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lunedì 25 marzo 2019

Audrey Hepburn

Una diva che non volle mai essere diva

Nome: Andrey Kathleen Ruston
Data nascita: 4 Maggio 1929 (Toro), Bruxelles (Belgio)

Data morte: 20 Gennaio 1993 (63 anni), Tolochenaz (Svizzera)
occhiello
Se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany, comprerei i mobili e darei al gatto un nome!

dal film Colazione da Tiffany (1961) Audrey Hepburn è Holly Golightly
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Audrey Hepburn
Premio Oscar 1967
Nomination miglior attrice per il film Gli occhi della notte di Terence Young

David di Donatello 1965
Premio miglior attrice straniera per il film My Fair Lady di George Cukor

David di Donatello 1965
Nomination miglior attrice straniera per il film My Fair Lady di George Cukor

David di Donatello 1962
Nomination miglior attrice straniera per il film Colazione da Tiffany di Blake Edwards

David di Donatello 1962
Premio miglior attrice straniera per il film Colazione da Tiffany di Blake Edwards

Premio Oscar 1961
Nomination miglior attrice per il film Colazione da Tiffany di Blake Edwards

David di Donatello 1960
Premio miglior attrice straniera per il film La storia di una monaca di Fred Zinnemann

David di Donatello 1960
Nomination miglior attrice straniera per il film La storia di una monaca di Fred Zinnemann

Premio Oscar 1959
Nomination miglior attrice per il film La storia di una monaca di Fred Zinnemann

Premio Oscar 1954
Nomination miglior attrice per il film Sabrina di Billy Wilder

Premio Oscar 1953
Premio miglior attrice per il film Vacanze romane di William Wyler

Premio Oscar 1953
Nomination miglior attrice per il film Vacanze romane di William Wyler



Compie cinquant'anni il film-modello del secolo.

Audrey fa sempre colazione da Tiffany

lunedì 14 marzo 2011 - Pino Farinotti cinemanews

Audrey fa sempre colazione da Tiffany Nella primavera del 1961 usciva, nelle sale di tutto il mondo Breakfast at Tiffany's. È un film da molte stelle, anche se non è un titolo che la critica pone nella storia nobile del cinema. In realtà Colazione è molto di più, più della critica, della storia (del cinema), della nobiltà e di tutto il resto. È un modello-prodotto che fa parte delle storie, del costume, della cultura, del sentimento, del mercato, dell'estetica. E avanti. Holly Golightly la protagonista del film, è Audrey Hepburn. Oggi, se entri in una profumeria, o in una boutique, o anche in un ipermercato, oppure in un negozio di quadri e illustrazioni, non puoi non imbatterti nell'immagine della Hepburn: tubino nero di Givenchy, guanti neri lunghi, bocchino, diadema, collana di perle con fermaglio importante, capelli raccolti, eye-liner di quell'epoca. E il sorriso seduttivo-Holly&Audrey. Forse solo Marilyn presenta quel segnale di divismo eterno. In chiave opposta naturalmente. Ma quel film aggiustò qualcosa che c'era ancora da aggiustare. Audrey era sempre stata un delicato gioiello da proteggere, senza sesso. I suoi partner, Astaire, Bogart, Grant, Cooper, avevano tutti l'età per esserle padri. La mondana Golightly amata dal giovane scrittore, diventava un modello con un suo erotismo. Era particolare, era da scovare, ma il sesso c'era. Così il prodotto diventava prezioso-completo. Certo la Hepburn non sarebbe mai stata la Monroe, tuttavia il simbolo era stato rotto e arricchito.

   

Colazione da Tiffany

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,54)
Un film di Blake Edwards. Con Audrey Hepburn, George Peppard, Patricia Neal, Buddy Ebsen, Martin Balsam.
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Genere Commedia, - USA 1961. Uscita 14/02/2014.

