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lunedì 18 dicembre 2017

Elizabeth Taylor

La diva dagli occhi viola

Nome: Elizabeth Rosemond Taylor
Altri nomi: Dame Elizabeth Taylor / Liz Taylor
Data nascita: 27 Febbraio 1932 (Pesci), Londra (Gran Bretagna)

Data morte: 23 Marzo 2011 (79 anni), Los Angeles (California - USA)
occhiello
Oh Wilma! Avresti potuto sposare Pietro Firestone, l’uomo che inventò la ruota!
dal film I Flintstones (1994) Elizabeth Taylor è Pearl Slaghoople
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Elizabeth Taylor
Golden Globes 1974
Nomination miglior attrice per il film Mercoledì delle ceneri di Larry Peerce

David di Donatello 1972
Nomination miglior attrice straniera per il film X, Y & Zi di Brian G. Hutton

Festival di Berlino 1972
Premio miglior attrice per il film Una faccia di c... di Peter Ustinov

David di Donatello 1972
Premio miglior attrice straniera per il film X, Y & Zi di Brian G. Hutton

David di Donatello 1967
Premio miglior attrice straniera per il film La bisbetica domata [2] di Franco Zeffirelli

David di Donatello 1967
Nomination miglior attrice straniera per il film La bisbetica domata [2] di Franco Zeffirelli

Premio Oscar 1966
Nomination miglior attrice per il film Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols

Premio Oscar 1966
Premio miglior attrice per il film Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols

Premio Oscar 1960
Premio miglior attrice per il film Venere in visone di Daniel Mann

Premio Oscar 1960
Nomination miglior attrice per il film Venere in visone di Daniel Mann

David di Donatello 1959
Nomination miglior attrice straniera per il film Improvvisamente l'estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz

Premio Oscar 1959
Nomination miglior attrice per il film Improvvisamente l'estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz

David di Donatello 1959
Premio miglior attrice straniera per il film Improvvisamente l'estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz

Premio Oscar 1958
Nomination miglior attrice per il film La gatta sul tetto che scotta di Richard Brooks

Premio Oscar 1957
Nomination miglior attrice per il film L'albero della vita di Edward Dmytryk



Il sortilegio del fascino, quello che si dichiara all'istante, che fa sparire tutto quello che c'è intorno.

