande interpretazione, che le vale il secondo Oscar, in Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966) di M. Nichols, ruolo che serve a diversificare ancor più il suo personaggio. Dopo Riflessi in un occhio d’oro (1967) di J. Huston, interpretato a fianco di M. Brando, il cinema non riesce però a offrirle validi personaggi e negli anni ’70 si allontana molto dallo schermo. Nel 1980 offre una gustosa e atonica interpretazione di un’anziana e capricciosa attrice in Assassinio allo specchio di G. Hamilton, ma subito dopo le sue apparizioni sul grande schermo si fanno sempre più rade perché, anche insieme a Burton, si dedica molto più al teatro e alla televisione. Coraggiosa anche nella vita (è lei che per prima soccorre l’amico M. Clift dopo un incidente d’auto e che gli salva la vita estraendogli due denti dalla gola), dopo la morte di R. Hudson (1985) è attiva promotrice di fondi contro l’Aids. Dirada le sue apparizioni in pubblico dopo il 1997, quando subisce un ricovero in ospedale per un tumore benigno al cervello e ne esce guarita e con il settimo marito.

Golden Globes 1974
Festival di Berlino 1972
David di Donatello 1967
Premio Oscar 1966
Premio Oscar 1960
Premio Oscar 1959
David di Donatello 1959
Premio Oscar 1958
Premio Oscar 1957
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Il gigante
continua»
Genere Drammatico, - USA 1956. |
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La gatta sul tetto che scotta
Genere Drammatico, - USA 1958. |
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La bisbetica domata [2]
continua»
Genere Commedia, - USA, Italia 1967. |
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Ivanhoe
continua»
Genere Avventura, - USA 1952. |
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Cleopatra
continua»
Genere Storico, - USA 1963. |
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Ofelia scivola lungo il ruscello, in mezzo ai fiori. È Jean Simmons 19enne, scelta da Laurence Olivier per quel ruolo mitologico nel suo Amleto del 1948. Marlon Brando canta a Jean Jour eyes are the eyes of a women in love …. Tenendole il viso fra le mani. Quel viso non avrà trasmesso l'aggressività febbrile di un Vivian Leigh, o la sensualità di Liz Taylor, ma era uno dei più belli di tutto il cinema. Olivier e Brando sono simboli opposti del cinema, e anche del teatro. Significa che la Simmons aveva entrambe le attitudini, quella classica, e nobile, insieme a quella spettacolare e leggera, al massimo livello. Non è da tutte, proprio non lo è. Era nata a Londra e da subito, da ragazzina, aveva frequentato scuole serie di recitazione. A 16 anni era già nel cast di Cesare e Cleopatra, da Bernard Shaw, accanto a Vivian Leigh (appunto) e a Stewart Granger. Su quel set Jean e Stewart si innamorarono. Si sarebbero sposati quattro anni dopo, nel '50, avrebbero avuto una figlia, Tracy, e avrebbero divorziato nel '60. Un talento del genere non poteva… star lontano da Hollywood e infatti a vent'anni Jean entrava far parte della strepitosa colonia britannica in California, insieme ad attrici come Greer Garson, Deborah Kerr, Olivia de Havilland e la sorella Joan Fontaine, e … le solite Liz Taylor e Vivian Leigh. Al genere "classicità" può essere omologato il genere "storia", e quando la Metro, nel 1953 realizzò l'ennesimo film su Elisabetta prima, (La regina vergine) nella sua età giovanile, chi poteva giocarsi quella parte se non Jean Simmons? Un altro ruolo storico, e certamente suggestivo fu quello di Désirée Clary, fidanzata del giovane Napoleone, abbandonata dal generale per sposare Giuseppina Beauharnais, che poteva essergli decisamente più utile. Ma Désirée ripagò il traditore con la stessa moneta, sposando Bernadotte, generale di Napoleone, che tradì il suo imperatore per diventare re di Svezia e Norvegia. La Simmons fu come sempre perfetta nei due registri, la mite e piccola borghese di Marsiglia e l'altera regina Desideria. Fu quello, alla Fox, il suo momento di maggiore popolarità. Il boss Zanuck nel '53 produsse un film certo rivoluzionario, La tunica in Cinemascope, e volle Jean nel ruolo della vergine (ancora) Diana, accanto a Richard Burton che faceva Marcello. Bella, dolce, dolente erano la cifra che Jean si vide assegnata in una serie di produzioni colossali. In Sinuhe L'egiziano è Merit, la popolana che, fanciulla, si innamora del tristissimo Edmund Purdom e lo amerà, infelicemente, per tutta la vita. In Spartacus è Varinia, la schiava che darà un figlio a Spartaco. Indimenticabile la sequenza che vede Jean mostrare il bambino a Kirk Douglas, morente sulla croce. Dunque dramma, melò, storia e classicità. Forse nessuna attrice ha mostrato tanta duttilità. E come era naturale che accadesse, le furono affiancati quasi tutti i semidei dei quel momento. Oltre a Brando, a Burton e a Douglas: Robert Mitchum (Bella ma pericolosa), Spencer Tracy (L'attrice), Gregory Peck e Charlton Heston (Il grande paese), Paul Newman (Quattro donne aspettano), Rock Hudson (La mia terra), Burt Lancaster (Il figlio di Giuda), Cary Grant (L'erba del vicino è sempre più verde). Quando una parte della Hollywood di quelle stagioni se ne va, è un segnale che va rilevato ed è un ricordo che occorre accogliere e fermare. Nel titolo ho scritto "bella e brava" in realtà Jean Simmons merita il superlativo, merita tutti i superlativi, come la sua quasi omologa Deborah Kerr, che non c'è più da qualche settimana.
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