Vacanze romane

* * * * -
(mymonetro: 4,13)
Un film di William Wyler. Con Gregory Peck, Eddie Albert, Audrey Hepburn, Artley Power, Hartley Power.
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Genere Commedia, - USA 1953.

Sabrina

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,94)
Un film di Billy Wilder. Con William Holden, Humphrey Bogart, Audrey Hepburn, Martha Hyer, John Williams [II].
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Genere Commedia, - USA 1954.

Always - Per sempre

* * * - -
(mymonetro: 3,25)
Un film di Steven Spielberg. Con Richard Dreyfuss, Holly Hunter, Brad Johnson, John Goodman, Audrey Hepburn.
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Genere Commedia, - USA 1988.

My Fair Lady

* * * * -
(mymonetro: 4,28)
Un film di George Cukor. Con Rex Harrison, Gladys Cooper, Wilfrid Hyde-White, Audrey Hepburn, Stanley Holloway
Genere Commedia musicale, - USA 1964.
Filmografia di Audrey Hepburn »

domenica 24 febbraio 2019 - Una carriera lunga e brillante per un grande regista, artista e inventore.

È morto Stanley Donen, gigante del cinema americano e del mondo

Pino Farinotti cinemanews

È morto Stanley Donen, gigante del cinema americano e del mondo Stanley Donen (1925-2019) è stato un gigante, regista, artista, inventore. Straordinariamente precoce. Aveva 25 anni quando fece il suo primo film Un giorno a New York, che stravolse le regole del musical. Nel 2004 l'ho conosciuto a Venezia, quando ebbe il Leone d'oro alla carriera. Facevo parte di una commissione del festival e organizzai una cena, un tavolo a quattro, Donen e la moglie Eleine May, io e mia moglie Daniela. Sapevo tutto di lui. Lo dico, ero emozionato.

Puoi vedere tutti i film di un autore, puoi leggere la sua storia, ma se è lui, il titolare, a dirti "Con Gene (Kelly) ci siamo conosciuti a Broadway, nel '42, ballerini in Pal Joey, poi ... abbiamo fatto belle cose insieme? è tutta un'altra cosa." E sì, le belle cose le hanno fatte eccome. A cominciare dal titolo citato all'inizio. Gli ho detto: "Lei era un ragazzino, come faceva a tenere a bada gente come Kelly e Sinatra, e poi Astaire, in Sua altezza si sposa..." "Mi riconoscevano la competenza, soprattutto la passione, certo non era facile."

"Ecco, Gene Kelly, è legittimo se dico che il più grande uomo spettacolo del cinema... cantante, regista, coreografo, attore... ballerino..." Ci pensò un momento: "Aggiungerei Billy Wilder, non cantava e non ballava ma ha fatto i film più belli del mondo. È uno di quelli, di lingua tedesca, che arrivarono in California dopo l'avvento di Hitler e portarono a Hollywood una cultura che non c'era." Poi introdussi qualcosa di particolare, poco conosciuto. "Mr. Donen ho un vinile in cui lei canta alcune delle canzoni di Sette spose per sette fratelli, soprattutto l'intera versione di Goin' Co't'in (n.d.r. quando Milly insegna ai fratelli la tecnica di approccio con le ragazze). Lei aveva una voce un po' alla Sinatra..." "Sì, un po'. Poi l'ho conosciuto e ho deciso che era meglio che fosse lui a cantare, così come ho lasciato che fosse Gene a ballare."
In quelle stagioni, fine anni quaranta metà cinquanta, Donen e Vincente Minnelli si alternavano nei capolavori. Minnelli girava Un americano a Parigi (1951) Donen rispondeva con Cantando sotto la pioggia (1952), Minnelli replicava con Spettacolo di varietà (1953) e Donen a sua volta con Sette spose per sette fratelli(1954). Gli dico "C'era una bella competizione fra voi..." "Certo che c'era, ma utile, mi sembra." Mi espongo: "Una volta ho scritto che in quegli anni, con quei film e quella magnifica qualità, il musical aveva fatto uno scatto, era diventato la prima vera arte squisitamente "tutta" americana." Rispose che poteva essere, che si sentiva lusingato e aggiunse un fin troppo gentile "detto da lei".