Elizabeth

mercoledì 23 marzo 2011 - Pino Farinotti cinemanews

Elizabeth Se dici Elizabeth e non aggiungi il cognome, è probabile che la prima donna evocata sia la regina di Inghilterra. È probabile, appunto. È invece più che sicuro che dicendo quel nome a partire dagli anni Cinquanta, per molti decenni il volto che la memoria selezionava all'istante è quello di Liz Taylor. Aggiungo che, sempre indugiando sulle due "Liz", persino nel 1952, anno dell'incoronazione dell'eterna regina di Inghilterra, la Taylor era più popolare, lo era esattamente da dieci anni, da quando era stata la padroncina (acquisita) di Lassie. Mito su mito dunque, dal 1942. Elizabeth aveva allora dieci anni. E così raccontare settant'anni di cinema della Taylor è complesso, c'è davvero troppo, è un'agorafobia che crea ansia, non sai da che angolo entrarci. Ma c'è di più, non sono stati solo settant'anni di cinema, ma di vita privata e sociale ancora più ricche e complesse del cinema. Quando una vita è così vasta, quando quel volto, quegli occhi e quel nome, sono stati accompagnati da tutti i media durante gli anni, i mesi, i giorni e le ore, non resta che affidarsi alla selezione automatica della memoria, che isola e libera le sensazioni prime, e alla fine redige il catalogo più vero. Non trovo interessanti gli otto mariti, il doppio matrimonio con Richard Burton, il cosiddetto amore del secolo, e quel genere di vicende. Voglio rilevare invece il sortilegio del fascino, quello che si dichiara all'istante, che fa sparire tutto quello (e quelle) che c'è intorno. L'appeal, l'erotismo di Liz esplodevano, non davano scampo. Non lo davano alla vittima designata, il sedotto, o all'antagonista, magari bellissima, ma inerme di fronte a lei. Un segnale che l'attrice mandava già da adolescente. In Piccole donne, diciassettenne, si confrontava con "piccole dive" come June Allyson, Margareth O'Brien, Janeth Leigh. Sparivano tutte. In L'ultima volta che vidi Parigi, Donna Reed, magnifica attrice sempre protagonista, veniva messa da parte impietosamente, così come la talentuosa bionda Eva Marie Saint nell'Albero della vita. Un riscontro importante, direi decisivo e che non poteva non far testo, veniva da Marilyn, che una volta dichiarò: "Invidio terribilmente Elizabeth, ha successo da un sacco di tempo e ha sei anni meno di me". Liz e Marilyn, immagini affini per certi versi. Hanno in comune un Andy Warhol che le accreditò, coi suoi multipli, dive e donne del mondo. "Quelle due" avevano ricevuto il testimone da donne-divinità come Garbo e Hayworth, e le avevano sorpassate. Nel 1950 la Taylor, diciottenne, fu protagonista di Un posto al sole, tratto dal bestseller di Theodore Dreiser. Era la storia di un giovane che uccide la fidanzata perché innamorato, ricambiato, di Elizabeth. A Monty Clift la bellezza non resistibile di Elizabeth costava la sedia elettrica. Ma poteva starci. La memoria di getto estrae Il Gigante, dove divenne amica dell'irrequieto e ambiguo James Dean, da tutti odiato sul set, e da lei protetto. Un sentimento che l'attrice avrebbe provato per un altro irrequieto/ambiguo, e fragilissimo, Monty Clift. Era nella sua natura generosa e protettiva. Era molto amata da autori importanti. Tennessee Williams, altro grande ambiguo, anzi gay dichiarato, la adorava. La volle per due film tratti da suoi lavori, La gatta sul tetto che scotta e Improvvisamente l'estate scorsa. In quest'ultimo film indossò un costume da bagno trasparente che fece epoca e scandalo. Era il 1959. E poi il corpo di Elizabeth. Era alta circa un metro e sessanta, gambe corte, un sedere che non era... quello di Marilyn, eppure riusciva a imporre il proprio modello fisico. Anche questa è la dote dei fuoriclasse. Per molto tempo la critica non le riconobbe gran talento, era "solo bella". Ma poi arrivarono i riconoscimenti. Ebbe un Oscar tradizionale, diciamo così, quasi dovuto in Venere in visone, dove ripercorre il suo solito registro, bella e intensa. Ma quando nel '66, a trentaquattro anni, ebbe il suo secondo Oscar con Chi ha paura di Virginia Woolf? la Taylor era un'attrice vera. La sua performance era impressionante. Traboccante di energia e verità. Ma anche allora qualcuno disse "bella forza, litiga come una pazza con Burton, lo fanno sempre, che bravura ci vuole?". Nel '97 si è ammalata di tumore, qualcosa di benigno al cervello. Da allora ha rallentato tutto. Ma voglio ricordare un altro premio, un richiamo all'incipit di questo racconto. Nel 1999 la Taylor è stata nominata Dama dell'Order of the British Empire, dalla sua omonima Elisabetta d'Inghilterra.
Elizabeth Taylor è stata sempre incredibilmente veloce. Richiamo con un po' di enfasi l'immagine della candela bruciata dalle due parti ma che, nel suo caso, si scioglieva anche lateralmente. È stato scritto che con lei scompare l'ultima diva di Hollywood. Non è vero, Doris Day ha 89 anni, Maureen O'Hara 91, Joan Fontaine 94 e sua sorella Olivia De Havilland 95. Sì, la Taylor, molto più giovane, sembrerebbe una di loro. Ma Liz, appunto, ha sempre vissuto e bruciato a velocità doppia. Concludo come mi capita ormai spesso scrivendo di questi "amici di famiglia" che vanno via. Certo che ci mancherà.

   

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