Poi entrai nella tecnica: "Quando è arrivato il cinemascope, dove tutto si allargava qualcosa è cambiato." "È vero. E dovemmo adattarci. Per esempio due attori a volte non bastavano, in È sempre bel tempo molti numeri sono a tre: Kelly, Dailey e quel genio di coreografo di Michael Kidd. Al quale devo molto, ha inventato la danza acrobatica, ancora tanto praticata. Il ballo centrale dei fratelli e le ragazze di Sette spose è perfetto per il cinemascope. Ed è travolgente. Solo Kelly poteva, da solo, tenere uno spazio tanto largo, perché era dinamico, grande potenza fisica, in È sempre bel tempo per essere più veloce, fece quel numero strepitoso sui pattini a rotelle. Pensate a cosa significa ballare magari il tip tap su otto piccole ruote mobili."

In quell'anno, ospite d'onore a Venezia era Sophia Loren. Donen si esibì in un breve tip tap sul palcoscenico, poi arrivò Sophia e i due si abbracciarono. Nel 1966 il regista l'aveva diretta in Sciarada. Le disse: "Guardati Sophia, sei esattamente la stessa di allora, il tempo per te non è passato, e guarda me, un vecchietto..."
Non poteva mancare una panoramica sul suo percorso, che non è solo di musical. Ricordò le compagne di lavoro, donne e dive, modelli assoluti del novecento, da Cyd Charisse a Audrey Hepburn a Ingrid Bergman, Deborah Kerr, Liza Minnelli, fra le molte. Stanley Donen non ha firmato solo musical, le sue opere, se non sono tutti capolavori, sono almeno ottimi film. Ricordabili: L'erba del vicino è sempre più verde, un confronto sentimentale fra modelli di cultura inglese e americana - Cary Grant e Jean Simmons, vs Robert Mithcum e Deborah Kerr-; e poi Due per la strada, una crisi matrimoniale secondo la sensibilità Donen, con Audrey Hepburn e Albert Finney. Infine Quei due, film anomalo e coraggioso per quell'epoca, il 1969, dove Donen fa di Richard Burton e Rex Harrison, machi riconosciuti nel privato e nella fiction, due divertenti omosessuali.

Prima di salutarci gli chiesi un piccolo favore: "Adesso io chiamerò mia figlia, vorrei che lei la salutasse, sarà una grande sorpresa per Rossella e un po' anche per lei." Feci il numero, Rossella rispose. La telefonata non finiva più, per lo più Donen ascoltava e annuiva sorridendo. Dopo il saluto mi chiese: "Ma quanti anni ha Rossella?" "Diciotto." "Accidenti, che competenza, nemmeno in America sono così popolare fra giovani.". Ci salutammo. Dire che era stato un grande piacere è superfluo e riduttivo.

Rossella Farinotti ricorda...

Ero in casa, era quasi mezzanotte quando vidi sul display il numero di papà. Ma non fu lui e parlare "Good night Rossella I am Stanley Donen.". Che sorpresa e che colpo. Devo dire che nel quadro dell'educazione da film che mi aveva impartito mio padre Donen era uno dei protagonista assoluti, tanto che per anni, fino all'adolescenza inoltrata, Cantando sotto la pioggia è stato il mio cult. Insomma, sapevo cosa dire. E lo dissi, forse fin troppo. Credo di averlo soffocato con le parole, le domande, le dive, soprattutto gli chiedevo di Audrey Hepburn. Ricordo che mi chiese cosa facevo, gli dissi che studiavo cinema, da brava figlia di Pino Farinotti. Mi augurò tutti i successi. Mio padre poi confermò, 'povero Stanley, era lì con la cornetta che ascoltava e sorrideva, non lo lasciavi nemmeno parlare.' (Rossella Farinotti)

   

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